domenica 13 marzo 2016

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Sulla tristezza che mettono i centri commerciali la domenica pomeriggio si potrebbe scrivere un libro. Forse qualcuno l'ha pure fatto, chissà, bisogna che mi informi. A dire il vero i centri commerciali mettono sempre tristezza, in qualunque giorno della settimana, ma la domenica pomeriggio, specie d'inverno, siamo al parossismo.
Oggi, dopo forse un decennio che non lo facevo, ho messo piede all'Azzurro, a San Marino. Poca gente ma molto varia, tipo gruppetti di giovani, alcuni con capigliature dallo stile difficilmente inquadrabile, che stavano pigramente seduti ai tavolini dei due bar all'interno, cazzeggiando ognuno al proprio smartphone e scambiandosi battute divertenti, almeno secondo i loro parametri. Poi c'erano coppie di mezza età che passeggiavano annoiate per i lunghi corridoi lungo i piani quasi vuoti, ché gran parte dei negozi avevano la vetrina chiusa con dei teloni verdi. Poi c'erano alcuni genitori che facevano sollazzare i propri pargoli nelle varie giostrine disseminate all'interno. I genitori erano visibilmente annoiati, era chiarissimo. Le mamme, coi giacchetti sotto braccio, avevano il compito di controllare che i pargoli sulle giostrine non si facessero male, i papà stavano comodamente seduti sulle panchine, sfogliando il giornale o consultando le notifiche di qualche social sul telefonino.
Di tutta la mole di negozi che costellava la passeggiata sui vari piani l'ultima volta che ci sono stato, non c'era praticamente più niente, se si escludono i due bar e i pochi negozi di abbigliamento e scarpe - ah, dimenticavo la libreria - sopravvissuti all'estinzione. Al loro posto oggi ci sono coppie di anziani che su dei banchetti improvvisati, tipo mercato, vendono carabattole di tutti i tipi e libri e giornalini appartenenti a ere geologiche precedenti a questa.
E, su tutto questo, a farla da padrona c'era la tristezza, quella provocata dalla visione di gente annoiata che la domenica pomeriggio uccide pezzi della propria vita nei centri commerciali.

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