giovedì 30 novembre 2017

Thriller e The Wall

Il 30 novembre è una data che per gli appassionati di musica ha un certo significato. In questo giorno, infatti, anche se in anni differenti, videro la luce l'album più venduto della storia del pop e l'album più bello della storia del rock. Il primo dei due è il celeberrimo Thriller di Michael Jackson, che vide la luce esattamente trentacinque anni fa. Il secondo è il leggendario The Wall, dei Pink Floyd, che fu pubblicato il 30 novembre 1979.

Non ho mai amato il genere musicale di cui Michael Jackson è stato alfiere, il pop-rock commerciale, anche se gli stili che caratterizzano Thriller sono differenti e spaziano dal soul all'R&B al rock, ma devo ammettere che in questo disco ci sono dei pezzi veramente belli, tipo ad esempio Billie Jean, Beat it e altri, ed è l'unico suo disco che io abbia in casa e che ogni tanto ascolti.

Quando uscì Thriller io avevo dodici anni e ricordo che spesso, in casa, il sabato pomeriggio si guardava una trasmissione musicale, di cui non mi sovviene il nome, con le classifiche dei dischi più venduti in Italia. Per un lunghissimo periodo, ogni sabato in cima alla classifica c'era sempre 'sto benedetto Thriller, e ricordo che mio padre una volta chiese: "Ma quanti dischi vende 'sto tizio?" In effetti ne vendette poi molti, dal momento che nessuno più lo eguagliò né si intravedono possibilità che ciò possa accadere in futuro.

Di The Wall, invece, ho un ricordo più  sfuocato. Quando uscì avevo nove anni e ancora non sapevo neppure dell'esistenza di un gruppo musicale chiamato Pink Floyd. Mi avvicinai a loro più tardi, grosso modo verso i dodici anni o giù di lì, e li conobbi perché da ragazzino ebbi la fortuna di avere un giro di amici, alcuni anche più grandi di me, che apprezzavano i cantautori e la musica rock seria: Pink Floyd, appunto, ma anche Deep Purple, Led Zeppelin, Who, Clash, Clapton, Dire Straits ecc. (l'elenco è molto più lungo ma taglio).

Ricordo che The Wall me lo fece ascoltare per la prima volta uno di questi miei amici a casa sua, su vinile, ad un volume discretamente alto. A un certo punto fece capolino nella stanza suo padre (mi pare) e chiese: "Ma cosa state ascoltando, la colonna sonora di un film horror?" In effetti, certi intermezzi e certi effetti sonori basati su grida, oggetti che si frantumano e altro, potevano dare questa impressione.

Una volta scoperto, The Wall non l'ho più abbandonato, e ancora oggi è uno degli album dei Pink Floyd, ma non solo, che ascolto e riascolto più volentieri.

mercoledì 29 novembre 2017

Veleno in tribunale

Non so se qualche scrittore dotato di elevate dosi di fantasia abbia mai scritto un libro o un racconto con un epilogo del genere: un imputato che si suicida bevendo veleno durante la lettura della sentenza che ne sancisce la condanna, com'è successo oggi all'Aia.

Difficile dire se col suo gesto estremo Lobodan Prajak abbia voluto semplicemente protestare contro quella che riteneva essere un'ingiustizia - ha continuato fino all'ultimo a dichiararsi innocente - o, più semplicemente, il tutto sia stato frutto di un calcolo.

La condanna che il giudice stava per infliggergli, infatti, prevedeva vent'anni di carcere, e lui ne aveva settantadue. Difficile, quindi, che sarebbe riuscito a uscire vivo dal gabbio e magari ha quindi pensato che tanto valesse darci un taglio subito. Con un notevole coup de théâtre, c'è da dire.

Pioggia

Piove da stamattina e pioverà fino a stasera, almeno qui. Pomeriggio ideale da passare sul divano con un buon libro, e anche per ascoltare qualche canzone. Questa, data la giornata, mi pare particolarmente azzeccata.

martedì 28 novembre 2017

Le fake news secondo zio Tibia

L'argomento che tiene banco in questi giorni, avrete notato, riguarda le cosiddette fake news. Sintetizzando brutalmente, le balle, quelle che più o meno volontariamente e più o meno in buona fede vengono con cadenza pressoché giornaliera propinate alle italiche genti da organi d'informazione, siti, giornalisti, politici ecc.

Tra i tanti che sull'argomento hanno voluto dire la loro c'è anche Sallusti, il quale, in un pregevolissimo editoriale pubblicato ieri dal Giornale, le definisce "notizie false atte a modificare o alterare la realtà per ottenere vantaggi politici o economici, spesso screditando gli avversari." Ma chi sono i maggiori propalatori di fake news? Zio Tibia naturalmente non ha dubbi: i pentastellati e la sinistra. La destra e tutto il giornalame al seguito risultano immacolati. 

Tra le tante fake news pubblicate dall'immacolato Giornale, che a Sallusti deve essere sfuggita, c'è la epica intervista ad Angelino Alfano (avete presente, no?) risalente al 2008, nella quale, a tutta pagina, l'allora ministro della Giustizia, messo lì da Berlusconi, dichiarava a tutta prima pagina che "Tutti gli italiani sono intercettati." Ovviamente era una balla stratosferica, dal momento che gli italiani intercettati, almeno all'epoca, secondo un calcolo del Sole24Ore erano grosso modo 80.000 su oltre 60.000.000 (il calcolo della percentuale lo lascio a voi).

Perché Alfano sparò quella balla stratosferica? E perché Il Giornale le diede risalto? Perché era il periodo in cui il governo presieduto dal tipo delle cene eleganti spingeva per fare passare il famoso/famigerato ddl intercettazioni, col quale il tipo di Arcore voleva mettere un freno al fiume di porcame che veniva fuori dalle intercettazioni che lo riguardavano. 

Ecco, l'intervista ad Alfano pubblicata dal giornale che oggi dirige zio Tibia, era una fake news così come definita da lui: "Notizie false atte a modificare o alterare la realtà per ottenere vantaggi politici." Brutta cosa la memoria corta.

Venti minuti

Capitano quei giorni, tipo oggi ad esempio, in cui ti siedi finalmente per una ventina di minuti per l'agognata pausa pranzo. Ti fermi una ventina di minuti dopo cinque ore tirate in cui non hai avuto tempo manco per andare a pisciare, neanche fossi un lavoratore di Amazon o un operaio a una catena di montaggio.

E allora ti godi quei venti minuti di pausa come se fossero oro, senza pensare che una volta terminati ricomincerai a correre come prima, più di prima, per riuscire a finire ciò che va finito e arrivare a casa a un'ora decente, e senza pensare a quelli, di cui un giorno sì e l'altro pure si legge sui giornali, che possono permettersi il lusso di timbrare e andare poi a fare la spesa, ché tanto chi se ne accorge?

lunedì 27 novembre 2017

Le Leopolde

Ieri ci sono state due Leopolde, leggo, quella ufficiale a Firenze e una specie di contro Leopolda a Milano, organizzata dall'immarcescibile tipo delle cene eleganti.

A Firenze Renzi ha detto che il programma ancora è da definire ma tra le cose sicure ci sarà l'estensione dei famosi/famigerati 80 euro alle famiglie con figli. Ovviamente, sulle coperture neppure una parola - la prima mandata di questo bonus è costata nove miliardi di euro e non ha mosso di un soffio l'economia, dal momento che la stragrande maggioranza di chi l'ha percepito l'ha utilizzato più che altro per pagare qualche bolletta arretrata.

A Milano, invece, c'era quello delle pensioni a mille euro, meno tasse per tutti, impegno di innalzare l'età media a 125 anni (i suoi esperti gli hanno detto che la cosa è fattibile), dentiere gratis e cateteri wireless entro la fine della prossima legislatura. Ovviamente se vince il centrodestra, altrimenti ciccia.

È iniziata la campagna elettorale, Zelig può attendere, la realtà è molto più divertente.

domenica 26 novembre 2017

Meriti e fortune

"Più invecchio e più vedo che i miei meriti reali sono in realtà pochi, e la fortuna tanta. E forse per questo non amo chi è ossessionato dalle metriche del merito, e si sente di aver diritto ad una cosa per le sue abilità sole. Perché queste mi sembrano sempre più marginali rispetto a quel gran tiro di dadi che è la vita di ognuno di noi."

(via Galatea)

I cellulari e la Clark

L'assassino atterra all'aeroporto di Minneapolis. Da lì inizia le ricerche della donna che, come testimone oculare, potrebbe incastrarlo in quanto testimone involontaria di un assassinio commesso da lui. Sa alcune cose di lei, come ad esempio che ha iniziato da poco a frequentare una palestra della città e che, sempre da non molto, lavora alle dipendenze di una società immobiliare. Una volta messo piede nell'aeroporto, le sue ricerche iniziano spulciando un elenco telefonico cartaceo da cui rileva il nome e il telefono di tutte le palestre e le agenzie immobiliari della città, dati che poi l'assassino trascrive pazientemente a penna sulla sua agenda e che gli serviranno per iniziare le ricerche.

I contatti tra le persone avvengono esclusivamente via telefono fisso. Una persona cerca un'altra persona? Avvia una chiamata dal proprio telefono di casa (o da uno pubblico) al telefono di casa della persona desiderata. Se il chiamante ha fortuna, la trova in casa e l'altra risponde, se non ha fortuna riprova più volte finché non ha successo. Nelle situazioni tecnologicamente più progredite, diciamo così, il ricevente ha una segreteria telefonica, naturalmente analogica, sul quale il chiamante può lasciare un messaggio vocale con la preghiera di essere richiamato dopo l'ascolto dello stesso.

Questo scenario, che fa da sfondo a un ottimo giallo di Mary Higgins Clark che sto leggendo in questi giorni, Testimone allo specchio, è lo stesso in cui vivevamo noi non un'eternità fa, ma tre o quattro lustri fa. Oggi l'assassino spulcerebbe l'elenco delle palestre e delle agenzie immobiliari di Minneapolis direttamente dal suo smartphone, magari durante il volo, e arriverebbe a destinazione con l'elenco già memorizzato sul suo device. O, più probabilmente, avrebbe già fatto le sue ricerche da casa, arrivando poi nella città di Prince sapendo esattamente dove andare.

E niente, pensavo - un pensiero banalissimo, in realtà - alla velocità con cui corre la tecnologia e all'impatto che questa frettolosa evoluzione tecnologica ha sulle nostre vite, impatto e implicazioni che a me ancora sorprendono.

sabato 25 novembre 2017

235 bastardi

Ho cercato in rete qualche commento di Salvini al massacro compiuto ieri da terroristi dell'Isis nella moschea egizia di Al Rawdah. Dovesse passare di qui qualche occasionale lettore di Libero o Giornale, gli faccio presente, visto che sicuramente non lo sa, che la moschea è il luogo di culto dei musulmani, così come la sinagoga lo è per gli ebrei e la chiesa per i cristiani, e i 235 poveracci morti nell'attentato erano appunto musulmani che recitavano la preghiera del venerdì.

Sempre per gli eventuali lettori di cui sopra: il venerdì è il giorno sacro per gli islamici, così come il sabato lo è per gli ebrei e la domenica per i cristiani. Quindi è come se i terroristi avessero fatto una strage in una chiesa cristiana la domenica mattina durante la messa. Ma non è stato così, altrimenti i solerti "giornalisti" di cui sopra avrebbero già riempito il loro giornalame con vibranti e indignati editoriali, all'indirizzo magari dei bastardi islamici. Invece a crepare sono stati proprio gli islamici, quindi tutti zitti, se no magari qualche lettore con un quoziente intellettivo appena più alto del livello medio di chi legge quella roba lì avrebbe potuto mangiare la foglia.

A proposito di bastardi islamici, giusto un paio di sere fa ho beccato di passaggio Belpietro che a Piazza pulita, da Formigli, rivendicava la giustezza del titolo che fece Libero all'indomani della strage del Batacalan, e cioè appunto "Bastardi islamici", col povero Formigli che cercava in tutti i modi di spiegargli che quel titolo era fuorviante, tendenzioso e disonesto in quanto avallava capziosamente la falsa equazione Islam = terrorismo.

Intendiamoci, sia Belpietro che i suoi degni compari sanno benissimo che non è così, ma, come si dice, tengono famiglia, hanno un certo numero di lettori molto inclini a dare la precedenza alla pancia piuttosto che all'intelletto, e questi vanno conservati amorevolmente e con cura.

Come il Kursk

La vicenda del sottomarino argentino, disperso da giorni nelle acque dell'Atlantico australe, mi ha fatto tornare in mente un'analoga tragedia accaduta diciassette anni fa, quella del sottomarino nucleare russo Kursk, affondato in seguito a due esplosioni avvenute a bordo.

Il Kursk, danneggiato dalle due deflagrazioni, si adagiò a oltre cento metri di profondità sul fondale del Mare di Barents. Gran parte dei componenti dell'equipaggio perì immediatamente a causa delle due esplosioni, e credo che sia stato meglio così, mentre circa una ventina di marinai si rifugiò in un compartimento stagno a poppa del sommergibile in attesa dei soccorsi, soccorsi che purtroppo furono rallentati dalle condizioni avverse del tempo e dalla colpevole ritrosia della Russia ad accettare aiuto da altre nazioni - si decise quando ormai era troppo tardi.

Uno dei marinai sopravvissuti alle esplosioni, mentre si trovava nel piccolo compartimento assieme agli altri, conscio che la sorte sua e dei compagni era ormai segnata, si mise a scrivere a penna su un foglio di carta una specie di diario delle ultime ore, in cui annotò gli orari, la situazione e gli stati d'animo dei sopravvissuti (stati d'animo che si possono immaginare), sperando che qualcuno avrebbe prima o poi trovato quegli appunti. Le ultime note il marinaio le scrisse al buio, andando a tentoni.

Quella specie di mini diario venne poi trovato e portato alla luce quando una squadra di soccorritori norvegesi riuscì finalmente a raggiungere lo scafo, aprire uno dei portelloni posteriori ed entrare nel comparto, ormai completamente allagato, del Kursk.

Sarebbe bello che la storia del sommergibile argentino avesse un epilogo diverso, ma temo che non sarà così.

giovedì 23 novembre 2017

Mattia Feltri e le spose bambine

Non credo si possa aggiungere qualcosa di nuovo a quanto è già stato scritto in ogni dove sul grosso granchio preso da Mattia Feltri ieri mattina, all'interno della sua consueta rubrica mattutina su La Stampa, e cioè quello di aver preso frettolosamente per buona una notizia che in realtà era una bufala e averci ricamato su il suo pistolotto quotidiano. Succede. Di bufale ne girano tante e a volte ci si può incappare. Sarebbe bastato limitarsi alle scuse, come ha effettivamente fatto, e chiusa lì. Invece no, in cambio delle scuse ha preteso incomprensibilmente di riaffermare la sua tesi, quella del legame tra religione musulmana e fenomeno delle spose bambine, andando pateticamente a cozzare contro la realtà oggettiva dei fatti, e cioè che questo fenomeno è molto più legato alle condizioni sociali che alla religione. Peccato, giornalismo con la G maiuscola 1, Feltri 0.

Muore Silente



Ebbene sì, il sesto e penultimo libro della saga potteriana, che ho terminato poco fa, si chiude con la morte di Silente. Un epilogo che sinceramente non mi aspettavo. Ma perché Harry Potter, qualcuno si chiederà? Come forse i miei lettori più assidui ricorderanno, a inizio anno avevo preso l'impegno con le mie figlie, specialmente con Francesca, quella più fanatica della saga ideata dalla Rowling, di leggere entro il 2017 tutti e sette i libri che la compongono, e così, tra i vari saggi e romanzi che mi hanno tenuto compagnia durante questo anno ormai agli sgoccioli, ho infilato qua e là anche questi. Adesso mi manca appunto solo l'ultimo, il settimo, quello in cui presumibilmente verranno al pettine tutti i nodi, e sono tanti, rimasti irrisolti.

Credo di essere uno dei pochi, o comunque in netta minoranza rispetto alla massa di fanatici sparsi in giro per il globo, ad aver letto quasi tutti i libri senza aver visto neppure un film. A dire il vero, tempo fa, sempre su input di Francesca avevo iniziato a guardare il primo della serie, ma mi ero addormentato sul divano dopo un quarto d'ora. Niente da fare, i libri sono tutta un'altra storia.

The endless river



Ho messo un po' di tempo fa The endless river nel mio smartphone. Lo ascolto spesso quando vado a passeggiare sulle colline dietro casa mia, il pomeriggio dopo il lavoro. È l'ultimo album in studio dei Pink Floyd ed è uscito nel 2014, quando già Richard Wright era passato a miglior vita. È un album caratterizzato da sonorità tipiche floydiane, che magari a un primo impatto può apparire ermetico, difficile, e la cui bellezza piena si assapora dopo un po' di ascolti. D'altra parte si tratta di musica che induce alla riflessione, evocativa, quella appunto tipica di Gilmour e soci, che va assaporata e goduta centellinandola, niente a che vedere con certa robaccia usa e getta che gira oggi.
E niente, è un gran bel disco.

mercoledì 22 novembre 2017

È candidabile?

Non so, magari là a Strasburgo sentenzieranno che è candidabile, tutto può essere, ma nessuna corte di nessun paese al mondo sentenzierà mai che è presentabile.

lunedì 20 novembre 2017

Novembre in bicicletta



La massima di oggi è 12° e secondo il mio smartphone questo valore si raggiunge a metà pomeriggio, grosso modo quando torno dal lavoro. È vero, la mattina presto è un po' freschino, fra i tre e i cinque gradi, ma è sufficiente coprirsi un po' e il problema è risolto. Tutto questo per dire che, pur trovandoci nella seconda metà di novembre, il coraggioso tenutario di questo blog continua ad andare e tornare dal lavoro in bicicletta.

La scelta

Posto che la distinzione tra destra e sinistra non ha più alcun senso, almeno nell'attuale sistema politico italiano, e dal momento che comunque dove ti giri è tutta destra a perdita d'occhio - e sorvoliamo sui tantissimi segnali sociali di rigurgiti fascisti - che si fa? L'unica distinzione politica rimasta, è forse tra chi prende per i fondelli e chi cerca di essere serio. Altre opzioni non ne vedo.

domenica 19 novembre 2017

(...)

Mille euro al mese di pensione per tutti

Dice l'inossidabile tipo delle cene eleganti che se il centrodestra vincerà le elezioni, il primo provvedimento all'esame del governo sarà l'innalzamento delle pensioni per tutti a mille euro, ovviamente per tredici mensilità, perché è noto che una balla più si spara grossa e più risulta credibile. Che Berlusconi prometta questa cosa non è una novità, l'aveva già fatto altre volte in passato, e ogni volta aveva sempre trovato qualche gonzo disposto a crederci - Renzi, ad esempio, altro noto cazzaro, questa cosa non l'ha mai promessa, conscio che non è fattibile. Ma perché non è fattibile e non lo sarà mai? Proviamo a fare due conti.

I pensionati sotto i mille euro al mese sono attualmente, su una platea totale di circa 15,5 milioni di persone, 5,6 milioni, di cui due milioni sotto i cinquecento euro. Ipotizziamo per comodità di calcolo che tutti i 5,6 milioni di pensionati sotto i 1000 euro ne percepiscano 750 al mese e facciamo due conti. 250 x 5.600.000 = 1.400.000.000. Quindi, se si innalzasse la pensione per tutti a mille euro, lo Stato dovrebbe aggiungere la bellezza di un miliardo e quattrocento milioni di euro per pagare un solo mese di adeguamento a mille euro alla platea di aventi diritto. Siccome il cazzaro di Arcore ha promesso tredici mensilità, si fa presto a fare il conto: 1.400.000.000 x 13 = 18.200.000.000, scritto in lettere: diciotto miliardi e duecento milioni euro. Tutto questo, attenzione, non come spesa totale, ma, come scrivevo sopra, solo per compensare la differenza tra i 750 e i 1000 al mese e ovviamente per un solo anno.

Chi ha una qualche dimestichezza coi conti dello Stato (e dell'Inps) si rende conto subito che si tratta di una boutade elettorale, che tra l'altro viene dal tipo che tra le tante cazzate che ha sparato c'era quella della sconfitta del cancro in tre anni, giusto per rendere l'idea. Eppure molti ci crederanno, come hanno creduto a tutto quello che ha promesso questa specie di mummia imbalsamata e non ha mantenuto.

Only in Italy.

sabato 18 novembre 2017

Le particelle elementari



Fino a circa tre quarti delle trecento e passa pagine di questo libro, sono stato indeciso se considerarlo un capolavoro o un obbrobrio. Poi sono arrivato alla fine e il dubbio non si è sciolto, e non si è sciolto perché il tomo in questione è composto da pagine piene di profonde e interessanti riflessioni sulla vita, sulla morte, sull'uomo e sulle sue paturnie e manie, alternate ad altre che sembrano prese pari pari dal Kamasutra. Alla fine, insomma, non si capisce - io almeno non l'ho capito - se si abbia in mano un saggio storico, un'opera di narrativa o cosa.
Molto brevemente, nel libro si narrano le vicende di due fratellastri, Michel e Bruno, accomunati dall'abbandono da parte della madre nell'epoca libertina degli anni '70 e '80. Michel è uno scienziato dedito alla biologia molecolare, che vive una vita totalmente priva di passioni ed emozioni in quanto completamente dedita alla scienza; Bruno è un insegnante, ossessionato dal sesso e costretto, a causa di questa sua patologia, a entrare e uscire continuamente da cliniche psichiatriche. Due vite sostanzialmente parallele che alla fine saranno destinate ad incontrarsi. Mentre ancora sono indeciso se aver letto un capolavoro o un obbrobrio, segnalo come molto interessante tutta la parte in cui Houllebecq descrive il contesto sociale e l'evoluzione storica, a partire dal 1970, che ha portato al massacro dei valori morali di cui oggi vediamo i risultati.

venerdì 17 novembre 2017

Papa Francesco e il fine vita

Ciò che ha detto oggi Bergoglio sull'annosa faccenda del fine vita, cioè che "È moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico definito proporzionalità delle cure", parole che molti, frettolosamente, hanno bollato come apertura verso non si sa bene cosa, non rappresentano in realtà nessuna apertura verso alcunché, né tantomeno possono essere descritte come una strabiliante novità. Sono semplicemente la riproposizione quasi letterale dell'art. 2278 del Catechismo ufficiale della Chiesa cattolica.
I soliti poveri di spirito, che avevano già interpretato il tutto come una possibile apertura verso l'eutanasia, si mettano il cuore in pace. Bergoglio, come del resto i suoi predecessori, su questa non si muove di un millimetro.

Totò Riina e la cattiveria

Leggendo della morte di Riina mi è venuta in mente una cosa riguardo alla cattiveria. Perché Riina era molto cattivo, se mi concedete l'eufemismo, no? Ma cattivi si nasce o si diventa? Non so quanti tra i miei trentadue lettori si siano mai posti questo interrogativo. Io, sinceramente, mai, almeno che ricordi. Comunque sia, cattivi si diventa, e lo spiega in maniera molto chiara Rita Levi-Montalcini in questo libro che ho giusto finito di leggere qualche giorno fa.
Riassumendo brutalmente, la spiegazione sta nel fatto che i figli degli uomini differiscono da quelli di altri mammiferi per la lentezza del loro sviluppo somatico e intellettuale, che li rende di fatto dipendenti per lungo tempo, dalla nascita alla puberta', dai genitori, e la protratta dipendenza dagli adulti lascia un marchio indelebile sulla strutture nervose che presiedono al comportamento dell'individuo una volta adulto.
In sostanza, quindi, non si nasce buoni o cattivi, mansueti o feroci, ma tutto dipende dal tipo di ambiente sociale e familiare in cui si cresce, dal che si deduce che quello in cui è cresciuto Riina non doveva essere granché.

mercoledì 15 novembre 2017

Molestie da sconosciuti

Stavo pensando che tutto il lungo elenco di personaggi del mondo del cinema, venuto fuori dopo che con Weinstein si è aperto il vaso del porcame, è per me, salvo alcune eccezioni, composto di perfetti sconosciuti. Certo, Hoffman lo conosco, è naturale - se non ricordo male è stato tirato in ballo pure lui - e anche la figlia di Dario Argento. Non perché abbia visto qualche suo film, figuriamoci, solo perché anni fa mi pare fece scalpore una sua immagine in cui limonava con un Dobermann (mi pare fosse un Dobermann ma potrei anche sbagliarmi, comunque era un cane di grossa taglia) e quella immagine, e relative polemiche, mi è rimasta in mente.
Per il resto, buio assoluto. Anche 'sto Brizzi, di cui si parla molto in questi giorni, è per me un perfetto sconosciuto. Ma è colpa mia, ammesso che di colpa si tratti. I cinema li frequento rarissimamente e film a casa ne vedo ancora meno. Giusto qualche serie televisiva.

martedì 14 novembre 2017

Il Pil sale (anche se ha vinto il no)

Ricordate il terrorismo mediatico con cui il cazzaro ci ha fracassato le appendici pendule per un anno, quando delirava di crollo del Pil e spread alle stelle se avesse vinto il no al suo referendum costituzionale (mancava giusto che evocasse l'invasione delle cavallette)? Bene. Oggi l'Istat ha certificato che "il prodotto interno lordo, per il terzo trimestre dell'anno è cresciuto dello 0,5% rispetto al precedente. La crescita di beni e servizi prodotti in Italia nel 2017, secondo le previsioni preliminari comunicate oggi dall'Istat, si attesta quindi a +1,8%." Pronto il commento del cazzaro: "I dati del Pil dimostreranno che la situazione economica migliora non solo per il ciclo in corso. Abbiamo recuperato il gap e la situazione economica vede l'Italia correre più di altri Paesi."
Un'ipotetica invasione di cavallette sarebbe sempre un male minore, rispetto a quello di avere nella stanza dei bottoni gente come lui.

Repubblica, un giornale tutto nuovo

Tra otto giorni Repubblica, il quotidiano fondato da Scalfari, uscirà nelle edicole in una veste tutta nuova, dicono. Nuova grafica, nuovi contenuti, nuovo formato, insomma nuovo tutto, compresa l'immagine simbolo che ne accompagnerà il lancio, che ritrae Berlusconi. Nuovo anche lui, evidentemente, almeno secondo loro.

lunedì 13 novembre 2017

Trani, vaccini, autismo (e la inesistente correlazione)

Tre anni di indagini per appurare cosa? Che tra vaccini e autismo non c'è alcuna correlazione. Roba grossa, eh. Tre anni di indagini serrate, febbrili, fior di consulenti all'opera per accertare quello che era già noto da tempo all'universo mondo: i vaccini non provocano l'autismo. Stop. Una panzana a cui ormai non credono quasi più neppure quei... come chiamarli? Novax, antivax o come caspita si chiamano. Quella gente lì, insomma.

Non mi pare che da questa ridicola inchiesta la Procura di Trani esca bene, ma per riacquistare un po' del prestigio perduto può sempre aprire un'inchiesta sulla pericolosità delle scie chimiche.

Adesso è inverno

Qui è usanza considerare che l'inverno non comincia quando lo dice il calendario con la sua ufficialità, ma quando le colline dell'entroterra si imbiancano, e siccome San Leo, Perticara, S. Agata Feltria, Carpegna ecc. oggi sono imbiancate e la temperatura è scesa in picchiata, ecco che è inverno. È sempre stato così, in ossequio a una specie di tradizione non scritta che affonda le sue radici a quando ero bambino io. Bambino che entrava in fibrillazione perché voleva la neve anche qui a casa, non solo sulle colline del Montefeltro, e si posizionava col naso appiccicato al vetro della finestra in paziente attesa.

Ma qui è zona di bassa, le colline sono tutto attorno, ed è quindi molto più difficile che la bianca coltre si faccia vedere. Difficile ma non impossibile, come dimostrano certe nevicate importanti del passato, tipo il leggendario "nevone" del 2012 e altre.

Oggi, col naso attaccato alla finestra ci sono le mie figlie, grandi tutte e due, ma ancora lì ad aspettare e sperare.

Fox book vs pizza



Mettiamo che io sia un edicolante. Arriva un cliente e mi chiede il libro di Paolo Fox con le previsioni astrologiche per il 2018. Credo che sarei fortemente tentato da due opzioni. La prima sarebbe quella di darglielo e intascarmi così il 28% dei dieci euro del prezzo di copertina. La seconda sarebbe quella di dirgli: "Guardi, se non l'ha ancora buttato, si vada a rileggere quello dell'anno scorso, o di quello prima, o di quello prima ancora e con quei dieci euro si vada mangiare due gustosi quadretti di pizza al taglio qui di fianco."

domenica 12 novembre 2017

San Martino







L'11 novembre è quel giorno in cui qua a Santarcangelo c'è la fiera di san Martino, che con giornate come oggi è una specie di apocalisse, ed è quel giorno in cui io, notoriamente allergico alle epocalissi, vado a camminare in collina.

sabato 11 novembre 2017

Elogio dell'imperfezione



Ho appena terminato Elogio dell'imperfezione, un saggio autobiografico scritto anni fa da Rita Levi-Montalcini. Ho tralasciato, per evidenti ragioni di mancanza di competenza (leggi: non ci capivo niente), le parti in cui la famosissima neurobiologa spiega i dettagli scientifici relativi alle sue ricerche sullo sviluppo del sistema nervoso, quelle ricerche grazie alle quali vincerà il Nobel nel 1986.

La parte autobiografica, invece, quella in cui la scienziata ebrea racconta la sua vita, i suoi studi, i suoi pensieri, la sua profonda avversione alla stupidità del fascismo (nel '38 fu obbligata a emigrare in Belgio per poter continuare le sue ricerche), la sua concezione della vita e della morte, è interessantissima. Conoscevo la Levi-Montalcini solo a livello nozionistico, prima di questo libro, e già la consideravo una grande. Dopo questo libro la ammiro ancora di più.

Il problema della nazionale di calcio

Quindi, adesso, dopo la partitaccia con la Svezia abbiamo il grosso problema della nazionale, che forse sarà esclusa dai mondiali di Russia della prossima estate. È un problema che angoscerà sicuramente milioni di italiani, sicuramente tutti i miei colleghi di lavoro, perché gli italiani sono specialisti nell'angosciarsi per cose che sulla loro vita influiscono come una macchina da cucire sul periodo di rivoluzione di Marte attorno al Sole.

Tra quelli che invece non si angosceranno c'è lo scrivente, del quale del calcio non è mai fregato nulla da sempre. Quindi, a scanso di equivoci, il mio menefreghismo in materia non è dettato da sterile snobismo, ma esclusivamente dal fatto che il calcio non lo seguo.

Ah, lo so, c'è tutto il discorso del prestigio, della figura di palta sullo scenario internazionale e via discorrendo, ma tranquilli, difficile che un'esclusione da una pur importante competizione calcistica possa cambiare qualcosa per quanto riguarda le figure di palta, o la nostra considerazione, sullo scenario internazionale.

venerdì 10 novembre 2017

D'accordo con Sallusti

Non è mai capitato che io sia stato d'accordo con zio Tibia su alcunché. Fino a oggi. Ma non sul contenuto del suo editoriale, dove cerca, arrampicandosi un po' sugli specchi con paragoni improponibili, di giustificare il "se l'è cercata" del parroco bolognese, bensì dove dice alle ragazze che si scambiano foto hard su whatsapp, foto che poi vanno inevitabilmente a finire in rete, che "la noia si supera leggendo un libro, con una risata in compagnia o con un po' di sport." Ecco, per una volta, bravo zio Tibia. 
Finita lì, però, eh?

giovedì 9 novembre 2017

Valigie

Ho sempre pensato, anzi sono sempre stato sicuro, che il plurale di valigia fosse valigie, e che valige, senza la i, fosse grammaticalmente scorretto, convinzione corroborata dal fatto che nei libri ho sempre trovato valigie e mai valige. Sto leggendo in questi giorni Elogio dell'imperfezione, via di mezzo tra saggio e autobiografia di Rita Levi-Montalcini, e per due volte consecutive ho trovato scritto valige, senza la i. La prima volta ho pensato a un errore di stampa; con la seconda, invece, si è insinuata una piccola crepa nel muro della mia granitica certezza grammaticale. Il dubbio si è poi risolto dopo la consultazione dello Zanichelli e del Garzanti, i quali ammettono come forma corretta sia valigie che valige.
Prendo atto.

mercoledì 8 novembre 2017

Il tempo di Augias

Seguo da un po', e devo dire con un certo interesse, la videorubrica Racconti, attraverso la quale Corrado Augias quasi giornalmente commenta le uscite dei nuovi libri, e devo ammettere che provo una invidia sfrenata per il tempo che il giornalista ha la possibilità di dedicare ai libri. Lo invidio, sì, perché vorrei avere anch'io quel tempo lì, mentre invece riesco a dedicare alla lettura un'oretta o due, due quando va bene, nel tardo pomeriggio, dopo essere rientrato dal lavoro ed essere passato di qui a vedere cosa succede nel mondo. Poi, certo, mi rifaccio nel weekend, ma, come dire?, mi perseguita quella sensazione di non aver abbastanza tempo per fare tutte le cose che vorrei fare. Che poi non è neppure una sensazione, è la realtà. Vabbe'...

lunedì 6 novembre 2017

Più fedeli armati

Dice Trump, in merito alla strage in una chiesa del Texas compiuta da un ex militare, che le armi non c'entrano niente, e che anzi è stato un bene che qualcuno lì in zona fosse armato, perché ha così potuto neutralizzare il tipo che ha sbroccato impedendo che il bilancio di morti e feriti fosse più grave.

A Trump ha fatto eco il Procuratore generale del Texas. "La strage di fedeli in chiesa dimostra che c'è bisogno di più parrocchiani armati che possano rispondere a tono a minacce simili".

Secondo queste due menti eccelse, quindi, ai disastri e alle tragedie provocati dalla incredibile facilità con cui negli USA circolano armi, si può rimediare imbottendo ancora di più la gente di pistole. Il ragionamento non fa una piega, mi pare.

Qual è la tua religione?



Da Elogio dell'imperfezione, Rita Levi-Montalcini.

Colpa di Grasso

Imputare la colpa del disastroso esito delle regionali in Sicilia a Grasso, ricorda un po' quando alle elementari la combinavamo grossa e per cercare di passarla liscia addossavamo la colpa a qualcun altro. Ho detto le elementari non a caso, ma appunto perché era quella l'età in cui ci si comportava come si comportano oggi quelli del PD.

domenica 5 novembre 2017

L'affluenza tiene



A mezzogiorno si era recato a votare un elettore su dieci, addirittura meno rispetto alle ultime regionali siciliane, quelle del 2012. Repubblica dice che l'affluenza tiene. Se nelle regionali del 2022 a mezzogiorno sarà andato a votare il cinque percento degli aventi diritto, cioè mezzo elettore su dieci, cosa scriverà il giornale di Scalfari, che l'affluenza è leggerissimamente calata?

Tulliani a Dubai

Credo che se fossi latitante a Dubai con un mandato di arresto internazionale sul groppone, l'ultima cosa che farei sarebbe andare alla polizia a denunciare dei giornalisti invadenti, perché è pacifico che per raccogliere la denuncia i poliziotti mi chiederebbero le generalità. E non ci metterei molto a immaginare che, una volta in possesso delle mie generalità, scoprire che sono un latitante ricercato sarebbe un giochetto da ragazzi anche per la polizia di Dubai. Ma magari lo strano sono io.

sabato 4 novembre 2017

Novembre

Novembre è quel mese in cui camminando si vedono, il sabato pomeriggio ma anche gli altri giorni, gli uomini fuori dei bar che stanno in piedi, coi giacconi, dondolandosi un po' sulle gambe, le mani in tasca. Fumano e chiacchierano, come sempre, ma non stanno più sbracati ai tavolini a giocare a carte, come negli afosi pomeriggi estivi, in preda a quella indolenza e lentezza di movimenti provocata dalla calura.

Novembre è quel mese in cui devo sbrigarmi a tornare a casa dal lavoro, perché alle quattro e mezza è gia buio e se non mi affretto non riesco a fare la mia passeggiata quotidiana con un po' di luce. E poi questi sono giorni di foschia, che come niente si trasforma in nebbia che va a circondare le sommità degli alberi che costeggiano il sentiero a fianco del Marecchia, e il tutto a volte è un po' inquietante.

Novembre è quel mese che ti dà gli ultimi avvisi, gli ultimatum finali, che ti ricorda che l'inverno è alle porte e domani sarà freddo.

E io mica sono pronto.

Trump lo vuole morto

Ha detto Trump che il terrorista autore del recente attentato di New York dovrebbe essere condannato alla pena di morte. No, perché il disgraziato ha ucciso ben otto persone e ne ha ferite dodici. Gli si potrebbe rispondere che le vittime civili e inermi causate dagli USA in giro per il globo negli ultimi decenni, quelle che spesso vengono classificate come inevitabili e spiacevoli danni collaterali, sono infinitamente di più, ma il paragone, capite bene, non sta in piedi, è banale, infantile e inappropriato, esattamente come lo stile del parlare e ragionare di Trump. Sarà per questo che mi è venuto in mente.

Rosatellum

In realtà, il fatto che Mattarella abbia firmato e promulgato il Rosatellum senza battere ciglio e senza osservazioni o note di accompagnamento - gli uffici giuridici del Quirinale non hanno ravvisato nel testo della legge profili di incostituzionalità - non significa granché. Anche il famigerato Porcellum di Calderoli (nomen omen) e il successivo Italicum furono promulgati tranquillamente. Il primo, tra l'altro, da Napolitano, noto per aver firmato senza batter ciglio alcune delle porcate più immonde che la storia repubblicana ricordi, tipo il lodo Alfano, ad esempio, o lo scudo fiscale del 2009.

Sia il Porcellum che l'Italicum, nonostante appunto il via libera del Quirinale, furono poi fatti a pezzi, o comunque ridimensionati e corretti, dalla Consulta. Vogliamo scommettere che il copione si ripeterà? Andremo a votare a marzo, o quando sarà, con questa bella legge che ha messo d'accordo Renzi, Berlusconi, Salvini, Verdini, Meloni, una legge quindi approntata nel nome dell'autoconservazione del peggio sulla piazza (ammesso e non concesso che la controparte si possa considerare il meglio), come del resto le leggi elettorali precedenti. Poi, a Parlamento insediato, toh, si scoprirà che pure questa è incostituzionale. Film visto e rivisto.

venerdì 3 novembre 2017

Tardo pomeriggio lungo il Marecchia









Tra le tante cose che non so fare, c'è anche fotografare, come potete vedere da queste immagini, scattate poco fa mentre ero a passeggio lungo il Marecchia. Ma confido nella vostra comprensione.

giovedì 2 novembre 2017

Ultimo giorno di bici

Così, a occhio, credo che domani sarà l'ultima volta, per quest'anno, che andrò a lavorare in bicicletta. È stato bello finché è durato.

mercoledì 1 novembre 2017

Nel buio degli anni luce



Interessantissimo questo saggio di Piero Angela in cui mi sono imbattuto per caso in biblioteca. In primo luogo perché Angela è Angela, e sulla sua capacità di catturare l'attenzione e tenere alto l'interesse non si discute - il libro l'ho praticamente divorato - sia che conduca una trasmissione televisiva o che scriva un libro; in secondo luogo perché questo saggio è stato pubblicato nel 1977, esattamente quarant'anni fa, e se si leggesse senza guardare la data di pubblicazione si potrebbe tranquillamente dire che sia stato pubblicato oggi. Questo da un lato sorprende, dall'altro amareggia, perché tutte le infauste previsioni contenute nel libro, fatte all'epoca da scienziati, economisti, studiosi, si sono puntualmente avverate e sono oggi sotto gli occhi di tutti.

Il libro, riassumendo brutalmente, racconta di come nei primi anni '70 fossero già ben evidenti i primi segnali di un imminente futuro all'insegna del declino e della povertà su cui il nostro paese, e non solo, si stava avviando. Problemi, questi, conseguenza di uno sviluppo improvviso veloce, quasi sfrenato, ma non sostenibile e che non riguarda solo il nostro paese ma tutta la parte ricca del pianeta. Nel libro questo concetto è reso bene da un esempio fatto da un biologo californiano, Jonas Salk, scopritore del vaccino antipolio, il quale dice: "Se in un sistema chiuso si mettono dei moscerini si può osservare che essi si moltiplicano seguendo una curva di sviluppo a S; cioè, dapprima rapidamente, poi più lentamente, fino a raggiungere un equilibrio con l'ambiente in cui si trovano. [...] Significa che in un sistema chiuso, e il nostro pianeta è un sistema chiuso, una crescita non può andare oltre certi limiti senza provocare rotture di equilibrio con l'ambiente. Nel nostro sviluppo umano sta accadendo qualcosa di simile. Siamo arrivati al punto critico di questa curva a S e stiamo cambiando tracciato. E questo cambiamento di tracciato ci sarà indipendentemente dal fatto che lo vogliamo o no. Tutta sta a saperlo gestire."

Naturalmente non siamo stati capaci di gestirlo e lui adesso si gestisce da solo. Già quarant'anni fa eravamo stati avvertiti che le risorse del pianeta non sono infinite, e se si fosse proseguito con uno sviluppo scellerato e senza senso e con l'andazzo che il 20% della popolazione consuma l'80% delle risorse (tra l'altro per gran parte depredate a quei paesi che oggi giustamente s'incazzano e bussano alle nostre porte) si sarebbe andati a sbattere. Ce ne siamo fregati. Siamo andati a sbattere. E la botta è appena all'inizio.

Giustizia a orologeria (di nuovo)

Da queste parti non si è mai creduto alla tesi complottista della giustizia a orologeria, tesi nata dalla fertile e inesauribile fantasia del giornalame di destra all'indomani della infausta discesa in campo del tipo delle cene eleganti, nell'ormai lontano 1993. Per un motivo molto semplice: in Italia tra elezioni comunali, regionali, politiche ecc. si vota molto frequentemente e se un tipo ha sul groppone un certo numero di procedimenti giudiziari, e lui ne ha a vagonate, è abbastanza probabile che le due cose si incrocino. Certo, la tempistica con cui la procura di Firenze ha, a pochi giorni dalle regionali in Sicilia, riaperto i fascicoli a carico di Berlusconi e Dell'Utri, dove si ipotizza un loro coinvolgimento in veste di mandanti occulti delle stragi mafiose del '92 e '93, può far sospettare che la tesi della giustizia a orologeria abbia un qualche fondamento, tesi che nei lettori assidui di Libero e Giornale è una certezza.