sabato 31 dicembre 2016

La sinistra che immagina Scalfari

Scrive Scalfari (Repubblica, 31/12/2016), analizzando la situazione economica contingente, che "La politica sociale d’una sinistra moderna ha due compiti principali: aumentare la produttività ed abolire o almeno diminuire le diseguaglianze. [...] La diseguaglianza [...] significa sostanzialmente una costante e crescente differenza tra ricchi e poveri. Questa differenza fa sì che il numero dei ricchi diminuisca ma la ricchezza di ciascuno di loro aumenti mentre specularmente il numero dei poveri e dei meno abbienti aumenta insieme alla loro povertà soprattutto per quanto riguarda il cosiddetto ceto medio." Parole sante. Siamo nella stessa identica situazione che si è creata negli USA a partire dalla deregulation e abbassamento delle tasse ai ricchi voluti da Reagan e Bush, strada tra l'altro che si appresta ad imboccare nuovamente il neoeletto Trump. Chi ha letto libri come La grande frattura, di Joseph Stiglitz, lo sa benissimo. Il grande problema con cui si scontrano da decenni gli USA è appunto l'aumento della disuguaglianza e dell'allargamento della forbice tra un ceto ricco che diventa sempre meno numeroso ma sempre più ricco e un ceto povero che diventa sempre più numeroso - la classe media è praticamente sparita. Scalfari omette però di dire che la sinistra di cui ci parla, qui da noi non esiste, e non l'hanno certo incarnata il suo amato Renzi e predecessori vari: Letta, Monti, Berlusconi figurati, tutti orientati verso un liberismo selvaggio che ha finito per agevolare chi già stava bene a scapito dei tantissimi che stavano sull'altra sponda.
Ma magari sarà per l'editoriale della prossima settimana. Forse.

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