domenica 27 novembre 2016

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Eugenio Scalfari, nel consueto editoriale della domenica su Repubblica, dice che "il referendum costituzionale ha ampiamente cambiato il significato che gli attribuisce la gran parte dei cittadini che hanno deciso di votare [...] Per quanto risulta a noi, chi voterà Sì lo farà per rafforzare l'autorevolezza politica di Renzi; chi voterà No lo farà per mandarlo in soffitta." Vero, verissimo, ma Scalfari dimentica di dire che il significato che attribuisce al referendum gran parte dei cittadini ha assunto questa connotazione personalistico-plebiscitaria sulla persona di Renzi perché è stato Renzi stesso a volere così, a detta di molti per costruire una sorta di legittimazione popolare che lui stesso avverte come mancante - fu lui, in passato, a dire più di una volta che sarebbe andato a palazzo Chigi solo passando per regolari elezioni; non è andata così, come sappiamo, e questa cosa gli viene rinfacciata con una certa frequenza. All'inizio, infatti, quando era sicurissimo dell'esito disse che se il referendum non fosse passato se ne sarebbe andato a casa. Poi ha parzialmente ritrattato quando ha visto che i sondaggi cominciavano a imboccare una strada pericolosa e anche dopo la reprimenda di qualche tempo fa di Napolitano, il quale si è accorto già da qualche tempo che la sua ultima creatura gli sta sfuggendo di mano. Cosa che potrebbe costare, sia a Renzi che a Napolitano stesso, piuttosto cara.

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