domenica 22 febbraio 2015

Mafia e marketing

Sinceramente, non vedo altro fine se non il tirare ancora un po' di acqua al suo mulino propagandistico e d'immagine, nell'invito alla conversione rivolto l'altro ieri da Bergoglio ai mafiosi. Sono appelli che, ciclicamente, tutti i papi fanno - lo fece anche Wojtyla in occasione di una sua visita in Sicilia, se ricordate.
Niente di nuovo, tutti sanno che sono appelli destinati a cadere miseramente nel vuoto (il parossismo dell'ilarità fu, qualche tempo fa, la pronuncia di scomunica dei mafiosi sempre ad opera di Bergoglio), e il primo a saperlo è lo stesso pontefice, naturalmente, che sarà pure il simpatico bonaccione della porta accanto, ma certo non è scemo - avete mai sentito una parola sul rapporto IOR/riciclaggio di soldi della mafia?
Per carità, va tutto bene, ovviamente, Bergoglio è stato messo lì come esperto di marketing e pubbliche relazioni appunto per tentare di risollevare la chiesa cattolica dal mare di guano in cui stava affondando, e il suo lavoro lo sta tutto sommato facendo bene. Sono annunci, proclami in pompa magna ad effetto, come le finte aperture sui gay, sulle coppie di fatto, sui sacramenti ai divorziati, tutti contenitori belli vistosi, colorati, all'interno dei quali non c'è niente. Ma va bene così: la pubblicità è in fondo sempre stata l'anima del commercio.

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