lunedì 21 dicembre 2015

Sull'utero in affitto

Stavo leggendo qua e là alcune delle numerosissime polemiche sulla spinosa questione dell'utero in affitto. I contrari a tale pratica, nel nostro paese non ancora regolamentata per legge (tanto per cambiare), mentre in altri sì, sono appunto contrari perché in sostanza la considerano moralmente riprovevole. Ora, scoprendo l'acqua calda si nota facilmente che l'avverbio moralmente è riferito alla morale, ma ciò che i detrattori ignorano, o fingono di ignorare, è che la morale è un qualcosa di soggettivo e non mi risulta che sia mai stata fatta oggetto di una codifica che la renda uguale per tutti e a tutte le latitudini. Insomma, per farla breve, ciò che qualcuno considera moralmente riprovevole, qualcun altro lo può considerare moralmente accettabile o addirittura auspicabile, appunto perché la morale è soggettiva e ognuno la recepisce e la interpreta basandosi sul suo retaggio culturale, ambientale, familiare ecc. Certo, ci sono alcuni punti fermi che sono più o meno universalmente accettati e codificati, ma non è a questi che mi riferisco - penso ad esempio al non uccidere, azione questa generalmente considerata (stavolta a ragione) riprovevole da quasi tutte le culture.
Tutto questo pistolotto per dire che io, personalmente, in tale pratica non ci trovo nulla di riprovevole, essendo oltretutto basata sulla libera scelta dei singoli soggetti partecipanti, e non ci trovo nulla di riprovevole anche perché al neonato non frega una beata cippa delle modalità utilizzate per essere stato messo al mondo. Un altro punto della questione, infatti, che guarda caso i detrattori non mettono mai in gioco, è l'impatto di questo "procedimento procreativo" sul nascituro. Perché questo interrogativo non viene mai messo in campo da nessuno? Perché appunto il suddetto impatto è probabilmente nullo, e lo è perché l'utero in affitto, espressione che tra l'altro a me non piace neppure, è per tantissimi aspetti paragonabile all'adozione. Qualcuno è per caso in possesso di dati in grado di dimostrare la perniciosità delle adozioni o il loro nefasto influsso sul normale ed equilibrato processo di crescita di un bambino? No, perché non ce ne sono. E non ce ne sono perché i genitori adottivi considerano il figlio adottato esattamente come se fosse un figlio biologico, e questo vale, specularmente, per il figlio adottato nei confronti del genitore adottante. In sostanza, ai figli importa unicamente che siano allevati da genitori che si prendano cura di loro e li amino, e queste cose gliele posso garantire indistintamente sia i genitori biologici che altri tipi di genitori.
Credo che i detrattori della pratica dell'utero in affitto la condannino non perché pericolosa per i bambini, ma perché pericolosa nei confronti delle proprie convinzioni.

3 commenti:

Anonimo ha detto...
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Andrea Sacchini ha detto...

Ma i troll anche sotto Natale vengono a rompere le palle?

Anonimo ha detto...
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