lunedì 22 maggio 2017

Divertissement

Nelle ultime ore ci è giunta notizia di un ottuagenario pregiudicato che (ri)discende in campo travestito da animalista e di un comico ricco sfondato che definisce il suo movimento come quello dei nuovi francescani. Chissà se anche negli altri paesi la politica è così tragicamente divertente?

Facebook non ce la farà mai

Credo che il social di Zuckerberg, dal quale mi sono definitivamente cancellato qualche mese fa e senza nessun rimpianto, non riuscirà mai darsi una regolazione degna di questo nome per quanto riguarda il contenimento di contenuti di sesso esplicito, violenza, terrorismo, razzismo ecc. E non ci riuscirà mai perché, come del resto ammette sottovoce chi ha avuto accesso ai manuali di regolazione, non è tecnicamente e umanamente possibile monitorare ciò che mettono in rete quasi due miliardi di utenti. Come infatti scrive Wired, "Facebook analizzerebbe più di 6,5 milioni di segnalazioni a settimana relative ad account potenzialmente falsi (Fnrp, cioè “fake, not real person”). I documenti rilasciati ai moderatori nell’ultimo anno, danno la misura di quanto difficile possa essere per chi fa il loro lavoro prendere decisioni (spesso in poco più di 10 secondi)."
È una battaglia persa, via.

venerdì 19 maggio 2017

Sul Briatore pensiero

Ieri sera, in macchina, ho ascoltato su Radio Capital Vittorio Zucconi che intervistava Flavio Briatore per telefono. Ora, per fare in modo che ascoltiate l'intervista per intero, in caso vi interessi, dovrei andare a cercare il relativo podcast e linkarvelo, ma non ne ho voglia. In ogni caso, tra le tante cose dette dal noto imprenditore, alcune giuste e altre a mio giudizio emerite corbellerie, ce n'è stata una che mi ha lasciato perplesso. In realtà non è un concetto nuovo, anzi negli ultimi anni se ne parla parecchio, purtroppo. La faccio breve. 
Briatore, su domanda di Zucconi relativa a come abbia iniziato la sua carriera di imprenditore, ha detto di aver iniziato da giovanissimo a lavorare. Non subito come imprenditore, ovviamente; da ragazzino andava infatti a raccogliere le mele nei campi per guadagnare qualche soldino, il resto è venuto dopo, piano piano. Di qui, lo spunto per tornare sul vecchio ritornello che lavori come quello, e altri simili, i giovani d'oggi non hanno più voglia di farli, perché studiano, vanno all'università e quando escono di lì non è che si mettono a raccogliere mele o fragole. E non è vero - ha continuato sempre Briatore - che il lavoro non c'è: c'è, ma di questi tempi occorre anche adattarsi, e pure se laureati, piuttosto che stare a casa senza fare niente sarà pur meglio andare a raccogliere fragole, o no? Zucconi gli ha replicato che è un po' difficile pensare che un architetto o un medico o un ingegnere o un letterato freschi di laurea si adattino a raccogliere mele o a fare i carpentieri. Allora non studino, ha ribattuto il primo: facciano la scuola dell'obbligo e poi s'imparino un mestiere. E al diavolo l'istruzione.
Ora, a me questa cosa qui ha fatto venire in mente un vecchio articolo che Camillo Langone pubblicò qualche anno fa su Il Foglio di Ferrara, dove diceva che la denatalità progressiva e inarrestabile, nel nostro paese, è da addebitare alla sempre maggiore quota di donne che preferisce andare all'università e prolungare gli studi piuttosto che stare in casa e cominciare a fare figli. Con due figlie all'università, potete capire quale potrebbe essere stata la mia reazione a una anacronistica e maschilista stronzata come questa. Ecco, mi pare che questo concetto possa essere appaiato a quello espresso ieri sera da Briatore: Langone incolpava l'università della denatalità, Briatore incolpa l'università della disoccupazione. Insomma, chi studia è la causa di tutti i mali che affliggono la società moderna. La soluzione, quindi, qual è? Semplice: smettiamo tutti di studiare. Diventeremo così un popolo di ignoranti più di quanto non siamo già - e si sa che gli ignoranti sono più facilmente manipolabili degli acculturati - però risolleveremo l'Italia.

Il lungo racconto dell'origine



Leggendo questo libro mi è capitato più di una volta di pensare che gran parte dell'umanità avanza, progredisce, mentre una piccola parte continua a rimanere, perché vuole rimanere, al palo della conoscenza, e mi riferisco ad esempio a cose come quel 42 percento di americani che ancora dà credito al creazionismo, cose tipo Dio che ha creato l'uomo un diecimila anni fa (e perché non ventimila, già che c'era?) com'è adesso, bypassando l'evoluzione, e stupidaggini di questo genere. La Hack, in questo bellissimo saggio, spiega come gran parte delle antiche civiltà conosciute (Babilonesi, Cinesi, Maya, Inca ecc.) si è posta di fronte alle fatidiche domande relative a come sia nato l'universo, come sia nato l'uomo e via andando. Perché non è che questi interrogativi sono peculiarità dell'uomo moderno, ma hanno assillato i nostri progenitori fin da quando hanno messo piede sulla Terra. Ecco, i creazionisti che ancora credono in queste cose qua, e rivendicano con fervore la giustezza delle loro stupidaggini, è come se fossero ancora ai tempi delle antiche civiltà di cui sopra. 
Contenti loro.

mercoledì 17 maggio 2017

Ma la querela della Boschi a De Bortoli?

Ora, intendiamoci, non è che a queste cose qua si dia importanza più di tanto, ma se non ricordo male, appena poche ore dopo la pubblicazione dell'anticipazione tratta dal nuovo libro di De Bortoli, anticipazione che tirava in ballo la fatina buona delle riforme Maria Elena Boschi in merito a un suo interessamento nella vicenda banca Etruria/Unicredit, la signora in questione, tra tuoni, fulmini e lampi d'ira, minacciava già querela, ma proprio immediata, eh, roba da uscire subito di casa e precipitarsi alla più vicina Procura. Sono passati un po' di giorni, ormai, e della suddetta querela contro De Bortoli non risulta ancora esserci traccia. Si ipotizza che, sbollita l'incazzatura, magari l'avvocato le abbia fatto presente che a querelare qualcuno poi si va in tribunale e la spinosa vicenda va in mano a un giudice, e il giudice è lì per indagare, e il Ghizzoni poi viene chiamato a raccontare la sua versione, e al giudice non è che puoi raccontare balle perché poi se ti sgama sono guai. Comunque, com'è come non è, 'sta querela ancora non c'è. Chissà.

martedì 16 maggio 2017

Ancora su Medjugorje

Non è esatto dire che "Medjugorje continua a rischiare di dividere la Chiesa cattolica", rischio che sembra debba palesarsi dopo le recenti affermazioni con cui Bergoglio ha sostanzialmente bollato come bufale le ultime esternazioni della Madonna di quella zona. Non è esatto perché non si divide qualcosa che è nato su una frattura. Chi non conoscesse gli antefatti storici - e l'ottimo Malvino li narra superbamente qui - di tutto ciò che ruota attorno alle apparizioni in quella turbolenta zona dei Balcani, sappia che tutto ebbe inizio nel periodo a cavallo tra il XIV e il XV secolo, e sostanzialmente si riduce a una eterna diatriba tra la Chiesa di Roma e l'ordine francescano sotto la cui giurisdizione cadeva la regione di Mostar. Le presunte apparizioni, che si inseriscono in questo contesto storico, hanno sempre avuto ben poco di mistico e molto di geopolitico. Ma la storia, si sa, è notoriamente appannaggio di pochi, e quindi lasciamo pure credere che il rischio di una divisione ci sia.

domenica 14 maggio 2017

Uno degli ultimi Guccini



Ieri sera io e Chiara siamo andati a Cesena, al Carisport, a sentire Francesco Guccini, uno dei miei miti giovanili e l'autore delle canzoni accompagnando le quali, da giovinetto, imparai i primi accordi sulla chitarra. Non è stato un concerto nel senso classico del termine, dal momento che il cantautore modenese si è ritirato dal mondo della musica dopo l'uscita del suo ultimo album, L'ultima Thule, mi pare del 2013. Lo spettacolo che sta portando in giro in questo periodo prevede una prima parte parlata, in cui il cantautore, dietro input di un giornalista che colloquia con lui ponendogli domande, racconta aneddoti, ricordi, disquisisce di letteratura, di musica, raccontando come sono nate molte sue canzoni e molti suoi libri, e parlando delle differenze tra il mondo della sua generazione e quello di oggi. Quindi Guccini si eclissa ed entra in scena una band, composta da alcuni dei musicisti (i Musici) che lo accompagnano da una vita, che ripropone i suoi pezzi di maggior successo. 
Guccini è un narratore, nasce come tale, il fatto che poi si sia incanalato sulla via della musica è sostanzialmente fortuito. A proposito del narrare, riporto uno dei tanti aneddoti raccontati da lui stesso ieri.
Un giorno, quando Guccini era in quinta elementare, suo padre andò dal maestro per chiedere un po' come andasse. Durante il colloquio il maestro chiese a Guccini padre: "Senta, ma il suo figliolo cos'ha intenzione di fare da grande? Quali aspirazioni ha?" Il padre, borbottando qualcosa con l'aria vagamente contrita, rispose: "Mah, non so, lui continua a dire che vorrebbe fare lo scrittore..." Il maestro guardò il padre, perplesso, poi gli disse: "Lo scrittore? Ma se scrive come un cane... Gli dica di fare qualcos'altro, forse è meglio." Com'è andata a finire lo sappiamo. Molti dei testi di Guccini sono entrati nelle antologie e vengono fatti studiare nelle scuole, mentre i suoi romanzi e saggi sono da anni apprezzatissimi da pubblico e critica - leggete Questo sangue che impasta la terra, giusto per citare uno dei suoi romanzi più belli.
Mi ha fatto un certa impressione ascoltare Guccini parlare, con il lucido affaticamento e trascinamento di parole a volte smozzicato tipici dei settantasettenni reduci da una vita trascorsa fumando due pacchetti al giorno. Per me sarà sempre un grande.

sabato 13 maggio 2017

Serracchiani e lo stupro

Credo che la infelice (eufemismo) uscita di Debora Serracchiani sulla maggiore o minore inaccettabilità di uno stupro, secondo lei determinata dallo status di chi lo commette, si possa spiegare in due modi. Il primo è che l'esponente pidina pensi realmente ciò che ha detto e che quindi abbia espresso il concetto in buona fede, convinta della sua giustezza; il secondo è che la signora Serracchiani conoscesse benissimo fin da subito la fallacia del suo pensiero ma che l'abbia esternato ugualmente per meri motivi di ricerca di consenso da parte di un certo tipo di elettorato, e non è difficile capire quale. In ambedue i casi, la signora da questa storia esce male, anzi malissimo.

venerdì 12 maggio 2017

Vaccini obbligatori a scuola?

Personalmente sono favorevolissimo a rendere obbligatorie le vaccinazioni per decreto pena l'esclusione dalla scuola pubblica. Già adesso l'ingresso viene ad esempio negato a chi arriva in ritardo o non paga la retta, non vedo perché non si possa negare a chi, a causa di un suo comportamento scellerato, mette a rischio la salute di tutti (oltre alla propria, ovviamente). La ridicole obiezioni che l'obbligatorietà potrebbe ledere il diritto allo studio, sancito dalla Costituzione, non stanno né in cielo né in terra, perché se è vero che il suddetto diritto è di tutti, a maggiore ragione è di quelli, meno fortunati, che a causa di patologie gravi che hanno ricadute sul normale funzionamento del sistema immunitario i vaccini non li possono fare - per essi rappresentano realmente un pericolo. Chi si vaccina, quindi, e questo proprio nella zucca di tanti non vuole entrare, non protegge solo se stesso, protegge anche chi, per cause indipendenti dalla sua volontà, è maggiormente a rischio perché i vaccini non li può utilizzare. Vaccinarsi, quindi, anche come atto di responsabilità sociale. Non è un concetto difficile da incamerare, o almeno non dovrebbe esserlo.

mercoledì 10 maggio 2017

Ah, ma allora la conosco

Quando ho letto della morte di tale Robert Miles, non dicendomi il nome assolutamente niente istintivamente ho pensato a qualche musicista americano o inglese. Invece no, era un dj italiano, anzi, non un dj, il dj, almeno a giudicare dai titoli. Addirittura, scrive Repubblica, era niente meno che il re della musica trance. E cos'è la musica trance? Sono un musicista, ma di musica trance non ho mai sentito parlare. Certo, è normale, io sono un musicista nel senso classico del termine e quindi era da mettere in conto la mia ignoranza sulla musica trance. Così mi sono documentato e ho dato un'occhiata su Wikipedia, dove ho trovato: "La Trance è un genere di musica elettronica nato all'inizio degli anni novanta in Germania. Si ritiene che questo nome sia dovuto all'ipotesi che la profondità di questi suoni riesca a provocare uno stato di trance psichica indotto da una sensazione di estasi." Per farmi un'idea di 'sta roba qua, ho quindi ascoltato sul tubo il maggior successo del dj in questione, Children, e ho realizzato di averla ascoltata infinite volte alla radio pur non sapendo come si chiamasse e di chi fosse. Il guaio è che la ossessiva ripetitività della struttura melodica di base, che caratterizza il pezzo in questione, a me non ha dato alcuna sensazione di estasi - figurarsi l'induzione di uno stato di trance psichica. Di solito sensazioni simili all'estasi le provo di fronte a certi riff o assoli di David Gilmour, certe melodie di Vangelis, certi virtuosismi di Benedetti Michelangeli e via di questo passo - gli esempi che potrei portare sono infiniti - ma credo sia perché musicalmente sono molto all'antica, e tutto sommato mi crogiolo in questo mio arcaismo musicale.

lunedì 8 maggio 2017

Quale flop?

A parte il fatto che, checché ne dica Repubblica, i dati relativi alle celebrazioni di unioni civili in Italia sono grosso modo in linea con quelli degli altri paesi europei, non si capisce che senso abbia definire flop il numero di tali celebrazioni. La legge sulle unioni civili è una legge che garantisce dei diritti a persone a cui prima erano negati a causa del loro orientamento sessuale, discrimine che questa legge ha rimosso, quindi già il solo fatto che si sia finalmente riusciti ad approvarla è di per sé un successo. Il vero flop, semmai, è che per approvare una legge di civiltà ci siano voluti venticinque anni, altroché il numero di quelli che l'hanno utilizzata.

domenica 7 maggio 2017

Il vaccino non è un'opinione



Più che un saggio nel senso classico del termine, si tratta di un manuale, col quale il noto virologo, diventato famoso soprattutto grazie ai suoi interventi sui social, scritti nella (vana) speranza di riuscire a far rinsavire qualche antivaccinista, spiega cosa sono i vaccini, come funzionano, perché è indispensabile farli, per sé ma anche per gli altri, smontando, dati ed evidenze scientifiche alla mano, la marea di pericolose stupidaggini messe in campo ogni giorno da chi proprio non vuole capire. Burioni è uno scienziato, i vaccini sono il suo campo e li studia da oltre trent'anni, e tuttavia qui usa un linguaggio semplice, adatto a chi, come lo scrivente, di queste cose capisce poco o niente. È anche un testo onesto, nel senso che Burioni non nega che i vaccini possano avere controindicazioni o dare luogo a problemi anche di una certa gravità, come ad esempio successe in Italia con quello contro la poliomielite a cavallo tra gli anni '80 e '90. Nel libro ricorre spesso il sostantivo/aggettivo somaro, per indicare la vasta pletora di quelli nella cui ottusità neppure i numeri, i dati, le evidenze scientifiche riescono a fare breccia, e sono tanti, purtroppo. A mio modesto parere, però, questo libro, nonostante l'encomiabile sforzo dell'autore, non servirà a niente, nessun antivaccinista cambierà idea leggendolo (quando mai dovesse leggerlo), per il semplice fatto che si tratta appunto di somari, ed è noto che contro la cocciutaggine di questi qui non esiste niente di efficace. Figurarsi un libro.

sabato 6 maggio 2017

Tutto questo casino sulla legittima difesa per niente

Forse sarebbero stati sufficienti una lettura attenta del testo di legge e una minima capacità di comprensione della lingua italiana per capire che tutto il cancan di questi giorni, sui social ma anche fuori, su 'sta benedetta legittima difesa, non ha mai avuto alcun fondamento, come spiega Malvino sul suo blog. Detto questo, lo scrivente si accoda a quanti, nelle stesse ore, hanno descritto la legge in questione come l'ennesimo tassello di una regressione verso l'inciviltà e la disumanità, regressione ormai iniziata da tempo e trasformatasi definitivamente in inarrestabile valanga.

Ti prendo e ti porto via



Ti prendo e ti porto via è l'ennesima dimostrazione che i libri che si leggono per caso, magari solo perché il titolo attira in qualche modo l'attenzione, sono a volte quelli più belli. Così è stato per me questo di Ammaniti, autore di cui ho sempre sentito parlare ma di cui non avevo mai letto niente. Un romanzo a tratti crudo, la cui maggiore peculiarità, oltre all'indiscussa capacità di Ammaniti di coinvolgere con la sua scrittura, è senz'altro quella di riuscire a inserire in maniera perfetta spunti ironici e divertenti all'interno dei drammi raccontati nel romanzo, drammi che coinvolgono le vite di Pietro e Graziano, i due protaonisti principali del libro.
Ne leggerò sicuramente altri, di suoi.

giovedì 4 maggio 2017

Zuccaro le informazioni le ha prese da internet

Dice il procuratore Zuccaro che le informazioni sui presunti legami tra scafisti e Ong le ha prese da internet e che non ha prove di quanto afferma. Io sono rimasto ai tempi in cui un procuratore, quando aveva notizie di reato di qualsiasi tipo, faceva indagini, e solo quando aveva qualcosa di concreto in mano dava fiato alle trombe, ma devo essere rimasto indietro.

mercoledì 3 maggio 2017

Inchiesta sul cristianesimo



Quando dissi a un mio amico, protestante, di aver letto questo libro, egli si alterò assai, così come si alterarono assai le alte gerarchie vaticane quando uscì. Non tanto per il contenuto, o almeno non solo per quello, ma per il successo che ebbe. Insomma, Inchiesta sul cristianesimo ebbe il merito (o la colpa, dipende) di aver fatto arrabbiare sia i cattolici che i protestanti. Il titolo, a dire la verità, credo sia abbastanza fuorviante, perché il termine inchiesta dà l'idea nell'immaginario collettivo di un'indagine approfondita messa in atto con lo scopo di ricercare degli illeciti in qualche ambito, e quindi presumo che sia stato utilizzato per stimolare la curiosità in questo senso, quello cioè di dare ad intendere che si ricercassero degli illeciti nella storia del cristianesimo. In realtà non è un'inchiesta, è semplicemente il racconto, sotto una luce eminentemente storica, della nascita del cristianesimo - il libro prende in esame il periodo storico che va dalla nascita di Cristo fino alla fine del IV secolo, che gli storici fanno coincidere con la caduta dell'Impero Romano. 
È un libro che dovrebbe leggere quel 90 e passa per cento di fedeli che ogni domenica va a messa senza sapere niente riguardo alle origini del culto che settimanalmente va a professare. Scoprirebbe ad esempio che Cristo non ha mai detto né scritto da nessuna parte di voler fondare una religione che portasse il suo nome, specialmente una religione a struttura piramidale e fortemente gerarchizzata, dove il potere temporale e il potere economico imperano a scapito di quello spirituale. Scoprirebbe che il cristianesimo non nasce di punto in bianco come religione a sé stante, ma all'inizio non è che una delle tante correnti dell'ebraismo, da cui si staccherà un secolo e mezzo dopo la morte di Cristo non senza dissidi e contrasti. Scoprirebbe che, fatto cento la figura di Cristo, novantacinque è mitologia e cinque storia, e via di questo passo. Ma è difficile che chi crede legga saggi storici di questo tipo, perché richiedono curiosità e voglia di conoscere, e pure l'accettazione del rischio di mettere in gioco certe certezze fideistiche ormai interiorizzate e consolidate. 
Impensabile.

Basta la punteggiatura












La questione della corretta ortografia e del corretto uso dei segni di interpunzione, tutta roba a cui oggi non si dà più alcuna importanza, per me, che per 'ste cose ho una specie di mania, rimane fondamentale. La prima cosa che guardo in chi scrive, non è il suo pensiero, ma il modo in cui lo mette giù, solo in seconda battuta mi interesso al significato dello scritto. La scemenza scritta da Pepe che leggete qui sopra, ad esempio, l'ho etichettata come tale prima ancora di cominciare a leggerla, quando, buttando l'occhio, ho notato puntini di sospensione buttati lì alla cazzo, punti interrogativi doppi e scorretto utilizzo degli spazi di battuta. È bastato questo a farmi presagire che il contenuto che questo grossolano utilizzo della punteggiatura voleva incorniciare sarebbe stato una scemenza. Poi, leggendolo, ho avuto conferma, ma lo sapevo già.

lunedì 1 maggio 2017

Nuovo che avanza dopo le primarie

La prima tornata di primarie per decidere il nome del Segretario nazionale del Partito democratico si tenne nel 2007. Si recarono a votare 3.554.169 persone (vinse Veltroni, per la cronaca, con quasi 2.700.000 voti). Un'altra tornata ci fu nel 2009, quando si recarono a votare 3.102.709 persone (qui vinse Bersani). Arriviamo quindi alle famigerate primarie del 2013, trampolino di lancio di quella specie di teleimbonitore rieletto ieri. Qui votarono 2.814.881. Arriviamo così alle primarie di ieri, in cui hanno votato 1.848.658 persone. Al teleimbonitore sono andati 1.283.389 voti, quasi 580.000 in meno rispetto a quanti ne prese quattro anni fa.
Ricapitoliamo schematicamente: 

2007: 3.554.169 votanti.

2009: 3.102.709 votanti.

2013: 2.814.881 votanti.

2017: 1.848.658 votanti.

Ora, non ci vuole una laurea in matematica per vedere come il numero di votanti alle primarie si sia quasi dimezzato in dieci anni, e non ci vuole neppure troppa arguzia nell'arrivare a comprendere la percentuale di consensi che si ricava rapportando il milione abbondante di voti presi ieri dal tipo ai 54 milioni e passa di aventi diritto. Detto in altri termini e numeri alla mano, il teleimbonitore sta sulle appenedici pendule a grandissima parte degli italiani nella peggiore delle ipotesi, in quella migliore è a loro totalmente indifferente. Con questo background di consensi sulle spalle, il teleimbonitore è risalito su quella sella sulla quale, appena pochi mesi fa, dopo che 20 milioni di persone l'avevano mandato sonoramente a casa, promise di non sedersi più, e oltretutto ammantando questo ritorno con la stessa stronzaggine e aura da salvatore della patria di allora, che gli permise di guadagnarsi il titolo di uomo italiano che più sta sulle palle agli italiani. In aggiunta, al tipo spetta adesso l'improbo compito di rifarsi una verginità e di tornare a spacciarsi come il nuovo che avanza. Che poi, alla fine, conoscendo gli italiani, non è neppure una impresa impossibile. 
Anzi.

domenica 30 aprile 2017

Primarie, ieri e oggi

"Sotto il milione e mezzo le primarie sono una sconfitta." (Matteo Renzi, 3.12.2013)

"Un milione di persone che vanno a votare rappresentano una forza straordinaria, strepitosa." (Matteo Renzi, 29.4.2017)

sabato 29 aprile 2017

Spiegare i miracoli



Chi non crede a miracoli, guarigioni straordinarie e cose di questo genere non ha bisogno di leggere saggi come questo non più quanto non ne abbia per convincersi dell'inesistenza di elfi e maghi. Naturalmente pure io non credo a queste cose, ma essendo curioso per natura, ho trovato intrigante l'idea di conoscere nel dettaglio i motivi per cui dietro i più famosi (presunti) miracoli noti alle cronache del nostro tempo, ma anche di quello passato, ci sia in realtà ben poco di miracoloso e molto di, a seconda dei casi, truffaldino, illusionistico se non semplicemente di raro, nel senso ad esempio che una guarigione può essere sì considerata straordinaria, ma solo nel senso stretto dell'aggettivo, e cioè rara, fuori dell'ordinario (straordinario significa appunto questo) ma comunque possibile e contemplata dalla letteratura medica. Il libro in questione è stato scritto più di dieci anni fa da un chirurgo di Milano, Maurizio Magnani, uno col pallino (sacrosanto) della verifica e dotato di uno sviluppatissimo senso critico - sa il cielo di quanto ce ne sarebbe bisogno, oggi - ed esamina approfonditamente casi recenti e passati di "miracoli" come ad esempio il frignare di varie madonne in giro per lo stivale e all'estero, oppure di guarigioni ritenute miracolose come quelle avvenute a Lourdes e in altri luoghi di questo genere. A proposito di Lourdes, giusto per citare un esempio, il medico fa notare che in centocinquant'anni di pellegrinaggi, che hanno visto un viavai di circa trecento milioni di visitatori, di cui malati di varia entità una ventina di milioni circa, le guarigioni certificate dalla Chiesa come miracolose siano state solo sessantasei, che rappresentano una percentuale nettamente inferiore a quella della remissione spontanea di molte delle malattie croniche che spingono la gente a recarsi là. In altre parole, come scrive Piergiorgio Odifreddi nella prefazione, i malati guariscono inspiegabilmente trenta volte di più se stanno a casa.
Interessanti anche alcune domande che si pone e pone l'autore riguardo appunto ai fantomatici miracoli, ad esempio riguardo alla loro selettività. Sempre tornando a Lourdes, ad esempio, perché pochi fortunati hanno avuto la pseudograzia e la stragrande maggioranza degli altri no? E ancora: come può un dio che ha creato l'universo con la sua complessità e bellezza, che ha creato il nostro pianeta coi suoi mari, i cieli, le praterie, gli animali e tutte le cose meravigliose in esso contenute, abbassarsi a stupire la gente con bassi numeri da circo come statue che lacrimano e guarigioni centellinate? Sarà mica che tutta la questione miracoli è una gigantesca bufala? La risposta, ovviamente, è ovvia.

venerdì 28 aprile 2017

Su libraccio

Ho acquistato or ora altri tre libri su libraccio.it, anche stavolta pagandoli con Paypal (mi sono risparmiato le spese di spedizione: su libraccio.it le cancellano per acquisti superiori a 29 euro). Sono tre saggi, per una volta niente narrativa. Mi accorgo che col passare del tempo i miei interessi sono sempre più orientati verso la saggistica a scapito della narrativa. Certo, amo pure quella, ci mancherebbe, ma mi rendo conto che il bisogno di imparare e approfondire tende a prendere il sopravvento con l'avanzare dell'età. Il problema vero, come del resto ho già scritto, è che non ho il tempo materiale per leggere tutti i libri che vorrei, perché nella vita ho anche altre cose da fare. 
Sia come sia, il mio conto Paypal è quasi a secco, urge un bonifico che farò molto volentieri, del resto non ho mai lesinato sui libri.

giovedì 27 aprile 2017

L'innaturalità di Macron

Posto che il concetto di naturale, specie se riferito alle unioni affettive, non sta né in cielo né in terra - se c'è qualcosa che è proprio l'antitesi della naturalità è la composizione della famiglia, che per definizione è un prodotto culturale - mi chiedo quale sia il reale motivo che spinge Adinolfi a dire una stronzata ogni volta che apre bocca; discorso che vale, ovviamente, anche per l'uscita sull'unione che lega il candidato centrista all'Eliseo, Emmanuel Macron, a sua moglie, che ha ventiquattro anni più di lui. Riassumendo brutalmente il pensiero del barbuto giornalista, la suddetta unione sarebbe innaturale perché non consente di generare figli, essendo appunto la signora ormai troppo anziana. Il pallino di Adinolfi, insomma, come del resto di ogni cattolico integralista, sono i figli, la cui generazione è l'unico parametro che consente di rivestire un matrimonio col manto della completezza. Ed in sostanza è questo il motivo per cui - e lo dice chiaramente - Adinolfi giustifica maggiormente una unione tra una ventenne e un esponente della terza età piuttosto che il contrario.
Volendo affrontare questa scemenza da un punto di vista filosofico-religioso, ci sarebbe da far presente al tipo che se lo scopo unico di un matrimonio è quello di fare figli, siamo allora di fronte al materialismo più bieco, materialismo strombazzato proprio da quei cattolici che parlano sempre di spirito e di spiritualità, come ha scritto Umberto Galimberti in Cristianesimo, la religione dal cielo vuoto, un libro che a mio avviso andrebbe insegnato nelle scuole. A parte questo, l'unico discorso che sarebbe da fare è che la completezza, qualunque cosa si intenda con questo sostantivo, è un fattore esclusivamente soggettivo e indipendente dal fatto che si mettano al mondo figli oppure no. Non è un concetto difficile, ma semplicissimo, ovviamente per chi ha il cervello sgombro almeno un pochino da indottrinamenti e condizionamenti religiosi, e possibilmente privo di limiti intrinseci.
Non è certo il caso di Adinolfi.

martedì 25 aprile 2017

Alitalia

Non sottovaluterei, né archivierei frettolosamente come poco importante l'esito del referendum interno con cui la maggioranza, quasi il settanta per cento, dei lavoratori Alitalia ha rispedito al mittente il piano di salvataggio, l'ennesimo, messo a punto da sindacati e governo. Riassumendo brutalmente, se la maggioranza avesse deliberato l'accettazione del piano di risanamento, avrebbe accettato tagli salariali a parità di impegno lavorativo, tagli ai permessi, nuove assunzioni con contratti a livelli low cost e altro; in poche parole: più sacrifici e minori riconoscimenti economici a parità di prestazioni, che sono sostanzialmente l'anticamera di qualsiasi rapporto più in odor di sfruttamento che di giusto riconoscimento. Certo, è probabile che molti di quelli che si sono schierati per il no l'abbiano fatto forti della convinzione che la compagnia aerea non sarebbe comunque stata abbandonata al suo infausto destino, che qualcosa per essa (e naturalmente per chi ci lavora) sarebbe comunque stato fatto, convinzione che qualora si avverasse, ed è tutto da vedere, permetterebbe ai lavoratori di prendere i classici due piccioni con una fava, in questo caso salvataggio del posto di lavoro e segnale chiaro e inequivocabile di una rottura di coglioni senza appello verso un sistema generale ormai incanalato inesorabilmente verso l'istituzionalizzazione del precariato e il deprezzamento del valore del lavoro.
Io non credo, comunque. Sono più propenso a credere che i no siano stati no malgrado le catastrofiche conseguenze che probabilmente si trascineranno dietro e di cui i lavoratori erano perfettamente consapevoli. Ecco perché questo no sarebbe bene che chi di dovere non lo sottovalutasse.

domenica 23 aprile 2017

Musica oggi

Quando ero ragazzino, ascoltare musica era un'attività molto piacevole ma che richiedeva un certo impegno, se così si può dire. Intendo naturalmente l'ascoltare musica da appassionato, non da ascoltatore alla leggera di quelli che anche oggi accendono la radio sorbendosi disinvoltamente tutto ciò che viene da lì propinato. Ascoltare un trentatré giri in vinile, ad esempio - il discorso vale anche per le vecchie musicassette a nastro magnetico, il cui ciclo vitale si è esaurito grosso modo in concomitanza con quello del vinile - richiedeva tutta una serie di operazioni preliminari che, spiegate a un adolescente di oggi, possono provocare ilarità mista a incredulità. La prima operazione da compiere era l'accensione del giradischi, a cui seguiva l'accensione dell'amplificatore. Gli impianti stereofonici più avanzati avevano pure un equalizzatore a parte, non integrato nell'amplificatore, tramite il quale era possibile modulare le varie definizioni del suono secondo i gusti dell'ascoltatore. Con religiosa attenzione si estraeva quindi il disco in vinile dalla relativa custodia di cartone, facendo attenzione a che le dita afferrassero il supporto solo dalla parte circolare esterna senza che entrassero in contatto con la superficie incisa dai solchi. Si appoggiava quindi il disco sul piatto del giradischi e si azionava l'avvio, poi si prendeva il braccetto alla cui estremità era sistemata la puntina e si appoggiava sul disco. Si alscoltava quindi, finalmente, il tanto agognato trentatré giri. Gli ascoltatori più contagiati da manie di tipo paranoico - non era il mio caso - prima e dopo l'ascolto pulivano il supporto in vinile con un panno antistatico per liberarlo da eventuali parti di polvere depositatesi sul supporto stesso.
Tutta questa serie di operazioni trasformava quello che oggi è considerato frettolosamente ascoltare musica in molto di più. C'era qualcosa di, come dire?, liturgico in tutta questa procedura. E il disco si ascoltava per intero e con attenzione, traccia dopo traccia, lato A e lato B. Il ripetersi di questa liturgia permetteva di interiorizzare l'album, di scoprirne ad ogni ascolto passaggi nuovi, fraseggi melodici di sottofondo sfuggiti magari all'ascolto precedente, intuizioni armoniche non immediatamente intelliggibili alle prime riproduzioni, e con i ripetuti ascolti si imparavano naturalmente a memoria i testi.
In aggiunta, la produzione discografica dei cantautori italiani, ma anche stranieri, e dei gruppi che io ascoltavo quand'ero ragazzino, non era improntata alla fretta; difficilmente un cantautore buttava fuori un album ogni sei mesi, ma spesso tra un lavoro e il successivo faceva intercorrere uno, due, tre e a volte più anni, dimodoché la pubblicazione di un nuovo trentatré giri diventava una festa, dello stesso tenore che ha il Natale per un cristiano osservante, giusto per buttare lì il termine di paragone che mi pare più calzante. Tutto questo per dire che ai miei tempi anche il semplice ascoltare musica era un'attività che presupponeva di essere affrontata senza superficialità, in maniera approfondita, lo stesso approfondimento e la stessa applicazione che si utilizzavano ad esempio per studiare.
Lungi da me l'idea si scadere nelle facili generalizzazioni, naturalmente, ma ce lo vedete, oggi, un ragazzino che si appassioni a un cantautore o a un genere e ne collezioni i lavori? Difficile. In primo luogo perché i cantautori non esistono più; in secondo luogo perché sono cambiate le dinamiche di fruizione della musica e anche l'atteggiamento in cui si pone di fronte ad essa. Al posto dei cantautori ci sono, tranne ovviamente poche e lodevoli eccezioni, ragazzotti tutti belli e fighi che le case discografiche danno in pasto al pubblico con pezzi miserrimi, vuoti, sia musicalmente che a livello di testi, e che rimbombano per le radio per una settimana, due quando va bene, per poi sparire nel meritato oblio da cui sono venuti. Non c'è più il concetto dell'approfondimento musicale di un autore, c'è solo un fluire incessante di pezzi strutturalmente tutti uguali da scaricare in mp3 sul proprio device, per poi lasciarli ammuffire in una cartella fino alla loro cancellazione perché il device in questione ha bisogno di liberare memoria sulla scheda SD. Oggi va così, e questo sciattume e questa superficialità non concernono purtroppo solo il campo della fruizione della musica.
E niente, pensavo a queste cose stamattina, mentre ero a passeggio ascoltando mp3 dal mio cellulare.

venerdì 21 aprile 2017

Xavier

Xavier Jugel, il poliziotto ucciso ieri sera nell'attentato terroristico agli Champs Élysées, aveva da tempo un compagno ed era membro attivo di una nota associazione Lgbt. Ho fatto una rapida googlata e ho scoperto che le unioni civili, in Francia, sono riconosciute dalla legge dal 1999, periodo in cui da noi la discussione infinita in merito era ancora in fase embrionale - qui da noi la legge è arrivata solo l'anno scorso, ben diciassette anni dopo i nostri cugini d'oltralpe.
Diciassette anni.

mercoledì 19 aprile 2017

La coerenza dei cattolici

Mentre in Parlamento sembra si stia per mettere la parola fine a un vergognoso vuoto normativo che si protrae da decenni, quello che riguarda il fine vita, pensavo all'ipocrisia del mondo cattolico, o almeno di quello più oltranzista, nel porsi di fronte alla nascita e alla morte. Se infatti gli ipocriti cattolici starnazzano e strillano ogni volta che sentono nominare cose come fecondazione assistita e simili, perché la scienza e la tecnica non devono intromettersi nelle fasi del concepimento, ecco che gli strepiti e gli strilli si acquietano quando la scienza e la tecnica vengono utilizzate per tenere forzatamente in vita chi non ne può più e vorrebbe andarsene in pace. Insomma, bisogna nascere in maniera naturale, senza interferenze esterne, ma non si può morire in maniera altrettanto naturale, no, bisogna continuare a soffrire aiutati dalla scienza.
Fatevi curare voi, piuttosto, ma da uno bravo.

martedì 18 aprile 2017

Report

Non ho visto la puntata di Report sul vaccino contro il Papilloma virus, quindi non posso dire alcunché. In realtà non potrei dire niente neppure se avessi visto la trasmissione, perché non sono un medico né tanto meno uno scienziato; potrei al limite dare un giudizio a pelle, a impressione, come del resto sta facendo la stragrande maggioranza di chi strilla sui social, ma niente di più. Quello che posso dire è che il vaccino di cui si discute, pure il medico di mia moglie e delle mie figlie l'ha sconsigliato, e infatti nessuno di loro l'ha fatto (io ero di parere opposto, ma siccome siamo una famiglia democratica e io ero in minoranza, ho preso su e sono stato zitto). Gli scienziati, e in generale tutti quelli che hanno le mani in pasta (a parte il medico di cui sopra) accusano la trasmissione della Gabanelli di aver fatto pericolosa disinformazione, ancor più pericolosa perché, come è tristemente noto, siamo in un periodo in cui le coperture vaccinali stanno riducendosi pericolosamente, e in questi casi io mi trovo d'accordo con loro, coi Burioni, i Di Grazia, i Garattini e tutti quelli che, dati alla mano, possono dimostrare quanto affermano.
Per il resto non è che ci sia granché da dire. Segnalo solo un moto di spontanea ilarità quando leggo che con trasmissioni di questo genere la Rai non fa servizio pubblico. Come se negli ultimi trent'anni l'avesse fatto.

(Salvo Di Grazia, medico e ginecologo, ha scritto sul suo blog un articolo chiarificatore di ciò di cui si parla. Cosa importante: l'ha scritto con cognizione di causa.)

domenica 16 aprile 2017

Tra la De Filippi e Saviano

Istintivamente sono sempre stato sostenitore di una totale incompatibilità tra il mondo della televisione, in particolar modo di quello rappresentato dalla De Filippi, e quello dei libri. Poi, pensandoci bene, realizzo - non era difficile, in realtà - che si tratta di una generalizzazione poco sensata, come del resto è poco sensata ogni generalizzazione. Sia in ambito televisivo che editoriale, infatti, c'è del buono e del meno buono. Ci sono trasmissioni come Amici, è vero, ma è vero che anche Giobbe Covatta ha pubblicato libri, quindi... 
Saviano ha fatto degli ottimi ascolti dalla De Filippi, sabato sera, ma ci andrei cauto con quell'euforico "si sbaglia chi pensa che non si possa parlare di libri in tv". In primo luogo perché l'autore di Gomorra ha fatto una comparsata di breve durata, predisposta in modo da risultare digeribile con una certa facilità, in secondo luogo perché Saviano ha sì a che fare col mondo dei libri, ma almeno altrettanto col mondo dei social, come ha ammesso lui stesso citando i milioni di followers sia su faccialibro che su Twitter, e sono i giovani social dipendenti quelli che costituiscono la stragrande maggioranza di chi guarda quella roba lì. È quindi abbastanza facile ipotizzare che sia stata più la curiosità di sentire che voce avesse lo scrittore dei social, piuttosto che l'interesse per i libri, a far lievitare gli ascolti. Quindi l'associazione fatta da Saviano tra libri e tv è eufemisticamente un tantino forzata. Si provi a mettere lì, che ne so?, un José Saramago (lo so, non c'è più, è solo per fare un esempio) per due ore di fila e si guardino i riscontri televisivi il giorno dopo, poi ne riparliamo.
Comunque, prendiamo su.

sabato 15 aprile 2017

Iniziò così

Per quelli che sottovalutano queste cose, vorrei ricordare che il fascismo, che portò con sé la vergogna delle leggi razziali del '39, iniziò così. Lo so, si tende a sottovalutare questi segnali, una sottovalutazione generata da una ignoranza storica e una povertà culturale che nel nostro paese hanno raggiunto livelli allarmanti. E quando mancano anticorpi come questi, la storia si ripete.

venerdì 14 aprile 2017

Non suono per quelli

Mi sono tolto da facebook appunto per non avere queste rotture di coglioni, ma l'amica renziana sfegatata trova il modo di fracassarni le appendici pendule comunque. Come? Mandando un messaggio a mia figlia su messenger e chiedendole di intercedere per me: vuole che il 25 aprile - me lo chiese anche l'anno scorso - vada a suonare con la chitarra un paio di canzoni di Guccini alla manifestazione organizzata dal Comune. Come no? Magari sotto una bella bandiera del PD, no?, quel PD il cui capo per due anni è stato culo e camicia col tipo di Arcore, quello che disse che Mussolini è stato un grande dittatore e che non ha mai fatto mistero di disprezzare la Costituzione; il capo del Pd che per un anno ha spernacchiato il professor Smuraglia, presidente dell'ANPI, perché apertamente schierato per il no al suo cazzo di referendum costituzionale, che voleva stravolgere la Costituzione e farla a modello di come l'hanno sempre immaginata i fascisti come Berlusconi. Mi spiace, ho il cervello che funziona, una buona memoria storica, e non credo mi faccia difetto la coerenza. 
Si trovi un altro chitarrista.

giovedì 13 aprile 2017

Tempo che passa

Pensavo, poco fa, mentre ascoltavo alcuni mp3 sullo smartphone, che quando iniziai ad ascoltare musica, grosso modo all'epoca delle elementari, lo facevo su un piccolo mangianastri. Le musicassette erano di quelle a nastro magnetico e non era possibile, logicamente, selezionare facilmente le singole canzoni. Non era come adesso, dove sui display dei device compare la tracklist dei pezzi e si seleziona quella desiderata con un click o una pressione del dito sul touchscreen, no, quella volta si mandava il nastro avanti e/o indietro, ascoltantandone di tanto in tanto brevi spezzoni, finché si riusciva a localizzare l'inizio della traccia cercata. Ecco, pensavo che da quel periodo lì a oggi sono passati anni, parecchi, e pensavo anche che devo smettere di pensare a queste cose, non sono di giovamento ai miei tentativi e alle mie illusioni di credere di essere ancora un giovanotto.

(...)

mercoledì 12 aprile 2017

L'altra verità sui vaccini (in Parlamento)

Domani, alla Camera, l'on. Adriano Zaccagnini sarà il relatore di una conferenza sul tema dei vaccini intitolata L'altra verità. Quale sia questa fantomatica altra verità è un mistero fitto, molto fitto. Esiste un'altra verità sul fatto che la Terra è tonda, giusto per fare un esempio? Tra i relatori vedo la presenza di un paio di medici che flirtano con l'omeopatia, che è tutto dire, e il professor Burioni su facebook scrive che interverranno pure D'Alema, Bersani, Errani ed Epifani, evidentemente a corto di cose più utili in cui spendere il loro tempo. Siamo quindi ormai arrivati al punto in cui la ciarlataneria e l'ignoranza, in questi casi una ignoranza molto pericolosa - siamo in un periodo storico in cui le coperture vaccinali stanno pericolosamente calando a causa anche di iniziative idiote come questa -  sono ormai diventate di casa in Parlamento, nel luogo cioè che per antonomasia dovrebbe essere deputato alla discussione di iniziative riguardanti l'interesse generale, non il nocumento generale. Ma tant'è.

martedì 11 aprile 2017

L'irrazionalità troppo palese del cristianesimo

Certo, come ho fatto a non pensarci prima? Il successo del cristianesimo in generale, e del cattolicesimo in particolare, ma in fondo di ogni religione, sta tutto nell'enorme mole di irrazionalità di cui è intriso. Un'irrazionalità talmente evidente da non risultare immediatamente e facilmente intelligibile. Un po' come quando si mette sottosopra mezza casa in cerca degli occhiali e poi ci si accorge di averli indosso. Prendete la faccenda della salvezza, ad esempio. Se Dio, ovviamente supponendo che esista come lo intendono i tre monoteismi, avesse davvero voluto salvarci - salvarci da cosa, poi? - che bisogno avrebbe avuto di mettere in campo una sceneggiata macabra e dai tratti grandguignoleschi come quella che sappiamo? Ci salvava a tutti e buonanotte al secchio. Che poi, scusate, non mi risulta che la valenza salvifica della fede nel tipo della croce abbia effetto retroattivo, quindi che ne è stato di tutti quelli che sono vissuti prima di lui e che, giocoforza, non hanno avuto la possibilità di ascoltare la buona novella (stiamo presumibilmente parlando di qualche miliardino di individui)? Un colpo di spugna? Tana libera tutti?
E anche 'sto benedetto Dio, possibile che abbia una tale quantità di tempo e di energie da perdere con noi? No, dico, avete presente cosa siamo nell'universo? Niente. Siamo un piccolo punto che ruota attorno a una stella in un posto (la Via Lattea) che di stelle come il Sole potrebbe contenerne dai duecento ai quattrocento miliardi. Quattrocento miliardi di soli solo nella nostra galassia, quindi, e tutto questo tenendo conto che si calcola esistano cento miliardi di galassie nel solo universo osservabile. Ecco, in tutta questo spazio sconfinato, di cui non riusciamo neppure a calcolare le dimensioni, c'è il nostro essere nulla, che un qualche dio evidentemente con niente di meglio da fare avrebbe così a cuore da essersi inventato tutta la sceneggiata di cui sopra, per salvare gli abitanti del famoso puntino da qualcosa che tra l'altro deve aver per forza inventato lui.
E andiamo, su.

lunedì 10 aprile 2017

Cigni selvatici



Uno dei migliori romanzi autobiografici che abbia mai letto. Il libro narra le vicissitudini dell'autrice, di sua madre e della madre di sua madre, inserite in un arco temporale che va dai primi del 1900 fino circa al 1980. Tre generazioni e quasi un secolo di vita in Cina, partendo dalla fine dell'età imperiale (1910), passando per il periodo nazionalista del Kuomintang e approdando alla svolta comunista, fine anni '30, culminata con la presa del potere di Mao nel 1949. C'è da restare allibiti leggendo la storia dei trent'anni della Cina sotto Mao, perché un conto è sapere a grandi linee cosa sia stato il maoismo, magari tramite qualche reminescenza scolastica, un altro paio di maniche è leggere dettagliatamente come fu attuata questa forma di tirannide che, per ferocia e terrore, credo abbia pochi eguali nella storia dei regimi totalitari.
Lo consiglio assolutamente.

sabato 8 aprile 2017

Tra me e gli inattivi

Gli inattivi sono una categoria nata piuttosto recentemente, credo, e compaiono regolarmente in ogni rilevazione Istat sull'occupazione. Si tratta di quelle persone che oltre a non avere un'occupazione perché non la trovano, non la cercano neppure più, un po' per stanchezza, un po' per rassegnazione, per sfiducia ecc. Tutte le volte che sento nominare gli inattivi penso a come è cambiato il mondo (lavorativo ma non solo) negli ultimi cinque o sei lustri, e non solo riguardo agli inattivi o ai disoccupati in genere, ma anche alle dinamiche di ingresso nel mondo del lavoro, almeno raffrontate alla mia esperienza di lavoratore ormai trentennale. Nell'azienda in cui lavoro, e di cui sono alle dipendenze da ben ventisette anni, entrai per caso come lavoratore stagionale non appena terminato il servizio militare. Feci lì la mia stagione estiva e, verso settembre, mi fu chiesto (ripeto: mi fu chiesto) se avessi intenzione di restare con loro a tempo indeterminato. Accettai, anche perché all'epoca non avevo nient'altro da fare. Me ne sarei poi andato - pensavo - quando avessi trovato qualcos'altro, magari di meglio. Poi si sa come vanno queste cose: uno in un posto ci sta tutto sommato bene, si sa cosa si lascia ma non cosa si trova, insomma alla fine sono passati ventisette anni e sono ancora lì. E non è che all'epoca in cui iniziai fosse difficile trovare lavoro. Con un minimo di capacità di adattamento bastava bussare in qualsiasi posto e difficilmente si trovava una porta chiusa.
Poi penso a oggi: gli eterni pellegrinaggi di porta in porta, i voucher, gli inattivi, i precari, i contratti a chiamata, i contratti a quindici giorni, un mese, un anno quando va bene, senza diritto alle ferie, alle indennità di malattia, a niente, e a tutti quelli che non ottengono neppure questa roba qua. Penso alle mie figlie, che mentre studiano all'università cercano qualsiasi cosa da fare per riuscire a garantirsi quel minimo di indipendenza economica che rappresenta un input notevolissimo al conseguimento di una completa stima di se stessi, e al tempo stesso un embrione della soddisfazione personale tipica di ogni autoaffermazione. Quando racconto a loro come entrai io nel mondo del lavoro mi guardano un po' così, come se stessi raccontando una favola. E forse allora era davvero una favola.

mercoledì 5 aprile 2017

Mao non batteva pari

Sto leggendo in questi giorni Cigni selvatici, una specie di mattone di quasi settecento pagine fattomi avere da mio zio Luigi di Rimini, zio che per l'occasione si è speso in abbondanti dosi di elogi riguardo all'opera in questione. Io, in realtà, all'inizio ero piuttosto titubante, ma mi sono dovuto ricredere, il romanzo (in realtà è più un saggio, ma fa niente) è scritto benissimo ed è veramente interessante. Nel capitolo in cui si parla di Mao Zedong, ad esempio, si dice che il noto dittatore, nel 1956, per realizzare il sogno di trasformare la Cina in una potenza economica, si fece venire il pallino dell'acciaio - lo definì il "maresciallo" dell'industria - e ordinò quindi di raddoppiarne la produzione, che passò da 5,35 milioni di tonnellate nel 1957 a 10,7 nel 1958, e per raggiungere questo risultato almeno un centinaio di milioni di contadini venne forzatamente dirottato dalla terra alle industrie siderurgiche. Nelle piazze di ogni paese vennero poi allestite fornaci in cui la gente doveva portare ogni oggetto d'acciaio che avesse in casa: tutto faceva brodo per raggiungere lo scopo. Quei cento milioni di contadini, però, rappresentavano la forza lavoro che produceva la maggior parte delle risorse alimentari del paese, e si possono facilmente immaginare le conseguenze di una tale scellerata decisione.
Altra mania di Mao era la sua antipatia per i passeri, che gli stavano sulle balle perché convinto che si mangiassero il grano. Ogni famiglia, quindi, aveva l'obbligo di sedersi con una certa frequenza all'aperto sbattendo con vigore qualsiasi oggetto metallico di cui fosse in possesso. Mao credeva così che i passeri, in tal modo spaventati, non avrebbero potuto appollaiarsi sui rami e sarebbero morti di stanchezza. Lo so, pure a me viene da ridere, ma questo è. Comunque sono quasi a metà, ancora circa quattrocento pagine e avrò finito. Poi magari vi racconterò altre chicche.
(L'ho buttata sull'ironico, come avrete notato, ma vi assicuro che nella Cina sotto la dittatura di Mao c'era ben poco da ridere.)

martedì 4 aprile 2017

Ma ci dormono, la notte?

I commenti non servono di fronte a queste cose, di alcun valore aggiunto sono portatori; anzi, commentando si corre il rischio di cadere nella stucchevole retorica sbrodolosa fine a se stessa che già imperversa fin troppo abbondantemente in ogni dove. Però una cosa me la chiedo, pur conscio di correre i rischi menzionati qui sopra: chi fa queste cose, la notte riesce a dormire come se niente fosse? I piloti degli aerei che hanno condotto l'attacco chimico sugli ospedali e in cui sono morti anche dei bambini, quando staccano tornano a casa come se niente fosse? Come un normale impiegato che finito il suo orario di lavoro timbra, torna dalla moglie per cena e magari la sera legge le fiabe ai suoi figli piccoli? Ecco, a 'sta cosa non riesco a trovare risposta.

lunedì 3 aprile 2017

Numeri impressionanti

Quel "numeri impressionanti" strillato da Renzi per il 68% ottenuto alle primarie del Pd, ricorda un po' la sbruffonaggine infantile di quei bambini delle elementari che fanno a gara per stabilire che ce l'abbia più lungo o chi pisci più lontanto - in ultima analisi il livello intellettivo è quello. Un'euforia idiota per aver preso centoquarantunomila e rotti voti tutti in casa, mica fuori, ché fuori ci sono ancora quei venti milioni di italiani che non lo sfangano e che a dicembre gli dettero il benservito, in una delle più clamorose disfatte politiche degli ultimi decenni. Una ottima sintesi della situazione l'ha fatto il sempre ottimo Gilioli, stamattina, quando ha detto che il Renzi 2017 ricorda il D'Alema della seconda metà degli anni '90, "Quello che piaceva moltissimo ai militanti e stava sulle palle a tutti gli altri, fuori."
Preciso.

venerdì 31 marzo 2017

Tranquilli, le foto del Pentagono non serviranno





Tra le foto inedite pubblicate oggi dall'FBI, relative agli attentati dell'undici settembre, ci sono le due che vedete qui sopra. Ma state tranquilli, neppure di fronte a queste i complottisti apriranno gli occhi, e continueranno a credere, poveretti, che il Pentagono sia stato infilzato dal famoso missile. Perché i complottisti sono talmente stupidi e incapaci di interpretare i fatti e gli avvenimenti alla luce dell'intelligenza e del raziocinio, che neppure di fronte a ciò che vedono coi loro occhi si ricredono. Passi per i Mazzucco, i Chiesa e compagnia bella, che meglio di così non possono fare, poveretti, ma spiace che all'epoca a questa bufala abbia abboccato pure il povero Fo. Ma a lui lo perdoniamo, via.

giovedì 30 marzo 2017

Poletti e le mie figlie

Guardavo poco fa Francesca che spediva l'ennesima mail col suo curriculum. Tutti i giorni ne spedisce, e spesso li va a consegnare di persona, a volte sta via pomeriggi interi. Michela, sua sorella, ha trovato così il suo lavoro di cameriera nei weekend: spedendo e consegnando curriculum a destra e a manca. Non stanno lì a menarsela, le mie figlie, si danno da fare, cercano, provano, e intanto studiano all'università. Non hanno conoscenze, non hanno raccomandazioni, non giocano a calcetto con nessuno, caro Poletti, si danno da fare, e quando trovano qualcosa ce la mettono tutta per mantenerlo, solo col loro impegno. E penso che le mie figlie, così come tutti i giovani che s'impegnano e fanno affidamento solo sulle loro forze, meritino ministri migliori di Poletti.

Il plagio della Madia

Boh, non so se la signora Madia si debba dimettere per aver copiato parti della sua tesi di dottorato. Mi sembra che, guardando nel suo insieme l'intero Parlamento e gli elementi che lo popolano, un eventuale plagio sembri quasi una sciocchezza. E non si guardino casi analoghi accaduti in Europa, dove fior di ministri si sono dimessi per casi analoghi (qui e qui) - in Svezia, anni fa, una ministra si dimise perché scoperta a pagare la tata in nero. Non si guardino perché si parla di classi politiche di tutt'altra pasta, come si sa. Noi abbiamo quelli che abbiamo, ormai li conosciamo, e non li conosciamo solo noi, li conoscono bene anche all'estero. Stia lì, signora Madia, e vada tranquilla, quello è il posto più adatto per lei.

martedì 28 marzo 2017

Cretini 2.0

Ci fosse una competizione tipo, che ne so?, I cretini dell'anno, questi due avrebbero buone probabilità di arrivare in alto, e magari pure di vincere. Un premio che comunque andrebbe diviso equamente anche con facebook, dove ovviamente i due diversamente dotati di materia grigia si sono affrettati a pubblicare la loro "impresa". La butto lì: se non ci fossero i social almeno la metà delle stupidaggini (il più delle volte stupidaggini pericolose e tragiche, tra l'altro) che la gente si diverte a mettere in atto, non verrebbe neppure pensata. Ma forse pecco di ottimismo.

lunedì 27 marzo 2017

Non è tanto per i voucher

Non sono tanto i voucher. In fondo chi se ne frega? È che Michela ci è rimasta male, quasi ha pianto quando il titolare della pizzeria le ha detto che non l'avrebbe chiamata più, il venerdì sera e il sabato sera, perché non poteva correre il rischio di pagarla in nero e nello stesso tempo non poteva farle un contratto come si deve. E quindi lei ci è rimasta male, giustamente, perché quel lavoro le piaceva, era vicinissimo a casa, i titolari erano per lei quasi una seconda famiglia, le volevano bene, e lei a loro, e quel lavorino le faceva comodo perché le permetteva di far fronte alle spese universitarie e alle sue di ragazza ventenne. Non è tanto il discorso in sé sui voucher, sul loro abuso e sulla forma di istituzionalizzazione del precariato che rappresentano a interessarmi, è che immagino ci saranno tanti giovani come la mia Michela che si saranno trovati nella stessa situazione. Chi li ha tolti da un giorno all'altro per basse motivazioni di bottega e interessi politici contingenti, non si è reso conto di aver messo nella merda moltissime persone, e quel che è peggio è che a moltissime di queste ha regalato un disagio, un dispiacere, una tristezza.
Bastardi.

La pazienza (che non ho più)

Una volta ne avevo tanta, di pazienza, passavo ore intere sui social a discutere e pure a litigare con antivaccinisti, sciachimisti, cospirazionisti unidicisettembrini, vegani invasati, apologi della destra, omofobi vari assortiti e via dicendo. Da tempo evito di perdere il mio tempo in questo modo, perché è una battaglia persa, e ormai sono entrato in quella fase della vita in cui ci si rende conto che non si ha più tempo da buttare nelle battaglie perse, quella fase in cui, in qualche modo, il "rumore" dello scorrere del tempo si fa più forte, più pressante, un po' come quando ce la si prende comoda perché a un appuntamento mancano parecchie ore e, a furia di prendersela comoda, ci si accorge che manca appena mezzora. Come i vent'anni di una celebre canzone di De Gregori, che sembrano pochi e poi uno si volta a guardarli e non li trova più. Non ho più voglia, adesso ho cose più importanti da fare.

domenica 26 marzo 2017

(...)



Avevo comprato questo libro qualche tempo fa, poi l'avevo "parcheggiato" nella mia libreria. Stamattina mi è capitato sott'occhio mentre ero in cerca di qualcosa con cui riempire la domenica, e l'ho cominciato. Poco fa l'ho terminato. Molto brevemente, si tratta di un libro di divulgazione storica che descrive lo svolgersi della vita di tutti i giorni nella Roma antica, e precisamente nelle tre età fondamentali in cui gli storici hanno suddiviso la sua lunghissima storia: l'età règia, l'età repubblicana e l'età imperiale. Si tratta di un libro agevole, scorrevole, semplice. L'ho praticamente divorato. Uno dei libri più belli e istruttivi che abbia letto quest'anno.

sabato 25 marzo 2017

L'attentatore amava il bodybuilding



Magari tra il commettere un atto di terrorismo ed essere fanatico religioso con la passione per il bodybuilding non c'è alcun legame, probabilmente è così. Però, da un certo punto di vista, mi pare sia possibile intravedere una seppur embrionale forma di correlazione tra i due elementi. Il fanatismo religioso e l'ossessione per la cultura fisica, infatti, viene generalmente naturale - o almeno, a me viene naturale - associarli a una certa povertà culturale e intellettuale, sintetizzata in maniera adeguata dalle due note locuzioni "Tutto muscoli e niente cervello" e "Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli", e non è certo un mistero che, perlomeno da quando il terrorismo è prepotentemente - purtroppo - entrato nella nostra quotidianità, questa forma di povertà è facile terreno di attecchimento dell'ideologia del terrore.
Non si offendano eventuali appassionati di culturismo che passassero di qui, per carità, il mio è solo un ragionamento basato su supposizioni.

giovedì 23 marzo 2017

Non sapevano che avesse intenzione di fare un attentato

L'attentatore di Westminster, attentato rivendicato dall'Isis, era quindi un cittadino britannico, nato nel Kent e già noto alle forze dell'ordine per reati come aggressione, lesioni e simili. Pur essendo noto alle forze dell'ordine, "non era sotto indagine e non c'erano informazioni di intelligence riguardo a sue intenzioni di lanciare un attacco terroristico" (Repubblica, 23.3.2017). Ora, da perfetto profano per quanto riguarda le dinamiche di lavoro di questi summenzionati servizi di intelligence, trovo quanto meno improbabile che si possa stabilire una qualche correlazione tra un'intenzione e la sua decodificazione da parte di chicchessia. Semplificando, non è che se uno ha intenzione di compiere una strage lo va a spifferare in giro o sul web o lascia in giro delle tracce che consentano ad altri di scoprirle. Penso anzi che, nel caso, il potenziale attentatore si adoperi in ogni modo per cercare di evitare di suscitare sospetti sul suo conto. Quindi che senso ha affermare che non c'erano informazioni sulla sua volontà di compiere attentati? È naturale che non c'erano, dal momento che se ci fossero state magari l'attentato si sarebbe potuto sventare. Che poi, scusate, se anche sul tal tizio si avessero informazioni riguardanti una sua possibile intenzione di compiere un attentato, che si farebbe? Lo si incarcererebbe così, giusto per stare dalla parte del sicuro e fregandosene dei diritti sanciti da almeno una decina di convenzioni internazionali? Lo si pedinerebbe ventiquattr'ore al giorno per evitare che lo faccia? E, nel caso, come lo si rimedierebbe il personale per pedinare tutti quelli presenti nelle black list? Semplice: non si può fare. Perché sul tizio di cui sopra si possono avere tutte le informazioni di intelligence del mondo, ma se avesse intenzione di prendere una macchina e mettersi a falciare un po' di gente, non servirebbero a niente, dal momento che lo potrebbe fare in qualsiasi posto e in qualsiasi ora di qualsiasi giorno. La verità è semplice: questo tipo di terrorismo non c'è modo di contrastarlo, purtroppo. Amen.

La badante e le striscioline

Qualche sera fa, prima che venissi colpito dalla strega maledetta, ero da Brusarul, aspettavo che fossero pronte le pizze da portare via. Lì, davanti al bancone del bar, ci sono un paio di tavolini coi giornali sopra, è la zona dove si assiepano quelli che aspettano le pizze da portare via. Nella parete retrostante c'è uno spazio dove sono attaccati con lo scotch gli annunci di chi cerca o offre lavoro, oppure di chi mette in vendita cose che non gli servono più. Avete presente, no? Generalmente si tratta di normali fogli A4 scritti in orizzontale. Nella parte superiore viene inserito l'annuncio col tipo di prestazione lavorativa richiesta o offerta, mentre nella parte bassa vengono ricavate con le forbici tante striscioline verticali pronte per essere strappate e infilate in tasca, e su ognuna di esse viene stampato il numero di cellulare necessario per contattare l'estensore dell'annuncio. Vado un po' a memoria - magari la prossima volta che ci torno ci guardo meglio - ma mi pare di ricordare, tra gli annunci, quello di uno che vendeva un camper, quello di un altro che si offriva per piccoli lavoretti a domicilio (imbianchino, idraulico ecc.), quello di un altro ancora che vendeva una motocicletta, e poi c'era quello di una tipa che cercava lavoro come badante. Nell'annuncio del tipo che vendeva il camper - vado sempre a memoria - mi pare di ricordare che fosse stata strappata una sola strisciolina, tre in quello tramite cui si offrivano lavori a domicilio, nessuna strisciolina strappata in quello del tipo che voleva piazzare la motocicletta. Nell'annuncio messo su dall'aspirante badante, invece, erano stati strappate tutte le striscioline tranne una. Non le ho contate, ma così, a memoria, credo che siano state in tutto una ventina, di cui quindi diciannove strappate e una ancora attaccata - immagino che se fossi tornato la sera dopo a prendere altre pizze, non ci sarebbe stata più nemmeno quella.
Ora, non è che questa cosa significhi granché o che io abbia la pretesa di ergerla a incontrovertibile e inequivocabile prova della direzione in cui si sta incanalando la nostra società, ma magari può essere uno dei tantissimi riscontri di quanto ogni istituto di statistica ci sta documentando ormai da anni un giorno sì e l'altro pure.

mercoledì 22 marzo 2017

Menti semplici

Sicuramente noi menti semplici non saremo mai in grado di capire le reali, sottili e difficilmente intelligibili ragioni che hanno fatto da input alla sciocchezza di proibire, a chi si imbarchi da determinati paesi, di portare addosso qualunque aggeggio elettronico che sia un pelo più grande di un cellulare e di relegarlo nella stiva del velivolo. Saremo difficilmente in grado di farlo perché è palese che qualunque organizzazione terroristica è in grado di aggirare questa farsa di divieto con facilità, ad esempio facendo decollare un eventuale suo affiliato-kamikaze dall'aeroporto di un paese vicino in cui non viga il divieto; oppure inserendo comunque un ordigno esplosivo in un tablet o pc di quelli destinati alla stiva e comandato con un timer o con un innesco inserito beffardamente nel cellulare che è permesso portare a bordo - dal punto di vista degli effetti è palese che un ordigno che esploda su un aereo provochi gli stessi effetti sia che si trovi nella stiva o nel reparto passeggeri. E si potrebbe continuare - ognuno può trovare con facilità modi di aggirare questa scemenza pure senza essere in possesso di una intelligenza come quella di Gasparri. Quindi, come dicevo, è impossibile che il fine vero di tutta la commedia sia quello dichiarato, ci dev'essere qualcos'altro sotto, ma a noi, menti semplici, temo che la possibilità di capirlo sia irrimediabilmente preclusa.

(...)



(Dalla novella Il corpo, Stephen King.)

martedì 21 marzo 2017

Centri di intrattenimento

I nuovi lager in via di allestimento sulle coste libiche, che presto andranno ad affiancare quelli già esistenti, li hanno battezzati Centri di intrattenimento, nomignolo che riporta alla memoria le sale in cui si balla e si fa bisboccia di certi centri per anziani, in un patetico tentativo, peraltro storicamente neppure nuovo, di edulcorare la brutalità e l'orrore tramite l'utilizzo di un linguaggio più morbido e conciliante. Il tutto, naturalmente, in combutta col governo del tranquillo e affabile Gentiloni, che magari è pure uno di quelli che inveiva contro il muro di mattoni di Trump ma che nello stesso tempo finge di ignorare che i muri non si costruiscono solo coi mattoni, ma anche con certi accordi tra governi.

lunedì 20 marzo 2017

Riflessioni sul colpo della strega

Credo che il presente post sia il primo, dei quasi settemila presenti in questo blog, vergato da un cellulare in una posizione eufemisticamente scomoda - steso sul letto, prono, appoggiato sugli avambracci. Anzi, non è che credo, sono sicuro, perché se avessi provato altre volte un male così, lo ricorderei. Per la serie cose che racconto ai miei trentadue lettori senza che a loro possa fregare di meno, infatti, metto tutti al corrente del fatto che da sabato pomeriggio sono bloccato a letto vittima di quella diabolica patologia che viene comunemente indicata con colpo della strega - dal punto di vista medico è una contrattura dei muscoli della zona lombo-sacrale, ma se andassi da chicchessia a raccontare di essere stato vittima di una contrattura dei muscoli della zona lombo-sacrale, potrei anche essere visto come uno in preda a deliri e farneticazioni. Tutto è cominciato sabato pomeriggio mentre, piegato, stavo sistemando posate e stoviglie nella lavastoviglie. Ero appunto piegato e... sono rimasto piegato, semplicemente e drammaticamente, e ogni tentativo di rialzarmi dava il la a poderosi sciami di fitte dolorosissime. Lentamente, sono poi riuscito in qualche modo, con l'aiuto di Chiara, ad arrivare al letto, letto su cui appunto staziono ininterrottamente da quel maledetto sabato pomeriggio.
Il colpo della strega presenta alcuni indubbi lati positivi. Uno, ad esempio, è quello di ritrovarsi da un momento all'altro con una gran quantità di tempo libero, che nel mio caso per la maggior parte occupo leggendo libri - non avreste mai indovinato, eh? - oppure immergendomi in profonde riflessioni intime finalizzate a cercare di fare luce su alcune delle fondamentali questioni che l'uomo si pone da quando ha messo piede sul globo terracqueo, del tipo chi siamo? Dove andiamo? Insomma, quella roba lì. Avete capito, no? Il senso della vita, della morte, del dolore e via discorrendo. Tra l'altro, la domanda sul senso del dolore in questo frangente la trovo particolarmente pregnante, come immaginerete. Accanto a questi pochi lati positivi, però, ce ne sono almeno altrettanti negativi. Su tutti spicca un male boia, per usare un'aulica perifrasi. Chi non ha mai avuto a che fare col colpo della strega si immagini un mal di schiena molto forte e lo moltiplichi per dieci. Fatto? Ecco. C'è poi il problema dell'immobilità forzata nel letto, e di lì non si scappa perché qualsiasi posizione che si tenti di assumere all'infuori di quella, compresa il semplice sedersi sul letto, produce la poderosa serie di dolorosissime fitte di cui sopra. A questo si aggiunge il problema della necessità di assistenza continua necessaria per svolgere le operazioni più banali, dal mangiare al lavarsi i denti e tutto il resto. Fortunatamente, con moglie e due figlie in casa, l'assistenza è bene o male assicurata, ma si tratta comunque di disagi a cui non si è abituati e con cui bisogna fare i conti.
Tra le tante riflessioni esistenziali di cui sopra, su una ho indulto con particolare enfasi. Mettendo bene in rilievo le dovute e indispensabili differenze, il mio pensiero andava a tutte quelle persone che per i più vari motivi sono costrette a letto senza alcuna speranza di potersi un giorno rialzare. Per dire, io sono bloccato a letto da due giorni e già non ne posso più; Dj Fabo, solo per fare un esempio tra i tanti, di cui molto si è parlato nelle settimane scorse, è rimasto un anno e mezzo a letto, in una condizione di tetraplegia e completa cecità. Io almeno posso leggere, scrivere, vedere il cielo dalla finestra, se mi stanco di stare prono posso mettermi supino e viceversa, lui non poteva fare niente di tutto ciò: un anno e mezzo bloccato come una mummia in un letto, e quando ha implorato di poter porre fine a ciò che non considerava più vita, si è trovato di fronte a un milione di difficoltà e a una pletora di stronzi farabutti in giacca, cravatta, e soprattutto tonaca, che hanno strillato come ossessi in difesa di una ridicola e anacronistica sacralità della vita e di un grottesco antropocentrismo di matrice tipicamente cattolica (l'antropocentrismo è in generale un elemento fondante di ogni monoteismo, ma si sublima in particolare nel cattolicesimo). E quindi il poveretto è dovuto andare in Svizzera, come fanno tutti quelli che ne hanno la possibilità, mentre quelli che non ce l'hanno sono costretti a restare prigionieri qui, in balìa di uno Stato e di un sistema legislativo e sociale ideato, pensato e costruito coi mattoni del cinismo, degli interessi particolari invece che generali, e sull'inciviltà, quell'inciviltà che vede un Parlamento iper affollato quando si deve votare il salvataggio di un Minzolini qualsiasi, deserto quando si deve discutere di testamento biologico. Vabbe', lasciamo stare.
Butto un occhio alla finestra e vedo che il giorno già volge al declino, e mentre fisso il cursore che lampeggia penso al percorso che ho fatto per arrivare dal colpo della strega a Minzolini. Ah sì, ricordo. A questo punto dovrei rileggere il post per controllare che non abbia fatto errori, che le concordanze siano corrette, ma non ne ho voglia, già è abbastanza problematico scrivere col cellulare, e poi non ho più tempo, devo cambiare posizione, la schiena lo esige.

L'operaio Saramago

Leggo nel libro Il matematico impertinente, di Piergiorgio Odifreddi, che José Saramago non ha mai frequentato una facoltà universitaria di letteratura, ma un semplice istituto tecnico secondario che neppure ha terminato per mancanza di possibilità economiche, dopodiché ha fatto per alcuni anni l'operaio (tornitore meccanico). Il primo scrittore portoghese, di cui ho letto numerosi romanzi, a vincere nel 1998 il Nobel per la letteratura è stato quindi in gioventù un semplice tornitore.
Che ci volete fare? A me 'ste cose sorprendono sempre.

domenica 19 marzo 2017

Vite vuote

Non condivido l'indignazione nei confronti di chi si reca in un aeroporto e comincia a strillare di essere disposto a sacrificare la propria vita per Allah. Ritengo in questi casi molto più appropriata una sana compassione, da non intendersi nel significato principale che del termine si trova nei dizionari, cioè di partecipazione alle altrui sofferenze, ma nel senso di dispiacere nel constatare che una persona può sentire la propria vita talmente vuota e priva di significato da trovare come unico sollievo alla sua condizione quello di rinunciare ad essa in nome di qualcosa di inesistente e risibile. Insomma, non c'è da indignarsi, c'è più da dispiacersi.

venerdì 17 marzo 2017

L'animale più stupido

Quasi una quarantina d'anni fa Franco Battiato diceva che "l'uomo è l'animale più domestico e più stupido che c'è." Non so se già all'epoca avesse sentore di quanto sarebbe successo quarant'anni dopo, e cioè che sarebbe tornato il morbillo perché la stupidità dell'uomo l'aveva convinto a smettere di vaccinarsi, fatto sta che in ogni caso non si era sbagliato.

giovedì 16 marzo 2017

Minzolini

Anni fa sulla vicenda odierna del Minzolini avrei vergato uno di quei post che lèvati, di quelli proprio cattivi, infarciti di indignazione all'ennesima potenza. Oggi di 'sta roba qua non mi frega più niente, la vedo scorrere nei siti e passo oltre. Sarà che più l'età avanza e più scopro di essere attratto da altro, anche perché probabilmente capisco che indignarsi per queste cose non ha più senso, se mai ne abbia avuto, è una perdita di tempo. Preferisco ad esempio andare a fare una passeggiata qua dietro a casa mia, su al palazzo Marcosanti, sulle mie colline, e magari camminare rimuginando sul libro che sto leggendo in questi giorni, quello che analizza la produzione letteraria di Guccini, oppure indulgere a qualche ricordo di cose passate. Tra l'altro, adesso che mi viene in mente, nelle pagine che leggevo ieri del libro su Guccini, il cantautore di Pàvana spiegava il suo ritiro dal mondo della musica, nel 2014, dopo l'uscita dell'album L'ultima thùle, dicendo che ormai in decenni di carriera e dopo una produzione musicale tra le più prolifiche del panorama d'autore italiano, quello che doveva dire l'aveva detto, e prendere la chitarra e mettersi a comporre non lo attirava più, non ne aveva più voglia ed era venuto meno ogni stimolo e ogni velleità compositiva. Sentiva insomma che era venuto il momento di cambiare e di dedicarsi ad altro.
Un po' mi sono riconosciuto in questo stato d'animo. Anche io suono sempre meno, preferisco leggere e scrivere, e devo dire che un filo di preoccupazione questa cosa me la dà, perché Guccini ha passato i settanta, mentre io sono del '70, e c'è una bella differenza; insomma, a volte ho come la sensazione di essermi avviato verso una sorta di senilità precoce. Ma poi penso: chi se ne frega? Campiamo una volta sola, e se, potendo, non facciamo ciò che più amiamo fare, cosa campiamo a fare? Quindi, ne approfitto per avvisare i miei trentadue lettori: se venite qua per leggere post indignati sul Minzolini di turno, forse è meglio se cambiate blog o andate sul Fatto, qua troverete più che altro inutili riflessioni mie su qualche libro, sulla vita, sulla morte e su altre sciocchezze.

mercoledì 15 marzo 2017

Voucher

Quando Renzi, che sarà pure un imbonitore alla Wanna Marchi ma che stupido non è e del referendum sui voucher fiuta tutto il pericolo, dice che "i voucher non sono stati una mia invezione, non c'entrano niente col Jobs Act" (Repubblica, 15.3.2017), dice una cosa vera. I voucher, infatti, hanno visto la luce nove anni fa per mano del centrosinistra di allora, poi Berlusconi ne ha allargato l'utilizzo e Monti ha dato loro altro impulso e altra linfa. Quello che però la Wanna Marchi di Rignano dimentica di dire è che il suo governo ne ha innalzato il tetto da 5000 a 7000 euro, favorendone ulteriormente l'espansione. Non mi pare cosa di poco conto. Senza contare, poi, che il fatto di scaricarne la responsabilità su altri potrebbe anche essere letto come una implicita ammissione che si tratta effettivamente di una schifezza.

martedì 14 marzo 2017

Non è quella sinistra là

Mi veniva in mente, poco fa, mentre leggevo un libro sulla poetica e la produzione letteraria di Francesco Guccini, che Guccini è uno dei cantautori che ho cominciato ad ascoltare da ragazzo; quattordici anni, quindici, insomma quel periodo lì, e ho cominciato ad ascoltarlo perché, ancora oggi ringrazio il cielo, avevo una compagnia di amici che ascoltava quel tipo di musica, la musica d'autore, i gruppi progressive, roba tosta, insomma: Guccini, Kuzminac, Dalla, De André, De Gregori, Vecchioni, Graziani, Nomadi, PFM, e poi Jackson Browne, Pink Floyd, Mike Oldfield, Eagles... E molti appartenenti a questa mia compagnia giovanile, nata nel giro della parrocchia, suonavano; oddio, forse suonavano è un po' troppo, diciamo che comunque avevano una qualche dimestichezza con qualche strumento musicale. Di quella compagnia lì sono rimasto in contatto con un paio di persone, non di più, gli altri li ho persi nelle tante biforcazioni di cui è costellato il viaggio della vita. 
Qualcuno l'ho poi ritrovato su facebook, quando ancora ci bazzicavo, e forse sarebbe stato meglio non ritrovarlo, avrei evitato di assaporare quel gusto dolce e amaro di cui sono permeate certe seppur embrionali forme di delusione. Niente di che, intendiamoci, ma non si può passare la giovinezza tra feste dell'Unità, Guccini, Modena City Ramblers, CCCP, Radio City, impegno e volontariato politico all'insegna della sinistra e ritrovarsi oggi renziani rampanti. E no, dài. Nella nostra compagnia alcuni giravano col fedaìn di Arafat, coi basettoni e la banana all'insegna di un anticonformismo che forse all'epoca non sapevamo neppure cosa fosse, la musica di sottofondo era il rockabilly, lo ska, oltre naturalmente a Guccini e al cantautorato vario di sinistra. E adesso, belli e laureati, con posizioni sociali di tutto rispetto, eccoli là, a sbrodolare alla corte del renzismo. Ma figlioli, Renzi non c'entra niente con la sinistra, col concetto di sinistra, con Guccini, di sicuro non c'entra niente col concetto di sinistra con cui siamo venuti in contatto quand'eravamo giovani. Io ci credevo, all'epoca (povero illuso che ero), è per quello che, oggi, politicamente mi ritrovo apolide, privo di rappresentanza, perché quell'idea di sinistra che avevamo allora oggi non c'è più, e forse già allora cominciavano a vedersi le prime crepe, probabilmente nate dai contraccolpi del famoso Compromesso storico.
E poi niente, probabilmente sono tutte paranoie mie totalmente prive di fondamento, può essere, ma Renzi con la sinistra, quella sinistra là, non c'entra un cazzo, dite quello che volete. Mi spiace solo che 'sta cosa non l'abbiate capita. O forse l'avete capita benissimo, va' a capire...

lunedì 13 marzo 2017

Scazzi

E niente, capitano quei giorni in cui torno a casa dal lavoro che sono scazzato. Scazzato non è un aggettivo molto elegante, concesso, credo non sia contemplato neppure sul dizionario, ma penso sia l'unico che renda bene l'idea di certe giornate, quelle in cui più di altre mi assale il dubbio se io lavori per vivere o viva per lavorare. Perché c'è da fare un sacco, il personale è quello che è, e allora si fanno ore in più, si fanno straordinari, si rimane perché bene o male, alla fine, il bilico per Modena va caricato e un mulettista serve. Poi però, superato un certro limite, basta, altrimenti la seconda opzione che ho tirato in ballo qui sopra diventa realtà. E io non ho ammazzato nessuno, non ho sul groppone condanne da scontare, e pure io, come tutti, ho una vita fuori del magazzino. E allora basta, passato quel limite lascio lì e vengo a casa, che s'arrangino, eh, il bilico per Modena lo caricherà qualcun altro.

domenica 12 marzo 2017

Il tradimento fedele



Ho preso in prestito questo libro dalla biblioteca non perché m'interessi la faccenda teologica relativa al personaggio che da sempre crea più inquietudini al pensiero cristiano, Giuda appunto, ma perché incuriosito dal nome dell'autore di questo breve saggio teologico: Gustavo Zagrebelsky, quel Zagrebelsky che io ho sempre conosciuto come uno dei più celebri costituzionalisti italiani e non immaginavo certo che si cimentasse pure con la teologia. E mi ha piacevolmente sorpreso, terminata la lettura, constatare il livello di cognizione di causa e competenza teologica con cui nel libro esamina e commenta alcuni passi della sterminata letteratura prodotta sul traditore per antonomasia: Giuda Iscariota, appunto.
Intendiamoci, non è che Zagrebelsky fornisca chiavi di lettura rivoluzionarie sulla vicenda relativa al mistero di chi è stato scelto per dare compimento alle scritture - sostanzialmente si limita ad abbracciare le posizioni teologiche che identificano come mistero il connubio tra mancanza di libertà e conseguente impossibilità di addebito di responsabilità all'apostolo traditore. Ma queste sono faccende nelle quali non m'inoltro. Mi limito solo ad osservare come Zagrebelsky non se la cavi affatto male in questo campo.

sabato 11 marzo 2017

Un ragazzo sveglio

Le ultime cento pagine le ho letteralmente divorate, perché Stephen King, checché se ne dica, sa scrivere e la sua scrittura ipnotizza. Un ragazzo sveglio è un racconto lungo inserito nella celeberrima raccolta Stagioni diverse, pubblicata qui in Italia molti anni fa. Ricordo che la lessi per la prima volta quand'ero ragazzo, poi qualche giorno fa, mentre scartabellavo nella mia libreria, di là nella sala, mi è ricapitato casualmente in mano il libro e ho ricominciato a leggerlo, e mi sono reso conto che rileggere un libro dopo vent'anni è come leggere un altro libro; spuntano dettagli che si erano persi o tralasciati, fatti e situazioni vengono letti sotto una luce diversa e con una diversa disposizione d'animo, cose così, insomma.
Leggo che nel '98 da questa novella hanno tratto un film. Non lo guarderò, perché ormai ho capito che, tranne in rarissime e lodevoli eccezioni, i film rovinano sempre tutto. Oltre infatti a stravolgere l'immagine dei personaggi che il lettore crea da sé nella sua mente dalle pagine che legge, spesso ne modificano la trama fino a renderla irriconoscibile dall'originale. Io voglio restare con i personaggi che mi sono idealmente creato e con la trama che ho trovato nel racconto e che ho fatto mia.

Come niente fosse

Evidentemente, quattro mesi lui pensa siano un lasso di tempo più che sufficiente a far dimenticare la promessa fatta in ogni dove nei mesi che precedevano il referendum, e cioè quella di togliersi dalle scatole. Cioè, non solo dimissioni da segretario del Pd e da Presidente del consiglio, ma la cessazione tout court di ogni velleità politica. Lo diceva lui, non ce lo siamo sognato noi, sbandierando come atto di dignità questa promessa, dignità che, naturalmente, ce ne ha dato ampia prova in due anni, manco sa dove stia di casa. E invece niente, è tornato alla carica come se niente fosse, come se quella marea di venti milioni di No sotto cui è stato sepolto fossero solo un inconveniente di poco conto, trascurabile, un insignificante dettaglio. Un ritorno tra l'altro scandito dallo stesso tenore mediatico di salvatore della patria, dalla stessa arrogante protervia (ha solo utilizzato più "noi" e meno "io": poca roba) che hanno sempre caratterizzato l'ipertrofismo del suo io. 
Dite la verità: avevate creduto che ce lo saremmo tolti dalle appendici pendule dopo il quattro dicembre scorso, eh? Avevate avuto un minimo dubbio che la parola dignità sulla sua bocca avesse un qualche barlume di significato, vero? Spiacente. Non per vanteria, ma chi scrive aveva capito (e scritto) fin da subito che non ce lo saremmo tolti di torno così facilmente.

giovedì 9 marzo 2017

Miracolata

Niente da fare, non c'è sciagura in Italia che non venga interpretata alla luce dell'ormai patetico pseudomisticismo miracolatorio. Succede sempre, che si tratti di terremoti, di inondazioni, di incidenti, quello che volete. Almeno i giornali smettessero di riportare 'ste scemenze. E invece no, il patetico pseudomisticismo miracolatorio piace e trova sempre vaste platee di poveri di spirito a dargli credito. Così Repubblica riporta la testimonianza della signora che si è fermata in tempo a cento metri dal crollo, e che si dice miracolata, miracolo secondo lei dovuto al fatto che il crollo si è verificato in territorio di Loreto, località nota per i pellegrinaggi a una certa Madonna di cui non ricordo più il nome. Ovviamente alla povera signora non viene la pulsione di chiedersi, se di miracolo si tratta, il motivo per cui lei sì e la povera coppia di coniugi cento metri avanti lei no, come mai quelli siano rimasti sotto. 
Niente, non ce la possiamo fare.

mercoledì 8 marzo 2017

Il cretino e George Michael



"Dato che è stato confermato che è morto per cause naturali, in particolare per una cardiomiopatia dilatativa con miocardite e steatosi epatica, l’indagine in merito è stata interrotta e non c’è bisogno di un’ulteriore inchiesta. Non ci saranno nuovi aggiornamenti e la famiglia chiede ai media e al pubblico il rispetto della propria privacy."

(via Il Post.)

(...)

lunedì 6 marzo 2017

Il Gentiloni tranquillo

Gentiloni è di quei Presidenti del consiglio che stanno lì, governano, fanno, e non rompono i coglioni a nessuno con tremila tweet al giorno e carriolate di Italie che cambiano verso, che ripartono, volte buone e scemenze varie assortite. Certo, la politica che tira avanti è improntata grosso modo al prosieguo di quanto seminato da quel pericolosissimo chiacchierone che l'ha preceduto, ma almeno Gentiloni - gliene va dato merito - se ne sta buono in disparte e fa quello che dovrebbe fare ogni capo di governo: governare senza invadere mediaticamente ogni canale comunicativo del globo terracqueo.
Poi, certo, qualche eccezione all'andazzo può sempre capitare, e magari te lo ritrovi una domenica pomeriggio da Pippo Baudo a Domenica In. Qui ci sarebbe da aprire una parentesi, giusto per dire che chi scrive ricorda Pippo Baudo che presentava Domenica In già ai tempi del passaggio tra le elementari e le medie, grosso modo. Oggi è ancora lì, lo stesso Baudo e la stessa Domenica In di trent'anni e più fa. Non siamo mai stati il paese dei rinnovamenti, diciamolo tranquillamente.
Comunque, lì dal l'ottuagenario dinosauro televisivo c'era appunto il tranquillo e discreto Gentiloni, il quale, dopo varie e inevitabili marchette all'operato governativo, ha detto che il governo andrà avanti, salvo mancanze di fiducia in Parlamento, fino alla scadenza naturale della legislatura del 2018. Non ha naturalmente invitato Renzi a stare sereno, lo stesso Renzi che scalpita e strepita perché vorrebbe andare al voto domani, ma glielo ha fatto capire. Qualcosa tipo sta' buono lì e non t'agitare, ché il tuo tempo l'hai avuto. E niente, Gentiloni è di quei presidenti un po' così, buoni e tranquilli ma con in testa le idee ben chiare, e chi vuol intendere intenda.