domenica 30 aprile 2017

Primarie, ieri e oggi

"Sotto il milione e mezzo le primarie sono una sconfitta." (Matteo Renzi, 3.12.2013)

"Un milione di persone che vanno a votare rappresentano una forza straordinaria, strepitosa." (Matteo Renzi, 29.4.2017)

sabato 29 aprile 2017

Spiegare i miracoli



Chi non crede a miracoli, guarigioni straordinarie e cose di questo genere non ha bisogno di leggere saggi come questo non più quanto non ne abbia per convincersi dell'inesistenza di elfi e maghi. Naturalmente pure io non credo a queste cose, ma essendo curioso per natura, ho trovato intrigante l'idea di conoscere nel dettaglio i motivi per cui dietro i più famosi (presunti) miracoli noti alle cronache del nostro tempo, ma anche di quello passato, ci sia in realtà ben poco di miracoloso e molto di, a seconda dei casi, truffaldino, illusionistico se non semplicemente di raro, nel senso ad esempio che una guarigione può essere sì considerata straordinaria, ma solo nel senso stretto dell'aggettivo, e cioè rara, fuori dell'ordinario (straordinario significa appunto questo) ma comunque possibile e contemplata dalla letteratura medica. Il libro in questione è stato scritto più di dieci anni fa da un chirurgo di Milano, Maurizio Magnani, uno col pallino (sacrosanto) della verifica e dotato di uno sviluppatissimo senso critico - sa il cielo di quanto ce ne sarebbe bisogno, oggi - ed esamina approfonditamente casi recenti e passati di "miracoli" come ad esempio il frignare di varie madonne in giro per lo stivale e all'estero, oppure di guarigioni ritenute miracolose come quelle avvenute a Lourdes e in altri luoghi di questo genere. A proposito di Lourdes, giusto per citare un esempio, il medico fa notare che in centocinquant'anni di pellegrinaggi, che hanno visto un viavai di circa trecento milioni di visitatori, di cui malati di varia entità una ventina di milioni circa, le guarigioni certificate dalla Chiesa come miracolose siano state solo sessantasei, che rappresentano una percentuale nettamente inferiore a quella della remissione spontanea di molte delle malattie croniche che spingono la gente a recarsi là. In altre parole, come scrive Piergiorgio Odifreddi nella prefazione, i malati guariscono inspiegabilmente trenta volte di più se stanno a casa.
Interessanti anche alcune domande che si pone e pone l'autore riguardo appunto ai fantomatici miracoli, ad esempio riguardo alla loro selettività. Sempre tornando a Lourdes, ad esempio, perché pochi fortunati hanno avuto la pseudograzia e la stragrande maggioranza degli altri no? E ancora: come può un dio che ha creato l'universo con la sua complessità e bellezza, che ha creato il nostro pianeta coi suoi mari, i cieli, le praterie, gli animali e tutte le cose meravigliose in esso contenute, abbassarsi a stupire la gente con bassi numeri da circo come statue che lacrimano e guarigioni centellinate? Sarà mica che tutta la questione miracoli è una gigantesca bufala? La risposta, ovviamente, è ovvia.

venerdì 28 aprile 2017

Su libraccio

Ho acquistato or ora altri tre libri su libraccio.it, anche stavolta pagandoli con Paypal (mi sono risparmiato le spese di spedizione: su libraccio.it le cancellano per acquisti superiori a 29 euro). Sono tre saggi, per una volta niente narrativa. Mi accorgo che col passare del tempo i miei interessi sono sempre più orientati verso la saggistica a scapito della narrativa. Certo, amo pure quella, ci mancherebbe, ma mi rendo conto che il bisogno di imparare e approfondire tende a prendere il sopravvento con l'avanzare dell'età. Il problema vero, come del resto ho già scritto, è che non ho il tempo materiale per leggere tutti i libri che vorrei, perché nella vita ho anche altre cose da fare. 
Sia come sia, il mio conto Paypal è quasi a secco, urge un bonifico che farò molto volentieri, del resto non ho mai lesinato sui libri.

giovedì 27 aprile 2017

L'innaturalità di Macron

Posto che il concetto di naturale, specie se riferito alle unioni affettive, non sta né in cielo né in terra - se c'è qualcosa che è proprio l'antitesi della naturalità è la composizione della famiglia, che per definizione è un prodotto culturale - mi chiedo quale sia il reale motivo che spinge Adinolfi a dire una stronzata ogni volta che apre bocca; discorso che vale, ovviamente, anche per l'uscita sull'unione che lega il candidato centrista all'Eliseo, Emmanuel Macron, a sua moglie, che ha ventiquattro anni più di lui. Riassumendo brutalmente il pensiero del barbuto giornalista, la suddetta unione sarebbe innaturale perché non consente di generare figli, essendo appunto la signora ormai troppo anziana. Il pallino di Adinolfi, insomma, come del resto di ogni cattolico integralista, sono i figli, la cui generazione è l'unico parametro che consente di rivestire un matrimonio col manto della completezza. Ed in sostanza è questo il motivo per cui - e lo dice chiaramente - Adinolfi giustifica maggiormente una unione tra una ventenne e un esponente della terza età piuttosto che il contrario.
Volendo affrontare questa scemenza da un punto di vista filosofico-religioso, ci sarebbe da far presente al tipo che se lo scopo unico di un matrimonio è quello di fare figli, siamo allora di fronte al materialismo più bieco, materialismo strombazzato proprio da quei cattolici che parlano sempre di spirito e di spiritualità, come ha scritto Umberto Galimberti in Cristianesimo, la religione dal cielo vuoto, un libro che a mio avviso andrebbe insegnato nelle scuole. A parte questo, l'unico discorso che sarebbe da fare è che la completezza, qualunque cosa si intenda con questo sostantivo, è un fattore esclusivamente soggettivo e indipendente dal fatto che si mettano al mondo figli oppure no. Non è un concetto difficile, ma semplicissimo, ovviamente per chi ha il cervello sgombro almeno un pochino da indottrinamenti e condizionamenti religiosi, e possibilmente privo di limiti intrinseci.
Non è certo il caso di Adinolfi.

martedì 25 aprile 2017

Alitalia

Non sottovaluterei, né archivierei frettolosamente come poco importante l'esito del referendum interno con cui la maggioranza, quasi il settanta per cento, dei lavoratori Alitalia ha rispedito al mittente il piano di salvataggio, l'ennesimo, messo a punto da sindacati e governo. Riassumendo brutalmente, se la maggioranza avesse deliberato l'accettazione del piano di risanamento, avrebbe accettato tagli salariali a parità di impegno lavorativo, tagli ai permessi, nuove assunzioni con contratti a livelli low cost e altro; in poche parole: più sacrifici e minori riconoscimenti economici a parità di prestazioni, che sono sostanzialmente l'anticamera di qualsiasi rapporto più in odor di sfruttamento che di giusto riconoscimento. Certo, è probabile che molti di quelli che si sono schierati per il no l'abbiano fatto forti della convinzione che la compagnia aerea non sarebbe comunque stata abbandonata al suo infausto destino, che qualcosa per essa (e naturalmente per chi ci lavora) sarebbe comunque stato fatto, convinzione che qualora si avverasse, ed è tutto da vedere, permetterebbe ai lavoratori di prendere i classici due piccioni con una fava, in questo caso salvataggio del posto di lavoro e segnale chiaro e inequivocabile di una rottura di coglioni senza appello verso un sistema generale ormai incanalato inesorabilmente verso l'istituzionalizzazione del precariato e il deprezzamento del valore del lavoro.
Io non credo, comunque. Sono più propenso a credere che i no siano stati no malgrado le catastrofiche conseguenze che probabilmente si trascineranno dietro e di cui i lavoratori erano perfettamente consapevoli. Ecco perché questo no sarebbe bene che chi di dovere non lo sottovalutasse.

domenica 23 aprile 2017

Musica oggi

Quando ero ragazzino, ascoltare musica era un'attività molto piacevole ma che richiedeva un certo impegno, se così si può dire. Intendo naturalmente l'ascoltare musica da appassionato, non da ascoltatore alla leggera di quelli che anche oggi accendono la radio sorbendosi disinvoltamente tutto ciò che viene da lì propinato. Ascoltare un trentatré giri in vinile, ad esempio - il discorso vale anche per le vecchie musicassette a nastro magnetico, il cui ciclo vitale si è esaurito grosso modo in concomitanza con quello del vinile - richiedeva tutta una serie di operazioni preliminari che, spiegate a un adolescente di oggi, possono provocare ilarità mista a incredulità. La prima operazione da compiere era l'accensione del giradischi, a cui seguiva l'accensione dell'amplificatore. Gli impianti stereofonici più avanzati avevano pure un equalizzatore a parte, non integrato nell'amplificatore, tramite il quale era possibile modulare le varie definizioni del suono secondo i gusti dell'ascoltatore. Con religiosa attenzione si estraeva quindi il disco in vinile dalla relativa custodia di cartone, facendo attenzione a che le dita afferrassero il supporto solo dalla parte circolare esterna senza che entrassero in contatto con la superficie incisa dai solchi. Si appoggiava quindi il disco sul piatto del giradischi e si azionava l'avvio, poi si prendeva il braccetto alla cui estremità era sistemata la puntina e si appoggiava sul disco. Si alscoltava quindi, finalmente, il tanto agognato trentatré giri. Gli ascoltatori più contagiati da manie di tipo paranoico - non era il mio caso - prima e dopo l'ascolto pulivano il supporto in vinile con un panno antistatico per liberarlo da eventuali parti di polvere depositatesi sul supporto stesso.
Tutta questa serie di operazioni trasformava quello che oggi è considerato frettolosamente ascoltare musica in molto di più. C'era qualcosa di, come dire?, liturgico in tutta questa procedura. E il disco si ascoltava per intero e con attenzione, traccia dopo traccia, lato A e lato B. Il ripetersi di questa liturgia permetteva di interiorizzare l'album, di scoprirne ad ogni ascolto passaggi nuovi, fraseggi melodici di sottofondo sfuggiti magari all'ascolto precedente, intuizioni armoniche non immediatamente intelliggibili alle prime riproduzioni, e con i ripetuti ascolti si imparavano naturalmente a memoria i testi.
In aggiunta, la produzione discografica dei cantautori italiani, ma anche stranieri, e dei gruppi che io ascoltavo quand'ero ragazzino, non era improntata alla fretta; difficilmente un cantautore buttava fuori un album ogni sei mesi, ma spesso tra un lavoro e il successivo faceva intercorrere uno, due, tre e a volte più anni, dimodoché la pubblicazione di un nuovo trentatré giri diventava una festa, dello stesso tenore che ha il Natale per un cristiano osservante, giusto per buttare lì il termine di paragone che mi pare più calzante. Tutto questo per dire che ai miei tempi anche il semplice ascoltare musica era un'attività che presupponeva di essere affrontata senza superficialità, in maniera approfondita, lo stesso approfondimento e la stessa applicazione che si utilizzavano ad esempio per studiare.
Lungi da me l'idea si scadere nelle facili generalizzazioni, naturalmente, ma ce lo vedete, oggi, un ragazzino che si appassioni a un cantautore o a un genere e ne collezioni i lavori? Difficile. In primo luogo perché i cantautori non esistono più; in secondo luogo perché sono cambiate le dinamiche di fruizione della musica e anche l'atteggiamento in cui si pone di fronte ad essa. Al posto dei cantautori ci sono, tranne ovviamente poche e lodevoli eccezioni, ragazzotti tutti belli e fighi che le case discografiche danno in pasto al pubblico con pezzi miserrimi, vuoti, sia musicalmente che a livello di testi, e che rimbombano per le radio per una settimana, due quando va bene, per poi sparire nel meritato oblio da cui sono venuti. Non c'è più il concetto dell'approfondimento musicale di un autore, c'è solo un fluire incessante di pezzi strutturalmente tutti uguali da scaricare in mp3 sul proprio device, per poi lasciarli ammuffire in una cartella fino alla loro cancellazione perché il device in questione ha bisogno di liberare memoria sulla scheda SD. Oggi va così, e questo sciattume e questa superficialità non concernono purtroppo solo il campo della fruizione della musica.
E niente, pensavo a queste cose stamattina, mentre ero a passeggio ascoltando mp3 dal mio cellulare.

venerdì 21 aprile 2017

Xavier

Xavier Jugel, il poliziotto ucciso ieri sera nell'attentato terroristico agli Champs Élysées, aveva da tempo un compagno ed era membro attivo di una nota associazione Lgbt. Ho fatto una rapida googlata e ho scoperto che le unioni civili, in Francia, sono riconosciute dalla legge dal 1999, periodo in cui da noi la discussione infinita in merito era ancora in fase embrionale - qui da noi la legge è arrivata solo l'anno scorso, ben diciassette anni dopo i nostri cugini d'oltralpe.
Diciassette anni.

mercoledì 19 aprile 2017

La coerenza dei cattolici

Mentre in Parlamento sembra si stia per mettere la parola fine a un vergognoso vuoto normativo che si protrae da decenni, quello che riguarda il fine vita, pensavo all'ipocrisia del mondo cattolico, o almeno di quello più oltranzista, nel porsi di fronte alla nascita e alla morte. Se infatti gli ipocriti cattolici starnazzano e strillano ogni volta che sentono nominare cose come fecondazione assistita e simili, perché la scienza e la tecnica non devono intromettersi nelle fasi del concepimento, ecco che gli strepiti e gli strilli si acquietano quando la scienza e la tecnica vengono utilizzate per tenere forzatamente in vita chi non ne può più e vorrebbe andarsene in pace. Insomma, bisogna nascere in maniera naturale, senza interferenze esterne, ma non si può morire in maniera altrettanto naturale, no, bisogna continuare a soffrire aiutati dalla scienza.
Fatevi curare voi, piuttosto, ma da uno bravo.

martedì 18 aprile 2017

Report

Non ho visto la puntata di Report sul vaccino contro il Papilloma virus, quindi non posso dire alcunché. In realtà non potrei dire niente neppure se avessi visto la trasmissione, perché non sono un medico né tanto meno uno scienziato; potrei al limite dare un giudizio a pelle, a impressione, come del resto sta facendo la stragrande maggioranza di chi strilla sui social, ma niente di più. Quello che posso dire è che il vaccino di cui si discute, pure il medico di mia moglie e delle mie figlie l'ha sconsigliato, e infatti nessuno di loro l'ha fatto (io ero di parere opposto, ma siccome siamo una famiglia democratica e io ero in minoranza, ho preso su e sono stato zitto). Gli scienziati, e in generale tutti quelli che hanno le mani in pasta (a parte il medico di cui sopra) accusano la trasmissione della Gabanelli di aver fatto pericolosa disinformazione, ancor più pericolosa perché, come è tristemente noto, siamo in un periodo in cui le coperture vaccinali stanno riducendosi pericolosamente, e in questi casi io mi trovo d'accordo con loro, coi Burioni, i Di Grazia, i Garattini e tutti quelli che, dati alla mano, possono dimostrare quanto affermano.
Per il resto non è che ci sia granché da dire. Segnalo solo un moto di spontanea ilarità quando leggo che con trasmissioni di questo genere la Rai non fa servizio pubblico. Come se negli ultimi trent'anni l'avesse fatto.

(Salvo Di Grazia, medico e ginecologo, ha scritto sul suo blog un articolo chiarificatore di ciò di cui si parla. Cosa importante: l'ha scritto con cognizione di causa.)

domenica 16 aprile 2017

Tra la De Filippi e Saviano

Istintivamente sono sempre stato sostenitore di una totale incompatibilità tra il mondo della televisione, in particolar modo di quello rappresentato dalla De Filippi, e quello dei libri. Poi, pensandoci bene, realizzo - non era difficile, in realtà - che si tratta di una generalizzazione poco sensata, come del resto è poco sensata ogni generalizzazione. Sia in ambito televisivo che editoriale, infatti, c'è del buono e del meno buono. Ci sono trasmissioni come Amici, è vero, ma è vero che anche Giobbe Covatta ha pubblicato libri, quindi... 
Saviano ha fatto degli ottimi ascolti dalla De Filippi, sabato sera, ma ci andrei cauto con quell'euforico "si sbaglia chi pensa che non si possa parlare di libri in tv". In primo luogo perché l'autore di Gomorra ha fatto una comparsata di breve durata, predisposta in modo da risultare digeribile con una certa facilità, in secondo luogo perché Saviano ha sì a che fare col mondo dei libri, ma almeno altrettanto col mondo dei social, come ha ammesso lui stesso citando i milioni di followers sia su faccialibro che su Twitter, e sono i giovani social dipendenti quelli che costituiscono la stragrande maggioranza di chi guarda quella roba lì. È quindi abbastanza facile ipotizzare che sia stata più la curiosità di sentire che voce avesse lo scrittore dei social, piuttosto che l'interesse per i libri, a far lievitare gli ascolti. Quindi l'associazione fatta da Saviano tra libri e tv è eufemisticamente un tantino forzata. Si provi a mettere lì, che ne so?, un José Saramago (lo so, non c'è più, è solo per fare un esempio) per due ore di fila e si guardino i riscontri televisivi il giorno dopo, poi ne riparliamo.
Comunque, prendiamo su.

sabato 15 aprile 2017

Iniziò così

Per quelli che sottovalutano queste cose, vorrei ricordare che il fascismo, che portò con sé la vergogna delle leggi razziali del '39, iniziò così. Lo so, si tende a sottovalutare questi segnali, una sottovalutazione generata da una ignoranza storica e una povertà culturale che nel nostro paese hanno raggiunto livelli allarmanti. E quando mancano anticorpi come questi, la storia si ripete.

venerdì 14 aprile 2017

Non suono per quelli

Mi sono tolto da facebook appunto per non avere queste rotture di coglioni, ma l'amica renziana sfegatata trova il modo di fracassarni le appendici pendule comunque. Come? Mandando un messaggio a mia figlia su messenger e chiedendole di intercedere per me: vuole che il 25 aprile - me lo chiese anche l'anno scorso - vada a suonare con la chitarra un paio di canzoni di Guccini alla manifestazione organizzata dal Comune. Come no? Magari sotto una bella bandiera del PD, no?, quel PD il cui capo per due anni è stato culo e camicia col tipo di Arcore, quello che disse che Mussolini è stato un grande dittatore e che non ha mai fatto mistero di disprezzare la Costituzione; il capo del Pd che per un anno ha spernacchiato il professor Smuraglia, presidente dell'ANPI, perché apertamente schierato per il no al suo cazzo di referendum costituzionale, che voleva stravolgere la Costituzione e farla a modello di come l'hanno sempre immaginata i fascisti come Berlusconi. Mi spiace, ho il cervello che funziona, una buona memoria storica, e non credo mi faccia difetto la coerenza. 
Si trovi un altro chitarrista.

giovedì 13 aprile 2017

Tempo che passa

Pensavo, poco fa, mentre ascoltavo alcuni mp3 sullo smartphone, che quando iniziai ad ascoltare musica, grosso modo all'epoca delle elementari, lo facevo su un piccolo mangianastri. Le musicassette erano di quelle a nastro magnetico e non era possibile, logicamente, selezionare facilmente le singole canzoni. Non era come adesso, dove sui display dei device compare la tracklist dei pezzi e si seleziona quella desiderata con un click o una pressione del dito sul touchscreen, no, quella volta si mandava il nastro avanti e/o indietro, ascoltantandone di tanto in tanto brevi spezzoni, finché si riusciva a localizzare l'inizio della traccia cercata. Ecco, pensavo che da quel periodo lì a oggi sono passati anni, parecchi, e pensavo anche che devo smettere di pensare a queste cose, non sono di giovamento ai miei tentativi e alle mie illusioni di credere di essere ancora un giovanotto.

(...)

mercoledì 12 aprile 2017

L'altra verità sui vaccini (in Parlamento)

Domani, alla Camera, l'on. Adriano Zaccagnini sarà il relatore di una conferenza sul tema dei vaccini intitolata L'altra verità. Quale sia questa fantomatica altra verità è un mistero fitto, molto fitto. Esiste un'altra verità sul fatto che la Terra è tonda, giusto per fare un esempio? Tra i relatori vedo la presenza di un paio di medici che flirtano con l'omeopatia, che è tutto dire, e il professor Burioni su facebook scrive che interverranno pure D'Alema, Bersani, Errani ed Epifani, evidentemente a corto di cose più utili in cui spendere il loro tempo. Siamo quindi ormai arrivati al punto in cui la ciarlataneria e l'ignoranza, in questi casi una ignoranza molto pericolosa - siamo in un periodo storico in cui le coperture vaccinali stanno pericolosamente calando a causa anche di iniziative idiote come questa -  sono ormai diventate di casa in Parlamento, nel luogo cioè che per antonomasia dovrebbe essere deputato alla discussione di iniziative riguardanti l'interesse generale, non il nocumento generale. Ma tant'è.

martedì 11 aprile 2017

L'irrazionalità troppo palese del cristianesimo

Certo, come ho fatto a non pensarci prima? Il successo del cristianesimo in generale, e del cattolicesimo in particolare, ma in fondo di ogni religione, sta tutto nell'enorme mole di irrazionalità di cui è intriso. Un'irrazionalità talmente evidente da non risultare immediatamente e facilmente intelligibile. Un po' come quando si mette sottosopra mezza casa in cerca degli occhiali e poi ci si accorge di averli indosso. Prendete la faccenda della salvezza, ad esempio. Se Dio, ovviamente supponendo che esista come lo intendono i tre monoteismi, avesse davvero voluto salvarci - salvarci da cosa, poi? - che bisogno avrebbe avuto di mettere in campo una sceneggiata macabra e dai tratti grandguignoleschi come quella che sappiamo? Ci salvava a tutti e buonanotte al secchio. Che poi, scusate, non mi risulta che la valenza salvifica della fede nel tipo della croce abbia effetto retroattivo, quindi che ne è stato di tutti quelli che sono vissuti prima di lui e che, giocoforza, non hanno avuto la possibilità di ascoltare la buona novella (stiamo presumibilmente parlando di qualche miliardino di individui)? Un colpo di spugna? Tana libera tutti?
E anche 'sto benedetto Dio, possibile che abbia una tale quantità di tempo e di energie da perdere con noi? No, dico, avete presente cosa siamo nell'universo? Niente. Siamo un piccolo punto che ruota attorno a una stella in un posto (la Via Lattea) che di stelle come il Sole potrebbe contenerne dai duecento ai quattrocento miliardi. Quattrocento miliardi di soli solo nella nostra galassia, quindi, e tutto questo tenendo conto che si calcola esistano cento miliardi di galassie nel solo universo osservabile. Ecco, in tutta questo spazio sconfinato, di cui non riusciamo neppure a calcolare le dimensioni, c'è il nostro essere nulla, che un qualche dio evidentemente con niente di meglio da fare avrebbe così a cuore da essersi inventato tutta la sceneggiata di cui sopra, per salvare gli abitanti del famoso puntino da qualcosa che tra l'altro deve aver per forza inventato lui.
E andiamo, su.

lunedì 10 aprile 2017

Cigni selvatici



Uno dei migliori romanzi autobiografici che abbia mai letto. Il libro narra le vicissitudini dell'autrice, di sua madre e della madre di sua madre, inserite in un arco temporale che va dai primi del 1900 fino circa al 1980. Tre generazioni e quasi un secolo di vita in Cina, partendo dalla fine dell'età imperiale (1910), passando per il periodo nazionalista del Kuomintang e approdando alla svolta comunista, fine anni '30, culminata con la presa del potere di Mao nel 1949. C'è da restare allibiti leggendo la storia dei trent'anni della Cina sotto Mao, perché un conto è sapere a grandi linee cosa sia stato il maoismo, magari tramite qualche reminescenza scolastica, un altro paio di maniche è leggere dettagliatamente come fu attuata questa forma di tirannide che, per ferocia e terrore, credo abbia pochi eguali nella storia dei regimi totalitari.
Lo consiglio assolutamente.

sabato 8 aprile 2017

Tra me e gli inattivi

Gli inattivi sono una categoria nata piuttosto recentemente, credo, e compaiono regolarmente in ogni rilevazione Istat sull'occupazione. Si tratta di quelle persone che oltre a non avere un'occupazione perché non la trovano, non la cercano neppure più, un po' per stanchezza, un po' per rassegnazione, per sfiducia ecc. Tutte le volte che sento nominare gli inattivi penso a come è cambiato il mondo (lavorativo ma non solo) negli ultimi cinque o sei lustri, e non solo riguardo agli inattivi o ai disoccupati in genere, ma anche alle dinamiche di ingresso nel mondo del lavoro, almeno raffrontate alla mia esperienza di lavoratore ormai trentennale. Nell'azienda in cui lavoro, e di cui sono alle dipendenze da ben ventisette anni, entrai per caso come lavoratore stagionale non appena terminato il servizio militare. Feci lì la mia stagione estiva e, verso settembre, mi fu chiesto (ripeto: mi fu chiesto) se avessi intenzione di restare con loro a tempo indeterminato. Accettai, anche perché all'epoca non avevo nient'altro da fare. Me ne sarei poi andato - pensavo - quando avessi trovato qualcos'altro, magari di meglio. Poi si sa come vanno queste cose: uno in un posto ci sta tutto sommato bene, si sa cosa si lascia ma non cosa si trova, insomma alla fine sono passati ventisette anni e sono ancora lì. E non è che all'epoca in cui iniziai fosse difficile trovare lavoro. Con un minimo di capacità di adattamento bastava bussare in qualsiasi posto e difficilmente si trovava una porta chiusa.
Poi penso a oggi: gli eterni pellegrinaggi di porta in porta, i voucher, gli inattivi, i precari, i contratti a chiamata, i contratti a quindici giorni, un mese, un anno quando va bene, senza diritto alle ferie, alle indennità di malattia, a niente, e a tutti quelli che non ottengono neppure questa roba qua. Penso alle mie figlie, che mentre studiano all'università cercano qualsiasi cosa da fare per riuscire a garantirsi quel minimo di indipendenza economica che rappresenta un input notevolissimo al conseguimento di una completa stima di se stessi, e al tempo stesso un embrione della soddisfazione personale tipica di ogni autoaffermazione. Quando racconto a loro come entrai io nel mondo del lavoro mi guardano un po' così, come se stessi raccontando una favola. E forse allora era davvero una favola.

mercoledì 5 aprile 2017

Mao non batteva pari

Sto leggendo in questi giorni Cigni selvatici, una specie di mattone di quasi settecento pagine fattomi avere da mio zio Luigi di Rimini, zio che per l'occasione si è speso in abbondanti dosi di elogi riguardo all'opera in questione. Io, in realtà, all'inizio ero piuttosto titubante, ma mi sono dovuto ricredere, il romanzo (in realtà è più un saggio, ma fa niente) è scritto benissimo ed è veramente interessante. Nel capitolo in cui si parla di Mao Zedong, ad esempio, si dice che il noto dittatore, nel 1956, per realizzare il sogno di trasformare la Cina in una potenza economica, si fece venire il pallino dell'acciaio - lo definì il "maresciallo" dell'industria - e ordinò quindi di raddoppiarne la produzione, che passò da 5,35 milioni di tonnellate nel 1957 a 10,7 nel 1958, e per raggiungere questo risultato almeno un centinaio di milioni di contadini venne forzatamente dirottato dalla terra alle industrie siderurgiche. Nelle piazze di ogni paese vennero poi allestite fornaci in cui la gente doveva portare ogni oggetto d'acciaio che avesse in casa: tutto faceva brodo per raggiungere lo scopo. Quei cento milioni di contadini, però, rappresentavano la forza lavoro che produceva la maggior parte delle risorse alimentari del paese, e si possono facilmente immaginare le conseguenze di una tale scellerata decisione.
Altra mania di Mao era la sua antipatia per i passeri, che gli stavano sulle balle perché convinto che si mangiassero il grano. Ogni famiglia, quindi, aveva l'obbligo di sedersi con una certa frequenza all'aperto sbattendo con vigore qualsiasi oggetto metallico di cui fosse in possesso. Mao credeva così che i passeri, in tal modo spaventati, non avrebbero potuto appollaiarsi sui rami e sarebbero morti di stanchezza. Lo so, pure a me viene da ridere, ma questo è. Comunque sono quasi a metà, ancora circa quattrocento pagine e avrò finito. Poi magari vi racconterò altre chicche.
(L'ho buttata sull'ironico, come avrete notato, ma vi assicuro che nella Cina sotto la dittatura di Mao c'era ben poco da ridere.)

martedì 4 aprile 2017

Ma ci dormono, la notte?

I commenti non servono di fronte a queste cose, di alcun valore aggiunto sono portatori; anzi, commentando si corre il rischio di cadere nella stucchevole retorica sbrodolosa fine a se stessa che già imperversa fin troppo abbondantemente in ogni dove. Però una cosa me la chiedo, pur conscio di correre i rischi menzionati qui sopra: chi fa queste cose, la notte riesce a dormire come se niente fosse? I piloti degli aerei che hanno condotto l'attacco chimico sugli ospedali e in cui sono morti anche dei bambini, quando staccano tornano a casa come se niente fosse? Come un normale impiegato che finito il suo orario di lavoro timbra, torna dalla moglie per cena e magari la sera legge le fiabe ai suoi figli piccoli? Ecco, a 'sta cosa non riesco a trovare risposta.

lunedì 3 aprile 2017

Numeri impressionanti

Quel "numeri impressionanti" strillato da Renzi per il 68% ottenuto alle primarie del Pd, ricorda un po' la sbruffonaggine infantile di quei bambini delle elementari che fanno a gara per stabilire che ce l'abbia più lungo o chi pisci più lontanto - in ultima analisi il livello intellettivo è quello. Un'euforia idiota per aver preso centoquarantunomila e rotti voti tutti in casa, mica fuori, ché fuori ci sono ancora quei venti milioni di italiani che non lo sfangano e che a dicembre gli dettero il benservito, in una delle più clamorose disfatte politiche degli ultimi decenni. Una ottima sintesi della situazione l'ha fatto il sempre ottimo Gilioli, stamattina, quando ha detto che il Renzi 2017 ricorda il D'Alema della seconda metà degli anni '90, "Quello che piaceva moltissimo ai militanti e stava sulle palle a tutti gli altri, fuori."
Preciso.