mercoledì 23 novembre 2016

Berlusconi, riforma costituzionale e deriva autoritaria

Che a denunciare in caso di vittoria del sì la "possibilità di una deriva autoritaria nel nostro Paese" sia Silvio Berlusconi (Il Giornale, 22/11/2016), la dice lunga sul livello di ridicolo a cui siamo giunti. Brevissimo riassunto a beneficio dei corti di memoria. Nel 2013 Renzi vince le primarie e diventa segretario del Pd. Una delle prime cose che fa, una volta diventato segretario, è dialogare con Berlusconi, quello che, appena un anno prima, "Se vinciamo noi sarà il primo a essere rottamato" (settembre 2012). Berlusconi va quindi a trovare l'amico ritrovato nella sede del Pd, in Largo Nazareno, e da quell'incontro nasce il famoso patto omonimo, all'interno del quale, tra le altre cose, c'è la riforma costituzionale su cui mezza Italia si sta scannando da qualche mese e sulla quale, voglia il cielo, metteremo la parola fine tra una decina di giorni.
La riforma costituzionale che Berluconi dipinge oggi come foriera di derive autoritarie, è stata concordata e definita da lui stesso assieme al suo degno compare di allora, tanto è vero - sempre per i corti di memoria - che al primo passaggio in Parlamento Forza Italia la votò compatta. Poi il patto si ruppe, e successe nel febbraio 2015 con l'elezione di Mattarella come Presidente della Repubblica, scelta che aveva sempre visto la contrarietà del tipo delle cene eleganti. Da lì Berlusconi cambiò idea e Forza Italia si spaccò, una giravolta dettata esclusivamente da ripicca, nel prosieguo della migliore tradizione politica italiana basata da sempre su ripicche, ricatti e simili - il classico modus operandi dei bambini all'asilo, per intenderci. A tutto questo c'è da aggiungere, come del resto hanno già fatto in molti, che l'impianto generale di questa riforma costituzionale ha moltissimi punti in comune con la riforma costituzionale del 2006 patrocinata da Berlusconi stesso, e fortunatamente rispedita al mittente da un referendum confermativo come quello a cui ci appressiamo, che speriamo sia di buon auspicio per rispedire al mittente anche questa pessima riforma costituzionale.
Alla fine, quello che spaventa di più mi sembra non sia tanto il rischio di una deriva autoritaria, ma il rischio dei pericoli di cadere nel ridicolo a cui si va incontro quando manca del tutto la memoria storica.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Andrea consentimi

se vince il no avremmo le seguenti cose:

1. aumento dello spread fino a 900-1200 punti di differenziale con la Germania
2. licenziameno di circa 2 milioni di persone
3. blocco delle pensioni
4. chiusura di migliaia di aziende ogni settimana
5. disordini e anarchia
6. manifestazioni varie contro il governo con probabile legge marziale in atto
7. esautoramento del parlamento
8. dittatura

è questo che vuoi?

Andrea Sacchini ha detto...

Hai dimenticato le cavallette.