domenica 30 novembre 2014

Einstein e topi

Oggi pomeriggio pensavo al noto aforisma di Einstein "L'uomo ha inventato la bomba atomica, ma nessun topo costruirebbe una trappola per topi."
Pensavo che è vero, l'uomo ha inventato la bomba atomica, ha inventato le armi di distruzione di massa (militari, chimiche, batteriologiche, ecc.), ha inventato millemila modi per annientare i suoi simili. Allo stesso tempo, però, ha inventato la chirurgia, le medicine, le cure con cui salvare vite che altrimenti sarebbero destinate a spegnersi. Un topo non sarà mai capace di costruire una trappola per topi, è vero, ma non sarà mai capace neppure di anestetizzare un altro topo per asportargli chirurgicamente un tumore, per fare un esempio.
Ovviamente si potrebbe scrivere un'enciclopedia sui motivi per cui parte dell'umanità preferisce costruire trappole per topi piuttosto che bisturi, e io non sono in grado di scrivere neppure una pagina di quella ipotetica enciclopedia.

Corte dei Conti e 8x1000

C'è una notizia che è passata abbastanza in sordina, cosa che nel nostro paese è normale, dal momento che la stragrande maggioranza dell'italica stampa difficilmente va a rompere i coglioni ai lobbysti e ai poteri forti: la Corte dei Conti ha messo sotto accusa per la prima volta il meccanismo truffaldino di attribuzione dell'8x1000 alla chiesa cattolica, quello inventato da Craxi negli anni '80, che ha permesso alla chiesa cattolica, in tutti questi anni, di incamerare un fiume di denaro che non è mai corrisposto alle reali intenzioni di contribuzione volontaria.
Una stortura legislativa che permette alla chiesa di appropriarsi anche del gruzzolo derivante dal cosiddetto inoptato, ossia la quota generata da chi non esprime alcuna scelta. Chissà se il rivoluzionario Bergoglio, quello diverso dagli altri, quello che strilla contro la ricchezza, metterà mano finalmente a questa truffa legalizzata che va avanti da decenni? Santità, vuole essere veramente rivoluzionario? Bene, cominci con l'abrogare Concordato e 8x1000. Che ne dice?

sabato 29 novembre 2014

A volte (molte) ritornano

È tornato in piazza, ha annunciato un'altra discesa in campo, come 5 anni fa, come 10 anni fa, come 20 anni fa, come un'era geologica fa. Stesso patetico ritornello: le tasse, i giudici che fanno politica... Una mummia, circondata da altre mummie belanti impellicciate, incartapecorite, circuite e plagiate dalla sua innata propensione a raccontare palle e dalla loro ignoranza e mancanza totale di memoria e neuroni funzionanti, l'avvizzimento nascosto sotto tonnellate di rossetti e ceroni. Il vecchio e il marcio che ritornano, riproponendosi, con la faccia di culo più grande di questo mondo, come una nuova novità, che viene a imbastire una danza macabra sopra un paese che muore, o che forse è già morto e nemmeno se ne rende conto.
Come quelle mummie che applaudono.

(...)

Tra le notifiche comprese in quel numerino, lassù in alto, facebook segnala anche i compleanni dei contatti. Lo fa da poco o l'ha sempre fatto? Boh, non ricordo. Oggi è il compleanno di Tizio, Caio e Sempronio. E chi sono? Chi lo sa... Nel corso degli anni ho quasi sempre dato l'amicizia a chiunque me la chiedesse, e adesso mi ritrovo con un sacco di persone che ogni giorno festeggiano l'anniversario della loro nascita e io non so neppure chi siano. Ma i social network sono anche questo, in fondo, no?
Comunque, a quelle che direttamente o indirettamente conosco, gli auguri in genere li faccio. A me è sempre fregato poco dei compleanni. I giovani di adesso - vedo ad esempio le mie figlie - danno invece ad essi molta importanza: adunate in pizzeria, feste organizzate in qualche locale, regali di rito... Sarà che io di carattere sono piuttosto "orso", sarà che non ho mai amato particolarmente le ricorrenze, specie quelle con strascichi festanti, o, molto più semplicemente, sarà che sto invecchiando.
Ricordo però che neppure da bambino mi fregava molto, tanto è vero che non ho particolari memorie di essi, e credo fosse perché da piccolo ero timido e introverso. Tranne un compleanno, attorno ai 10 anni o giù di lì, in cui mia madre organizzò una festicciola in casa invitando qualche mio amico che abitava qui attorno a casa. Lo ricordo perché mia madre, oltre alla torta, preparò una specie di crema vanigliata (tipo budino) all'interno della quale mise alcune scorze di buccia di limone, o forse mandarino, chi si ricorda? Quelle scorze non mi piacquero per niente e glielo feci notare. "Servono per dare più sapore" credo mi rispose lei. Non ricordo altro di quella festa, ma quel particolare m'è rimasto impresso.
Buffo, no?

Come lui non c'è nessuno

Magdi Allam, da buon cattolico integralista, sulla sua pagina fb rispedisce al mittente l'auspicio di Bergoglio che islam, ebraismo e cristianesimo abbiano stessi diritti e stessa dignità. Gli si rizzano i peli della schiena, poi, quando sente il papa affermare che esiste un solo Dio che è padre di tutti. Roba da sincope o colpo apoplettico. Dio è solo uno, quello cattolico, gli altri sono impostori. Lo dice Allam.
Ratzinger ringrazia e gongola. Gli uomini di buona volontà, quelli che ancora sono capaci di creare qualche sinapsi e non hanno il contenuto della scatola cranica completamente atrofizzato, ridono (per non piangere).

Fra i tre

Sostanzialmente non mi pare ci siano grosse differenze tra renziani, grillini, berluschini, ecc. Renzi, Grillo e Berlusconi sono tre personaggi che sono riusciti a conquistare la fiducia di un certo numero di elettori, ne hanno titillato le aspettative e le speranze e li hanno trasformati in adepti. Grillo è riuscito quasi del tutto a sfasciare il movimento, Berlusconi ha promesso mari e monti per vent'anni e non ha realizzato niente, Renzi promette mari e monti da meno di un anno e finora, se si escludono gli 80 euro, non ha combinato niente di quanto promesso. Però è lo stesso: è ciarliero, gira di qua e di là, va dalla D'Urso e, più in generale, in tv un giorno sì e l'altro pure, twitta come un forsennato, trasforma debacle elettorali in vittorie, e quindi alla gente piace.
Agli italiani sono sempre piaciuti quelli come lui, gli abili affabulatori, perché col loro essere sempre sulla scena danno la (falsa) impressione di saperci fare, anche quando spacciano la moltiplicazione della precarizzazione come riforma del lavoro, anche quando si imbarcano in una riforma del Senato di cui non frega nulla a nessun italiano, anche quando riscrivono la Costituzione con un tizio che in qualunque altro paese del mondo sarebbe in galera.
Gli italiani sono così: date loro uno che faccia scena e sono contenti.

mercoledì 26 novembre 2014

(...)

Non ho capito questa cosa: quando il Dibba ha detto che quelli dell'Isis andrebbero elevati al rango di interlocutori, s'è beccato gli strali dell'universo intero (compresi quelli dello scrivente, per inciso).
Adesso che lo stesso concetto l'ha espresso Bergoglio, non fiata una mosca.
Mah.

Sulla torre

Dite la verità: non sono carini Berlusconi e Salvini che tubano?
"Sei un goleador..."
"Grazie, Silvio, degli attestati di stima..."
Datemi una torre, possibilmente senza chiedermi chi vorrei salvare.

lunedì 24 novembre 2014

(...)

Il tweet con cui ‪Renzi‬ strilla vittoria non lo commento, per decenza - solo un demente può considerare un 18% in termini assoluti come una vittoria. Alla fine, mi sembra che l'analisi più azzeccata sia quella di Lerner. E con questo, chiudiamo qui questa pietosa pagina.

sabato 22 novembre 2014

La condanna senza senso

Storace mi sta simpatico come un gatto attaccato ai... ecco, sì, quelli. Ma diciamo la verità: essere condannati per vilipendio al capo dello stato non ha più senso, se mai ne ha avuto.
Neppure se il capo dello stato è Napolitano.

Sabato pomeriggio

E la scatoletta?



In macchina da solo, da Genova a Bologna, un mini-comizio al circolo Mazzini neppure annunciato, poche decine di simpatizzanti. La triste parabola discendente di un leader che adesso dice "forse dovremmo uscire dal parlamento" (ma non dovevano aprirlo come una scatoletta?).
Se ci siete entrati per prendere in giro gli elettori, sì, credo che possiate anche uscire.

Prezzi (checché ne dica Bagnasco)



(via Cristina)

venerdì 21 novembre 2014

(...)

Basta video alla Bin Laden, vi prego, basta scrivania finta, pianta finta, penne finte, fogli bianchi, libreria con libri finti... Pure lui è finto: toglietegli i tiranti, il botox, il cerone, i capelli finti e colorati e avrete davanti a voi un "povero" vecchio che ancora si avventa davanti a una telecamera per guadagnare quattro voti alle prossime elezioni. Renzi, ma che ci stai a fare con uno così?
Vabbe', in fondo sei finto anche tu...

mercoledì 19 novembre 2014

Piena e superstizione

La sceneggiata di don Evandro, il parroco di Brescello che ha tentato di fermare la piena del Po portando in processione il crocefisso, non la commento, se non per dire che una commedia simile poteva trovare la sua ragion d'essere solo in un paese come il nostro, dove la superstizione contagia ancora, in pieno terzo millennio, larghe fasce di popolazione.
È sufficiente dire, solo a titolo di esempio, che c'è ancora chi crede alle stigmate di padre Pio o alla liquefazione miracolosa del sangue di san Gennaro.
È inutile, non ci risolleveremo più.

martedì 18 novembre 2014

(...)

Ehm, non so se ci avete fatto caso, ma il filmato catturato dai Ros in cui sono documentate le fasi di arruolamento e affiliazione alla 'ndrangheta, è stato girato nella spensierata Brianza, non in qualche sperduta borgata del sud Italia, e nella relativa inchiesta, condotta dalla Boccassini, sono state arrestate finora trentotto persone.
No, faccio presente questa cosa perché, da sempre, ogni volta che si accenna di questo fenomeno ai vari Formigoni, Salvini, Maroni e compagnia bella, questi tendono sempre a fare spallucce, a minimizzare, come se la mafia fosse un fenomeno che ancora non ha messo radici lassù da loro.

Salami e mele

Essere a dieta comporta, tra le altre cose, la capacità di autoingannarsi. Cosa vuol dire? direte voi. Adesso ve lo spiego.
Come forse è già noto ai più, bazzicare in cucina è una delle mie attività preferite, specie quando sul fornello sta cuocendo il ragù o quando le ciambelle sono appena uscite dal forno e giacciono lì, nel vassoio, invitanti e incustodite. Ma ci sono tanti altri angoli e scomparti che sono allettanti: il freezer, ad esempio - qualche gelato si trova sempre - oppure lo sportello dove stanno i biscotti, i barattoli di Nutella, le brioches nel sacchetto e compagnia bella.
Prima che iniziassi, circa due settimane fa, a mettermi un po' a dieta, questa era - diciamo così - la mia riserva di "caccia". Adesso non lo è più, perché una cosa o la si fa per bene, oppure non la si fa. Siccome, in genere, sono abbastanza incline a non resistere alle tentazioni, ho provato a risolvere il problema evitando di andare in cucina, eccetto naturalmente che per la cena - dico, non vorrete mica che ceni sotto il portico, no?
Poco fa, però, ho derogato a questa regola: sono andato in cucina. Agonia. L'ho attraversata cercando di simulare indifferenza, specie quando sono passato davanti al frigo e davanti allo sportello con la biscottiera. E ce l'ho fatta: ho stoicamente resistito a tutti i richiami. Tranne che a uno: la frutta.
Il portafrutta era pieno di mele e banane, e io cos'ho fatto? Ho mangiato una mela. L'ho presa, ho steso un tovagliolo sulla tavola, l'ho sbucciata e, uno spicchio alla volta, l'ho mangiata. Era buona? Sì, lo era, era gustosa e saporita, ma... insomma, mentre la trangugiavo, con una certa insistenza buttavo l'occhio allo sportello dei biscotti, allo sportello del frigo, che bastava aprirlo per accedere al freezer, o a qualche salamino o tocchi di forma parcheggiati lì nei paraggi.
Però io ho resistito, ho mangiato la mia mela e non ho toccato nient'altro, e mentre la mangiavo pensavo che era la cosa più buona del mondo. Altroché il salamino, il tocco di formaggio o il gelato, quella mela li superava tutti, e a differenza di questi ultimi, di mele avrei potuto mangiarmene quante avessi voluto, ché quelle mica ingrassano. Non ingrassano e sono pure buone, buonissime.
No, non sono buone, cioè sì, lo sono, ma il salamino è un'altra cosa, dài.
Però ci ho provato ad autoconvincermi, e per un po' ci sono quasi riuscito.

lunedì 17 novembre 2014

Il mestiere di uomo

"Così come Auschwitz, per me il cancro è diventato la prova della non esistenza di Dio. Come puoi credere nella Provvidenza o nell'amore divino quando vedi un bambino invaso da cellule maligne che lo consumano giorno dopo giorno davanti ai tuoi occhi? Ci sono parole in qualche libro sacro del mondo, ci sono verità rivelate che possano lenire il dolore dei suoi genitori? Io credo di no, e preferisco il silenzio, o il sussurro del non so."
Credo proprio che comprerò "Il mestiere di uomo", il nuovo libro di Umberto Veronesi.

domenica 16 novembre 2014

"Ho costituito..."



Matteo Renzi, a spasso per Sidney, in merito alle alluvioni in Liguria e in molte zone del nord Italia ha detto: "Quando come primo atto di governo ho costituito una unità di missione contro il dissesto idrogeolgico mi hanno deriso. Ora spero sia chiaro il perché di quell’iniziativa." (La Stampa, 16/11/2014)
Ora, siccome per mia natura sono abbastanza curioso e la domenica pomeriggio in genere ho poco da fare, ho spulciato un po' il sito del governo italiano alla ricerca della pagina in cui si parlerebbe della iniziativa. Nel consiglio dei ministri del 12 marzo 2014 si fa effettivamente menzione di questa cosa, ed esattamente nei termini che leggete nella schermata che ho catturato (link: http://tinyurl.com/mvjogld), questi: "Il presidente del consiglio ha informato il Consiglio dei Ministri di voler istituire eccetera eccetera."
Ho fatto ulteriori ricerche ma non ho trovato niente (se trovate qualcosa voi fatemelo sapere), quindi, per quanto ne so io, tutto è rimasto a livello di annuncio e di intenzione. Ed ecco perché quel "ho costituito" è abbastanza fastidioso. Davanti a tragedie di questa portata, poi, ancora di più.

sabato 15 novembre 2014

(...)

Papa Francesco si rivolge ai medici e incoraggia l'obiezione di coscienza. Incoraggia cioè gli operatori della sanità pubblica a far valere le loro personali convinzioni religiose anche quando queste ledono i diritti di tutti, proseguendo nel solco già tracciato dai Ratzinger, dai Wojtyla e antenati vari.
Ah, che gran rivoluzionario (di 'sta ceppa) che è 'sto papa.

Ciao, Salvini

‪Salvini‬ mi ha chiuso i commenti su fb, non posso più replicare alle cretinate che scrive. Non che mi dispiaccia, intendiamoci, sapevo che prima o poi l'avrebbe fatto, così come altri personaggi, noti e meno noti, hanno già fatto in passato. Ma la cosa è interessante perché è la ulteriore conferma di un ragionamento: chi ragiona con la testa viene bannato, chi ragiona con la pancia no, e la cosa dal suo punto di vista è perfettamente comprensibile dal momento che stiamo parlando di persone che costruiscono la loro fortuna politica sui pregiudizi, l'ignoranza e la paura. Arriva uno coi dati, i fatti e il ragionamento a smontare le sue bufale e mica può pretendere di campare a lungo. Sarebbe interessante andare a vedere quanti di quelli che scrivono "i barconi vanno affondati al largo" o "per i rom ci vogliono i forni" sono stati bannati.
Ma, in fondo, non mi interessa.

2000 anni fa hanno fallito

Ogni tanto m'inerpico - con difficoltà, lo ammetto - sulle vette della contorta logica cristiana. Lo so, accostare la logica alla religione è sempre un esercizio complicato per definizione, ma tant'è. Comunque, pensavo questo. I cattolici praticanti, nel nostro paese, sono circa il 30% della popolazione. Per praticanti si intendono quelli in regola coi sacramenti: messa tutte le domeniche, confessione regolare, ecc. Quel 30%, dato comunque impreciso, si desume tra le altre cose dalle destinazioni del famigerato 8×1000 nelle dichiarazioni dei redditi. Il 30% di praticanti comporta, come logica conseguenza, un restante 70% che non è cattolico, che va giocoforza a inserirsi in una qualsiasi delle restanti categorie: atei, agnostici, appartenenti ad altre confessioni religiose, eccetera eccetera.
Se allarghiamo il discorso al pianeta intero, invece che alla sola nazione italiana, vediamo che, grosso modo, su sei miliardi e rotti di persone gli osservanti della religione cristiana sono tra gli 800 milioni e il miliardo di persone (per comodità raggruppo nella dicitura "religione cristiana" tutti gli adepti delle varie ramificazioni che si rifanno al cristianesimo). Esaurita tutta questa necessaria premessa, la deduzione logica che ne deriva è che gran parte dell'umanità è fuori da qualsiasi speranza di salvezza. Ci si può girare attorno quanto si vuole, ma le scritture in questo senso sono chiarissime, e non solo quelle. Joseph Ratzinger, ad esempio, il 6 settembre del 2000 disse a chiare lettere che la religione cattolica è l'unica vera e solo attraverso di essa si ottiene la salvezza. Se la lingua italiana ha un significato, e ce l'ha, ciò significa che chi non vi appartiene è condannato, non può scappare.
In genere, quando si espone a qualche cattolico questo concetto, la risposta, il più delle volte generica e abbastanza all'acqua di rose, tira in ballo la celeberrima misericordia di Dio, secondo la quale chi in vita sua si è sempre comportato rettamente, non ha mai fatto male a nessuno e via andare, ha comunque parecchie chance di salvarsi anche se non abbraccia la religione cattolica, al che si può tranquillamente ribattere che allora chissenefrega della religione cattolica? Basta comportarsi bene in vita et voilà, la salvezza è assicurata. Che poi, a ben pensarci, dev'essere così per forza, perché in caso contrario, se si considera che ai 5/6 della popolazione mondiale del cristianesimo non frega una ceppa, alla fine sarebbe una strage di anime, e la famosa missione salvifica del tizio che 2000 anni fa si fece mettere in croce un sonoro fallimento.
Ma, si sa, ammettere i fallimenti non è mai facile per nessuno.

venerdì 14 novembre 2014

Rosetta secondo il tg4

Il servizio del tg4 su Rosetta si può definire patetico, credo sia l'aggettivo più appropriato. Poi dopo lamentiamoci che la cultura scientifica in Italia è messa com'è messa.

giovedì 13 novembre 2014

Sono apprensivo

Mano a mano che i figli crescono ci si accorge di molte cose. Io, ad esempio, ho realizzato che, rispetto ai miei genitori nei miei confronti quand'ero giovincello, sono molto più apprensivo e timoroso nei confronti delle nostre figlie. Piccolo esempio dei tanti che potrei fare.
A Michela e Francesca non abbiamo mai comprato uno scooter, un po' (molto) perché abbiamo sempre avuto un certo timore, un po' perché - diciamo che questo è sempre stato il pretesto ufficiale - avendo la fermata dell'autobus subito fuori del cancello non ne hanno mai avuto bisogno. La bicicletta l'hanno sempre utilizzata, ma con lo scooter abbiamo sempre temporeggiato, procrastinato, allungato, e temporeggia oggi, temporeggia domani, alla fine sono quasi arrivate alla macchina - Michela sta prendendo la patente adesso - saltando lo scooter. È grave? No, anche perché fondamentalmente non ne hanno mai avuto bisogno per muoversi, essendo la nostra zona ben servita dai mezzi pubblici.
A me, invece, i miei genitori me lo comprarono subito, non appena compii i fatidici 14 anni. Era un semplice Ciao, niente di che, ma nel 1984 era un buon motorino per un ragazzino. E non è che con quello facessi qualche giretto qui attorno a casa, macché! Ci facevo chilometri e chilometri, ad esempio per fare la spola tutti i giorni tra Poggio Berni, dove abitavamo, e Viserbella, dove i miei d'estate gestivano una piccola attività. Oppure ci andavo in giro per Rimini, sia di giorno che di sera. Per un certo periodo, poi, l'ho usato, attorno ai 16 anni, per andare a Viserba, a scuola di musica, e ci andavo anche d'inverno e di sera, una quindicina di chilometri per andare e altrettanti per tornare. I miei brontolavano, si prodigavano in mille raccomandazioni, si offrivano di accompagnarmi in macchina, ma io, già all'epoca abbastanza testone, volevo andarci col mio Ciao, non sentivo ragioni. Alle mie figlie, oggi, non permetterei mai di stare in giro con lo scooter, d'inverno, fino alle 11 di sera.
Si dice sempre che i genirori di oggi siano troppo permissivi, concedano troppo ai figli e siano refrattari ai dinieghi. Boh, forse noi siamo una specie di eccezione, ma io e Chiara, rapportati ai nostri genitori, sembriamo a volte quasi dei tiranni. Anzi, senza quasi.

Tra libri e vita

Mi è capitato in mano La casa del buio, un vecchio lavoro di King che ho trovato nella mia biblioteca e di cui mi ero totalmente dimenticato, e ho naturalmente iniziato a divorarlo. Sono poco meno di 800 pagine, un discreto mattoncino, come del resto gran parte dei suoi libri.
Dopo le prime 50 pagine ho pensato, così, un po' per caso, che leggere un libro è grosso modo come vivere una vita. Perché? È presto detto. 800 pagine sono tante, e quando inizi a leggerle te la prendi un po' con calma, vai senza fretta, perché le pagine sono lì, e mica scappano via. Passi le prime 50, poi le prime 100, e vedi che davanti a te ne hai ancora una marea. È un po' come i primi anni della vita, no? Sei bambino, adolescente, poi arriva il pieno della giovinezza, fino ai 20/25 anni, e ti rendi conto che anche se questi passano con una certa velocità hai comunque davanti a te ancora un'esistenza, il grosso lo devi ancora vivere. Ecco perché la similitudine tra gli anni che vivi e le pagine che leggi non è totalmente campata per aria.
Il problema, se problema si può chiamare, è semmai che passata la metà, sia del libro che della vita, arriva il tempo della presa di coscienza, dove effettivamente realizzi che sei un pezzo in là, e qui, forse, si coglie la prima vera differenza tra le due situazioni: nel libro cominci ad accelerare, perché sei curioso di arrivare all'epilogo, nella vita vorresti rallentare, perché... be', mi pare sia chiaro, no? Insomma, del libro puoi rallentare la lettura, della vita non puoi rallentare l'andatura. Certo, puoi utilizzare degli artifici per avere l'illusione di allontanare la vecchiaia (palestra, botox, trapianti di capelli, saune, solarium, dieta salutista, ecc.), puoi ricorrere a degli escamotage "per lenire questa morte sicura" (cit.), ad esempio con la religione, ma per quanto tu ti sbatta, il tempo non lo fermi, è inutile.
Quando si arriva alla mia età, in cui la metà del percorso è stata fatta, ricorre con una certa frequenza quel famoso "e vent'anni sembrani pochi, poi ti volti a guardarli e non li vedi più" (cit.). Infatti io manco mi giro più.
Torno al mio libro, va'.

Gentilezze

Poi dicono che facebook non serve a niente. Mica vero. Io, ad esempio, da fb sono venuto a sapere che oggi è la giornata mondiale della gentilezza. Robe grosse, eh. Il problema è capire a cosa serve questa giornata: a ricordarci che al mondo esiste (anche) la gentilezza? A suggerirci di provare, almeno un giorno all'anno, a essere gentili invece che scorbutici e scontrosi come i restanti 364? Mah, a me pare una mezza fesseria, una di quelle iniziative buttate là come a dire: "che si fa oggi?" "Boh, che ne dite di inventarci la giornata della gentilezza?"
Dài, su, è una boutade. Chi normalmente è di indole gentile non ha bisogno di una giornata apposita, e chi normalmente è di indole scontrosa e scorbutica non è che oggi cambia atteggiamento.
Che poi, guardate, mica è facile essere gentili. Certo, con chi lo è già viene sicuramente naturale, ma provate a essere gentili con uno stronzo, o un villano, o uno che si diverte a prendervi per i fondelli: siete sicuri di saper rispondergli con gentilezza? Mah. Ecco, forse la giornata della gentilezza serve proprio a questo: provare almeno per un giorno di essere gentili anche con gli stronzi. Mmh... la vedo dura. Per sicurezza sarà meglio aspettare la giornata mondiale dell'arroganza, ché lì andiamo sicuramente più sul sicuro.

Sulla cometa

Dieci anni di volo, mezzo miliardo di Km, tre euro e mezzo a testa di costo. Quando ci impegniamo siamo anche bravi, eh?

Di Matteo: tritolo o Kalashnikov?



Se le rivelazioni del pentito Antonino Zarcone sono attendibili, il pm antimafia Nino Di Matteo sarebbe nel mirino della ‪‎mafia‬ già dal 2008 - recentemente anche lo stesso Riina gliel'ha giurata. Le opzioni di esecuzione sono ancora oggetto di contenzioso all'interno dell'organizzazione: "esplosivo a Palermo o bazooka e kalashnikov a Roma" come riporta Repubblica di stamattina.
Ecco, pensavo che sarebbe bello che ‪Napolitano‬, sempre così prolifico di comunicati, spesso anche per rispondere a gente come Sallusti, emettesse un comunicato di solidarietà nei confronti del pm, e ancor più bello sarebbe che ‪Di Matteo‬ fosse ricevuto al Quirinale e la solidarietà gli venisse concessa a viva voce, magari per dargli almeno la sensazione che le istituzioni sono con lui. Invece niente: al Quirinale ci va l'altro Matteo, e poi ci vanno i Berlusconi, gli Alfano, quelli che la mafia la combattono con le chiacchiere.
Di Matteo stia pure laggiù, a Palermo, e non faccia troppo casino.

(...)

Speriamo si sia salvata almeno la stanza del bunga-bunga.

mercoledì 12 novembre 2014

Sacrilegio!

(...)

"...siete voi [giornalisti] più responsabili dei politici." Premesso che in un eventuale contenzioso volto a stabilire maggiori o minori responsabilità, tra giornalisti e politici, dello sfascio generale entrambe le categorie ne uscirebbero assai male, alla fine giova ricordare che le leggi le fanno i politici, non i giornalisti.

martedì 11 novembre 2014

Agli estremi della scala sociale

Una cosa mi è sicuramente rimasta impressa: il barbone e la signora elegante, l'uno a pochi metri dall'altra. Era sabato mattina, piazza Ganganelli, nel bel mezzo della fiera di San Martino. I clienti del bar se ne stavano tutti seduti ai tavolini all'aperto: chiacchiere, sigarette, bicchieri, viavai di camerieri, risate, gesti, anelli, braccialetti, capi firmati, e poco più in là, appena fuori dal perimetro dei tavolini, il signore nello scatolone, pochi stracci addosso, barba chilometrica e mano tesa.
Ora, intendiamoci, dalla notte dei tempi il mondo è sempre stato diviso in ricchi e poveri, in persone che sono riuscite a garantirsi un posto al sole e altre che sono rimaste nell'ombra, ai margini, e giusto o sbagliato che sia è comunque un dato di fatto, quindi non scrivo questo post con l'intenzione di ammantarlo del solito velo di populismo, chi se ne frega?
Ed è in base a questa chiave di lettura che non giudico né demonizzo i signori che si sollazzavano al bar, anche perché non conoscendoli non sono autorizzato a giudicarli: magari erano persone normalissime, oneste e lavoratrici, che se ne stavano a rifocillarsi al bar. Anzi, sicuramente era così.
Quello che voglio rimarcare, qui, è solo il fatto che a me, in quel particolare frangente, vedere a pochi metri di distanza l'ultimo e i primi della scala sociale ha fatto un certo effetto. Voi direte: beh, mica hai scoperto l'acqua calda, vai sotto i portici di qualsiasi grande città e vedi che signore impellicciate che passano accanto a miserabili stesi a terra sono la normalità.
La normalità? Sarà...

Whatsapp toglie la spunta?

Si vocifera - per ora solo indiscrezioni, niente di ufficiale dall'azienda - di una possibile retromarcia di Whatsapp riguardo la famigerata doppia spunta blu. Tutto ciò anche a causa delle proteste indignate degli utenti del pianeta.
Due lineette blu. Pensate se lo stesso attivismo e la stessa indignazione fossero rivolte, che ne so?, ai politici corrotti, alla deforestazione indiscriminata dell'Amazzonia, alle ingiustizie sociali in ogni parte del mondo, o quello che volete voi.
Perché non è vero che non sappiamo incazzarci, che siamo ignavi o pigri, il problema è che lo facciamo sempre per i motivi sbagliati.

Chi è stato?

Stavo cercando di immaginare chi potrebbero essere i giovani incappucciati che a Milano hanno assaltato un circolo del Pd. Mmh... fatemi pensare. Che siano di qualche centro sociale? No, direi di no, i centri sociali si richiamano tradizionalmente alla sinistra spinta, e s'è mai visto qualcuno di sinistra assalire una sede di un partito di sinistra? Perché il Pd è un partito di sinistra, no? Come no?
Allora, forse potrebbero essere stati alcuni esagitati di Forza Nuova... No, impossibile, se il Pd non è più un partito di sinistra, vuol dire che è diventato di destra, e s'è mai visto che esponenti di un'area di estrema destra attacchino una sede di un partito che ultimamente si richiama parecchio alla destra?
Ma allora... insomma, cosa cazzo è il Pd, oggi?

Battaglie alla giornata

Le grandi battaglie di oggi di ‪‎Salvini‬: contro gli immigrati, contro l'Europa e contro l'euro.
(Quella contro l'euro è recente, fino a due anni fa lo voleva e gli andava benissimo, ma facciamo finta di niente, ché la memoria storica in questo paese arriva giusto a cosa abbiamo mangiato ieri sera.)

lunedì 10 novembre 2014

Terremoto in Abruzzo e banche

Non vedo dove sia lo scandalo. Pensate davvero che tutti quelli che all'epoca donarono i due euro tramite sms avessero intenzione di darli ai terremotati? Ma va' là! È evidente che volevano darli alle banche, no?

Romina e le scie

Adesso mi aspetto come minimo che Al Bano canti una canzone sui complotti dell'11 settembre.

Tutto calcolato

"Secondo quanto concordato dalle forze dell’ordine il leader del Carroccio sarebbe dovuto arrivare al campo rom accompagnato dalle macchine della polizia in un ingresso secondario. Il suo ingresso sarebbe stato monitorato da 80 agenti, predisposti  sul luogo per evitare problemi di ordine pubblico. Come scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera di lunedì 10 novembre 2014, “gli ordini di servizio della polizia ricostruiscono quanto accaduto e smentiscono la versione del leader del Carroccio, che ha dichiarato che gli era stato «impedito di entrare». Dimostrano infatti come l’attacco violento degli appartenenti ai centri sociali poteva essere evitato se Salvini avesse rispettato il programma messo a punto dal questore Vincenzo Stingone proprio per evitare qualsiasi tipo di contatto con gli estremisti."

A beneficio dei due o tre grulli che ancora credono alla casualità di quanto accaduto invece che al lucido calcolo politico di #Salvini e dei suoi scagnozzi.

sabato 8 novembre 2014

Floyd e Browne

In questi giorni esce un nuovo disco dei Pink Floyd e anche di Jackson Browne. Forse, ai più, risultano maggiormente familiari i primi piuttosto che il secondo, perché i Pink Floyd sono universali, e anche a quelli che non conoscono neppure una loro canzone il nome dice comunque qualcosa, mentre invece il secondo è un cantautore americano abbastanza di nicchia, che di sicuro non raggiunge il livello di notorietà di Gilmour e soci.
Entrambi i lavori di questi artisti mi interessano, perché sono alcuni dei cavalli musicali che ho cavalcato durante la mia giovinezza e che continuo a cavalcare anche adesso che la giovinezza è rimasta un pelino fuori dalla porta.
Quando esce un lavoro nuovo di un artista che si apprezza (libro, film o disco non ha importanza) si prova sempre quella sorta di velato timore che fa nascere la fatidica domanda: e se poi non mi piace? Insomma, un disco nuovo dei Pink Floyd non arriva tutti i giorni, e adesso come quando ero ragazzo la leggera trepidazione e il timore di restare delusi sono gli stessi.
Per il resto non è che cambi granché, se non che da ragazzetti si andava il sabato pomeriggio giù a Rimini, alla leggendaria Dimar - a turno si comprava il vinile e gli altri se lo riversavano su musicassetta - mentre adesso si scaricano comodamente da internet in casa propria.
Voglio aspettare ancora qualche giorno prima di ascoltarli, e cullarmi così nell'illusione che entrambi i lavori non mi deluderanno.

Salvini, si raccoglie ciò che si semina

Intendiamoci, io non l'avrei fatto. Anche a me sta sulle balle Salvini, da sempre, ma piuttosto che danneggiare la sua auto o mettere in essere azione violente, gli avrei consentito l'ingresso al campo nomadi e l'avrei magari spernacchiato sonoramente quando avesse iniziato a parlare. Perché ho sempre ritenuto - abbiate pazienza, sono fatto così - che la violenza non porta a niente. Mai.
Detto questo, però, non credo che Salvini abbia il diritto di lamentarsi di ciò che gli è accaduto, né, tantomeno, questo episodio gli dà adesso il diritto di assumere atteggiamenti vittimistici, come peraltro ha già cominciato a fare, perché ciò che gli è successo se l'è cercato.
Salvini è un estremista, chi legge abitualmente ciò che scrive o dice lo capisce subito, e quel "bastardi" apparso sulla sua pagina facebook subito dopo l'episodio sta lì a dimostrarlo. Chi predica abitualmente l'odio per il diverso, il razzismo, il cinismo, l'intolleranza verso qualsiasi categoria sociale che esuli da quelle comprese nella sua visione del mondo, e fa tutto questo utilizzando un linguaggio intriso di violenza, non può poi lamentarsi di ricevere lo stesso trattamento ogni volta che mette il becco fuori di casa. Perché, da che mondo è mondo, si raccoglie ciò che si semina.

venerdì 7 novembre 2014

Paura


È arrivato il foglio rosa alla mia primogenita.

(...)

Le due cose non sono collegate, ovviamente, ma fa un certo effetto vedere che l'elettorato americano punisce il presidente di un paese in cui la disoccupazione cala costantemente da sei anni.

"Yes we can"? No, we can't



Nei paesi politicamente normali, chi si candida a qualsivoglia carica politica presenta un programma e si fa la sua bella campagna elettorale. Se viene eletto e dopo un po' di anni di governo quelli che gli hanno dato i voti si accorgono che gran parte di quanto ha promesso è stato disatteso, i voti non glieli danno più. Semplice, no?
Poi ci sono i paesi politicamente anormali, quelli dove gran parte dell'elettorato vota il candidato che urla di più, quello che dice che se si vota per lui si è bravi, sennò coglioni, quello che promette milionate di posti di lavoro, rivoluzioni liberali, meno tasse per tutti e balle varie assortite. Poi poco importa che, dopo anni, tutto sia rimasto a livello di annunci. Nessuno si ricorda e nessuno va a vedere, per cui questo si può ripresentare, con la faccia più tosta del mondo, e chiedere che si voti ancora per lui.
E, naturalmente, di voti ne prenderà ancora. Perché noi siamo fatti così.

giovedì 6 novembre 2014

Questo sangue che impasta la terra


I lunghi pomeriggi piovosi, specie quelli autunnali, servono anche a finire libri che si erano iniziati in precedenza e non si era trovato il tempo di finire. Così oggi pomeriggio sono scivolate via le 150 pagine che mi mancavano per terminare Questo sangue che impasta la terra, il romanzo giallo scritto qualche anno fa a quattro mani da Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli.
Bel giallo, avvincente, ricco di colpi di scena e mai noioso (sono riuscito a capire chi fosse l'assassino solo alla fine). Anche l'ambientazione e il contesto storico-politico in cui si svolgono le vicende narrate (l'Italia e la Bologna del 1970, con il primo serpeggiare della strategia della tensione e delle rivolte studentesche) arricchiscono il tutto. Non poteva mancare, ovviamente, la narrazione minuziosa di molti aspetti della vita di montagna - l'amore del cantautore per il "suo" appennino, in particolare quello che abbraccia il bolognese e il modenese è universalmente noto.
Sembra quasi di vederla la Ca' Rossa e l'impervia stradina che s'inerpica per arrivarci, i boschi che la circondano e infine lui, il mitico (ex) maresciallo Santovito, seduto sui gradini davanti alla porta a fumare il suo sigaro mentre contempla il tramonto sull'Appennino.
Bravo Guccini. Come cantautore lo apprezzavo già fin da quando ero giovanissimo, come scrittore lo scopro adesso, ed è una gran bella scoperta.

Segnali incoraggianti

1/3 delle parrocchie cattoliche di New York chiude i battenti a causa del crollo del numero di fedeli. C'è poco da fare: i bilanci vanno tenuti in attivo, altrimenti si chiude; vale sia per le aziende che per le parrocchie, ammesso che sia differenza. Al di là del mero dato, comunque, fa piacere poter immaginare che ciò sia dovuto a una sorta di risveglio delle coscienze (e della ragione) dal torpore dell'intelletto indotto dalla religione.

mercoledì 5 novembre 2014

En passant

Sinceramente non capisco i mugugni e le proteste di quei pidini (Bindi, Civati, ecc.) che si oppongono alla realizzazione di riforme assieme a uno che è stato appena rinviato a giudizio (Verdini). E Berlusconi, allora? Cioè, con un condannato definitivo sì e con uno che è appena appena imputato no?
Mah!

Con quella faccia un po' così


"Berlusconi sa che se vinciamo noi, lui è il primo rottamato." (Matteo Renzi, 16 settembre 2012)

"E' giusto fare le riforme con Berlusconi, non le faccio da solo. Rispetto Berlusconi, Verdini e Letta." (Matteo Renzi, 05 novembre 2014)

Una volta si diceva "avere la faccia come il culo". Ma anche oggi, credo.

Prese di coscienza

Oggi tocca a Carrara. Ogni volta che piove un po' più del solito, appare sempre più chiaro come non siano più rinviabili opere importantissime come il TAV.

martedì 4 novembre 2014

Cavolo, se ne sono accorti

Una manina, quatta quatta, aveva diminuito nella bozza della legge di stabilità i fondi che ogni anno vengono destinati all'assistenza dei disabili e delle persone non autosufficienti, congelando contemporaneamente pure i fondi per le politiche sociali.
Le associazioni dei disabili, stamattina, hanno protestato davanti alla sede del ministero dell'Economia e, come per magia, i fondi sono stati ripristinati (per ora si tratta di una promessa ma facciamo finta di niente).
Se vi siete accorti, è una prassi triste che si ripete spesso, indipendentemente da chi ci sia al governo: si taglia, i destinatari dei tagli fanno casino - più che legittimo, in questo caso - e le somme vengono ripristinate. Ci ho pensato un po' su e ho dedotto che il ragionamento di lorsignori potrebbe essere questo: noi tagliamo in maniera lineare, se se ne accorgono pazienza, altrimenti è andata bene. Francamente non vedo altra spiegazione.

La dignità della larva

"Quella di Brittany è stata una morte senza dignità", strilla monsignor De Paula, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Evidentemente, secondo questi qui, per morire con dignità la poveretta avrebbe dovuto cercare di tirare avanti i pochi mesi rimasti, cercando di fare buon viso alle sofferenze devastanti che un cancro al cervello incurabile le avrebbe inflitto. Una volta giunta allo stato larvale, il coefficiente di dignità sarebbe arrivato a livello soddisfacente e, da lì in poi, la morte naturale sarebbe stata più che dignitosa.
Patetici.

(...)

Gas serra, l'ultimo appello degli scienziati a darci una svegliata prima del no return point è dell'altro ieri. Certo che l'umanità è proprio una razza bastarda, eh. Siamo gli ultimi arrivati, su questa terra, e siamo quelli che hanno fatto più danni. Se racchiudiamo i 4,5 miliardi di anni che ha il nostro pianeta in un anno solo, vediamo che la vita è comparsa gli ultimi giorni, e l'Homo sapiens gli ultimi minuti prima della mezzanotte.
È un po' come se, per fare un paragone, tu ti tieni la tua bella casetta in ordine, pulita, profumata, poi arrivano all'improvviso degli ospiti, magari inattesi, e nell'arco di un paio d'ore ti mettono tutto a soqquadro. Credo che di tutte le disgrazie che potevano capitare al nostro pianeta, la razza umana sia stata la peggiore, e fortunatamente l'ultima.

lunedì 3 novembre 2014

Brittany

Non so se Brittany Maynard abbia fatto la scelta giusta, e d'altra parte non serve che io lo sappia, perché sono fermamente convinto che ognuno abbia il sacrosanto diritto di decidere come vivere e come morire. Alla stessa maniera, sono altresì convinto che ognuno abbia il diritto di decidere in autonomia se la propria vita sia ancora degna di essere considerata tale oppure no. In tantissimi paesi, molto più civili del nostro, questo diritto è riconosciuto, nel nostro ancora no. Forse ci arriveremo, forse no. Per quel che mi riguarda, mi limito a rispettare e condividere la sua scelta.

Nel weekend

Dalla cronaca del weekend appena concluso: a Napoli un italiano, ubriaco e senza patente, falcia un uomo di nazionalità romena fermo al rosso di un semaforo con la sua moto. Ad Anzio un africano in bicicletta viene investito e ucciso da un italiano, fatto, ubriaco e pure pregiudicato. Di nuovo a Napoli, un senegalese interviene tentando di difendere una coppia di turisti francesi da una rapina. La gente s'incazza, circonda il senegalese e cerca di smazzolarlo ben bene.
Tranquilli, queste cose qua non le leggerete sulla bacheca di Salvini.

domenica 2 novembre 2014

Il mio 2 novembre

Quando ero bambino, il 2 novembre i miei genitori mi portavano al cimitero di Santarcangelo. Io sbuffavo, soffiavo, non ne avevo voglia, ma mi toccava. All'entrata c'era, immancabile, il banchetto con la suora che prendeva i soldi per le offerte, e anche quello del tizio che vendeva i ceri votivi. I venditori di fiori erano invece molto più avanti: avevano - credo ce l'abbiano ancora - un negozio intero sul viale d'ingresso, quello costeggiato dai cipressi. E poi c'era la fontanella col rubinetto; lì le pie donnine riempivano i contenitori di plastica di acqua fresca dopo aver gettato quella vecchia, ché i fiori sennò si appassivano troppo presto.
Tutti andavano ai cimiteri quel giorno lì: parcheggi pieni, vigili sulla via Emilia per regolare il traffico, ressa all'entrata e all'uscita, c'era più gente a spasso tra le tombe del cimitero che tra le banchette del mercato del venerdì in piazza Ganganelli.
Si faceva il giro dei loculi dove riposavano i parenti, poi di quelli dei conoscenti, e ogni volta mi dovevo sorbire le spiegazioni su chi fossero i poveracci dietro quelle foto grigie coi bordi ingialliti dal tempo. "Questo era lo zio del nonno, ma tu sei troppo piccolo, non l'hai conosciuto; questa era la nonna di tuo cugino di Gambettola, ma è morta prima che tu nascessi, non puoi conoscerla" e via di questo passo. Ricordo che tra me e me pensavo: ma se non li conosco, che cavolo mi hanno portato a fare qui?
Il campionario umano all'interno del cimitero era il più variegato mai visto al mondo: dalla nonnina tutta vestita di nero che sgranava la sua corona come se non ci fosse un domani - e infatti, guardandola, non sembrava averne davanti ancora molti - agli uomini con la sigaretta che parlavano tra loro di calcio o macchine. Terminato l'annuale, macabro giro turistico, ci si avviava verso l'uscita. Finalmente era finita. Segno di croce e via, verso la macchina, tutti contenti per non aver mancato l'annuale appuntamento con l'ossequio ai morti, i quali, chissà, magari erano pure contenti, ma sono più propenso a credere che non gliene sia mai fregato niente del nostro giro turistico.

La Rimini andata

Scorrere la cronaca di Rimini è diventato sconfortante. Ogni giorno vi si legge di uno o più episodi di criminalità, più o meno gravi, ma comunque sintomi di una Rimini che non c'è più, quella di quando ero ragazzino e ci scorrazzavo col mio Ciao. L'altro giorno hanno gambizzato un uomo: persone armate gli hanno sparato alle gambe da una macchina in corsa mentre camminava sul marciapiede. Mai a Rimini, che sappia io, si sono in passato verificati episodi simili. La decisione dei negozianti di Marina centro di chiudere le saracinesche all'una, dopo pranzo, è la ciliegina su una torta amara, quella di una Rimini che si è arresa alla criminalità dilagante e preferisce chiudersi in casa. Intendiamoci, non biasimo i cittadini che decidono di non avventurarsi in strada di sera o i negozianti che chiudono i loro negozi molto prima che faccia buio, se abitassi a Rimini probabilmente pure io lo farei.
Però dispiace. Da ragazzino ci scorazzavo col mio motorino, e da adulto, per lavoro, l'ho girata in lungo e in largo per quasi vent'anni. Conosco ogni angolo, ogni piazza e ogni via, e mi spiace che nell'arco di pochi anni sia diventata così invivibile. Ma, forse, quello di arrendersi è un destino che accomuna molte grandi città.

sabato 1 novembre 2014

Tfr in busta? No, grazie

Secondo uno studio della Confesercenti, "solo il 18% dei dipendenti privati italiani sceglierà di avere il ‪Tfr‬ in busta paga, a fronte del 67% che invece continuerà a lasciare accumulare il suo trattamento di fine rapporto nell'impresa in cui lavora."
Se le cose dovessero effettivamente andare come prevede lo studio, "il gettito Irpef generato dalla maggiore tassazione sarebbe di 1 miliardo, circa 1,5 miliardi in meno di quanto previsto dalla relazione tecnica alla Legge di Stabilità." Riassumendo: il governo aveva messo in preventivo di incassare con l'operazione Tfr in busta paga 2,5 miliardi. Siccome i lavoratori non sono fessi, o almeno non tutti, e hanno capito il giochetto truffaldino della tassazione normale applicata al Tfr in busta invece di quella agevolata lasciando il Tfr in azienda, la scelta non poteva essere che questa.
La prossima volta, ‪Renzi‬, cerca di mettere in conto tutte le variabili, eh?