sabato 10 giugno 2017

Silenzio e pieta' che mancano

Qualche anno fa mi capito' di dimenticare di passare a prendere mia figlia minore, Francesca, all'uscita da scuola. Credo che all'epoca facesse le medie. Quel giorno c'era uno sciopero dei mezzi pubblici e restammo d'accordo che sarei passato a prenderla io. Me ne dimenticai completamente, e me ne dimenticai, incredibilmente, nonostante il tragitto lavoro-casa prevedesse il passaggio proprio di fronte alla scuola. Una volta arrivato a casa mia moglie mi chiese: "Francesca dov'e'?" Rimasi impietrito. Mi fiondai di nuovo in macchina e mi precipitai a scuola, dove Francesca mi aspettava tranquillamente davanti al cancello ormai chiuso. Ovviamente questo episodio non ha nulla a che vedere con quanto successo ad Arezzo alla povera mamma che ha dimenticato la figlia di diciotto mesi in macchina e si è recata tranquillamente al lavoro, episodio che ha generato il tragico epilogo di cui avrete sicuramente letto. Non ha niente a che vedere tranne forse che per il meccanismo mentale che sta alla base dei due episodi, e che medici e scienziati hanno descritto perfettamente - sintetizzando brutalmente, si tratta di una specie di blackout mnemonico generato da frenesia, stress, mancanza di sonno, e guarda caso quando mi capito' di dimenticare Francesca era il periodo in cui facevo il turno di notte.
Tutto questo per dire che mi provocano un misto di rabbia e compassione le schiere di leoni da tastiera che hanno ricoperto di insulti la povera signora e il marito (cosa c'entri il marito, poi, non e' ben chiaro; si vede che per i leoni di cui sopra un bersaglio vale l'altro, l'importante e' colpire per poter buttare fuori i mostri che si hanno dentro, come direbbe Gaber) fino a costringerli entrambi a chiudere i rispettivi profili facebook. C'e' questa frenesia generalizzata di additare, di giudicare; c'e' questo bisogno imperioso di gettare addosso il crucifige senza sapere, senza provare ad immedesimarsi, senza neanche farsi sfiorare dal dubbio che domani potrebbe capitare a chiunque, magari pure a quei leoni tanto bravi a puntare il dito, perche' si tratta di eventi che sono successi, succedono e purtroppo succederanno ancora, e che di nuovo daranno il diritto ai soliti noti dalle granitiche certezze e sicurezze di poter gettare addosso altre vagonate di quel letame generato dai loro poveri intelletti e dalla loro povera umanita'. La' dove, invece, servirebbero solo silenzio e pieta'.

2 commenti:

Romina ha detto...

Pienamente d'accordo. Gli insulti a quei poveri genitori, che stanno vivendo una terribile tragedia, fanno venire la nausea. Non si può fare altro che disprezzare profondamente chi si permette certe cose.

Questi eventi dovrebbero invece condurci a riflettere sui ritmi di vita della nostra società e su quanto possano essere stressanti, con conseguenze a volte fatali. La verità è che troppo stress fa male e non è vero che si possa sempre conciliare tutto - lavoro e cura della famiglia - in maniera impeccabile. Se non si ammette questo, o si è stupidi o si è in malafede.

Andrea Sacchini ha detto...

Ovviamente non voglio generalizzare. Accanto a quelli spregevoli che mi e' capitato di leggere, ne ho trovati anche di solidali e comprensivi. Ma sono comunque tanti, quelli della prima tipologia, tanto che mi viene da chiedermi il motivo di tanto cinismo, di tanta mancanza di alterita'.