venerdì 6 gennaio 2017

Le foto di quei bambini non servono

Quando tutti ripubblicavano sui social la foto del piccolo Alan Kurdi, il bimbo siriano annegato durante la traversata dalla Turchia alla Grecia, organizzata dalla famiglia per sfuggire alla guerra civile siriana e all'Isis, io non lo facevo, e anzi ricordo di aver amichevolmente rimbrottato qualcuno di quelli che la ripubblicavano dicendo che non serviva a niente farlo, in primo luogo perché si rischiava di cadere in quella che da qualche tempo viene denominata "pornografia del dolore", e in secondo luogo forte della convinzione che si trattava di un gesto totalmente inutile. Convinzione confortata poi dai fatti, dal momento che i bambini che annegavano in mare prima che si pubblicasse quella foto sono continuati, purtroppo, a morire anche dopo. Per il medesimo motivo mi sono quindi rifiutato di ripubblicare anche l'immagine del piccolo Mohammed Shohayet, il profugo birmano di 16 mesi annegato con mamma e fratellino nel tentativo di attraversare il fiume Naf per fuggire in Bangladesh dall’Arakan birmano.
C'è chi pensa che la ripubblicazione di queste immagini strazianti costituisca una forma di lotta all'indifferenza nei confronti delle tragedie legate al fenomeno delle migrazioni. A mio avviso non è così. Per come la vedo io, serve solo a innescare inutili e sterili dibattiti in rete, che regolarmente costituiscono l'input da cui partire per poi buttarsi in altrettanto sterili discussioni politiche tra buonisti e razzisti. Null'altro.

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