domenica 23 aprile 2017

Musica oggi

Quando ero ragazzino, ascoltare musica era un'attività molto piacevole ma che richiedeva un certo impegno, se così si può dire. Intendo naturalmente l'ascoltare musica da appassionato, non da ascoltatore alla leggera di quelli che anche oggi accendono la radio sorbendosi disinvoltamente tutto ciò che viene da lì propinato. Ascoltare un trentatré giri in vinile, ad esempio - il discorso vale anche per le vecchie musicassette a nastro magnetico, il cui ciclo vitale si è esaurito grosso modo in concomitanza con quello del vinile - richiedeva tutta una serie di operazioni preliminari che, spiegate a un adolescente di oggi, possono provocare ilarità mista a incredulità. La prima operazione da compiere era l'accensione del giradischi, a cui seguiva l'accensione dell'amplificatore. Gli impianti stereofonici più avanzati avevano pure un equalizzatore a parte, non integrato nell'amplificatore, tramite il quale era possibile modulare le varie definizioni del suono secondo i gusti dell'ascoltatore. Con religiosa attenzione si estraeva quindi il disco in vinile dalla relativa custodia di cartone, facendo attenzione a che le dita afferrassero il supporto solo dalla parte circolare esterna senza che entrassero in contatto con la superficie incisa dai solchi. Si appoggiava quindi il disco sul piatto del giradischi e si azionava l'avvio, poi si prendeva il braccetto alla cui estremità era sistemata la puntina e si appoggiava sul disco. Si alscoltava quindi, finalmente, il tanto agognato trentatré giri. Gli ascoltatori più contagiati da manie di tipo paranoico - non era il mio caso - prima e dopo l'ascolto pulivano il supporto in vinile con un panno antistatico per liberarlo da eventuali parti di polvere depositatesi sul supporto stesso.
Tutta questa serie di operazioni trasformava quello che oggi è considerato frettolosamente ascoltare musica in molto di più. C'era qualcosa di, come dire?, liturgico in tutta questa procedura. E il disco si ascoltava per intero e con attenzione, traccia dopo traccia, lato A e lato B. Il ripetersi di questa liturgia permetteva di interiorizzare l'album, di scoprirne ad ogni ascolto passaggi nuovi, fraseggi melodici di sottofondo sfuggiti magari all'ascolto precedente, intuizioni armoniche non immediatamente intelliggibili alle prime riproduzioni, e con i ripetuti ascolti si imparavano naturalmente a memoria i testi.
In aggiunta, la produzione discografica dei cantautori italiani, ma anche stranieri, e dei gruppi che io ascoltavo quand'ero ragazzino, non era improntata alla fretta; difficilmente un cantautore buttava fuori un album ogni sei mesi, ma spesso tra un lavoro e il successivo faceva intercorrere uno, due, tre e a volte più anni, dimodoché la pubblicazione di un nuovo trentatré giri diventava una festa, dello stesso tenore che ha il Natale per un cristiano osservante, giusto per buttare lì il termine di paragone che mi pare più calzante. Tutto questo per dire che ai miei tempi anche il semplice ascoltare musica era un'attività che presupponeva di essere affrontata senza superficialità, in maniera approfondita, lo stesso approfondimento e la stessa applicazione che si utilizzavano ad esempio per studiare.
Lungi da me l'idea si scadere nelle facili generalizzazioni, naturalmente, ma ce lo vedete, oggi, un ragazzino che si appassioni a un cantautore o a un genere e ne collezioni i lavori? Difficile. In primo luogo perché i cantautori non esistono più; in secondo luogo perché sono cambiate le dinamiche di fruizione della musica e anche l'atteggiamento in cui si pone di fronte ad essa. Al posto dei cantautori ci sono, tranne ovviamente poche e lodevoli eccezioni, ragazzotti tutti belli e fighi che le case discografiche danno in pasto al pubblico con pezzi miserrimi, vuoti, sia musicalmente che a livello di testi, e che rimbombano per le radio per una settimana, due quando va bene, per poi sparire nel meritato oblio da cui sono venuti. Non c'è più il concetto dell'approfondimento musicale di un autore, c'è solo un fluire incessante di pezzi strutturalmente tutti uguali da scaricare in mp3 sul proprio device, per poi lasciarli ammuffire in una cartella fino alla loro cancellazione perché il device in questione ha bisogno di liberare memoria sulla scheda SD. Oggi va così, e questo sciattume e questa superficialità non concernono purtroppo solo il campo della fruizione della musica.
E niente, pensavo a queste cose stamattina, mentre ero a passeggio ascoltando mp3 dal mio cellulare.

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