venerdì 31 marzo 2017

Tranquilli, le foto del Pentagono non serviranno





Tra le foto inedite pubblicate oggi dall'FBI, relative agli attentati dell'undici settembre, ci sono le due che vedete qui sopra. Ma state tranquilli, neppure di fronte a queste i complottisti apriranno gli occhi, e continueranno a credere, poveretti, che il Pentagono sia stato infilzato dal famoso missile. Perché i complottisti sono talmente stupidi e incapaci di interpretare i fatti e gli avvenimenti alla luce dell'intelligenza e del raziocinio, che neppure di fronte a ciò che vedono coi loro occhi si ricredono. Passi per i Mazzucco, i Chiesa e compagnia bella, che meglio di così non possono fare, poveretti, ma spiace che all'epoca a questa bufala abbia abboccato pure il povero Fo. Ma a lui lo perdoniamo, via.

giovedì 30 marzo 2017

Poletti e le mie figlie

Guardavo poco fa Francesca che spediva l'ennesima mail col suo curriculum. Tutti i giorni ne spedisce, e spesso li va a consegnare di persona, a volte sta via pomeriggi interi. Michela, sua sorella, ha trovato così il suo lavoro di cameriera nei weekend: spedendo e consegnando curriculum a destra e a manca. Non stanno lì a menarsela, le mie figlie, si danno da fare, cercano, provano, e intanto studiano all'università. Non hanno conoscenze, non hanno raccomandazioni, non giocano a calcetto con nessuno, caro Poletti, si danno da fare, e quando trovano qualcosa ce la mettono tutta per mantenerlo, solo col loro impegno. E penso che le mie figlie, così come tutti i giovani che s'impegnano e fanno affidamento solo sulle loro forze, meritino ministri migliori di Poletti.

Il plagio della Madia

Boh, non so se la signora Madia si debba dimettere per aver copiato parti della sua tesi di dottorato. Mi sembra che, guardando nel suo insieme l'intero Parlamento e gli elementi che lo popolano, un eventuale plagio sembri quasi una sciocchezza. E non si guardino casi analoghi accaduti in Europa, dove fior di ministri si sono dimessi per casi analoghi (qui e qui) - in Svezia, anni fa, una ministra si dimise perché scoperta a pagare la tata in nero. Non si guardino perché si parla di classi politiche di tutt'altra pasta, come si sa. Noi abbiamo quelli che abbiamo, ormai li conosciamo, e non li conosciamo solo noi, li conoscono bene anche all'estero. Stia lì, signora Madia, e vada tranquilla, quello è il posto più adatto per lei.

martedì 28 marzo 2017

Cretini 2.0

Ci fosse una competizione tipo, che ne so?, I cretini dell'anno, questi due avrebbero buone probabilità di arrivare in alto, e magari pure di vincere. Un premio che comunque andrebbe diviso equamente anche con facebook, dove ovviamente i due diversamente dotati di materia grigia si sono affrettati a pubblicare la loro "impresa". La butto lì: se non ci fossero i social almeno la metà delle stupidaggini (il più delle volte stupidaggini pericolose e tragiche, tra l'altro) che la gente si diverte a mettere in atto, non verrebbe neppure pensata. Ma forse pecco di ottimismo.

lunedì 27 marzo 2017

Non è tanto per i voucher

Non sono tanto i voucher. In fondo chi se ne frega? È che Michela ci è rimasta male, quasi ha pianto quando il titolare della pizzeria le ha detto che non l'avrebbe chiamata più, il venerdì sera e il sabato sera, perché non poteva correre il rischio di pagarla in nero e nello stesso tempo non poteva farle un contratto come si deve. E quindi lei ci è rimasta male, giustamente, perché quel lavoro le piaceva, era vicinissimo a casa, i titolari erano per lei quasi una seconda famiglia, le volevano bene, e lei a loro, e quel lavorino le faceva comodo perché le permetteva di far fronte alle spese universitarie e alle sue di ragazza ventenne. Non è tanto il discorso in sé sui voucher, sul loro abuso e sulla forma di istituzionalizzazione del precariato che rappresentano a interessarmi, è che immagino ci saranno tanti giovani come la mia Michela che si saranno trovati nella stessa situazione. Chi li ha tolti da un giorno all'altro per basse motivazioni di bottega e interessi politici contingenti, non si è reso conto di aver messo nella merda moltissime persone, e quel che è peggio è che a moltissime di queste ha regalato un disagio, un dispiacere, una tristezza.
Bastardi.

La pazienza (che non ho più)

Una volta ne avevo tanta, di pazienza, passavo ore intere sui social a discutere e pure a litigare con antivaccinisti, sciachimisti, cospirazionisti unidicisettembrini, vegani invasati, apologi della destra, omofobi vari assortiti e via dicendo. Da tempo evito di perdere il mio tempo in questo modo, perché è una battaglia persa, e ormai sono entrato in quella fase della vita in cui ci si rende conto che non si ha più tempo da buttare nelle battaglie perse, quella fase in cui, in qualche modo, il "rumore" dello scorrere del tempo si fa più forte, più pressante, un po' come quando ce la si prende comoda perché a un appuntamento mancano parecchie ore e, a furia di prendersela comoda, ci si accorge che manca appena mezzora. Come i vent'anni di una celebre canzone di De Gregori, che sembrano pochi e poi uno si volta a guardarli e non li trova più. Non ho più voglia, adesso ho cose più importanti da fare.

domenica 26 marzo 2017

(...)



Avevo comprato questo libro qualche tempo fa, poi l'avevo "parcheggiato" nella mia libreria. Stamattina mi è capitato sott'occhio mentre ero in cerca di qualcosa con cui riempire la domenica, e l'ho cominciato. Poco fa l'ho terminato. Molto brevemente, si tratta di un libro di divulgazione storica che descrive lo svolgersi della vita di tutti i giorni nella Roma antica, e precisamente nelle tre età fondamentali in cui gli storici hanno suddiviso la sua lunghissima storia: l'età règia, l'età repubblicana e l'età imperiale. Si tratta di un libro agevole, scorrevole, semplice. L'ho praticamente divorato. Uno dei libri più belli e istruttivi che abbia letto quest'anno.

sabato 25 marzo 2017

L'attentatore amava il bodybuilding



Magari tra il commettere un atto di terrorismo ed essere fanatico religioso con la passione per il bodybuilding non c'è alcun legame, probabilmente è così. Però, da un certo punto di vista, mi pare sia possibile intravedere una seppur embrionale forma di correlazione tra i due elementi. Il fanatismo religioso e l'ossessione per la cultura fisica, infatti, viene generalmente naturale - o almeno, a me viene naturale - associarli a una certa povertà culturale e intellettuale, sintetizzata in maniera adeguata dalle due note locuzioni "Tutto muscoli e niente cervello" e "Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli", e non è certo un mistero che, perlomeno da quando il terrorismo è prepotentemente - purtroppo - entrato nella nostra quotidianità, questa forma di povertà è facile terreno di attecchimento dell'ideologia del terrore.
Non si offendano eventuali appassionati di culturismo che passassero di qui, per carità, il mio è solo un ragionamento basato su supposizioni.

giovedì 23 marzo 2017

Non sapevano che avesse intenzione di fare un attentato

L'attentatore di Westminster, attentato rivendicato dall'Isis, era quindi un cittadino britannico, nato nel Kent e già noto alle forze dell'ordine per reati come aggressione, lesioni e simili. Pur essendo noto alle forze dell'ordine, "non era sotto indagine e non c'erano informazioni di intelligence riguardo a sue intenzioni di lanciare un attacco terroristico" (Repubblica, 23.3.2017). Ora, da perfetto profano per quanto riguarda le dinamiche di lavoro di questi summenzionati servizi di intelligence, trovo quanto meno improbabile che si possa stabilire una qualche correlazione tra un'intenzione e la sua decodificazione da parte di chicchessia. Semplificando, non è che se uno ha intenzione di compiere una strage lo va a spifferare in giro o sul web o lascia in giro delle tracce che consentano ad altri di scoprirle. Penso anzi che, nel caso, il potenziale attentatore si adoperi in ogni modo per cercare di evitare di suscitare sospetti sul suo conto. Quindi che senso ha affermare che non c'erano informazioni sulla sua volontà di compiere attentati? È naturale che non c'erano, dal momento che se ci fossero state magari l'attentato si sarebbe potuto sventare. Che poi, scusate, se anche sul tal tizio si avessero informazioni riguardanti una sua possibile intenzione di compiere un attentato, che si farebbe? Lo si incarcererebbe così, giusto per stare dalla parte del sicuro e fregandosene dei diritti sanciti da almeno una decina di convenzioni internazionali? Lo si pedinerebbe ventiquattr'ore al giorno per evitare che lo faccia? E, nel caso, come lo si rimedierebbe il personale per pedinare tutti quelli presenti nelle black list? Semplice: non si può fare. Perché sul tizio di cui sopra si possono avere tutte le informazioni di intelligence del mondo, ma se avesse intenzione di prendere una macchina e mettersi a falciare un po' di gente, non servirebbero a niente, dal momento che lo potrebbe fare in qualsiasi posto e in qualsiasi ora di qualsiasi giorno. La verità è semplice: questo tipo di terrorismo non c'è modo di contrastarlo, purtroppo. Amen.

La badante e le striscioline

Qualche sera fa, prima che venissi colpito dalla strega maledetta, ero da Brusarul, aspettavo che fossero pronte le pizze da portare via. Lì, davanti al bancone del bar, ci sono un paio di tavolini coi giornali sopra, è la zona dove si assiepano quelli che aspettano le pizze da portare via. Nella parete retrostante c'è uno spazio dove sono attaccati con lo scotch gli annunci di chi cerca o offre lavoro, oppure di chi mette in vendita cose che non gli servono più. Avete presente, no? Generalmente si tratta di normali fogli A4 scritti in orizzontale. Nella parte superiore viene inserito l'annuncio col tipo di prestazione lavorativa richiesta o offerta, mentre nella parte bassa vengono ricavate con le forbici tante striscioline verticali pronte per essere strappate e infilate in tasca, e su ognuna di esse viene stampato il numero di cellulare necessario per contattare l'estensore dell'annuncio. Vado un po' a memoria - magari la prossima volta che ci torno ci guardo meglio - ma mi pare di ricordare, tra gli annunci, quello di uno che vendeva un camper, quello di un altro che si offriva per piccoli lavoretti a domicilio (imbianchino, idraulico ecc.), quello di un altro ancora che vendeva una motocicletta, e poi c'era quello di una tipa che cercava lavoro come badante. Nell'annuncio del tipo che vendeva il camper - vado sempre a memoria - mi pare di ricordare che fosse stata strappata una sola strisciolina, tre in quello tramite cui si offrivano lavori a domicilio, nessuna strisciolina strappata in quello del tipo che voleva piazzare la motocicletta. Nell'annuncio messo su dall'aspirante badante, invece, erano stati strappate tutte le striscioline tranne una. Non le ho contate, ma così, a memoria, credo che siano state in tutto una ventina, di cui quindi diciannove strappate e una ancora attaccata - immagino che se fossi tornato la sera dopo a prendere altre pizze, non ci sarebbe stata più nemmeno quella.
Ora, non è che questa cosa significhi granché o che io abbia la pretesa di ergerla a incontrovertibile e inequivocabile prova della direzione in cui si sta incanalando la nostra società, ma magari può essere uno dei tantissimi riscontri di quanto ogni istituto di statistica ci sta documentando ormai da anni un giorno sì e l'altro pure.

mercoledì 22 marzo 2017

Menti semplici

Sicuramente noi menti semplici non saremo mai in grado di capire le reali, sottili e difficilmente intelligibili ragioni che hanno fatto da input alla sciocchezza di proibire, a chi si imbarchi da determinati paesi, di portare addosso qualunque aggeggio elettronico che sia un pelo più grande di un cellulare e di relegarlo nella stiva del velivolo. Saremo difficilmente in grado di farlo perché è palese che qualunque organizzazione terroristica è in grado di aggirare questa farsa di divieto con facilità, ad esempio facendo decollare un eventuale suo affiliato-kamikaze dall'aeroporto di un paese vicino in cui non viga il divieto; oppure inserendo comunque un ordigno esplosivo in un tablet o pc di quelli destinati alla stiva e comandato con un timer o con un innesco inserito beffardamente nel cellulare che è permesso portare a bordo - dal punto di vista degli effetti è palese che un ordigno che esploda su un aereo provochi gli stessi effetti sia che si trovi nella stiva o nel reparto passeggeri. E si potrebbe continuare - ognuno può trovare con facilità modi di aggirare questa scemenza pure senza essere in possesso di una intelligenza come quella di Gasparri. Quindi, come dicevo, è impossibile che il fine vero di tutta la commedia sia quello dichiarato, ci dev'essere qualcos'altro sotto, ma a noi, menti semplici, temo che la possibilità di capirlo sia irrimediabilmente preclusa.

(...)



(Dalla novella Il corpo, Stephen King.)

martedì 21 marzo 2017

Centri di intrattenimento

I nuovi lager in via di allestimento sulle coste libiche, che presto andranno ad affiancare quelli già esistenti, li hanno battezzati Centri di intrattenimento, nomignolo che riporta alla memoria le sale in cui si balla e si fa bisboccia di certi centri per anziani, in un patetico tentativo, peraltro storicamente neppure nuovo, di edulcorare la brutalità e l'orrore tramite l'utilizzo di un linguaggio più morbido e conciliante. Il tutto, naturalmente, in combutta col governo del tranquillo e affabile Gentiloni, che magari è pure uno di quelli che inveiva contro il muro di mattoni di Trump ma che nello stesso tempo finge di ignorare che i muri non si costruiscono solo coi mattoni, ma anche con certi accordi tra governi.

lunedì 20 marzo 2017

Riflessioni sul colpo della strega

Credo che il presente post sia il primo, dei quasi settemila presenti in questo blog, vergato da un cellulare in una posizione eufemisticamente scomoda - steso sul letto, prono, appoggiato sugli avambracci. Anzi, non è che credo, sono sicuro, perché se avessi provato altre volte un male così, lo ricorderei. Per la serie cose che racconto ai miei trentadue lettori senza che a loro possa fregare di meno, infatti, metto tutti al corrente del fatto che da sabato pomeriggio sono bloccato a letto vittima di quella diabolica patologia che viene comunemente indicata con colpo della strega - dal punto di vista medico è una contrattura dei muscoli della zona lombo-sacrale, ma se andassi da chicchessia a raccontare di essere stato vittima di una contrattura dei muscoli della zona lombo-sacrale, potrei anche essere visto come uno in preda a deliri e farneticazioni. Tutto è cominciato sabato pomeriggio mentre, piegato, stavo sistemando posate e stoviglie nella lavastoviglie. Ero appunto piegato e... sono rimasto piegato, semplicemente e drammaticamente, e ogni tentativo di rialzarmi dava il la a poderosi sciami di fitte dolorosissime. Lentamente, sono poi riuscito in qualche modo, con l'aiuto di Chiara, ad arrivare al letto, letto su cui appunto staziono ininterrottamente da quel maledetto sabato pomeriggio.
Il colpo della strega presenta alcuni indubbi lati positivi. Uno, ad esempio, è quello di ritrovarsi da un momento all'altro con una gran quantità di tempo libero, che nel mio caso per la maggior parte occupo leggendo libri - non avreste mai indovinato, eh? - oppure immergendomi in profonde riflessioni intime finalizzate a cercare di fare luce su alcune delle fondamentali questioni che l'uomo si pone da quando ha messo piede sul globo terracqueo, del tipo chi siamo? Dove andiamo? Insomma, quella roba lì. Avete capito, no? Il senso della vita, della morte, del dolore e via discorrendo. Tra l'altro, la domanda sul senso del dolore in questo frangente la trovo particolarmente pregnante, come immaginerete. Accanto a questi pochi lati positivi, però, ce ne sono almeno altrettanti negativi. Su tutti spicca un male boia, per usare un'aulica perifrasi. Chi non ha mai avuto a che fare col colpo della strega si immagini un mal di schiena molto forte e lo moltiplichi per dieci. Fatto? Ecco. C'è poi il problema dell'immobilità forzata nel letto, e di lì non si scappa perché qualsiasi posizione che si tenti di assumere all'infuori di quella, compresa il semplice sedersi sul letto, produce la poderosa serie di dolorosissime fitte di cui sopra. A questo si aggiunge il problema della necessità di assistenza continua necessaria per svolgere le operazioni più banali, dal mangiare al lavarsi i denti e tutto il resto. Fortunatamente, con moglie e due figlie in casa, l'assistenza è bene o male assicurata, ma si tratta comunque di disagi a cui non si è abituati e con cui bisogna fare i conti.
Tra le tante riflessioni esistenziali di cui sopra, su una ho indulto con particolare enfasi. Mettendo bene in rilievo le dovute e indispensabili differenze, il mio pensiero andava a tutte quelle persone che per i più vari motivi sono costrette a letto senza alcuna speranza di potersi un giorno rialzare. Per dire, io sono bloccato a letto da due giorni e già non ne posso più; Dj Fabo, solo per fare un esempio tra i tanti, di cui molto si è parlato nelle settimane scorse, è rimasto un anno e mezzo a letto, in una condizione di tetraplegia e completa cecità. Io almeno posso leggere, scrivere, vedere il cielo dalla finestra, se mi stanco di stare prono posso mettermi supino e viceversa, lui non poteva fare niente di tutto ciò: un anno e mezzo bloccato come una mummia in un letto, e quando ha implorato di poter porre fine a ciò che non considerava più vita, si è trovato di fronte a un milione di difficoltà e a una pletora di stronzi farabutti in giacca, cravatta, e soprattutto tonaca, che hanno strillato come ossessi in difesa di una ridicola e anacronistica sacralità della vita e di un grottesco antropocentrismo di matrice tipicamente cattolica (l'antropocentrismo è in generale un elemento fondante di ogni monoteismo, ma si sublima in particolare nel cattolicesimo). E quindi il poveretto è dovuto andare in Svizzera, come fanno tutti quelli che ne hanno la possibilità, mentre quelli che non ce l'hanno sono costretti a restare prigionieri qui, in balìa di uno Stato e di un sistema legislativo e sociale ideato, pensato e costruito coi mattoni del cinismo, degli interessi particolari invece che generali, e sull'inciviltà, quell'inciviltà che vede un Parlamento iper affollato quando si deve votare il salvataggio di un Minzolini qualsiasi, deserto quando si deve discutere di testamento biologico. Vabbe', lasciamo stare.
Butto un occhio alla finestra e vedo che il giorno già volge al declino, e mentre fisso il cursore che lampeggia penso al percorso che ho fatto per arrivare dal colpo della strega a Minzolini. Ah sì, ricordo. A questo punto dovrei rileggere il post per controllare che non abbia fatto errori, che le concordanze siano corrette, ma non ne ho voglia, già è abbastanza problematico scrivere col cellulare, e poi non ho più tempo, devo cambiare posizione, la schiena lo esige.

L'operaio Saramago

Leggo nel libro Il matematico impertinente, di Piergiorgio Odifreddi, che José Saramago non ha mai frequentato una facoltà universitaria di letteratura, ma un semplice istituto tecnico secondario che neppure ha terminato per mancanza di possibilità economiche, dopodiché ha fatto per alcuni anni l'operaio (tornitore meccanico). Il primo scrittore portoghese, di cui ho letto numerosi romanzi, a vincere nel 1998 il Nobel per la letteratura è stato quindi in gioventù un semplice tornitore.
Che ci volete fare? A me 'ste cose sorprendono sempre.

domenica 19 marzo 2017

Vite vuote

Non condivido l'indignazione nei confronti di chi si reca in un aeroporto e comincia a strillare di essere disposto a sacrificare la propria vita per Allah. Ritengo in questi casi molto più appropriata una sana compassione, da non intendersi nel significato principale che del termine si trova nei dizionari, cioè di partecipazione alle altrui sofferenze, ma nel senso di dispiacere nel constatare che una persona può sentire la propria vita talmente vuota e priva di significato da trovare come unico sollievo alla sua condizione quello di rinunciare ad essa in nome di qualcosa di inesistente e risibile. Insomma, non c'è da indignarsi, c'è più da dispiacersi.

venerdì 17 marzo 2017

L'animale più stupido

Quasi una quarantina d'anni fa Franco Battiato diceva che "l'uomo è l'animale più domestico e più stupido che c'è." Non so se già all'epoca avesse sentore di quanto sarebbe successo quarant'anni dopo, e cioè che sarebbe tornato il morbillo perché la stupidità dell'uomo l'aveva convinto a smettere di vaccinarsi, fatto sta che in ogni caso non si era sbagliato.

giovedì 16 marzo 2017

Minzolini

Anni fa sulla vicenda odierna del Minzolini avrei vergato uno di quei post che lèvati, di quelli proprio cattivi, infarciti di indignazione all'ennesima potenza. Oggi di 'sta roba qua non mi frega più niente, la vedo scorrere nei siti e passo oltre. Sarà che più l'età avanza e più scopro di essere attratto da altro, anche perché probabilmente capisco che indignarsi per queste cose non ha più senso, se mai ne abbia avuto, è una perdita di tempo. Preferisco ad esempio andare a fare una passeggiata qua dietro a casa mia, su al palazzo Marcosanti, sulle mie colline, e magari camminare rimuginando sul libro che sto leggendo in questi giorni, quello che analizza la produzione letteraria di Guccini, oppure indulgere a qualche ricordo di cose passate. Tra l'altro, adesso che mi viene in mente, nelle pagine che leggevo ieri del libro su Guccini, il cantautore di Pàvana spiegava il suo ritiro dal mondo della musica, nel 2014, dopo l'uscita dell'album L'ultima thùle, dicendo che ormai in decenni di carriera e dopo una produzione musicale tra le più prolifiche del panorama d'autore italiano, quello che doveva dire l'aveva detto, e prendere la chitarra e mettersi a comporre non lo attirava più, non ne aveva più voglia ed era venuto meno ogni stimolo e ogni velleità compositiva. Sentiva insomma che era venuto il momento di cambiare e di dedicarsi ad altro.
Un po' mi sono riconosciuto in questo stato d'animo. Anche io suono sempre meno, preferisco leggere e scrivere, e devo dire che un filo di preoccupazione questa cosa me la dà, perché Guccini ha passato i settanta, mentre io sono del '70, e c'è una bella differenza; insomma, a volte ho come la sensazione di essermi avviato verso una sorta di senilità precoce. Ma poi penso: chi se ne frega? Campiamo una volta sola, e se, potendo, non facciamo ciò che più amiamo fare, cosa campiamo a fare? Quindi, ne approfitto per avvisare i miei trentadue lettori: se venite qua per leggere post indignati sul Minzolini di turno, forse è meglio se cambiate blog o andate sul Fatto, qua troverete più che altro inutili riflessioni mie su qualche libro, sulla vita, sulla morte e su altre sciocchezze.

mercoledì 15 marzo 2017

Voucher

Quando Renzi, che sarà pure un imbonitore alla Wanna Marchi ma che stupido non è e del referendum sui voucher fiuta tutto il pericolo, dice che "i voucher non sono stati una mia invezione, non c'entrano niente col Jobs Act" (Repubblica, 15.3.2017), dice una cosa vera. I voucher, infatti, hanno visto la luce nove anni fa per mano del centrosinistra di allora, poi Berlusconi ne ha allargato l'utilizzo e Monti ha dato loro altro impulso e altra linfa. Quello che però la Wanna Marchi di Rignano dimentica di dire è che il suo governo ne ha innalzato il tetto da 5000 a 7000 euro, favorendone ulteriormente l'espansione. Non mi pare cosa di poco conto. Senza contare, poi, che il fatto di scaricarne la responsabilità su altri potrebbe anche essere letto come una implicita ammissione che si tratta effettivamente di una schifezza.

martedì 14 marzo 2017

Non è quella sinistra là

Mi veniva in mente, poco fa, mentre leggevo un libro sulla poetica e la produzione letteraria di Francesco Guccini, che Guccini è uno dei cantautori che ho cominciato ad ascoltare da ragazzo; quattordici anni, quindici, insomma quel periodo lì, e ho cominciato ad ascoltarlo perché, ancora oggi ringrazio il cielo, avevo una compagnia di amici che ascoltava quel tipo di musica, la musica d'autore, i gruppi progressive, roba tosta, insomma: Guccini, Kuzminac, Dalla, De André, De Gregori, Vecchioni, Graziani, Nomadi, PFM, e poi Jackson Browne, Pink Floyd, Mike Oldfield, Eagles... E molti appartenenti a questa mia compagnia giovanile, nata nel giro della parrocchia, suonavano; oddio, forse suonavano è un po' troppo, diciamo che comunque avevano una qualche dimestichezza con qualche strumento musicale. Di quella compagnia lì sono rimasto in contatto con un paio di persone, non di più, gli altri li ho persi nelle tante biforcazioni di cui è costellato il viaggio della vita. 
Qualcuno l'ho poi ritrovato su facebook, quando ancora ci bazzicavo, e forse sarebbe stato meglio non ritrovarlo, avrei evitato di assaporare quel gusto dolce e amaro di cui sono permeate certe seppur embrionali forme di delusione. Niente di che, intendiamoci, ma non si può passare la giovinezza tra feste dell'Unità, Guccini, Modena City Ramblers, CCCP, Radio City, impegno e volontariato politico all'insegna della sinistra e ritrovarsi oggi renziani rampanti. E no, dài. Nella nostra compagnia alcuni giravano col fedaìn di Arafat, coi basettoni e la banana all'insegna di un anticonformismo che forse all'epoca non sapevamo neppure cosa fosse, la musica di sottofondo era il rockabilly, lo ska, oltre naturalmente a Guccini e al cantautorato vario di sinistra. E adesso, belli e laureati, con posizioni sociali di tutto rispetto, eccoli là, a sbrodolare alla corte del renzismo. Ma figlioli, Renzi non c'entra niente con la sinistra, col concetto di sinistra, con Guccini, di sicuro non c'entra niente col concetto di sinistra con cui siamo venuti in contatto quand'eravamo giovani. Io ci credevo, all'epoca (povero illuso che ero), è per quello che, oggi, politicamente mi ritrovo apolide, privo di rappresentanza, perché quell'idea di sinistra che avevamo allora oggi non c'è più, e forse già allora cominciavano a vedersi le prime crepe, probabilmente nate dai contraccolpi del famoso Compromesso storico.
E poi niente, probabilmente sono tutte paranoie mie totalmente prive di fondamento, può essere, ma Renzi con la sinistra, quella sinistra là, non c'entra un cazzo, dite quello che volete. Mi spiace solo che 'sta cosa non l'abbiate capita. O forse l'avete capita benissimo, va' a capire...

lunedì 13 marzo 2017

Scazzi

E niente, capitano quei giorni in cui torno a casa dal lavoro che sono scazzato. Scazzato non è un aggettivo molto elegante, concesso, credo non sia contemplato neppure sul dizionario, ma penso sia l'unico che renda bene l'idea di certe giornate, quelle in cui più di altre mi assale il dubbio se io lavori per vivere o viva per lavorare. Perché c'è da fare un sacco, il personale è quello che è, e allora si fanno ore in più, si fanno straordinari, si rimane perché bene o male, alla fine, il bilico per Modena va caricato e un mulettista serve. Poi però, superato un certro limite, basta, altrimenti la seconda opzione che ho tirato in ballo qui sopra diventa realtà. E io non ho ammazzato nessuno, non ho sul groppone condanne da scontare, e pure io, come tutti, ho una vita fuori del magazzino. E allora basta, passato quel limite lascio lì e vengo a casa, che s'arrangino, eh, il bilico per Modena lo caricherà qualcun altro.

domenica 12 marzo 2017

Il tradimento fedele



Ho preso in prestito questo libro dalla biblioteca non perché m'interessi la faccenda teologica relativa al personaggio che da sempre crea più inquietudini al pensiero cristiano, Giuda appunto, ma perché incuriosito dal nome dell'autore di questo breve saggio teologico: Gustavo Zagrebelsky, quel Zagrebelsky che io ho sempre conosciuto come uno dei più celebri costituzionalisti italiani e non immaginavo certo che si cimentasse pure con la teologia. E mi ha piacevolmente sorpreso, terminata la lettura, constatare il livello di cognizione di causa e competenza teologica con cui nel libro esamina e commenta alcuni passi della sterminata letteratura prodotta sul traditore per antonomasia: Giuda Iscariota, appunto.
Intendiamoci, non è che Zagrebelsky fornisca chiavi di lettura rivoluzionarie sulla vicenda relativa al mistero di chi è stato scelto per dare compimento alle scritture - sostanzialmente si limita ad abbracciare le posizioni teologiche che identificano come mistero il connubio tra mancanza di libertà e conseguente impossibilità di addebito di responsabilità all'apostolo traditore. Ma queste sono faccende nelle quali non m'inoltro. Mi limito solo ad osservare come Zagrebelsky non se la cavi affatto male in questo campo.

sabato 11 marzo 2017

Un ragazzo sveglio

Le ultime cento pagine le ho letteralmente divorate, perché Stephen King, checché se ne dica, sa scrivere e la sua scrittura ipnotizza. Un ragazzo sveglio è un racconto lungo inserito nella celeberrima raccolta Stagioni diverse, pubblicata qui in Italia molti anni fa. Ricordo che la lessi per la prima volta quand'ero ragazzo, poi qualche giorno fa, mentre scartabellavo nella mia libreria, di là nella sala, mi è ricapitato casualmente in mano il libro e ho ricominciato a leggerlo, e mi sono reso conto che rileggere un libro dopo vent'anni è come leggere un altro libro; spuntano dettagli che si erano persi o tralasciati, fatti e situazioni vengono letti sotto una luce diversa e con una diversa disposizione d'animo, cose così, insomma.
Leggo che nel '98 da questa novella hanno tratto un film. Non lo guarderò, perché ormai ho capito che, tranne in rarissime e lodevoli eccezioni, i film rovinano sempre tutto. Oltre infatti a stravolgere l'immagine dei personaggi che il lettore crea da sé nella sua mente dalle pagine che legge, spesso ne modificano la trama fino a renderla irriconoscibile dall'originale. Io voglio restare con i personaggi che mi sono idealmente creato e con la trama che ho trovato nel racconto e che ho fatto mia.

Come niente fosse

Evidentemente, quattro mesi lui pensa siano un lasso di tempo più che sufficiente a far dimenticare la promessa fatta in ogni dove nei mesi che precedevano il referendum, e cioè quella di togliersi dalle scatole. Cioè, non solo dimissioni da segretario del Pd e da Presidente del consiglio, ma la cessazione tout court di ogni velleità politica. Lo diceva lui, non ce lo siamo sognato noi, sbandierando come atto di dignità questa promessa, dignità che, naturalmente, ce ne ha dato ampia prova in due anni, manco sa dove stia di casa. E invece niente, è tornato alla carica come se niente fosse, come se quella marea di venti milioni di No sotto cui è stato sepolto fossero solo un inconveniente di poco conto, trascurabile, un insignificante dettaglio. Un ritorno tra l'altro scandito dallo stesso tenore mediatico di salvatore della patria, dalla stessa arrogante protervia (ha solo utilizzato più "noi" e meno "io": poca roba) che hanno sempre caratterizzato l'ipertrofismo del suo io. 
Dite la verità: avevate creduto che ce lo saremmo tolti dalle appendici pendule dopo il quattro dicembre scorso, eh? Avevate avuto un minimo dubbio che la parola dignità sulla sua bocca avesse un qualche barlume di significato, vero? Spiacente. Non per vanteria, ma chi scrive aveva capito (e scritto) fin da subito che non ce lo saremmo tolti di torno così facilmente.

giovedì 9 marzo 2017

Miracolata

Niente da fare, non c'è sciagura in Italia che non venga interpretata alla luce dell'ormai patetico pseudomisticismo miracolatorio. Succede sempre, che si tratti di terremoti, di inondazioni, di incidenti, quello che volete. Almeno i giornali smettessero di riportare 'ste scemenze. E invece no, il patetico pseudomisticismo miracolatorio piace e trova sempre vaste platee di poveri di spirito a dargli credito. Così Repubblica riporta la testimonianza della signora che si è fermata in tempo a cento metri dal crollo, e che si dice miracolata, miracolo secondo lei dovuto al fatto che il crollo si è verificato in territorio di Loreto, località nota per i pellegrinaggi a una certa Madonna di cui non ricordo più il nome. Ovviamente alla povera signora non viene la pulsione di chiedersi, se di miracolo si tratta, il motivo per cui lei sì e la povera coppia di coniugi cento metri avanti lei no, come mai quelli siano rimasti sotto. 
Niente, non ce la possiamo fare.

mercoledì 8 marzo 2017

Il cretino e George Michael



"Dato che è stato confermato che è morto per cause naturali, in particolare per una cardiomiopatia dilatativa con miocardite e steatosi epatica, l’indagine in merito è stata interrotta e non c’è bisogno di un’ulteriore inchiesta. Non ci saranno nuovi aggiornamenti e la famiglia chiede ai media e al pubblico il rispetto della propria privacy."

(via Il Post.)

(...)

lunedì 6 marzo 2017

Il Gentiloni tranquillo

Gentiloni è di quei Presidenti del consiglio che stanno lì, governano, fanno, e non rompono i coglioni a nessuno con tremila tweet al giorno e carriolate di Italie che cambiano verso, che ripartono, volte buone e scemenze varie assortite. Certo, la politica che tira avanti è improntata grosso modo al prosieguo di quanto seminato da quel pericolosissimo chiacchierone che l'ha preceduto, ma almeno Gentiloni - gliene va dato merito - se ne sta buono in disparte e fa quello che dovrebbe fare ogni capo di governo: governare senza invadere mediaticamente ogni canale comunicativo del globo terracqueo.
Poi, certo, qualche eccezione all'andazzo può sempre capitare, e magari te lo ritrovi una domenica pomeriggio da Pippo Baudo a Domenica In. Qui ci sarebbe da aprire una parentesi, giusto per dire che chi scrive ricorda Pippo Baudo che presentava Domenica In già ai tempi del passaggio tra le elementari e le medie, grosso modo. Oggi è ancora lì, lo stesso Baudo e la stessa Domenica In di trent'anni e più fa. Non siamo mai stati il paese dei rinnovamenti, diciamolo tranquillamente.
Comunque, lì dal l'ottuagenario dinosauro televisivo c'era appunto il tranquillo e discreto Gentiloni, il quale, dopo varie e inevitabili marchette all'operato governativo, ha detto che il governo andrà avanti, salvo mancanze di fiducia in Parlamento, fino alla scadenza naturale della legislatura del 2018. Non ha naturalmente invitato Renzi a stare sereno, lo stesso Renzi che scalpita e strepita perché vorrebbe andare al voto domani, ma glielo ha fatto capire. Qualcosa tipo sta' buono lì e non t'agitare, ché il tuo tempo l'hai avuto. E niente, Gentiloni è di quei presidenti un po' così, buoni e tranquilli ma con in testa le idee ben chiare, e chi vuol intendere intenda.

domenica 5 marzo 2017

E anche il quarto è andato

Il quarto è ovviamente Harry Potter e il calice di fuoco, che fa parte della saga letteraria della Rowling che ho preso l'impegno con le mie figlie di leggere per intero qualche tempo fa. Impegno che sto onorando, naturalmente. Lo schema narrativo è più o meno sempre quello: ogni libro è la narrazione delle avventure del maghetto durante lo svolgersi di un anno scolastico a Hogwarts, la scuola di magia più famosa d'Inghilterra. (Il sostantivo maghetto mi riporta alla memoria una parte interna della gallina di cui mi parlava mia nonna Tina quand'ero piccolo. Lei la conciava, dopo averle tirato il collo - oh, su, non facciamo gli schizzinosi, eh, chi ha passato le estati dell'infanzia nelle case di campagna di certi nonni sa benissimo che era usanza tirare il collo alle galline per farci il brodo. Lei la conciava, dicevo, e mentre lo faceva mi nominava i vari organi interni di cui è composta, e il dialettale maghetto era appunto uno di quelli, anche se non saprei bene dire a cosa corrispondesse, non lo ricordo più.) 
Comunque, tornando al maghetto letterario, c'è da dire che anche il quarto libro si situa in quel particolare limbo in cui sgomitano due pulsioni contrapposte, e cioè quella di mollare perché la narrativa fantasy dopo un po' mi stufa e quella di proseguire perché tutto sommato le storie sono anche avvincenti. Finora sono sempre andato avanti, più difficile è pronosticare il mantenimento dell'impegno preso di leggere tutti e sette i libri della saga, anche perché trovo particolarmente irritante la decisione del traduttore di usare l'indicativo per le interrogative indirette. Comunque, vi farò sapere.

sabato 4 marzo 2017

Pena doppia

Che poi, qual è il significato della frase in cui Renzi dice che se suo padre risultasse colpevole dovrebbe avere pena doppia? (3.3.2017) Come va letta? Semplice, non ha alcun significato, e comunque indubitabilmente non ne ha sul piano del diritto. E su quale piano, allora? Sicuramente su quello della cialtroneria e della sciatteria politica e umana di quel concentrato di arroganza e ipertrofismo dell'io che fino a poco tempo fa era a capo del governo. Quale persona con un minimo di buon senso augurerebbe a un congiunto coinvolto in grane giudiziarie un raddoppio di pena in caso di accertata colpevolezza? Ricorda un po' certi auspici di pene esemplari che certi squallidi personaggi politici, razzisti e xenofobi, inviavano all'indirizzo di chi, ovviamente straniero, si macchiava di qualche crimine particolarmente odioso. E infatti, alla fine, la pasta è quella lì.

giovedì 2 marzo 2017

Medjugorje e il vescovo negazionista

Quello che a ogni persona dotata di normale raziocinio e connessioni sinaptiche funzionanti era già noto da sempre, e cioè che le supposte apparizioni della Madonna a Medjugorje sono tutte bufale, con buona pace del povero Brosio e di Socci, è stato l'altro ieri messo nero su bianco dal vescovo di Mostar, nella cui giurisdizione diocesana rientra la nota località bosniaca mèta dei famosi pellegrinaggi. L'apparentemente insignificante dettaglio che la pubblicazione della lettera da parte del prelato sia avvenuta pochi giorni prima dell'invio, da parte del papa, di un suo messo con lo scopo di "acquisire più approfondite conoscenze sulla situazione pastorale di quella realtà", può apparire ai più un dettaglio trascurabile e del tutto privo di significato. Ma non è così. Questo a prima vista insignificante screzio, se così lo vogliamo chiamare, tra il vescovo di Mostar e il Vaticano, si inserisce infatti in una sorta di guerra fredda, a tratti neppure tanto fredda, tra la chiesa di Roma e l'Ordine francescano, a cui fa capo tutta la cricca pastorale di Medjugorje, che affonda le sue radici nei secoli, e precisamente a partire dagli ultimi decenni del XIV secolo, quando a Gregorio XI, ultimo dei papi che terrà sede ad Avignone, viene la brillante idea di dare all’Ordine francescano un ruolo di peso nella regione di Mostar in Erzegovina. Ecco, la storia parte da lì, ma non sto a riportarla qui, chi sia interessato a conoscerla nei dettagli può leggere questo ottimo articolo scritto un paio d'anni fa da Malvino. Tutto questo per dire che niente succede mai per caso, ogni avvenimento ha sempre uno o più antefatti, e conoscere la storia è sempre il modo migliore per leggere e inquadrare al meglio molti degli avvenimenti di oggi.

mercoledì 1 marzo 2017

Tempo

Devo accettare un fatto, anche se è difficile: non ho il tempo materiale di fare tutto ciò che vorrei fare. Lo so, direte voi, ho scoperto l'acqua calda, ma 'sta cosa a me non va giù. Dovrei smettere di lavorare, e allora avrei tempo per suonare il pianoforte, la chitarra, leggere più libri, scrivere di più, mettermi sul divano e inserire un cd nell'impianto stereo da ascoltare con calma, magari osservando dalla finestra il giorno che diventa sera. Purtroppo non posso smettere di lavorare, perché qua non si appartiene alla categoria di quelli nati con la camicia che possono permettersi il lusso di cazzeggiare tutto il giorno. E allora avanti così. Cerco di stabilire delle priorità da inserire nel poco tempo libero a disposizione e faccio quel che posso, in attesa, che ne so?, magari di un impossibile sei al Superenalotto che mi consenta di smettere di lavorare. Sei che naturalmente non verrà mai, dal momento che non gioco.