sabato 22 ottobre 2016

La grande frattura



Ero un po' titubante quando si è trattato di iniziare a leggere questo libro, in cui mi sono imbattuto per caso in biblioteca. Pensavo che un saggio di economia mi avrebbe stancato dopo poche pagine. Invece mi sono dovuto ricredere: il libro in questione non ha niente di accademico e l'autore, il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz, ha il dono di saper scrivere in maniera chiara e facilmente comprensibile anche a chi, come lo scrivente, di economia non ha mai masticato granché. Oltre a essere chiarissimo, questo libro fa spesso indignare, arrabbiare, e la rabbia di chi lo legge nasce dallo scoprire i motivi che hanno reso, nel corso degli ultimi 30/40 anni, l'America uno dei paesi in cui la disuguaglianza, l'ingiustizia sociale (l'1% degli americani porta a casa l'equivalente del reddito di un quarto dell'intera nazione, e sempre lo stesso 1% controlla il 40% della ricchezza totale del paese) e la povertà infantile sono più alti rispetto a tutti gli altri paesi dell'occidente industrializzato. Disuguaglianza che non è cascata dal cielo in maniera imprevedibile, come se fosse una specie di maledizione, ma che è stata scientemente alimentata da precise scelte politiche, iniziate con la famigerata amministrazione Reagan e continuate fino a quella attuale targata Obama, scelte finalizzate a far prosperare interessi lobbistici e di parte, finalizzati a rendere il famoso 1% sempre più ricco a scapito del restante 99.
Stiglitz racconta, con spietata lucidità e dovizia di particolari, cosa c'è stato dietro il disastro finanziario iniziato nel settembre 2007 col famoso fallimento della Lehman Brothers, e anche i motivi che hanno condotto alla Grande recessione iniziata nel 2008 e di cui ancora si fatica a vedere la fine, ed elenca precise responsabilità, iniziate nella famigerata amministrazione Bush e proseguite per tutti questi anni tra finanza predatoria e truffaldina e sistema bancario marcio, che ha tradito la sua vocazione originaria, prestare soldi a famiglie e imprese, per trasformarsi in un manipolo di giocatori d'azzardo senza scrupoli.
Un libro amaro, che fa riflettere, e soprattutto che si legge tutto in un fiato.

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