mercoledì 29 aprile 2015

Il profumo del ciclamino

"Potrebbe andare un po' più veloce? Ho paura di non riuscire a prendere il treno."
"Ah, guardi, io posso pure provare ad accelerare, o fare qualche acrobazia tra le macchine e i pedoni," disse il tassista, un po' seccato, guardando Marco nello specchietto retrovisore, "ma siamo a Rimini, e sono le sette e trenta del mattino, non è esattamente la fascia oraria in cui le strade sono deserte ed è possibile spingere un po' di più sull'acceleratore. Se magari mi avesse chiamato prima..."
Marco non rispose. Sapeva che la ragione era dalla parte del tassista, e quindi perché insistere, col rischio magari di andarsi a infilare in un battibecco che avrebbe potuto indispettirlo più di quanto non fosse già? E se poi avesse rallentato di proposito, magari per dispetto? Un autista di taxi a cui girano le scatole potrebbe essere capace anche di questo, pensò Marco. Guardò l'orologio. Il tassista, effettivamente, ci stava dando dentro e Marco, un po' più tranquillizzato, calcolò mentalmente che senza imprevisti sarebbe arrivato in stazione in tempo, forse anche qualche minuto prima. Così fu. Scese di corsa dall'auto, allungò una carta da 20 euro al tassista, lo ringraziò e gli disse di tenersi i tre euro che gli spettavano di resto. Non riuscì a comprendere perché gli avesse lasciato quei tre euro, poi pensò che forse l'aveva fatto perché si era ricordato di averlo visto fare un sacco di volte nei film.
Lo salutò e si avviò a grandi passi verso l'entrata della stazione, con in mano la sua ventiquattrore. Era il suo primo viaggio di lavoro, quello, e una certa trepidazione aveva cominciato ad assalirlo fin dal giorno prima. Resistette alla tentazione di fermarsi al bar per un caffé - aveva già consumato a casa la colazione, premurosamente preparata da sua moglie Francesca - e si diresse al terzo binario. Il treno che l'avrebbe portato a Bologna era già lì e sarebbe partito entro pochi minuti. Il vagone su cui salì non era molto affollato e molti scompartimenti erano liberi o occupati da una o due persone. Non aveva voglia di convenevoli, e, in più, la prospettiva di sorbirsi un'ora di treno sopportando le eventuali chiacchiere di compagni di viaggio eccessivamente petulanti, lo convinse a scegliere uno scompartimento deserto. Entrò, chiuse la porta, appoggiò la sua ventiquattrore nell'apposito alloggiamento, sopra la sua testa, e si sedette. Poi udì un fischio e il treno si mosse.
La giornata era molto bella, c'era il sole e la temperatura era gradevole, tipicamente primaverile. Scostò le tendine del finestrino e guardò fuori. L'intreccio caotico dei binari, tipico delle stazioni ferroviarie, si andava esaurendo mano a mano che il treno guadagnava l'uscita della stazione. Vide passare, in successione, il grattacielo di Rimini, il portocanale sotto di lui, poi il ponte sul deviatore Marecchia. Pensò che Rimini, la sua Rimini, era una città stupenda, caotica come l'inferno ma stupenda. Pensò anche che, con un po' di fortuna, sarebbe arrivato a Bologna restando l'unico occupante di quello scompartimento.
Sì alzò, aprì la sua ventiquattrore e tirò fuori Tragedia in tre atti, l'unico libro di Agatha Christie che ancora non aveva letto. Adorava i gialli e adorava Agatha Christie. Le pagine scorrevano veloci e lui vi si immerse, trasferendosi, quasi anima e corpo, dallo scompartimento di quel treno al salone in cui si teneva il ricevimento fatale, quello dove trovò la morte il pastore protestante protagonista del giallo.
"Pensa di riuscire a leggerlo tutto prima di arrivare a Bologna?" Marcò alzò gli occhi per capire chi avesse parlato e da dove venisse quella voce che lo stava riportando dal salone dell'omicidio allo scompartimento del treno. "Sta... dicendo a me?" balbettò, rendendosi conto che il ritorno alla realtà si stava rivelando una faccenda più lunga e difficile del previsto.
"Beh, suppongo di sì, anche in considerazione del fatto che non vedo altre persone, qui." L'operazione rientro sulla Terra alla fine si concluse, e Marco vide seduta, di fronte a sé, una giovane donna che lo fissava, ovviamente attendendo una risposta. "Cercavo uno scompartimento vuoto e non l'ho trovato," riprese la donna, "e allora mi sono infilata qui. Spero di non esserle di disturbo."
"No, si figuri, nessun disturbo," mentì spudoratamente Marco, "anzi, speravo proprio che venisse qualcuno a farmi compagnia."
"Sa che lei non è affatto bravo a mentire?" disse sorridendo la donna. "non finga, su," riprese, "lo capirebbe anche un cieco che lei sperava di arrivare a Bologna senza essere disturbato da nessuno."
"E come sa che io sono diretto a Bologna?"
"Questo treno fa capolinea là, e visto che abbiamo già superato Faenza, ho pensato che ci fossero buone probabilità che là lei fosse diretto." Marco guardò la donna che gli aveva appena dato la seconda stoccata nel giro di un minuto. Era vestita in modo semplice e pratico: scarpe da tennis, jeans e camicia. Niente di vistoso o elaborato o raffinato. Aveva lunghi capelli biondi, legati con una coda. Sul viso solo un accenno leggero di trucco, anche lì niente di vistoso, giudicò che dovesse avere grossomodo una trentina d'anni. "Sì, effettivamete sono diretto a Bologna," riuscì infine a dire. "E lei, invece?"
"Anche io a Bologna, vado a trovare un'amica che non vedo da molto tempo. Ah, dimenticavo, il mio nome è Anna," disse la giovane donna alzandosi in piedi e tendendo la mano a Marco. Questi si alzò a sua volta, e le tese la sua. "Io sono Marco: piacere." Restarono un attimo in piedi, guardandosi negli occhi. In quei pochi istanti lui sentì il suo profumo. Non sapeva dire di che tipo fosse, riuscì solo a sentire una fragranza che gli ricordava il ciclamino. Erano ancora in piedi. Anna continuava a fissarlo, la mano ancora nella sua mano. Poi lei avvicinò il suo viso. Successe tutto in un istante, ma a Marco sembrò un istante lunghissimo. Lei appoggiò le sue labbra su quelle di lui. Marco si ritrasse, istintivamente, ma lei lo trattenne a sé. Alla fine lui sentì cedere ogni resistenza, fisica e morale. Ricambiò il suo bacio, con impeto, appassionatamente, senza più nessun freno, nessuna inibizione, niente. Mentre la baciava pensò che tutto il resto non esisteva, il mondo finiva dove finiva quello scompartimento, il mondo era solo lì dentro.
All'improvviso sentì muoversi qualcosa, sembrava una vibrazione, come se qualcuno lo stesse afferrando per la spalla... "Scusi se l'ho disturbata, mi mostra il suo biglietto?" Marco aprì gli occhi, sollevò il capo. Era seduto. Era solo. Nello scompartimento non c'era nessuno, a parte il controllore che voleva vedere il biglietto. Il libro di Agatha Christie era per terra, rovesciato. Si rese conto di essersi addormentato, e di aver sognato. Anna non c'era più, non c'era mai stata, era stato solo un sogno. Tirò fuori il biglietto e glielo mostrò con noncuranza, mista a fastidio e delusione.
"C'è qualcosa che non va?" chiese il controllore, guardandolo, "mi pare abbia un'espressione strana..." Marco lo guardò a sua volta. "Eh? No, no, va tutto bene... è solo che... quanto manca a Bologna?"
"Una decina di minuti, siamo quasi arrivati."
"Ho capito. Grazie mille," disse Marco sforzandosi di sorridergli.
"Di nulla. Arrivederci," lo salutò il controllore toccandosi il cappello. Fece per richiudere la porta dello scompartimento. Poi si fermò e si riaffacciò all'interno. "Sì?" chiese Marco. "Scusi se glielo chiedo," fece il controllore, "ma anche lei avverte un leggero profumo di ciclamino?"

martedì 28 aprile 2015

Mattarella, stupiscici

No, dico, avevate qualche dubbio sul fatto che avrebbe messo la fiducia? Io no, mai avuto. Sapete cosa ci vorrebbe, adesso? Un bel colpo di scena da Mattarella. Se ricordate, durante il suo discorso del 25 aprile il capo dello stato aveva manifestato, neppure troppo velatamente, il desiderio che sull'Italicum non si ricorresse alla fiducia. Ma Renzi, come del resto era più che prevedibile, se n'è beatamente fregato. Ecco, adesso sarebbe bello che all'atto della firma, Mattarella si rifiutasse e rispedisse tutto alle camere, un po' come fece Ciampi quando rispedì al mittente la porcata Gasparri sul riassetto del sistema radiotelevisivo. Ve l'immaginate la botta per Renzi e suoi galoppini?
Ovviamente ci sono ben poche possibilità che accada, ma vedi mai che Mattarella non riesca a stupirci.

lunedì 27 aprile 2015

C'è in gioco...

"C'è in gioco la dignità del Pd", la stessa dignità che ovviamente non era in gioco quando siglava il patto del Nazareno con un delinquente conclamato, o quando metteva le basi della riscrittura di parti della Costituzione con pluri imputati del calibro di Verdini. Penoso.

domenica 26 aprile 2015

La resistenza di Calderoli

Scriveva ieri Calderoli sulla sua pagina fb: "Oggi è la Festa della Liberazione dal nazi-fascismo ma visto che ancor oggi viviamo sotto un regime perché dovrei festeggiarlo? Quando non c'è più la democrazia non ci può essere nulla da festeggiare." Lo scrive il padre del porcellum, da lui stesso definito "una porcata", la legge elettorale più antidemocratica mai partorita da un governo. Una preghiera per Calderoli: che il declino e l'oblio in cui è giustamente precipitato gli siano lievi.

venerdì 24 aprile 2015

Affinché nulla cambi

Quindi, riassumendo, il grande vertice UE sul problema dei migranti si è concluso con un nulla di fatto. Oh, sì, sono stati triplicati gli stanziamenti per Triton (ma chi ha scelto il nome?), perché almeno così ci si fa belli e ci si linda un po' la coscienza, ma sulla ripartizione delle quote dei migranti a carico dei vari paesi è stallo. Insomma, si è disposti a pagare, e tanto, perché qualcuno si faccia carico del problema, ma nessuno vuole realmente farsi carico del problema.

(...)

Salvini spernacchia Alfano un giorno sì e l'altro pure. Poi si scopre che in Liguria, alle prossime regionali, la lega appoggerà il nuovo centro destra di Alfano. Maestri di coerenza, come sempre.

Libri

giovedì 23 aprile 2015

Sul divorzio breve

La faccenda del divorzio breve la devo approfondire, per ora ho solo dato un'occhiata ai titoli, vedo però che ha fatto abbastanza infuriare Adinolfi, difficile quindi che non sia una cosa buona.

mercoledì 22 aprile 2015

Expo e la bufala dei 1300 euro/mese rifiutati

Sta provocando le reazioni più disparate l'articolo del Corriere della Sera di stamattina in cui si strombazza la notizia dei tanti giovani che, per i motivi più disparati, avrebbero rifiutato un lavoro da 1300 euro al mese nell'ambito di Expo2015.
Le cose non stanno esattamente così, e le testimonianze di quelli che hanno rifiutato, a mio avviso con motivi validissimi, meritano almeno di essere lette.

lunedì 20 aprile 2015

Nascondere l'immondizia

Ieri il Fatto aveva pubblicato un breve articolo con cui stigmatizzava il tenore di tutta una serie di commenti, stupidi e idioti, apparsi in calce all'articolo in cui si raccontava della tragedia nel Mediterraneo. Oggi il sito lettera43.it scrive di stare valutando la possibilità di chiudere tout court i commenti ai propri articoli, sempre per gli stessi motivi: commenti di esultanza per la tragedia avvenuta. Non so quanti altri siti siano nelle medesime condizioni, dovrei indagare e non ho voglia, ma non credo che il problema sia limitato al Fatto o a lettera43.
Assodato quindi che internet è popolata per buona parte da pezzi di merda, che si fa? Potrebbe essere una soluzione valida quella di inibire la possibilità di commentare? A prima vista sì, verrebbe da dire, ma temo sarebbe solo l'equivalente del nascondere l'immondizia sotto il tappeto: c'è ma non si vede. Cioe, non è che nascondendola sotto il tappeto la elimini, semplicemente la nascondi, e soprattutto non elimini il problema, quello dell'esistenza di moltitudini di cinici decerebrati, che poi sono gli stessi che sentiamo con le nostre orecchie al bar, dal fruttivendolo, in piazza, ecc.
Sinceramente, non vedo soluzione.

domenica 19 aprile 2015

Sciacalli pagati da me

A me non fanno incazzare le parole della Santanché (o Gasparri o Salvini ecc.) sui 700 migranti morti in mare. Non mi fanno incazzare perché da gente con uno spessore culturale, morale e umano prossimo allo zero sarebbe impensabile aspettarsi qualcosa di diverso. Quello che a me fa incazzare veramente, è che lo stipendio di queste nullità lo ricavino dalla mia Irpef, dalla mia Imu, dai milioni di balzelli e imposte e tasse che ogni giorno versiamo alla pubblica amministrazione. Questo, veramente, non riesco a mandare giù.

Precisazioni a tutele crescenti

"I contratti stabili non sono dei numeri. Sono dei ragazzi che facevano i precari e si vedono trasformare il lavoro in un contratto a tutele crescenti: vanno in banca e ottengono il mutuo."
(Matteo Renzi, 5 aprile 2015)

"Dalle banche mi aspetto che facciano mutui a quelli che hanno un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti esattamente come quelli che avevano il contratto a tempo indeterminato di prima."
(Giulio Poletti, ministro del lavoro, 19 aprile 2015)

Si accettano scommesse su come andrà a finire.

sabato 18 aprile 2015

I tumori e Dio (e Calderoli)

Qua, naturalmente, si è tutti felici che Calderoli sia guarito con successo dai suoi tre tumori (http://tinyurl.com/lqebz2z), anche se Calderoli allo scrivente è sempre stato abbondantemente sulle palle.
Quello che non si capisce è il motivo per cui, oltre ai dottori (e meno male!), il tipo ringrazi Dio. Voglio dire, io prima di ringraziarlo per avermi guarito gli chiederei perché abbia permesso che mi sia venuto, o almeno questo vorrebbe la logica. Ma, è noto, la logica e il raziocinio spesso non sono di questo mondo, e men che mai di Calderoli.

(...)

Renzi da Obama: stucchevoli convenevoli, reciproci e palesemente falsi attestati di stima, pompose locuzioni, vuote come quei palloncini pieni di elio alle sagre di paese. "Non ho antenati italiani, ma mi sento italiano anch'io" (eccerto, neppure io ho antenati in Lapponia, eppure mi sento addosso quel non so che di làppone). E tutto il consueto e abusato programma di routine (due cazzate nella sala ovale, conferenza stampa, pranzo, ecc.). Poi il cazzaro fiorentino torna a casa, Obama torna alle sue faccende in attesa del prossimo che andrà a fargli visita, a cui ripeterà le medesine manfrine fatte a Renzi.
Bah.

Libri

mercoledì 15 aprile 2015

(...)

Forte 'sto Bergoglio. Non fa tempo a dire una cosa sensata (genocidio degli Armeni) che subito dopo se ne esce con una corbelleria (quella sui gender). Bah.

martedì 14 aprile 2015

Debito pubblico e blablabla

"Il nostro debito pubblico ha raggiunto il 126% del PIL. Chi vuole governare deve impegnarsi chiaramente a non scaricare questo peso sulla prossima generazione. Dobbiamo attuare un serio programma di dismissioni del patrimonio per ridurre il debito al 107% del PIL entro il 2017". (Matteo Renzi, 22/11/2012)

Mi pare che si stia andando nella direzione promessa, no?

sabato 11 aprile 2015

Langone vs Cristoforetti

Prima di commentare il monumentale concentrato di cazzate pubblicato ieri dal Foglio, concentrato sapientemente racchiuso in un articoletto intitolato "Ma Samantha [Cristoforetti, ndr] non è un esempio da seguire", mi sono voluto documentare un attimo sull'autore, tale Camillo Langone. Dalla sua pagina su Wikipedia (http://it.m.wikipedia.org/wiki/Camillo_Langone) scopro che è un giornalista - lo so, sembra incredibile, ma in fondo anche Emilio Fede ufficialmente lo è - che scrive per Libero, Il Giornale, Il Foglio e la Gazzetta del Mezzogiorno. Sembra anche che abbia pubblicato alcuni libri, che ovviamente non mancherò di procurarmi. Qualche tempo fa, apprendo sempre da Wikipedia, aveva fatto molto rumore per un articolo intitolato "Togliete i libri alle donne: torneranno a fare figli" e per un altro pregevole scritto: "Dovevano bruciarla prima", vergato all'indomani dell'incendio che nel marzo 2013 ha completamente distrutto la Città della scienza.
Ecco, dicevo di voler commentare, ma credo che non serva più. Provo solo una grande pena per questo povero piccolo uomo, che ha il solo merito di far apparire ancora più grande di quanto non sia già, Samantha Cristoforetti.

mercoledì 8 aprile 2015

Salvini e l'acqua del papa

Salvini vorrebbe radere al suolo i campi rom perché "sono un modello di segregazione" (e lui di segregazione è molto pratico), e aggiunge che "i rom hanno gli stessi diritti e doveri degli altri, come pagare l’Imu."
Vero, ma neppure il vaticano paga l'Imu, e dal 2005 lo stato italiano sborsa annualmente la bellezza di circa 4 milioni di euro per la fornitura e la depurazione dell'acqua a papa e cardinali vari assortiti. Che dice Salvini? Radiamo al suolo pure il vaticano?

Ustica, Giovanardi e la bomba o non bomba

La Corte d'Appello di Palermo ha sentenziato che ad abbattere il DC-9 sopra i cieli di Ustica, 35 anni fa, fu un missile lanciato da un altro aereo. Lo scrivono i giudici, bollando come infondate tutte le ipotesi alternative fiorite in questi anni.
Qualcuno avvisi Giovanardi, che ancora va sproloquiando in giro la storiella della bomba esplosa nel cesso dell'aereo.

martedì 7 aprile 2015

Tortura

Quando sento il termine tortura, la prima immagine che mi arriva alla mente, tra le tante, è il golpe militare con cui Augusto Pinochet, nel 1973, prese il potere rovesciando il governo di Salvador Allende, democraticamente eletto. Subito dopo il golpe, la giunta militare al potere, sotto il diretto controllo del generale Pinochet, trasformò in un immenso lager a cielo aperto lo stadio di Santiago del Cile, rinchiudendo, torturando e uccidendo lì dentro gli oppositori politici. Lessi un libro, una volta, al riguardo, ma non ricordo più il nome. Là lo stadio, qua la Diaz, con tutte le ovvie differenze tra le due vicende, ma con quel non so che di comune.

domenica 5 aprile 2015

Quella impercettibile differenza tra precariato e tutele crescenti

Renzi: "I contratti stabili non sono dei numeri. Sono dei ragazzi che facevano i precari e si vedono trasformare il lavoro in un contratto a tutele crescenti: vanno in banca e ottengono il mutuo."
Magari io sarò sempre il solito rompiballe, eh, ma se un precario viene assunto con un contratto a tutele crescenti, per i primi tre anni rimane a tutti gli effetti un precario, dal momento che può essere licenziato a seconda che il datore di lavoro si alzi con la luna storta o no. E sfido chiunque, almeno per questi primi tre anni, a riuscire a ottenere un mutuo.

I congiuntivi di Pasqua



Comunque, dite a quelli del Giornale che la terza persona del congiuntivo presente del verbo alleviare è allevii, non allevi. A meno che l'uso del verbo allevare sia intenzionale e indichi l'allevamento di una generazione di lettori somari, che sarebbe perfettamente in linea con una generazione di giornalisti somari.

giovedì 2 aprile 2015

Tutto come quella volta

Ricordo ancora le dirette-zerbino da L'Aquila di Emilio Fede, dove si vedeva Berlusconi che entrava in quelle catapecchie sorridente, con quei poveretti che ci credevano davvero che quelle strutture sarebbero state la loro àncora di salvezza. Neppure sei anni sono passati, e tutto casca in pezzi: newtown, balconi e tutto il resto.
Non abbiamo memoria, ci lasciamo scivolare tutto come se niente fosse, è questo il nostro problema.

Ridateci la Gelmini e il tunnel



Eccolo qua: Giovanni Toti, portavoce di B. e candidato governatore in Liguria, candidatura appoggiata da un altro noto somaro, quello sulla destra.
Preghiamo per i liguri.