giovedì 28 marzo 2013

Ostensioni



Non per essere polemico, ma dato che è ormai accertato che la Sindone è un clamoroso falso storico - lo ha ammesso pure la chiesa -, che senso ha continuare a ostenderla?
(ah, dimenticavo, per i meno refrattari alla tecnologia da domani sarà on line la relativa app: Sindone 2.0.)

domenica 17 marzo 2013

Democrazia eversiva

B. dice che Magistratura democratica "svolge un'azione eversiva". Niente di cui stupirsi. Qualsiasi cosa richiami la democrazia, fosse pure in una sigla, per lui è eversiva.

sabato 16 marzo 2013

(...)

La Bonino presidente della repubblica e abbiamo fatto l'en plein.

Boldrini e Grasso

La "rossa" (copyright: Il Giornale) Laura Boldrini alla Camera e Pietro Grasso al Senato. Se si pensa che prendono il posto rispettivamente di Fini e Schifani, viene abbastanza naturale pensare che qualcosa stia effettivamente cambiando, pur andandoci ovviamente coi piedi di piombo e utilizzando le doverosissime cautele.
Se non altro, nessuno ci straccerà più le appendici pendule maschili con case a Montecarlo, cognati imabarazzanti e via di questo passo. Per quanto riguarda Grasso, è certamente un altro pianeta rispetto a Schifani, ma non va dimenticato che nel 2005 fu imposto dal Pdl, con una legge apposita, a capo della procura nazionale antimafia al posto di Caselli.
Non significa niente, eh, l'ho ricordato solamente perché certe cose si tende sempre a dimenticarle.

Sulla povertà (della chiesa)

"Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri", ha dichiarato Francesco I chiacchierando coi giornalisti. La presente affermazione si presta, inevitabilmente, ad alcuni commenti e considerazioni.
A cominciare da quel "vorrei", in genere indicatore di un desiderio che difficilmente si realizzerà. Esempio banalissimo: anch'io vorrei che sparisse la fame dal mondo, o che l'umanità smettesse di farsi la guerra, ma ovviamente non è nelle mie possibilità fare sì che tutto ciò avvenga. Mi piacerebbe, ma non posso. Mi pare quindi che in quella frase sia già implicita l'ammissione (rammaricata?) che la chiesa non sarà mai povera. E poi, sono sincero, a me non frega granché della questione, perché non credo che il punto vero sia la povertà o no della chiesa.
A mio parere la chiesa cattolica può benissimo essere ricchissima, come effettivamente è (poi vedrà lei come regolarsi coi dettami del vangelo), quello che vorrei è che questa ricchezza derivasse esclusivamente da donazioni e lasciti spontanei dei fedeli. Vorrei insomma che la chiesa cattolica - e anche le altre, intendiamoci - camminasse con le sue gambe. Più in generale, che la religione fosse sostenuta esclusivamente da chi la professa, e non campasse (e bene) attingendo in maniera più o meno subdola dallo stato.
Mi riferisco, avrete capito, al meccanismo truffaldino di attribuzione dell'8x1000, alle varie esenzioni e riduzioni (IMU, IRPEF, IRES, IVA, IRAP) e a tutta quella pletora di servizi più o meno occulti che gravano sullo stato italiano per l'equivalente di circa 6 miliardi di euro l'anno. Questo, insomma, è il punto: che io, seppur indirettamente, debba finanziare una religione e una chiesa pur non volendo averci niente a che fare, non che la suddetta chiesa sia povera o meno.
La vera rivoluzione di Francesco I sarebbe questa, se volesse metterci mano, ma dubito che voglia (e che possa).

venerdì 15 marzo 2013

Chi paga?

Non ho capito bene questa cosa che il papa si è pagato l'albergo in cui ha alloggiato prima del conclave. Più che altro non ho capito dove sia la notizia. Non sono molto esperto, ma mi pare che, tecnicamente, sia comunque il Vaticano a pagare. Sì, vabbe', lui ha fatto tutta la sua bella mossa mediatica, simbolica, quello che volete, ma a livello pratico credo cambi poco.
Anche perché, se non ho letto male, la struttura era comunque di proprietà del Vaticano. Mah...

mercoledì 13 marzo 2013

Cambiamento?

Un papa gesuita che si fa chiamare Francesco non è motivo sufficiente, a parer mio, per giustificare gli entusiasmi di chi già grida al cambiamento. Certo, sarà sempre meglio di uno Scola, e qui non ci piove, ma prima di farsi prendere dai facili entusiasmi io aspetterei di vederlo all'opera.

martedì 12 marzo 2013

Me ne farò una ragione

Dopo 20 anni

In caso non ve ne foste accorti, o magari ne aveste sottovalutato la gravità, la situazione è più o meno questa: un manipolo di parlamentari, che in teoria sarebbero stati eletti per occuparsi di emergenze sociali, tipo crisi economica, lavoro, ecc., si presenta sotto un palazzo di giustizia in cui si celebrano alcuni processi che riguardano il capo del loro partito.
Alcuni esponenti del suddetto manipolo di scalmanati, si presenteranno addirittura al capo dello stato per chiedere esplicitamente "di fermare i processi e le inchieste che rischiano di trasformarsi in un vero e proprio golpe ai danni di Berlusconi" (repubblica.it). Tutto questo ben sapendo che un capo di stato, di un qualsiasi stato civile, non può farsi garante delle sorti giudiziarie di nessuno, dal momento che ciò spetta solo ed esclusivamente alla magistratura.
"Il Cavaliere si aspetta questo da Giorgio Napolitano - scrive La Stampa -: un aiuto, un appello al Csm per allentare la morsa giudiziaria che lo sta soffocando, una preda speciale da inseguire e abbattere prima possibile".
Insomma, dopo 20 anni non è cambiato niente: siamo ancora ostaggi delle vicende giudiziarie di un omuncolo, autospacciatosi per grande politico e statista, che ha passato gli ultimi 3 lustri della sua esistenza a studiare ogni possibile strada che lo affrancasse dalle sue innumerevoli grane giudiziarie. E tutto questo non accade in qualche sperduta dittatura subsahariana o in qualche traballante "democrazia" sudamericana, ma accade in quella che qualcuno osa ancora chiamare, con una certa dose di coraggio, una grande democrazia occidentale.

lunedì 11 marzo 2013

Buttarla in caciara

Comicità a vagonate dalle pagine del Giornale (tanto per cambiare). "Domani Napolitano vedrà il Pdl: fermerà l'assalto giudiziario contro il Cav?" titola un divertentissimo articolo pubblicato oggi. Tra le varie chicche vi si legge: "il segretario Angelino Alfano salirà al Colle insieme ai capigruppo uscenti del Senato, Maurizio Gasparri, e della Camera, Fabrizio Cicchitto, per mettere alle strette il capo dello Stato". Ecco, la locuzione "mettere alle strette il capo dello stato" trovo che sia molto interessante. Chiunque leggesse senza sapere di cosa si sta parlando, sarebbe probabilmente portato a pensare che il gruppetto di galoppini di B. che andrà a fare visita a nonno Napo, tenterà di convincerlo a esercitare qualche forma di pressione presso i magistrati perché allentino la morsa su B. (lo faranno, statene pure certi).

Già me li immagino, i Gasparri, i Cicchitti e gli Alfani, al cospetto dell'anziano capo di stato a lamentarsi e a blaterare di magistrati comunisti che vogliono far fuori per via giudiziaria il tipo delle cene eleganti e blablabla (ormai il ritornello lo conoscete). In un paese normale, un capo di stato che si trovasse davanti un simile campionario di elementi, e per di più con un simile campionario di pretese, nella peggiore delle ipotesi li liquiderebbe in malo modo, in quella migliore non li riceverebbe neppure. Ma qui si parla di Italia e di Napolitano, il quale non solo li riceverà, ma si degnerà anche di starli ad ascoltare, e magari pure con qualche forma di malcelato interesse verso le loro patetiche e ridicole rimostranze.

Naturalmente, come tutti sanno, tranne forse i lettori del Giornale e quelli che votano Pdl, il capo dello stato non può fare assolutamente niente per venire incontro alle lamentele dei tirapiedi di B., semplicemente perché non ne ha il potere. I processi e le inchieste li portano avanti i magistrati legittimamente titolati a farlo, e neppure il padreterno potrebbe mettere il becco, figurarsi nonno Napo. Ovviamente Alfano e soci lo sanno benissimo, ma, da buoni adepti del teleimbonitore, contano sull'effetto mediatico della trovata. Contano sui titoloni dei giornali. Insomma, come si usa dire, contano sull'effetto "caciara". Un po' come in quei tornei di poker in certi film, in cui i malcapitati che perdono (e a perdere non ci stanno) rovesciano il tavolo e la buttano in rissa. Ecco, B. e i suoi sono arrivati più o meno a questo punto: i processi vanno avanti, le sentenze fioccano (e altre sono imminenti), e l'unico modo per tentare di tirare avanti ancora un po' è quello di buttarla appunto in caciara.
Un vecchio sistema che sulle italiote genti fa sempre una certa presa.

giovedì 7 marzo 2013

Per via giudiziaria (blablabla)

"E' sempre più chiaro che vi è un tentativo di eliminazione di Silvio Berlusconi per via giudiziaria", ha commentato Alfano dopo la condanna a un anno, inflitta al tipo delle cene eleganti, per violazione del segreto istruttorio nella vicenda Unipol-BNL.
Alfano, poveraccio, un po' lo capisco, in fondo lui deve fare il suo mestiere, ossia dire queste cose: è pagato per questo.
Ma non gli viene mai il dubbio che qualcuno possa pensare: cavolo, B. è sulla scena da quasi un ventennio, e se dopo vent'anni di tentativi la magistratura non è ancora riuscita a buttarlo giù, forse non frega niente neppure a lei di buttarlo giù. Magari non è questo il suo scopo e si limita semplicemente a fare quello per cui è stata pensata: processare e giudicare i presunti lestofanti.
Sì, sicuramente lo pensa. Ma d'altra parte lui è pagato.

mercoledì 6 marzo 2013

Giramento di carne

A quanto pare, insomma, c'è il boom della carne di cavallo. Stavolta tocca ad alcuni sughi della Star. I NAS avrebbero infatti trovato tracce di carne equina, non dichiarata sulle etichette, in alcuni prodotti confezionati da ditte brianzole.
La Star, scrive Repubblica, pare si sia giustificata così: "Usate partite di carne congelata dalla Romania, acquistate da un fornitore francese". La domanda mi sorge spontanea: ma la carne italiana fa così schifo?

martedì 5 marzo 2013

Responsabili

Leggo adesso che Razzi e Scilipoti sono indagati dalla procura di Roma per il famoso "cambio di casacca" del 2010 (dalle file dell'IDV passarono col catramato). Non capisco i motivi: loro l'han fatto per senso di responsabilità, come hanno sempre dichiarato, altrimenti il governo del catramato come faceva a stare in piedi?
(certo che questi magistrati sono proprio dei malfidenti, eh?)

domenica 3 marzo 2013

Stalli

A una settimana dal voto, la situazione è più o meno questa, mi pare: Bersani non ha i numeri sufficienti per combinare niente, da solo, né alla Camera né al Senato. Cerca quindi l'appoggio di Grillo, il quale, un giorno sì e l'altro pure lo manda regolarmente a quel paese - d'altra parte, fino a 7 giorno fa era Bersani che spernacchiava regolarmente il comico.
L'alternativa a Grillo sarebbe un accordo col Pdl, una specie di governissimo, insomma. Ovviamente, la base del Pd rifugge come la peste l'idea di fare un accordo col tipo delle cene eleganti, e Bersani, volente o nolente, alla base deve dare retta. Risultato: lo stallo. A una settimana dal voto nessuno sa cosa fare per dare il via alla legislatura, e si moltiplicano le voci circa nuove elezioni con una legge elettorale che consenta di avere una maggioranza chiara e in grado di governare (domanda: questa legge chi la fa, se la legislatura non inizia?).
Sono sincero: l'idea di votare di nuovo a settembre con un'altra campagna elettorale che occuperebbe tutta l'estate... No, grazie, non ce la posso fare.

sabato 2 marzo 2013

Somiglianze

Guardavo sui siti le immagini di De Gregorio, l'ex senatore che B. avrebbe corrotto con un po' di milioni di euro per passare dall'IDV al cdx, e pensavo: eppure assomiglia a qualcuno, mi ricorda qualcuno.
Solo che non riuscivo a farmi venire in mente chi fosse. Poi la folgorazione: il giudice animato che nel film The Wall, di Alan Parker, ordina l'abbattimento del muro che Pink si è costruito per isolarsi dal resto del mondo. Date un'occhiata, e dite se ci ho preso :-)

venerdì 1 marzo 2013

Onoreficenze

"...nel periodo 2002/2003 ero presidente del Consiglio e non mi sono mai occupato di diritti televisivi".
Beh, certo, potrebbe essere anche vero. Purtroppo per lui, il sostituto procuratore generale di Milano la vede diversamente, tanto da avere chiesto, al termine della requisitoria, la conferma della sentenza di condanna a quattro anni di carcere per frode fiscale e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Ora, intendiamoci, i giudici avranno tutti i difetti del mondo (comunisti, talebani, antropologicamente diversi dal resto della razza umana, ecc.), ma io tendo sempre a credere maggiormente a un giudice che emette una sentenza, piuttosto che a un teleimbonitore spacciato per politico, noto tra l'altro alle cronache per la lunga teoria di balle raccontate nell'ultimo ventennio.

"Soltanto dei pazzi potevano ricorrere a dei versamenti in nero, pericolosi e illeciti".
Appunto.

"Invece di avere avuto la medaglia d'oro dalla stato per avere dato lavoro a 56 mila persone sono stato condannato a 4 anni di carcere e a interdizione dei pubblici uffici".
La questione della medaglia d'oro non c'entra un fico secco con una condanna per frode fiscale. Se non ricordo male, anche il vecchio caro Tanzi, per fare un esempio, fu nominato cavaliere del lavoro e gli fu elargita qualche onoreficenza per meriti imprenditoriali, ma il titolo gli venne tolto da Napolitano dopo le sentenze sul crac Parmalat. Quindi?
E poi non si capisce cosa c'entri il numero di persone a cui si dà lavoro. Un imprenditore può dare lavoro anche a 10 milioni di persone, ma questo non lo pone in nessun caso sopra la legge. Insomma, se rubi, la legge la infrangi comunque, non è che la infrangi di meno o in maniera meno grave solo perché sei un imprenditore. Ovviamente queste cose le sanno anche i bambini, e le sa benissimo anche lui, che sarà vecchio ma sicuramente non fesso. Il problema è che il 23 marzo, giorno in cui si dovrebbe tenere la mobilitazione generale contro le toghe politicizzate, si avvicina. E ai lettori del Giornale qualche argomento occorre dare per scendere in piazza, altrimenti che ci vanno a fare?