venerdì 30 settembre 2016

Piccoli cervelli

Non mi vengono in mente altre spiegazioni, se non quella di trovarsi di fronte a cervelli piccoli piccoli, a giustificazione di genitori che ritirino i figli da scuola a causa dell'arrivo di altri bambini.
Davvero.

Il nuovo, magnifico, Senato targato Renzi

Dunque, vediamo se ho capito bene, il che non è affatto scontato, i punti principali della mirabolante riforma costituzionale del Senato targata Renzi-Boschi. Il principale mi pare sia quello deI taglio dei Senatori, che scendono da 315 a 100, che è una bella cosa, all'apparenza. Il problema è che questi 100 non saranno più eletti dal popolo, ma nominati dai partiti e, pur essendo formalmente Senatori, manterranno comunque anche la loro carica di provenienza, cioè Sindaci o Consiglieri regionali. Avranno quindi un doppio incarico amministrativo da espletare: uno nella città o regione di provenienza e uno a Roma, in Senato. Qui c'è già qualcosa che non va, a mio avviso. Se ad esempio Tizio è già sindaco di Vattelapesca, quando trova il tempo per andare a Roma a fare anche il Senatore? Nei weekend, quando il Senato è chiuso? Prende dei periodi di ferie e invece di andare in vacanza con la famiglia va a Roma in Senato? Oppure, viceversa, passa la settimana a Roma a fare il Senatore e nel frattempo delega qualcuno che faccia il Sindaco di Vattelapesca al posto suo? Forse prima di nominarlo Senatore ci si accerta che sia eventualmente in possesso del dono dell'ubiquità? Insomma, non c'è da ridere, uno queste domande se le pone, no?
Altra cosa. Il nuovo Senato non avrà più il potere di dare o togliere la fiducia a un governo, compito che resterà di esclusiva pertinenza della sola Camera. Ma sappiamo che alla Camera 340 seggi saranno regalati al partito di governo dall'abnorme premio di maggioranza dell'Italicum, abnormità che, come hanno già fatto notare in molti, inficia enormemente la rappresentatività. Insomma, con l'Italicum non è affatto scontato che la maggioranza espressa alla Camera rappresenti la maggioranza di chi si reca alle urne a votare. Anzi, ci sono elevatissime probabilità che sia esattamente l'opposto (da notare che l'Italicum l'hanno fatto quelli che invitano a votare sì). Riassumendo, quindi, con questa riforma si avranno governi che potranno fare quello che vogliono, compresi provvedimenti o leggi che alla maggioranza della popolazione non stanno bene, senza che nessuno possa contrastarli in alcun modo. Questa cosa va bene? A voi non lascia più di un dubbio o qualche timore? A me sì, e più di uno.
Ancora. Ci raccontano che con questa riforma si risparmiano soldi, si tagliano i costi della politica e i parlamentari. È vero, ma quelli che hanno fatto i conti dicono che si tratta di una goccia d'acqua nel mare di questi famosi costi. Il Senato, ad esempio, costa grosso modo 1.600.000.000 euro all'anno, con la riforma Renzi su questa cifra si risparmiano alcune decine di milioni di euro, e voi mi dite che non si tratta di una presa per il culo? E poi, se davvero si volevano tagliare costi e poltrone, perché non si è ad esempio dimezzato il numero dei Senatori e dei Deputati? Oppure, perché non si è data una bella sforbiciata agli stipendi dei parlamentari, che se ne parla da decenni ma nessuno l'ha mai fatto? Sarebbe interessante chiarire anche la faccenda delle immunità. Perché un Sindaco che nei weekend va a fare il Senatore deve avere l'immunità parlamentare? A che gli serve? A niente, presumo. O forse a qualcosa gli serve, dal momento che amministrazioni regionali di mezza Italia sono a vario titolo sotto inchiesta.
Questo è ciò che ho capito io della mirabolante riforma costituzionale del Senato targata Renzi, su cui dovremmo esprimerci il 4 dicembre. Forse qualcosa mi è sfuggito, forse non ho ancora tutto chiaro, ma un punto mi è chiarissimo: io voterò NO. Non per cattiveria o perché mi stia sul cazzo Renzi, o almeno non solo per quello, è che proprio non mi va di essere preso per il culo.

giovedì 29 settembre 2016

Università

Una la frequentava già, l'altra ha saputo di essere stata ammessa poco fa. Da oggi entrambe le mie figlie frequentano l'università. Con buona pace di tutti i Camillo Langone d'Italia e del loro "I padri ci pensino bene prima di mandare le proprie figlie all'università".

Il referendum per l'elettore di destra

Dice Matteo Renzi, intervistato da Cerasa sul Foglio, che se l'elettore di destra guarda la riforma costituzionale nel merito non può non votare sì. Se finora avevo un certo numero di motivi per votare no, da oggi quei motivi sono decuplicati.

Edge non va bene (perché?)

In genere aggiorno questo blog tramite cellulare, utilizzando l'apposita app Blogger, o tramite il mio pc portatile su cui gira Windows 10. In teoria il portatile non sarebbe mio ma di Michela - glielo regalammo l'estate del 2015 in occasione della sua maturità - ma in pratica qui in famiglia lo utilizziamo tutti. L'app sul cellulare è abbastanza comoda (eccetto che per inserire link a pagine esterne) ma piuttosto spartana per quanto riguarda le funzioni. Va bene per inserire del testo puro e con poche formattazioni, è gravemente inadatta per inserire più immagini nel corpo del post, per non parlare naturalmente dei video. Insomma, per avere completezza di funzioni e comodità bisogna utilizzare un buon browser su un buon pc.
In genere utilizzo Firefox. Oggi ho voluto provare Edge, il browser installato di default in Windows 10, quello che credo abbia preso il posto del leggendario Internet Explorer, uno dei programmi per navigare più usati (e più bacati) di tutta la storia dell'informatica. Quindi apro Edge, faccio login per accedere alla bacheca di controllo e trovo questo inaspettato messaggio:
Il browser che abbiamo rilevato non è supportato e può causare un comportamento imprevisto. Scegli un browser dal nostro elenco di browser supportati per un utilizzo ottimale del programma.
Clicco sul relativo link e mi ritrovo in una pagina di assistenza di blogger.com, dove vengono elencati tutti i problemi noti segnalati dagli utenti e relative soluzioni, ma di elenchi di browser supportati neppure l'ombra. Decido di lasciar perdere e comincio comunque a scrivere un post, quello che state leggendo. Tutto sembra funzionare regolarmente: posso inserire formattazioni a piacere, immagini, link, codici html per incorporare video e quant'altro. Insomma, Edge funziona benissimo, nonostante blogger.com continui a segnalarmi che si tratta di un browser non supportato.
Prendo atto della cosa e continuo a scrivere.

mercoledì 28 settembre 2016

Il film anti vaccini in Senato

Forse non c'è granché da scandalizzarsi per l'iniziativa di tale senatore Bartolomeo Pepe, e cioè proiettare in Senato un film anti vaccini, realizzato da un "medico" già radiato dall'albo per aver falsificato dati che avrebbero dovuto provare fantomatiche correlazioni tra vaccini e autismo - correlazioni, come è noto, smentite ormai da anni da ogni organismo sanitario al mondo.
Non c'è da scandalizzarsi perché ormai da tempo il Parlamento non è più permeato da quell'aura di austera serietà e autorevolezza che gli era propria fino a qualche decennio fa. Ormai anche il bar della più malfamata frazione della penisola può essere elevato a termine di paragone, perché in Parlamento in questi ultimi lustri abbiamo visto, e continuiamo a vedere, gli stessi spettacoli che appunto si vedono ogni giorno al bar: urla, zuffe, risse, parolacce, insulti, lanci di oggetti, di ortaggi; abbiamo visto parlamentari innalzare cappi, lanciare pesci, mangiare mortadella alla caduta di un governo, proporre interrogazioni sulle scie chimiche. E adesso ci si stupisce perché vi viene proiettato un film che fa l'apologia di una bufala conclamata?
Da queste parti ci si stupisce semmai che ci sia voluto tanto.

Aggiornamento.
Pietro Grasso, lode a lui, si è impuntato e la proiezione è stata annullata.

martedì 27 settembre 2016

Da Mentana, Renzi vs Zagrebelsky

Venerdì prossimo, da Mentana, su La7, il cazzaro discuterà del famoso/famigerato referendum faccia a faccia con Gustavo Zagrebelsky. Ignoro i motivi che hanno indotto Renzi ad accettare di essere fatto a pezzi in diretta tv da uno dei maggiori costituzionalisti nostrani. Per me sarà un'occasione di riaccendere la tv dopo molti anni di astinenza dal video.

lunedì 26 settembre 2016

Nel torbido

Avrei voluto titolare questo post Nella merda, ma ho già provato in passato a inserire una parolaccia in un titolo, qui, e Google, che ospita questo blog, mi ha lanciato una dura reprimenda invitandomi a non farlo più, quindi uso il termine torbido, che dovrebbe passare senza problemi.
Il suddetto torbido sarebbe, nel caso specifico, l'"editoriale" di stamattina di Sallusti, un coacervo di invettive, rancore e cattiverie gratuite e infamanti indirizzate a Giuseppe D'Avanzo, giornalista (giornalista vero, questo) che ha lavorato per Espresso e per Repubblica e che è passato a miglior vita alcuni anni fa. Ecco, se D'Avanzo fosse ancora vivo potrebbe difendersi e, dopo ciò che ha scritto Sallusti, vincere con disinvoltura qualsiasi causa avesse voluto intentargli. Non può più farlo perché appunto se n'è andato. Non c'è niente da aggiungere.
Come scrive Alessandro Gilioli, Sallusti è questa roba qua.

(...)

domenica 25 settembre 2016

Sostiene Pereira

Sostiene Pereira è un libro di quelli che si iniziano la mattina e si finiscono la sera, prima di andare a dormire. Un po' perché sono poco più di 200 pagine, un po' perché ci si affeziona a tal punto alla storia e al protagonista che si ha costantemente il bisogno di sapere cosa combina il corpulento dottor Pereira e i vari personaggi che compaiono nel libro. Credo possa essere definito un romanzo di liberazione, e questa liberazione è prima di tutto di quel Pereira, responsabile della pagina culturale di un piccolo settimanale di Lisbona, dalle sue paure: quella del futuro, quella del suo direttore, che gli impone di non pubblicare traduzioni di scrittori francesi, ché al regime salazariano portoghese non piacciono, e quella della censura a cui devono sottostare i suoi pezzi prima di vedere la luce.
La sua liberazione definitiva e piena si compirà quando, tramite uno stratagemma, il dottor Pereira riuscirà a bypassare le maglie della censura e a raccontare, pubblicandolo, il fedele resoconto dell'omicidio di un suo carissimo amico e collaboratore, perpetrato dalla polizia politica del regime fascista di Salazar.
È un libro di liberazione, di ribellione, raccontato con la prosa inimitabile, a tratti tra il visionario e il fiabesco, di Antonio Tabucchi.
Sono contento di aver colmato questa lacuna.

Toh, Emmanuel non toccò il paletto

Mentre la faccenda è nel frattempo caduta nel dimenticatoio, sono arrivati i risultati delle perizie sul segnale stradale che, secondo attendibilissimi testimoni, che ovviamente Giornale e Libero avevano subito elevato a rango di voci della verità, sarebbe stato brandito da Emmanuel contro il Mancini. Bene, i RIS hanno dimostrato che c'è solo il DNA di quest'ultimo, su quel segnale, Emmanuel non l'ha toccato, come del resto ha sempre dichiarato fin dall'inizio. Ovviamente non ne parla quasi nessuno, e quei pochi che lo fanno relegano la notizia in qualche trafiletto poco o niente visibile, come da prassi.

sabato 24 settembre 2016

Viserba

Stamattina sono andato a prendere Michela alla stazione di Viserba. Rientrava da una breve vacanza di qualche giorno, ospite di una sua compagna di università che abita in un piccolo paesino del Veneto di cui mi sfugge il nome. La piccola stazione di Viserba si trova sulla linea secondaria (molto secondaria) che congiunge Rimini a Ravenna e Venezia ed è praticamente un piccolo monolocale, dove non c'è biglietteria ma solo una piccolissima sala d'attesa. Sembra quasi uno scherzo. Prospiciente ad essa c'è un piccolo bar con edicola.
Mi ha fatto una certa malinconica impressione rimettervi piede. L'ultima volta che lo feci ero bambino ed era il periodo in cui a Viserbella i miei genitori gestivano, in estate, una piccola pensione a conduzione familiare, e io andavo lì con la mia bicicletta a guardare passare i treni. Grosso modo credo siano passati da allora almeno tre decenni. Alcune cose sono cambiate, in tutti questi anni. Ad esempio, è rimasto un solo binario. Una volta ce n'erano due, uno di questi aveva una lunghezza limitata alla banchina della stazione e serviva come disimpegno, l'altro era la linea principale, sistema che consentiva il transito senza problemi di due treni che procedessero in direzioni opposte (la linea è una delle tante secondarie, in Italia, che sono ancora a binario unico). Il primo binario è stato eliminato, coperto da uno spesso strato di cemento e piastrelle, è rimasto solo il secondo, la linea principale. L'orologio meccanico affisso al muro della stazione, di cui si sentivano i ticchettii del meccanismo, non c'è più, al suo posto c'è un moderno orologio elettronico inglobato in un tabellone luminoso su cui, in tempo reale, vengono elencati gli orari dei pochi treni che ancora passano di lì. Nemmeno il capostazione di quella volta, col suo fischietto e la sua paletta, c'è più. Al suo posto... al suo posto non c'è nessuno, il treno si ferma e riparte da sé, senza che nessuno fischi o gli agiti la paletta davanti.
Quello che non è cambiato in questa piccola stazione, è l'aria di abbandono e solitudine che la caratterizza oggi come la caratterizzava trent'anni fa. Anche le erbacce che crescono lungo i binari e negli interstizi delle piastrelle della banchina sono le stesse di allora, e pure la panchina di ferro mezza arrugginita attaccata al muro, sotto al tabellone luminoso.
Anche quella mi pare sia sempre la stessa.

Olimpiadi, non è solo un problema di corruzione

Uno dei mantra più in voga in questi giorni, riguardo alla revoca della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, è che ci sarebbero stati ben otto anni di tempo per riuscire a fare le cose per bene, mettendo alla porta ladri, evitando colate di cemento selvagge, appalti aggiudicati con criteri poco chiari, corruzione ecc. L'ha ripetuto chiaramente oggi pure il cazzaro: "Non si fermano le grandi opere, si fermano i ladri. Se invece dici 'no' e hai paura, preferisci non metterci la faccia, hai sbagliato mestiere." Il ragionamento è in realtà capzioso, e comunque non è questa la giustificazione principale addotta da Virginia Raggi a supporto del suo diniego. La giustificazione principale addotta dalla sindaca di Roma, dati alla mano, è che tutte le competizioni olimpiche svoltesi nelle varie città del mondo negli ultimi 50 anni sono finite in perdita, alcune addirittura con deficit spaventosi. E questo è successo anche quando le Olimpiadi si tenevano in paesi che dal punto di vista del livello di corruzione e della virtuosità erano (e sono) anni luce avanti a noi. Quindi non è un problema solo di corruzione, anzi questo è forse il male minore, paradossalmente, ma si tratta proprio di un problema intrinseco che riguarda questo genere di manifestazioni. E se la Raggi non se l'è sentita di addossare questo rischio a una città che ha già sul groppone un deficit di 13 miliardi di euro, a mio parere ha fatto benissimo. Lo so che al cazzaro dispiace, poveretto, ma magari spiace di meno ai romani che combattono tutti i giorni con le buche nelle strade e con le inefficienze di una metropoli praticamente già fallita.
(A proposito di grandi eventi, ogni tanto sarebbe bene che Renzi ricordasse che il suo amato Expo, per il quale si è speso tanto, ha chiuso i battenti con oltre 20 milioni euro di perdite.)

Harry Potter

Così, istintivamente, ho molta più simpatia per chi si mette in coda di notte per acquistare un libro, piuttosto che un iPhone. Fosse pure un libro di Harry Potter, quel Potter così inviso alla Chiesa Cattolica e a padre Amorth - pace all'anima sua - che nei suoi deliri lo considerava un prodotto del demonio.

venerdì 23 settembre 2016

Ma come fanno?



Ogni volta che termino romanzi ciclopici come questo, mi chiedo come facciano certi scrittori a non perdersi durante la stesura, come facciano a tenere saldo il filo narrativo che unisce in maniera coerente un'infinità di personaggi, di situazioni, di episodi, inseriti, come in questo caso, pure in periodi temporali diversi. Boh, non so, ma d'altra parte, se così non fosse, Ken Follett non sarebbe Ken Follett, Stephen King non sarebbe Stephen King, Josė Saramago non sarebbe José Saramago, Umberto Eco non sarebbe Umberto Eco e via di questo passo. E io non potrei passare giornate intere tra le loro pagine.

giovedì 22 settembre 2016

E il referendum sulle Olimpiadi?

Premesso che secondo me la Raggi ha fatto benissimo a ritirare la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, non posso non far notare che in campagna elettorale lei disse pubblicamente ed espressamente che prima di prendere qualunque decisione avrebbe interpellato i romani con un referendum in proposito. Così, solo per correttezza. Poi, ripeto, sono anch'io del parere che la decisione sia giusta.

Sgarbi, il cesso e il Corriere



Il Corriere della Sera che mette in home page i problemi di Sgarbi coi cessi di Swiss Air, rappresenta il raggiungimento di nuove vette della qualità dell'informazione di uno dei principali organi di informazione del paese, ormai ridotto a un Dagospia qualsiasi. Per chi si fosse scordato, è lo stesso Corriere su cui hanno scritto i Montanelli, i Buzzati, i Montale. Oggi ci racconta delle disavventure di Sgarbi coi cessi. Ma, in fondo, è solo lo specchio di un generale abbassamento culturale della società italiana.
Sì, sì, lo so, ho scoperto l'acqua calda.

mercoledì 21 settembre 2016

Fertility day (2)

I mitici Nomadi nel 1966 portavano al successo un pezzo chiamato Come potete giudicar - 1966, badate bene - e nel testo si leggeva: "Come potete giudicar? Come potete condannar? Chi vi credete che noi siamo per i capelli che portiamo?" È cambiato il secolo ed è cambiato pure il millennio, e nel 2016 abbiamo la Lorenzin che ti fa il secondo Fertility Day, ché la planetaria figura di palta del primo non è bastata, dove ti dice che per essere felice e fertile devi essere bianco e spensierato, se sei di colore, ti fai le canne e magari porti pure i capelli rasta stai buttando la tua vita (e la tua fertilità) nel cesso.
Il problema è che non è colpa sua, poveretta - se una non ci arriva, non ci arriva - qualche domanda dovrebbe semmai farsela chi l'ha messa lì.
Sì, figuriamoci.

Lui giganteggia

La discussione sulla modifica della legge elettorale si sta collocando tra il patetico e il ridicolo. Tra i ridicoli giganteggia sempre lui, Renzi, che prima approva l'Italicum a colpi di fiducia perché indispensabile, e adesso che i sondaggi buttano male apre a fantasmagorici cambiamenti. Penosamente opportunista e vile. Io a questo qui non farei amministrare neppure un condominio.

martedì 20 settembre 2016

La Verità

Comunque sia, la storia editoriale di questi anni è ricca di testate che hanno chiuso, poi riaperto, poi richiuso, poi riaperto. Basti pensare ad esempio all'Unità e al Manifesto (su come è rinata l'Unità stendiamo un velo pietoso, è meglio). In tempi passati toccò questa infausta sorte anche a giornali di un certo spessore come ad esempio La Voce, fondato da Montanelli dopo aver lasciato Il Giornale in seguito alla discesa in campo di Berlusconi, che intendeva farne il suo braccio armato - Montanelli è stato uno che non si è mai fatto comprare da nessuno. Poi toccò all'Indipendente, fondato negli anni '90 da Feltri e durato mi pare un lustro o poco più (lo so, un giornale chiamato Indipendente stride abbastanza con Feltri, ma questo è stato).
Gli ultimi casi di giornali chiusi recentemente riguardano Pubblico, di Luca Telese (restò in edicola 100 giorni), e il mitico La Croce di quello squinternato di Adinolfi. L'organo ufficiale dell'integralismo ottuso cattolico restò in edicola quattro mesi prima di arrendersi (rimane la versione web, per chi ancora volesse divertirsi). Adinolfi giustificò pateticamente la chiusura della versione cartacea col costo troppo elevato della carta (prima non lo sapeva?).
Da oggi c'è quindi in edicola La Verità, di Belpietro, e al panettone mancano poco più di tre mesi.

lunedì 19 settembre 2016

Omosessualità e capelli rossi

In fondo è per questo che amo la scienza e detesto la religione. Perché la scienza è quella cosa che spiega che i meccanismi biologici che determinano le preferenze sessuali di un individuo sono i medesimi sia per l'omosessualità che per l'eterosessualità, per il colore dei capelli o degli occhi. Non c'è alcuna devianza, né distorsione, né malattia nell'omosessualità come non ce ne sono nell'eterosessualità. E la scienza spiega queste cose laddove la religione, ancora oggi, racconta che l'omosessualità è ispirata dal demonio. Capite perché sto dalla parte della scienza?

Fatevi curare

Mi sento di mandare un invito a tutti quelli che hanno criticato e insultato Gianni Morandi per aver accompagnato, di domenica, sua moglie a fare la spesa: fatevi curare. Ma non da uno qualsiasi, ché qui la patologia mi sembra di una certa gravità; uno bravo, mi raccomando.

domenica 18 settembre 2016

La bufala del bimbo morto a Catania per un vaccino



Gran parte dei titoli riportati da siti e giornali, relativi alla tragedia del bimbo deceduto nel catanese, sono tutti di questo tenore. Sottendono cioè una correlazione tra la somministrazione del vaccino contro la meningite e la morte del piccolo. Correlazione che ovviamente non esiste, come spiega il professor Burioni, uno che sullo studio dei vaccini ci ha passato la vita. Ma non serve a niente. Come ormai è ampiamente assodato, gran parte di chi legge questi titoli non ha strumenti intellettivi sufficientemente sviluppati per difendersi, per informarsi correttamente, per andare oltre il titolo, oltre la bufala, e quindi ha la meglio la componente istintiva e irrazionale che alimenta lo spauracchio del vaccino.
È una battaglia persa, purtroppo, e i media, con la loro foga di titoli acchiappa-clic, sono tra i maggiori responsabili di questa disfatta.

Americani che leggono

Due sono i punti interessanti di questa recente ricerca condotta negli USA: gli americani leggono molto più di noi; la parabola dei libri elettronici è in fase irrimediabilmente discendente.
Gli americani che leggono più di noi non è in realtà una notizia, nel senso che, probabilmente, gli abitanti di qualsiasi altra nazione del pianeta leggono più di noi. Restando però agli USA, la ricerca evidenzia come un libro all'anno lo legga il 73% degli americani sopra i sei anni contro il nostro 42%. Ciò significa che il 60% degli italiani non apre neppure un libro all'anno, e su questa cosa le considerazioni che si potrebbero fare sono parecchie.
Il discorso del declino degli e-reader era invece in qualche modo prevedibile. Anzi, in molti avevano previsto fin dalla loro nascita che non avrebbero mai sfondato, né, tantomeno, sostituito il libro cartaceo. Pure io ho provato a leggerne uno sul mio tablet. Poche pagine e poi ho mollato. Forse perché i libri mi fanno compagnia fin da quand'ero ragazzino e sono cresciuto sfogliandoli, annusando certi odori particolari del tipo di carta o di stampa, osservandone la consunzione nel corso delle letture, le pieghe. Insomma, il libro l'ho sempre considerato una cosa viva, e quella vita il suo equivalente elettronico non ce l'ha.

sabato 17 settembre 2016

Belgio, eutanasia e giudizi



E poi ci sono quelli che sono sempre dalla parte del sicuro e della ragione, quelli che dall'alto del loro perfettissimo stato di salute distribuiscono patenti di assassini a destra e a manca e si permettono pure di giudicare le scelte di chi sta patendo le sofferenze dell'inferno, e pure su una vicenda che ha ancora molti punti non ben definiti.
Mi perdoneranno se mi fanno un po' schifo, no?

venerdì 16 settembre 2016

Ciampi

Non ho grossi ricordi di Ciampi come presidente della Repubblica. Quello più nitido, e anche quello che me lo rese particolarmente simpatico, fu il suo rifiuto di firmare la porcata di Gasparri sul riassetto del sistema radiotelevisivo, una legge (delle tante) costruite su misura per l'impero televisivo del tipo delle cene eleganti. La legge, se non ricordo male, fu rispedita alle camere e ripresentata dopo qualche tempo con poche modifiche, e la seconda volta Ciampi fu costretto a firmarla.
Così, a occhio, ci fosse stato Napolitano l'avrebbe firmata subito tranquillamente.

giovedì 15 settembre 2016

Non è solo Piacenza

L'operaio morto davanti alla GLS di Piacenza, mentre manifestava assieme ad altri operai per riuscire ad ottenere un contratto di lavoro più stabile e meno precario, non è un fulmine a ciel sereno, è la degenerazione di una delle tante situazioni potenzialmente esplosive presenti da un capo all'altro del paese. Se si spulcia il sito del Ministero dello Sviluppo Economico, si scopre che al mese di dicembre 2014 i tavoli di crisi aperti erano 153, relativi ad aziende medie e grandi distribuite in ogni angolo della penisola. Tutto questo per dire che c'è un mondo, fuori, che sta agli antipodi di tutti i #cambiaverso e #ItaliaRiparte della propaganda governativa, e di cui non parla mai nessuno, tranne quando accadono tragedie come quella di Piacenza.

mercoledì 14 settembre 2016

Tiziana

Si potrebbero dire molte cose riguardo al suicidio di Tiziana, anche se poi, alla fine, probabilmente l'azione più giusta da intraprendere sarebbe solo quella di osservare un rispettoso silenzio. Per quel che vale, Tiziana è stata uccisa da un misto di ingenuità (sua) e meschinità/cattiveria (altrui). Ingenuità insita nel non aver capito le implicazioni e i rischi connessi alla condivisione in rete di materiale video, anche se quella condivisione era indirizzata a poche persone da lei ritenute fidate; e bassezza morale e meschinità del "traditore" e di tutti quelli che hanno a loro volta condiviso il video condendolo spesso con commenti idioti, volgari, stupidi e maschilisti.
Non c'entra internet, non c'entra "il web"; quelli che hanno perpetrato questo scempio sono esseri umani, per quanto difficile sia definire così tali individui, che hanno nome e cognome. Questi hanno ucciso Tiziana, nessun altro.

I pidocchi di Red Ronnie

Dice Red Ronnie, in una delle sue mirabolanti uscite che da qualche tempo gli hanno garantito un posto di un certo rilievo nella classifica dei maggiori cazzari del nostro tempo, che i pidocchi non vanno uccisi perché hanno dei sentimenti, come gli esseri umani, e quindi si deve tributare loro il medesimo rispetto. Dal momento che il noto presentatore è in possesso di una capigliatura di un certo rilievo, sarebbe bello sapere come si comporterebbe in caso se la ritrovasse infestata dagli odiosi parassiti. Li andrebbe a cercare uno per uno, allontanandoli amorevolmente dalla suddetta capigliatura in modo di recare loro meno disturbo possibile? Magari li anestetizzerebbe con qualche prodotto? Non si sa, non lo dice. Tra l'altro, provando a mettersi al livello del suo argomentare, non vedo perché si dovrebbe avere rispetto di un parassita potenzialmente in grado di trasmettere malattie di una certa pericolosità. Ma Red Ronnie non spiega neppure questo, tutto rimane avvolto nel mistero. Un mistero molto fitto, come misteriosi rimangono i motivi che ancora spingono radio e tv a dare spazio a gente così.
Guardando l'altra faccia della medaglia, però, per certi versi è anche bene che personaggi simili abbiano la possibilità di raggiungere una buona fetta di pubblico con le loro stupidaggini, se non altro per far rendere conto alle persone dotate di normale raziocinio che ce ne sono in circolazione di un po' meno fortunate.

martedì 13 settembre 2016

Classi dirigenti di oggi

Dopo il congiuntivo sbagliato, lo svarione storico su Pinochet e Venezuela. Ma non c'è da prendersela tanto con Di Maio, poveretto, perché in fondo non è altro che lo specchio della nostra classe politica. Cosa credete, che se per ipotesi interpellassimo 100 parlamentari presi a caso la storia del dittatore cileno la conoscerebbero tutti? Dài, non scherziamo, su, e stendiamo un velo pietoso pure sui congiuntivi, ché ormai quelli sono sconosciuti pure a gran parte delle italiche genti. Semmai ci sarebbe da far notare l'immensità della cazzata del grillino nel paragonare Renzi a Pinochet. Pinochet è stato un dittatore sanguinario che uccideva gli oppositori politici, Renzi è poco più di un cazzaro da bar, e magari se il primo fosse ancora vivo se ne avrebbe pure a male.
Andiamo, su.

Lo protegge la gente (o l'agente?)



domenica 11 settembre 2016

11 settembre



Probabilmente è una fisima mia, ma ogni volta che arriva l'11 settembre il mio pensiero non va immediatamente alle Torri Gemelle, va a quell'orribile immagine di Wojtyla e Pinochet che salutano la folla dal terrazzo del palazzo presidenziale cileno.

Riattaccare la spina





Di solito non uso il mio blog per fare pubblicità. Questa volta faccio un'eccezione per il B&B La Collina. Ci ho trascorso assieme a Chiara questi ultimi tre giorni, perché avevamo urgente bisogno di staccare la spina dal lavoro, dai figli, dal rumore (in tutte le sue accezioni), dai problemi di tutti i giorni. Tre giorni di full immersion nel silenzio della campagna aretina, dove la sera il rumore più forte era il frinire dei grilli o l'abbaiare lontano di un cane, e dove il problema più grosso era quale castello o cattedrale visitare il giorno dopo.
Domattina si riattacca la spina, si torna alla normalità. Ma domattina è ancora lontana.

Temporali estivi che (adesso) fanno danni

A leggere l'Osservatore Romano di oggi, viene spontaneo immaginare che tutti i temporali precedenti all'arrivo della Raggi non abbiano creato alla città di Roma alcun problema.

giovedì 8 settembre 2016

Non ci interessa il reportage sulle sevizie di Regeni

A intervalli più o meno regolari i giornali se ne vengono fuori con nuovi dettagli circa le modalità con cui è stato torturato e ucciso Giulio Regeni, indulgendo sui suddetti dettagli con una insistenza che rasenta la morbosità. Non credo che alla stragrande maggioranza di chi segue la vicenda interessi più di tanto. Certo, una minoranza di appassionati di cronaca "grandguignolesca" potrebbe senz'altro trovare interessante l'indugiare su certi raccapriccianti dettagli, ma credo che siano molti di più quelli che troverebbero interessante che si trovasse la risposta a tre semplici interrogativi: chi materialmente l'ha ucciso, chi sono i mandanti e perché è stato ucciso.
Il resto è speculazione giornalistica e poco altro.

martedì 6 settembre 2016

Declini

Sono molti i segnali da cui si capisce che il declino della nostra civiltà è ormai al no return point. Ad esempio quando si apre YouTube e si scopre che Andiamo a comandare ha più di 60 milioni di visualizzazioni; oppure quando si assiste alla gara serrata di ascolti tra Pomeriggio5 e La vita in diretta. C'è tutto un sottoinsieme di feticismo subculturale di 'sta roba qua che, boh, sarà che io ormai sono vecchio.
Per fortuna che sono vecchio, mi viene da dire.

Le chiacchiere (della Raggi) stanno a zero

Alla fine ci si può girare attorno quanto si vuole ma un fatto è incontrovertibile, come scrive oggi Peter Gomez sul Fatto: la Raggi ha mentito. Punto. Il resto sono chiacchiere inutili. E fanno abbastanza sorridere i grillini arrabbiati che tirano in ballo giustificazioni di ogni sorta. È stato un passo falso, un pessimo errore che probabilmente minerà alla base la residua credibilità del movimento, e l'unica strada per tentare (con nessuna garanzia di riuscita) di rimediare sarebbe quella di scusarsi pubblicamente promettendo che una cazzata simile non si ripeterà mai più.
A mio avviso, quello che i grillini non hanno capito è che l'onestà di cui si fanno portabandiera fin dalla loro nascita non è solo economica, non è solo affrancarsi da corruttele e malaffare, ma è anche essere in possesso di una onestà intellettuale che permetta di riconoscere gli sbagli e di scusarsi. Mi pare che da questo siano ancora abbastanza lontani.

lunedì 5 settembre 2016

Operazioni al cranio nel 1300



Ho letto solo 300 pagine delle oltre 1300 che compongono questo imponente romanzo, e posso dire di sapere già quasi tutto di almeno due argomenti: come si costruivano le grandi cattedrali cristiane nell'Inghilterra a cavallo tra il '200 e il '300 e come si ricomponeva una frattura cranica sempre nello stesso periodo. Per risistemare il cranio fracassato del conte di Shiring, ad esempio, ridotto così dal crollo del ponte di accesso al priorato, fu convocato Matthew, il barbiere di Kingsbridge, all'epoca la persona più titolata per compiere una tale operazione. Riassumendo (nel romanzo l'operazione viene descritta in una decina di pagine), il barbiere stese il conte su una tavola a faccia in giù, quindi gli pose sulla schiena il reliquiario di sant'Adolfo, ché se non c'era una qualche assistenza dall'alto che aiutasse il barbiere a tenere il polso fermo erano problemi, dopodiché...



Una volta ricomposto il cranio del conte Roland, era obbligatorio un riposo di 40 giorni e 40 notti, immobile, immobilità ottenuta ricorrendo anche alla legatura con delle corde, se necessario. Non so se il conte di Sharing sia sopravvissuto, non sono ancora arrivato a scoprirlo. Ve lo farò sapere a tempo debito (ovviamente, se avete letto il libro lo sapete già).
Comunque sia, questo libro è una calamita, difficile staccarsi.

sabato 3 settembre 2016

Il cancro e la ricotta

Mi succede con una certa frequenza di leggere notizie come questa. Quando poi simili tragedie si verificano qui nella mia zona fanno ancora più impressione, e il numero di domande sui perché si moltiplica. Domande a cui ovviamente non c'è risposta. Forse una risposta si troverebbe riuscendo a entrare nella mente di chi prende decisioni autodistruttive come quella di curare un tumore al seno con la ricotta, seguendo i dettami di ciarlatani ignobili già radiati da tutti gli ordini dei medici del pianeta, ma probabilmente avrebbe poco senso dal momento che comunque non sarebbe possibile fare tornare sui propri passi chi si incanali su questa strada.
Forse questo modo di agire è solo una delle tante varianti della selezione naturale di darwiniana memoria. Ma è ovviamente solo un'ipotesi.

Charlie Hebdo

Io non ero stato Charlie Hebdo quando ci fu il tragico attentato alla sua redazione, non avevo messo i colori della Francia nel mio profilo Facebook o altrove. Non per snobismo o chissaché, semplicemente perché ritenevo inutile l'iniziativa così come ritenevo inutile mettere i colori dell'arcobaleno quando in Irlanda ci fu il referendum sui matrimoni gay o qui in Italia diventarono finalmente legge le unioni civili. Mi sembrava, e mi sembra ancora, semplicemente un aggregarmi poco sensato a un gregge, ma ovviamente è una idea mia, niente di più. Per venire a oggi, tutta la polemica nata attorno alle vignette sul terremoto della settimana scorsa mi pare sostanzialmente imbastita sul nulla. Quelle vignette sono offensive? Di cattivo gusto? Inopportune? Irrispettose? Per me no, specie se le si analizza in chiave di denuncia di un arcinoto malcostume italiano, quello di piangere dopo i disastri invece di adoperarsi per prevenirli, ma è più che naturale che ognuno le interpreti seguendo la sua sensibilità, e ci mancherebbe.
Se proprio vogliamo scendere più nei dettagli, a me sembra peggiore la vignetta cosiddetta "riparatrice", questa, per il semplice motivo che le case di Accomuli e Amatrice sono vecchie di secoli e non può averle certo costruite la mafia, che all'epoca non aveva ancora travalicato i confini siciliani. Qui sì che quelli di Charlie Hebdo hanno dimostra tutta la loro pirlaggine.

venerdì 2 settembre 2016

Per Isabel



Per Isabel è un romanzo difficilmente classificabile. Forse fantastico, forse onirico, forse entrambe le cose assieme e probabilmente anche altro, non so. Quello che è interessante, al di là dei possibili inquadramenti, che in fin dei conti lasciano il tempo che trovano, è che il racconto si snoda attraverso un percorso fortemente visionario e struggente in cui si incontrano personaggi più o meno improbabili, luoghi, sapori, sensazioni, impressioni, e il filo conduttore di tutto è la ricerca da parte dell'io narrante di Isabel, una ragazza che nella parte reale del romanzo è una studentessa universitaria antifascista negli anni del Portogallo sotto la dittatura di Salazar. A causa delle sue idee verrà tratta in arresto e incarcerata dalla polizia politica del regime salazariano e nella sua prigione morirà suicida. A questa si affianca la Isabel fantastica, onirica, sfuggente, l'oggetto della ricerca del protagonista, il quale, si scopre poi nel corso della lettura, cercando la ragazza cerca in realtà se stesso.
Mentre leggevo pensavo che mi piacerebbe visitare Lisbona e magari il Portogallo. Mi frulla in testa questo desiderio da quando, alcuni anni fa, cominciai a leggere i libri di José Saramago, e adesso che ho sottomano qualche lavoro di Antonio Tabucchi, come il summenzionato Per Isabel, il desiderio si rafforza. Magari un giorno, chissà.

giovedì 1 settembre 2016

Leucemia e vitamine

Per dire, a me piacerebbe che ci fosse una legge per impedire che in casi come questo dei genitori decerebrati uccidano la propria figlia. Ma non c'è, quindi neppure i medici possono alcunché, nemmeno impedire che una ragazza leucemica di 18 anni venga tolta dalla chemio e curata con cortisone e vitamine perché un ciarlatano matricolato ha fatto credere loro che malattie terribili, come è appunto la leucemia, hanno origini psichiche e vanno trattate di conseguenza.
Ormai la povera ragazza è morta, e si prova rabbia nel leggere queste cose, ma nessuna pena per il rimorso che i genitori si porteranno dietro tutta la vita.