giovedì 28 luglio 2016

Terrorismo e complessità

La complessità incute timore, anche insofferenza, perché per essere affrontata richiede tempo, pazienza, capacità di discernimento. In una parola sola: impegno. E di impegnarsi non ha voglia nessuno, troppa fatica. Il fenomeno del terrorismo è complesso, articolato, ha molte sfaccettature, e non si ha voglia di analizzarle tutte in maniera esaustiva perché ciò richiede un tempo e una energia che si preferisce impiegare per cose più leggere, e anche perché gli eventuali tentativi di approfondire e analizzare il fenomeno vanno di solito a toccare le ferree convinzioni politiche e religiose che ognuno si è costruito (e su cui si è cristallizzato) nel corso della vita. E allora è più facile (appunto perché meno faticoso) prendere per buono il semplicismo stupido di chi ogni giorno si fa portavoce dell'equazione immigrazione=terrorismo oppure Islam=terrorismo. È più allettante perché più semplice, ed è più semplice perché appunto affranca dalla necessità di analizzare il fenomeno nella sua complessità.
E quindi ci ritroviamo i titoloni alla Libero "Occhio, se vai in chiesa ti sgozzano" e simili, che sono il massimo della stupidità ma che piacciono, fanno presa, fanno anche ridere, perché semplici, immediatamente assimilabili; il cervello dorme tranquillo e la pancia è sazia, e dare sollievo alla pancia è sempre stato l'obiettivo di quelli lì: i Salvini, i Sallusti, i Feltri, i Belpietro, gli Allam e compagnia bella, tutta gente che non si rende conto del favore che sta facendo a quelli dell'Isis e che non si rende conto che se in questo cazzo di paese non ci fosse così tanta gente che ragiona con l'intestino crasso, dovrebbe trovarsi un lavoro. Un lavoro vero, dico, eh.

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