martedì 28 febbraio 2017

Sacralità (di cosa?)

Alla fine, il nocciolo di tutta la questione è la mancata libertà di scegliere come e quando morire. Tutto qua. Tutto il resto è inutile chiacchiericcio e ozioso blaterare. Se io decido in piena coscienza che quella che sto vivendo non è più vita, perché mi deve venire impedito di porre fine alle mie sofferenze in modo dignitoso? Dice che la vita è sacra. Ma chi lo dice? La vita è quella cosa che ha fatto di Adinolfi ciò che è, giusto per fare un esempio, e già questo è sufficiente per smontare seduta stante l'assunto di una qualsiasi forma di sacralità di cui sarebbe rivestita la suddetta vita. Porto nocumento a qualcuno se prendo una decisione che riguarda esclusivamente me stesso? No. Quindi di cosa stiamo parlando? Di cosa stiamo discutendo?

6 commenti:

Alberto ha detto...

A proposito di Adinolfi QUI.

Francesco ha detto...

Adesso poi che FB l'ha bloccato vedrai il vittimismo, e comunque ormai lo conosciamo..

Andrea Sacchini ha detto...

Adinolfi, e in generale i cattotalebani, sono Liberissimi di fare ciò che vogliono, nessuno glielo impedisce. Quello che irrita è l'eterno pontificare sulle scelte di altri, e, ancora più grave, l'adoperarsi perché non sia garantito a tutti il diritto di scegliere.

Anonimo ha detto...

In Italia è vietato vivere e pure morire. Stavo sentendo ieri in tv che vorrebbero vietare le persone ad andare in quegli stati che praticano la morte assistita. Sarei curioso di sapere in che modo si può vietare a qualcuno di andare all'estero.
però del resto in Italia comanda quella congrega di affaristi e pedofili che è la Chiesa, per cui tutto è possibile.

Adal

Giulia Maria d'Ambrosio ha detto...

La mancata libertà di scegliere come e quando morire. Quando ti mandano in guerra o a Taranto, però, tutte 'ste domande mica se le fanno.

Andrea Sacchini ha detto...

Tra l'altro, i cattolici si fanno spesso portavoce di paradossi di un certo rilievo. Siete mai stati a un funerale in chiesa? Se sì, vi sarete accorti che spessissimo, durante la funzione, il celebrante ringrazia Dio per aver chiamato a sé il poveretto steso nella bara, chiamata che permette così che il poeveretto ponga fine a tutte le tribolazioni terrene. Poi, però, se il poveretto è ancora in vita (vita, vabbe'...) e vuole smettere autonomamente di soffrire e di avere a che fare con le suddette tribolazioni terrene, ah no, non si può. Certo, dal loro punto di vista la faccenda non fa una piega (decide Dio quando è ora di passare di là, non l'uomo), ma 'sta cosa puzza di ipocrisia lontano un chilometro.