sabato 21 gennaio 2017

Charlie Hebdo e Rigopiano

In tutta sincerità, io non riesco a vedere nella vignetta di Charlie Hebdo riferita alla tragedia dell'albergo Rigopiano la presunta carica di oltraggio alle vittime che ha dato la stura all'ondata di indignazione generale che invade in queste ore il web, né tanto meno riesco a vederci gravi forme di irrisione della tragedia o delle persone in essa decedute, in ogni caso niente che arrivi a giustificare certi commenti dei soliti leoni da tastiera, i tenori di alcuni dei quali li pongono eventualmente su un piano morale ben più basso rispetto a ciò che è oggetto dei loro strali. Guardando la vignetta, in cui si vede semplicemente la nera signora con la falce scendere sorridente su un paio di sci, vedo semmai una forma di irrisione nei confronti della morte in generale; è la morte stessa, infatti, che in quell'immagine si fa caricatura, non le vittime della tragedia. Poi, certo, il riferimento alla tragedia dell'albergo Rigopiano è evidente, ed è dato sia dalla tempistica della pubblicazione che da alcuni particolari contenuti nell'immagine stessa. Penso però che in questo caso la tragedia rappresenti più una forma di spunto per irridere la morte che non l'oggetto ultimo dell'irrisione, e ciò mi porta a pensare che il grosso dell'indignazione collettiva sia originato più che altro da una non corretta interpretazione della vignetta, unita all'irrefrenabile impulso, tipico di ogni indignazione di massa, di salire sul treno in corsa.
Intendiamoci, è innegabile che quell'immagine possa dare fastidio, possa apparire gravemente fuori luogo, inopportuna, specie da un punto di vista della tempistica, dal momento che si stanno ancora tirando fuori le persone dalle macerie, ma la satira da che mondo è mondo si è sempre fatta anche sulla morte, e in questo caso ne è l'oggetto principale. L'oltraggio vero alle vittime non lo vedo in questa vignetta, lo vedo semmai in certi squallidi personaggi politici che pur di raccattare qualche voto in più non hanno esitato a recarsi sul posto, spargendo selfie, rigorosamente con macerie sullo sfondo, a destra e a manca, per poi magari recarsi in qualche studio televisivo con ancora i doposci ai piedi.

Aggiornamento.
Devo dire che l'interpretazione di Natalino Balasso è sicuramente più corretta della mia.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi auguro che facciano satira anche su qualche potente del mondo.
Da quando mondo è mondo la satira si fa sui potenti non sulla gente comune.
Ora abbiamo un presidente Usa razzista, xenofobo, maschilista e cialtrone. Non gli manca certo il materiale. Anche il suo staff di arraffoni, estremisti religiosi e membri del KKK si presta bene alla satira.

Francesco R

Andrea Sacchini ha detto...

A onor del vero la satira, fin dai tempi dell'antica Grecia ha sempre avuto forti connotazioni politiche. Col passare del tempo ha poi allargato il numero di queste connotazioni, che oggi abbracciano, oltre alla politica, la religione, il costume, il sesso, la morte ecc. Per quanto riguarda Trump, ti posso dire che ultimamente quelli di CH ci stanno dando abbastanza dentro (questa è una delle vignette più recenti, ma se spulci la loro pagina fb ne trovi parecchie altre).