martedì 30 ottobre 2012

Sandy e i gay

"God is systematically destroying America," McTernan writes. "Just look at what has happened this year."
Il lato veramente tragico di queste catastrofi, è l'immancabile predicatore che dice che Sandy rappresenta l'ira di Dio contro i matrimoni gay. Che dire? Anche negli States hanno l'equivalente del nostro padre Fanzaga, di Radio Maria.

In piedi (a San Vittore)

Sallusti: "Meglio in piedi a San Vittore che in ginocchio al Senato". Dio, quanto ha rotto le palle quest'uomo; lui e la sua auto-martirizzazione strategicamente studiata a tavolino. Sallusti andrà in galera, se ci andrà, perché c'è una legge dello stato italiano che lo prevede. Punto. Il fatto che possa essere una legge sbagliata - e per certi versi lo è - non cambia di una virgola la situazione. Finché tale legge sarà in vigore, sarà perfettamente legittima la sua tradotta in carcere.
Invece di strillare e autocommiserarsi ipocritamente, perché non ha mai scritto una virgola, prima, sul suo bel Giornale, per cambiare questa legge? Forse perché non ne era a conoscenza? Ma via...

Sandy

Pare che Sandy abbia dato un bel da fare, là, lungo la east coast - siamo per ora a una trentina di vittime. A me viene sempre da fare il paragone con quanto accade da noi. Un annetto fa, se ricordate, ci furono ad esempio i sei morti per l'alluvione in Liguria, alluvione provocata non da un uragano, ma da un temporale più forte del solito.

lunedì 29 ottobre 2012

Sicilia

Due considerazioni veloci su quanto è accaduto oggi in Sicilia (ipotizzando che la situazione non cambi, cosa più che probabile, a questo punto). La prima è che non c'è stato uno spostamento a sinistra dell'elettorato, come molti vorrebbero far credere, c'è stato molto più semplicemente il collasso della destra - cosa che comunque fa sempre piacere - e quindi appare un tantino ridicolo il "risultato storico" strillato da Bersani. Vabbe'...
La seconda considerazione è che del M5S, bene o male, occorrerà tenere conto, perché a questo punto è chiaro che non si tratta di un movimento marginale, stile meteora, ma di un movimento profondamente radicato col quale anche alle prossime politiche occorrerà fare i conti.
Com'era ampiamente prevedibile, il primo partito (5 Stelle a parte) è comunque quello dell'astensione, quello di chi ha preferito starsene a casa, probabilmente per nausea - i votanti non hanno raggiunto neppure il 50% degli aventi diritto. Questi i fatti, il resto sono chiacchiere.
Ah, Angelino e Silvio sono lì che si leccano le ferite. E questo è puro spettacolo.

sabato 27 ottobre 2012

La frode fiscale spiegata a un marziano

Il teleimbonitore ha dichiarato, rimangiandosi quanto detto appena due giorni fa - niente di nuovo, intendiamoci -, di essere obbligato a rimanere in campo per "riformare il pianeta giustizia", affinché "non capiti ad altri quello che è capitato a me".

Uno che venisse da Marte, unico luogo in cui probabilmente la notizia non è ancora giunta, potrebbe domandarsi, con un lieve senso d'inquietudine, cosa sia capitato al poveraccio. Di quale terribile disgrazia sia rimasto vittima. Leggendo un po' qua e là, scoprirebbe che il tapino (o "tappino", che dir si voglia: nel caso in esame non c'è grossa differenza) s'è beccato una condanna a quattro anni per frode fiscale. Continuando a informarsi un po', scoprirebbe, l'ipotetico marziano, che nel nostro paese, e non solo nel nostro, esiste una procedura abbastanza collaudata chiamata processo penale, che, sintetizzando brutalmente, funziona così.

C'è un PM (Pubblico Ministero) che riceve una notizia di reato. Una volta ricevuta, si premura di avvisare l'interessato (avviso di garanzia) che sta prendendo qualche informazione su di lui. È una misura, questa, a favore della persona sottoposta a indagine. È in pratica il PM che dice: "ehi, senti, guarda che sto facendo qualche ricerca su di te, se magari volessi stare un po' in campana, o fare una telefonatina a un avvocato..."
Il PM fa quindi un po' di indagini e mette insieme alcuni elementi, tramite riscontri e ricerca di prove, per capire se quella notizia di reato abbia qualche margine di fondamento oppure no. Al termine delle sue indagini, tira le conclusioni: se ritiene che la notizia di reato non stia in piedi chiede al giudice l'archiviazione per la persona oggetto delle sue attenzioni, altrimenti ne chiede il rinvio a giudizio, che, se accolto dal giudice trasforma l'indagato in imputato. Nel caso del teleimbonitore, ovviamente, gli elementi validi di colpa sono stati trovati, eccome se sono stati trovati, tanto è vero che è stato rinviato a giudizio.

Dopo dieci anni di indagine e sei di processo, è arrivata la sentenza: colpevole. Sentenza che rimarrà valida a tutti gli effetti finché una seconda (l'eventuale Appello) non ne dimostrerà l'infondatezza. Poi, eventualmente, ci sarà quella definitiva della Cassazione, che generalmente, comunque, non sentenzia sul merito delle accuse ma sulla regolarità di tutta la procedura. Ecco, il teleimbonitore si trova nel primo stadio di questo bel circo. Il nostro bravo marziano scoprirebbe, quindi, che "quello che è capitato a me" non è nient'altro che il normale svolgimento di un processo per frode fiscale, uguale a tanti altri che ogni giorno si celebrano nel nostro paese.

Ecco, il catramato vorrebbe riformare tutta questa procedura in modo che tutto ciò non capiti più. Immagino già la gioia di tutti gli evasori fiscali e i truffatori in questo momento sotto processo. A questo punto, state pure tranquilli che il nostro amico marziano sarà già tornato su Marte scappando a gambe levate.

"Così sono obbligato a restare in campo"

Mai, dichiarazione, fu ammissione più vera di quello che è stata la politica per lui in questi anni.

venerdì 26 ottobre 2012

Quattro anni al teleimbonitore

Il teleimbonitore si è beccato in primo grado quattro anni per frode fiscale. Il processo è quello famoso che riguarda l'acquisizione dei diritti tv di Mediaset - Fininvest acquistava film americani non direttamente dalle major, ma da una serie di intermediari e sottointermediari; il prezzo in questo modo si gonfiava e la "cresta" veniva stornata a beneficio della famiglia Berlusconi. Questo, almeno, è quanto ha certificato la sentenza.

Poi c'è l'ilarità che nasce dalla lettura delle reazioni di galoppini e tirapiedi vari del cavaliere, che sostanzialmente sono accomunate dal solito ritornrllo, che nel corso dell'ultimo ventennio abbiamo sentito più volte: è una sentenza politica! Tra queste, quella che spicca per... vabbe', diciamo ilarità, per non dir di peggio, è quella di Alfano: "Una condanna inaspettata e incomprensibile". Che una sentenza risulti incomprensibile ad Alfano, è... comprensibile: basta guardarlo un po', per rendersene conto. Ma l'apice dell'ilarità arriva con quest'altra perla:

"Siamo certi che i prossimi gradi di giudizio gli daranno ragione, e speriamo che questi giudizi giungano in fretta". Naturalmente il tipo dallo sguardo intenso e penetrante sa benissimo che se per arrivare a una sentenza di primo grado ci sono voluti quasi dieci anni di indagine e sei di processo, dipende dal fatto che, scrive Repubblica, nel mezzo ci sono stati "richieste di ricusazione avanzate dai legali e l'istanza di astensione presentata dal giudice. E ancora slittamenti dovuti al Lodo Alfano e al conseguente ricorso alla Consulta, richiesta di trasferimento del procedimento a Brescia, legittimi impedimenti dell'allora presidente del Consiglio Berlusconi e cambi di capi d'imputazione".

Insomma, il cavaliere ci ha provato in tutti i modi; ha messo in campo tutto il suo arsenale di leggi e leggiucole ad personam per cercare di intralciare in tutti i modi il (già lento) corso della giustizia, ed evitare così di arrivare a sentenza. Peccato, stavolta gli è andata male. Qualcuno avvisi Angelino, quello che "speriamo che questi giudizi [i prossimi, ndr] arrivino in fretta".

giovedì 25 ottobre 2012

Per amore

Pare che il teleimbonitore abbia detto che non si ricandida "per amore dell'Italia". Nel '94, se non ricordo male, tirò fuori sempre la barzelletta dell'amore per l'Italia come giustificazione della sua famigerata discesa in campo. Poi si sa come andarono le cose: un quasi ventennio in cui è stato praticamente padrone assoluto, hanno ridotto la suddetta Italia a un cumulo di macerie: economiche e morali. Adesso, dall'alto di quelle macerie torna a parlare di amore per l'Italia.
Niente da fare: quest'uomo continuerà a prenderci per il culo finché camperà.

martedì 23 ottobre 2012

Sentenze a L'Aquila

La sentenza dell’Aquila rientra in questo paradigma comodo e demenziale. La ragione, o anche solo il buon senso, dovrebbero portare a ringraziare gli scienziati per ciò che sanno e riescono a fare, e non a condannarli per ciò che non sanno e non possono fare: come le previsioni dei terremoti, appunto, che ancora non sono sicure neppure in Giappone, figuriamoci in Italia.

(via Odifreddi)

Qui, invece, Mario Tozzi.

Il segreto della serenità

Vi ricordate di Scajola, quello che resterà per sempre nei libri di storia (e di barzellette) perché qualcuno gli aveva acquistato un pezzo di casa vista Colosseo a sua insaputa? Oggi è arrivato per lui un bell'avviso di garanzia; l'accusa è quella di corruzione internazionale nell'ambito dell'inchiesta sulle forniture Finmeccanica in Brasile.

Sapete che ha detto Scajola appena ha saputo di essere indagato? "Sono sereno". Ecco, lui è sereno. Ci avete mai fatto caso? Sono sempre tutti sereni. Uno riceve un avviso di garanzia ed è sereno; un altro viene rinviato a giudizio ed è sereno. Si viene condannati in primo grado? Fa niente: si ricorre in appello e si aspetta serenamente il verdetto di secondo grado.

È incredibile: fior di psicologi, di filosofi, di studiosi, di esegeti, di ermeneuti, hanno scritto nei secoli vagonate di trattati sulla serenità, e nessuno ha mai capito che per raggiungerla basta un semplice avviso di garanzia.
Anche io voglio essere indagato.

lunedì 22 ottobre 2012

I precari spiegati alla Fornero

La signora Fornero, oggi, ha dichiarato, riguardo i giovani e il lavoro: "vi dovete accontentare". E anche: "Poteva capitare in passato, quando il mercato del lavoro consentiva cose diverse, ma oggi i giovani italiani non sono nella condizione di essere schizzinosi, tant'è vero che oggi sono precari". Ecco, devo dire che la signora Fornero per certi versi ha ragione: il lavoro non c'è e bisogna accontentarsi di quello che passa il convento. È vero, la situazione è esattamente questa, e nessuno dà certamente la colpa a lei, visto che oltretutto è l'ultima arrivata.
Però.

È vero che un giovane deve accontentarsi di quello che trova, ma quello che trova, oggi, è al massimo un lavoro a tempo determinato: tre mesi, sei, se va di culo forse addirittura un anno, poi si vedrà. Ecco, poi si vedrà. Certo, come si dice: piuttosto che niente meglio piuttosto. E la stragrande maggioranza dei giovani si accontenta di quel piuttosto e prende quello che trova, pur sapendo che andrà ad allargare la già vasta platea dei cosiddetti precari.

Visto però che i giovani si devono accontentare di questa condizione, non è che dopo, ogni giorno, ci si può venire a lamentare perché c'è la crisi o perché i consumi sono tornati ai livelli di 30 anni fa. Perché se io sono un giovane che oggi lavoro e fra tre mesi chissà, mi tengo la mia vecchia 127, non ne compro una nuova; rimango a vivere coi miei, al massimo vado in affitto, non accendo di certo un mutuo per comprare un appartamento - a parte il fatto che difficilmente me lo darebbero. E, soprattutto, col cavolo che mi vado a sposare e a mettere su una famiglia. Precario sì, scemo no.

domenica 21 ottobre 2012

Lezioni di giornalismo

Una delle cose che rendono piacevole e divertente la domenica è il consueto editoriale di Ferrara sul Giornale. Gli editoriali del Giulianone nazionale sono istruttivi, perché fanno vedere nella maniera più chiara e netta cosa non è il giornalismo. Leggete un po' cosa è riuscito a scrivere oggi, ovviamente riguardo al solito noto:

"Non ha l’età che ha, dice, ne ha un’altra di molto inferiore, se lo è fatto certificare dai medici di casa, che parlano di potenziale immortalità, e da un harem adorante che la bestiale misoginia e la indecente tendenza guardona di media e magistrati ha esposto, come non avrebbe mai dovuto accadere, alla pubblica curiosità e al dibattimento giudiziario, e con argomenti di moralismo talebano di cui non finiremo di vergognarci nei secoli".

Capito? Secondo la personalissima visione del mondo di Ferrara, nei secoli a venire non dovremo vergognarci, come sicuramente accadrà, perché un capo di governo va a mignotte che poi ricompensa con soldi, favori vari e prebende; non dovremo vergognarci che il suddetto "harem adorante" viaggi allegramente tra le sue residenze private su voli di stato pagati dai contribuenti; non dovremo vergognarci per la storia della nipote di Mubarak che ci ha coperti di ridicolo sull'intero globo terracqueo.

No, secondo Ferrara il motivo per cui dovremo vergognarci è che queste cose sono diventate di pubblico dominio. Grazie, Ferrara, per queste impagabili lezioni di giornalismo.

sabato 20 ottobre 2012

Armi spuntate

Doveva essere l'asso di briscola, il coniglio dal cilindro che gli avrebbe consentito di vivere un'altra memorabile stagione politica. L'aveva battezzata "L'Italia che lavora", la lista che aveva creato, e nelle sue intenzioni (strampalate) doveva raccogliere i fedelissimi rimasti e lasciare che il Pdl cuocesse nel suo brodo.

Ma, come è noto, fare i conti senza l'oste può riservare qualche sorpresa, alla fine. E infatti quella che doveva essere la sua arma segreta si è rivelata, alla fine, spuntata. La nuova lista, secondo i sondaggi, non andrebbe infatti più in là di un misero 4/5%. Perfino il Pdl dopo una eventuale scissione riuscirebbe a fare meglio.

Scrive oggi Francesco Verderami sul Corriere: "Ma l'eugenetica non può essere applicata alla politica, non basta una lista dell'«Italia che lavora» per competere con le novità di Renzi e Grillo. Ancor più banalmente, non è cambiando l'ordine (e il nome) degli addendi che può cambiare la somma dei voti nelle urne. Anzi, è una regola che certe operazioni abbiano un saldo negativo. Anche perché i debiti finiscono comunque per ricadere sul leader e lo inseguono".

Capisco che dopo una certa età si tenda a diventare un tantino rincoglioniti, ma come si può esserlo fino al punto di non capire quando è ora di togliersi dalle scatole una volta per tutte? Come può pretendere uno che è reduce da un ventennio fallimentare, uno che ha ridotto un paese a un cumulo di macerie, economiche e morali, di tornare a fare capolino come se niente fosse successo? Probabilmente non ha ancora capito che dopo aver fatto tabula rasa di un paese, non basta più raccontare due stronzate per sperare di farla franca; non basta più buttare lì una telenovela in tv, la sera, e sperare di tenere buono il gregge.

Quei tempi, per fortuna, sono finiti.

Grillo al 21%

I sondaggi e le rilevazioni vanno presi per quello che sono, ovviamente, dal momento che cambiano continuamente a seconda di chi li fa e a seconda dell'umore degli interpellati. L'ultimo di Swg, però, è abbastanza interessante.
Se si andasse a votare domani, infatti, il Pd sarebbe - abbastanza inspiegabilmente, a mio avviso - il primo partito con un bel 25,9% a livello nazionale. Subito dopo - questo molto più spiegabilmente, sempre a mio avviso - ci sarebbe il M5S, con un bel 21% secco. Il Pdl del teleimbonitore continua la sua caduta libera, attestandosi attorno a uno stiracchiato 14% - poveracci, mi fanno quasi un po' pena.
Che siano gli effetti dei risvegli (tardivi) delle famose casalinghe di Voghera?

venerdì 19 ottobre 2012

Soddisfazioni (sue)

Monti sembra soddisfatto dell'ultima versione del famoso ddl anticorruzione. Anche se, dalle sue dichiarazioni, sembra più una soddisfazione di facciata. "Ci sono aspetti del provvedimento su cui avremmo voluto andare più in là. Ma se il ddl sarà approvato così com'è alla Camera, sarò soddisfatto".

E poi aggiunge: "Nessun governo ha fatto provvedimenti più esemplari di questo ". E diciamo che potrebbe essere anche vero, dal momento che non vengono facilmente alla mente governi, sia di cdx che di csx, che si siano particolarmente distinti negli anni per aver messo in campo leggi efficaci contro la corruzione e il malaffare. Anzi, a fare un po' mente locale vengono molto più facilmente alla mente governi che si sono adoperati nel senso opposto.

Però è quel "esemplare" che mi lascia alquanto perplesso. Specie se si pensa, ad esempio, al mancato ripristino di tempi di prescrizione ragionevoli che permettano con una certa sicurezza di arrivare a un giudizio; oppure il mancato ripristino del reato di falso in bilancio, oggi punito al massimo con un rimbrotto amichevole (sia il taglio della prescrizione che l'abolizione del reato di falso in bilancio sono due regalini avuti in eredità dal solito noto).

Insomma, io di "esemplare" in questo di ddl ci vedo poco. Specie se si prova un po' a mettere il naso fuori dagli italioti confini e si guarda come sono puniti in altri posti questi tipi di reati.

Mubarak for ever

Cioè, fatemi capire: questo qui si presenta in aula per dichiarazioni spontanee (che poi sono balle programmate), e con la faccia più tosta del mondo ci dà ancora con la storiella della nipote di Mubarak? Io, al posto della Boccassini, l'avrei denunciato per manifesta presa per il culo del pm.

giovedì 18 ottobre 2012

Distanze

Se un parlamentare in carica dal 1976 - io avevo 6 anni - viene a dire che 6.800 euro al mese non sono un granché come vitalizio, io un po' m'incazzo, ma non me la prendo con lui, perché probabilmente non ha idea della distanza. Quale distanza? La distanza che c'è tra l'interno e l'esterno del palazzo.
Il dramma della politica è tutto qui: non avere nessuna idea di cosa è e come funziona la vita fuori dalle sacre mura.

mercoledì 17 ottobre 2012

Più 3 miliardi e rotti

Il sempre attento Gilioli fa notare come né Renzi né Bersani abbiano detto bao sulla lievitazione del prezzo dei famigerati F-35.

martedì 16 ottobre 2012

Only in Italy

José Zapatero, ex premier spagnolo, ha lasciato la politica dopo la sconfitta elettorale dell'anno scorso. L'ha lasciata a 51 anni, dopo otto anni di governo (due legislature). "Già nel 2004 pensavo che due legislature fossero il periodo più ragionevole", aveva dichiarato all'indomani della sconfitta di un anno e mezzo fa.

"Thank you and good bye", ha invece detto Gordon Brown, nel 2010, dimettendosi e lasciando il n.10 di Downing Street al giovane conservatore David Cameron. Gordon Brown ha lasciato definitivamente la politica a 59 anni.

"Emilio Fede ufficializza la nascita del movimento di opinione ‘Vogliamo Vivere’, di cui peraltro avevano parlato alcuni media nelle scorse settimane: la prima uscita pubblica sarà il 25 novembre, alle 11, al Teatro San Babila di Milano", scrive oggi l'Ansa. Emilio Fede ha 81 anni ed è sotto processo per induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile.

No comment



(via Daniele Sensi)

domenica 14 ottobre 2012

Tasse e aria fritta

È di appena qualche giorno fa, mi pare, la dichiarazione di Monti con la quale ventilava un ipotetico abbassamento della pressione fiscale in un qualche altrettanto ipotetico futuro. Uno spera (ammesso che ci sia ancora qualcuno che indulge a tale attività) che la Legge di stabilità, di cui si parla tanto in questi giorni, contenga novità che vanno in quella direzione.

E invece basta leggere un pochino per capire subito che dietro l'altisonante Legge di stabilità - uno che sente il termine "stabilità" tende inconsciamente a tranquillizzarsi, no? - c'è l'inghippo. E quindi, tanto vale usare la terminologia corretta: stangata. E infatti, come scrive oggi il Sole24Ore, da una parte hanno abbassato l'Irpef, dall'altra hanno però tagliato le detrazioni e le deduzioni fiscali, senza contare l'aumento di un punto percentuale dell'IVA dal prossimo luglio.

A questo, ci sono poi da aggiungere un paio di novità di quelle che generalmente procurano più soddisfazione, specialmente a chi lavora: l'aumento della tassazione sul TFR - grrrr - e il cambio di regime del prelievo fiscale sulla benzina per quanto riguarda il terremoto in Emilia: da provvisorio a permanente. Fateci caso: ogni volta che viene applicata una nuova accisa sulla benzina per fare fronte alle emergenze del momento (terremoti, alluvioni, ecc.), inzialmente ce la vendono come provvisoria, per far fronte alle contingenze, poi, quando la "bufera" è passata, arriva una manina che - trallallero trallallà - la trasforma con nonchalance in permanente.

E che nessuno si azzardi a dire che ci stanno prendendo per i fondelli.

Sirene e Google+

Vorrei spiegare ai signori di Google che Google+ non mi interessa. Ho già Facebook, Twitter, il mio canale Youtube e il mio blog da seguire, penso che possa bastare, no? Glielo vorrei spiegare perché ho notato da qualche giorno che da ogni servizio in qualche modo collegato a Google - in pratica tutti - arrivano (poco) velati inviti ad attivare e utilizzare anche il social network di Page e Brin.
Finestrelle lampeggianti, bannerini ammiccanti: le sirene di Ulisse non avrebbero saputo fare meglio. Certo, le sirene di big G sono meno pericolose: non (in)cantano e non ammazzano i navigatori; insomma, non portano via la vita come le abitanti della leggendaria isola tra Scilla e Cariddi, al massimo possono portare via un po' di tempo in più, ma io ne ho poco anche di quello. Insomma, sento che Circe mi consiglia di girare al largo e io le do retta: ci tengo alla vita (e al mio tempo).

venerdì 12 ottobre 2012

Riunire i moderati (e poi un bel T.S.O.)

I casi sono due: o quest'uomo è completamente andato, nel qual caso bisognerebbe ricorrere a un T.S.O. urgente, oppure pensa che quelli completamente andati siamo noi, nel qual caso, forse, non avrebbe tutti i torti. Fatto sta che oggi è tornato alla carica con un accorato appello per riunire sotto un'unica bandiera tutti i moderati - che poi cosa c'entri lui coi moderati, dopo tanti anni non l'ho ancora capito, ma soprassediamo.

Il bello è che per raggiungere il suo scopo non s'è inventato qualcosa di nuovo, non ha tirato fuori dal suo magico cilindro qualcosa di originale con cui stupire le italiache masse sonnolenti, ma ha riproposto pari pari gli stessi stilemi, gli stessi ritornelli triti e ritriti, vecchi, stantii, decrepiti, coi quali ci ha spaccato le appendici pendule per quasi un ventennio. Nessuno sforzo per cambiare qualche concetto, per buttare là qualche idea nuova, niente di niente: il suo parco cazzate si ripropone negli anni sempre uguale a se stesso, ad libitum. Come quei copioni sgualciti che una volta usati si buttano ad ammuffire in un baule per poi essere ritirati fuori ad ogni occasione soffiandoci via la polvere.

Ed eccolo quindi riproporre, in pieno 2012, senza nessuna forma di pudore, cose tipo "con la sinistra più tasse", come se durante gli anni in cui ha governato lui - governato, vabbé - la pressione fiscale fosse stata sempre in caduta libera. Oppure il suo vecchio cavallo di battaglia di dare "più poteri al premier" - pensate a dove saremmo adesso se un megalomone di siffatta pasta avesse avuto più poteri di quelli che la Costituzione gli ha attribuito. E poi la tanto agognata riforma della Corte Costituzionale, accusata di essere un "organo politico" solo perché ogni tanto rimandava al mittente qualche porcata anticostituzionale scritta appositamente per lui dai suoi galoppini.

Mi sento di rivolgere un accorato appello ai suddetti moderati, oggetto delle attenzioni del teleimbonitore. Avete davanti a voi un'occasione unica, irripetibile: mandarlo a cagare tutti insieme, una volta per tutte. E poi, vai di T.S.O.

Da ricordare in futuro


(via Tommaso Caldarelli)

giovedì 11 ottobre 2012

Allergie (di Alfano)

Le allergie oggi sono molto diffuse, e il trend di diffusione, ci dicono le statistiche, è una linea che va costantemente verso l'alto. Pollini, fiori, frutti, piante, peli di gatto, di cane, di unicorno, ecc. Poi, come è noto, ci sono le allergie alle mogli, ai mariti, alle suocere, agli zii, insomma ai parenti in genere; quindi, bene o male, chi più chi meno, tutti siamo allergici a qualcosa o a qualcuno.

Anche Angelino Alfano soffre di una particolare forma di allergia, che è abbastanza diffusa specialmente tra gli esponenti della classe politica. Gli allergologi non sono riusciti bene a definirla, la stanno studiando, tanto è vero che ancora non le hanno affibbiato neppure il nome. Noi, che allergologi non siamo, e che quindi non abbiamo nessuna pretesa di metterci al loro posto, potremmo comunque provare ad abbozzare qualche nome, chi ce lo impedisce?

A me, ad esempio, è venuto in mente qualcosa tipo "allergia alle dimissioni". E questa bizzarra denominazione mi è spuntata in testa, all'improvviso, dopo aver letto alcune sue dichiarazioni di oggi (o forse anche di ieri, ma in fondo non è importante, tanto le corbellerie sono più o meno le medesime).

Come forse avrete letto, il consiglio comunale di Reggio Calabria è stato sciolto, tramite decreto del governo, per infiltrazioni mafiose - attualmente è commissariato. Qualsiasi persona dotata di un minimo di buon senso, non può che plaudire a questa iniziativa del governo. Ma, come è noto fin dai tempi in cui il buon Angelino andava in giro a dire che "tutti gli italiani sono intercettati" (balla sesquipedale) perché doveva perorare la causa del suo capo sulle intercettazioni, il buon senso è compatibile con Alfano come il gasolio in un motore che va a verde. Infatti, sulla vicenda di Reggio Calabria ha detto: "Sciogliere il consiglio condanna tutta la città". Certo: la condanna a essere amministrata da un comune privo di infiltrati della mafia. Come condanna, se ci pensate, è terribile. Ma ovviamente mica si è fermato qui, non sarebbe Angelino. "Così lo Stato indebolisce la sua presenza", ha tuonato, visibilmente indignato, l'ex guardasigilli (probabilmente il ministro della Giustizia più disgraziato che questo paese possa vantare, anche se prima di lui c'era Mastella, vabbè). Naturalmente lui sa benissimo che il commissariamento del comune è stato disposto dal governo, cioè dallo stato, in ultima analisi.

Ecco, direi che qui possiamo stendere un velo pietoso e passare alla seconda sua memorabile dichiarazione, che riguarda il tipo dalle camicie sgargianti, che casualmente è anche presidente della regione Lombardia. "Non si manda a casa chi ha governato bene", dice, più indignato di prima, il prode Angelino. Infatti a Formigoni non dovrebbe mandarlo via nessuno, sarebbe lui che forse dovrebbe farci un pensierino - pia illusione, ovviamente. D'altra parte il Roberto è stato chiarissimo: "io non ho fatto errori". Può darsi, ma se in una giunta regionale ci sono 13 assessori che sono a vario titolo sotto indagine - compreso Formigoni stesso, ovviamente - il dubbio che qualche errorino possa averlo fatto a me viene.

Ad Angelino, invece, questo dubbio neppure lo sfiora. Né su Formigoni, né sul consiglio comunale di Reggio Calabria. Ognuno dovrebbe restare al suo posto e chi s'è visto s'è visto. Se non è allergia (alle dimissioni) questa, ditemi voi.

Desertificazioni

Ma dove sarebbe questo "vuoto", questa "desertificazione spirituale" che vede Ratzinger? L'unica desertificazione che vedo io è quella che coinvolge la sua chiesa, basta guardare le statistiche e i numeri nudi e crudi. Una chiesa in profonda crisi a causa del calo delle vocazioni e della fuga lenta ma costante di fedeli.
"Che cosa significasse una vita, un mondo senza Dio, ai tempi del Concilio l o si poteva già sapere da alcune pagine tragiche della storia, ma ora purtroppo lo vediamo ogni giorno intorno a noi". Questo discorso vuole dire tutto e niente, perfetto prosieguo di una tradizione millenaria di discorsi fumosi coi quali si può (si vuole) fare intendere tutto e il suo contrario.

Cosa significa "un mondo senza Dio"? E come si fa a collegare questa supposta assenza a certe pagine tragiche della storia? La storia dell'umanità è costellata di pagine tragiche; vogliamo davvero credere che sono state tutte il frutto di un mondo senza Dio? Via, cerchiamo di essere seri. Pagine tragiche della storia dell'umanità sono state anche le Crociate, l'Inquisizione, gli abusi dei preti pedofili. E allora? Io capisco che Ratzinger debba tirare acqua al suo mulino, debba cercare di coprire tutto il letto con una coperta che ormai è irrimediabilmente troppo corta, ma lo faccia senza raccontare palle, possibilmente.

mercoledì 10 ottobre 2012

Renzi?

L'avevo già scritto in precedenza, mi pare: Renzi non mi entusiasma. Sarà giovane, sarà il cosiddetto "nuovo che avanza", sarà quello che volete, ma non riesco a farmelo piacere - quando poi sento B. dire di lui: "porta avanti le nostre idee", capite anche voi, no?

Tuttavia, perché bene o male c'è sempre un tuttavia, un motivo che potrebbe spingere a spezzare una seppur piccola lancia in suo favore ci potrebbe anche essere, a guardare bene. Prendete la diatriba odierna tra lui e D'Alema. "Renzi si farà male" pare abbia detto il comandante di Ikarus al giovane sindaco di Firenze. Come non vedere in questa frase tutto il disprezzo che la vecchia classe dirigente del Pd nutre verso qualsiasi cosa che miri un po' a cambiare gli assetti, a proporre qualcosa di alternativo alla gerarchia delle mummie?

Da quanti anni D'Alema è in parlamento? Quante legislature si è fatto? E che cazzo ha combinato in tutti questi anni? Che giovamento ha tratto la sinistra dalla sua presenza? (ovviamente indico D'Alema per indicare tutti quelli della sua risma. Penso ai Veltroni, alle Bindi, ai Fioroni, ai Castagnetti, ai Marini, ai Bersani, insomma avete capito, no?)

Ecco perché, forse, Renzi non è totalmente da buttar via, anche se, ripeto, le mie riserve su di lui sono molte, moltissime. Perché potrebbe essere la leva che serve a scardinare e a mandare all'aria la gerarchia delle mummie, il grimaldello che consente di aprire un varco nella vecchia oligarchia che ha trasformato il Pd in uno stagno puzzolente. E, se ci riuscisse, secondo me non sarebbe roba da poco.

martedì 9 ottobre 2012

Dalla via Gluck a Verona

Per carità: bravo e tutto quello che volete, eh, ma a me non ha mai entusiasmato, o almeno non più di tanto, né come cantante né come predicatore. E poi, diciamocelo, i plurimiliardari che vanno in tv a parlare di povertà dall'Arena di Verona fanno sempre un certo che.
Mi viene in mente il buon vecchio Masini, che in un suo celebre pezzo - mi pare si chiamasse "Vaffanculo" - diceva: "non si può cantare la rabbia coi miliardi".

Servizi(etti) al paese

Stavo leggendo sull'Ansa le ultime balle rilasciate dal catramato a Belpietro, su canale 5, con cui spiega i motivi per cui ha deciso di non ricandidarsi come premier alle prossime elezioni. Le risate (amare) scoppiano già dalla prima dichiarazione:

"E' una linea assolutamente coerente con tutto ciò che è stato fatto da quando nel'94 decisi di lasciare il mestiere di imprenditore..."

Lasciare il mestiere di imprenditore? Perché, a qualcuno risulta che l'abbia fatto? che abbia ceduto le sue imprese ad amministratori terzi in modo che non potessero influenzare le sue scelte politiche? Bene, quando avete finito di ridere andiamo pure avanti.

"...e mi misi al sevizio del paese"

Al servizio del paese? Di quale paese sta parlando? Paperoli? Topolinia? o forse "Fessopoli", quello in cui abitiamo noi? È probabile che si riferisse a quest'ultimo. Sarebbe poi interessante mettersi lì e fare un elenco delle leggi che sono servite al paese, delle quali abbiamo beneficiato tutti. Fatemi pensare. Forse la depenalizzazione del falso in bilancio? No, direi che quella agli italiani non è servita. Beh, sì, forse a uno, casualmente implicato nel famoso caso Lentini, è servita, ma solo a lui. Oppure sto pensando alla legge sulle rogatorie, quella che di fatto limita l'utilizzabilità delle prove acquisite appunto tramite rogatorie internazionali (molto utile per chi ha in giro per il pianeta qualche decina di società offshore).

Oppure sto pensando alla ex-Cirielli, quella che accorcia drasticamente i tempi di prescrizione (fu chiamata legge "salva-Previti", e ho detto tutto). Oppure si potrebbe citare il celeberrimo decreto salva-rete4 (quello che consentì a rete4 di continuare a trasmettere in analogico in barba a tutte le sentenze pronunciate fino a quel momento); oppure la legge Gasparri, respinta al mittente da Ciampi perché palesemente incostituzionale (basta vedere chi l'ha scritta) e spudoratamente a vantaggio di un certo gruppo televisivo.

E poi, proseguendo, come dimenticare il leggendario lodo Alfano, un'altra di quelle leggi di cui avrebbero certamente beneficiato gli italiani tutti, se non fosse stato per quei manigoldi comunisti della Consulta, che la stracciarono in toto perché violava palesemente almeno 3 articoli della Costituzione - capirete, l'aveva scritta un altro pezzo da 90 del Pdl. Così, a memoria, queste sono alcune di quelle che mi vengono in mente, ma sicuramente l'elenco non è completo. Se avete voglia voi di andare a cercare tutte le altre porcate che il tipo ha messo al servizio del paese...

Sogni

Dunque, ancora un paio e poi sarebbe toccato a me. Non so dire la località né il tipo di manifestazione (poteva essere il festival di Sanremo come il concorso canoro della parrocchia, ammesso che le parrocchie organizzino concorsi canori). Buio totale, ma non è importante. Ciò che importa è che non ero riuscito a imparare a memoria il testo della canzone che avrei dovuto cantare - non ricordo neppure quale canzone fosse: strani i sogni, eh? - e quindi mi ero scritto in precedenza un foglietto col suddetto testo.

E qui il dramma: era quasi il mio turno e quel foglietto non lo trovavo più. In tasca, niente; avevo guardato velocemente attorno, sul pavimento, in caso mi fosse inavvertitamente caduto di tasca, ma anche lì niente. Avevo chiesto a qualcuno dei presenti se l'avesse visto, ma, ovviamente, nessuno l'aveva visto. Panico! Era quasi il mio turno e io non avevo più il foglietto.

Che fare? Una fuga strategica? Trovare una scusa? (mal di pancia improvviso, coliche, oppure, che ne so?, fingere uno svenimento, ecc.) Niente, alla fine - adesso toccava a me - avevo deciso di buttarmi sperando di ricordarla. Sono salito sul palco, ho chiuso un attimo gli occhi perché la luce mi dava fastidio, e quando li ho riaperti ho visto... il soffitto della camera. Ho tirato un sospiro di sollievo, ho alzato il dito medio e ho detto: "toh! Adesso arrangiatevi, io sono tornato di qua".

lunedì 8 ottobre 2012

Gurdon e Yamanaka


John Gurdon e Shinya Yamanaka hanno vinto il premio Nobel per la medicina 2012 grazie ai loro studi sulla riprogrammazione delle cellule adulte in staminali e il conseguente contributo nel campo della medicina rigenerativa. I giornali, come del resto è prassi, hanno relegato la notizia in qualche trafilettino, tra i deliri del papa e gli oroscopi di Paolo Fox (ammesso che tra i due tipi di deliri ci sia differenza). Poi, dopo, tutti a stupirsi e a lamentarsi del ritorno del medioevo.

(via ansa.it)

sabato 6 ottobre 2012

Plastica e partiti

Il cavaliere questa volta sembra non avere dubbi: vuole resettare tutto, cancellare il Pdl e ripartire da zero con facce e volti nuovi. Non sembra disposto a scherzare, questa volta - la goccia che ha fatto traboccare il vaso è ovviamente la vicenda Fiorito. Insomma, il catramato sembra proprio non voglia più saperne dei suoi colonnelli, tanto che oggi Il Giornale riporta pari pari il suo sfogo: "fatico a sopportarli, quando vengono a casa mia mi viene voglia di andarmene".

Poveraccio, che pena, ma del resto come dargli torto? Provate voi ad avere a che fare con gente come Cicchitto, Gasparri, La Russa, Frattini, Lupi e compagnia bella ("bella" si fa per dire, ovviamente). Provate voi ad avere questa gente tra i piedi per anni e anni. Provate voi a organizzare summit di partito, la sera, con personaggi simili.
"Chi viene stasera alla riunione?"
"Ah, i soliti: Gasparri, Cicchitto..."
Da incubo! Quasi quasi capisco che il poveretto abbia deciso di rifugiarasi nel bunga-bunga.

Il problema è che i colonnelli non l'hanno mica presa bene. Il teleimbonitore, scrive sempre Il Giornale, vorrebbe fare piazza pulita di questi: "fuori i politici e dentro società civile e imprenditori". E quindi si è ovviamente scatenato il panico, perché a parole sono tutti favorevoli al rinnovamento, purché ovviamente si cominci dal compagno di banco. Tutta questa commedia ricorda un po' quando B. tentò, dopo quella specie di accordo-farsa con Sarkò - era il periodo in cui ancora andavano d'amore e d'accordo - di rilanciare il nucleare in Italia. A parole tutti erano d'accordo, finché si capì che si trattava di un assenso all'insegna del "not in my garden". Insomma, il nucleare andava bene purché le centrali se le prendessero le regioni vicine, come se fosse cambiato qualcosa in caso di disastro. Vabbé.

Ecco, siamo più o meno a questo punto: rinnovamento del partito va bene, ma io la mia poltrona col cazzo che la mollo: si cominci pure da qualcun altro. Qui le dietrologie si sprecano. Si racconta ad esempio di "un vorticoso giro di telefonate tra i big di via dell'Umiltà". (piccola nota a margine: non ho mai capito come faccia un partito di megalomani fondato da un megalomane ad avere la sua sede in via dell'Umiltà. Boh.) Telefonate con le quali i colonnelli cercano di tranquillizzarsi a vicenda. Già mi immagino il tenore. Qualcosa tipo:
"oh, ma hai sentito che il capo vuole segarci tutti? E adesso che si fa?"
"Ma no, dài, vedrai che si tratta solo di tatticismi, in fondo potrebbe ancora avere bisogno di noi in parlamento."
"Può darsi, però ancora mica ha smentito."

E in effetti, ancora, di smentite neanche l'ombra. Insomma, questa volta il catramato sembra deciso ad andare avanti nella sua opera di pulizia. Ovviamente, se ci pensate, il malumore dei colonnelli è giustificato e giustificabile, almeno dal loro punto di vista. Anche perché non stiamo parlando di parlamentari eletti, ma di yes-men nominati direttamente da lui e scelti tra i più fedeli alla causa. Gente che è stata disposta ad andare in tv a coprirsi di ridicolo pur di assecondare le "battaglie" del capo; gente che non ha esitato a mettere ai voti, in parlamento, il fatto che B. fosse convinto che Ruby era davvero la nipote di Mubarak, esponendoci così al ludibrio planetario; gente che non ha esitato a raccontare, sui giornali, le più invereconde balle, a falsificare pure i dati nudi e crudi quando si trattava di avallare porcate come il bavaglio, le intercettazioni, i processi brevi, lunghi, medi, le prescrizioni altrettanto, i lodi Alfano e tutta quella serie di leggi e leggiucole che avevano lo scopo unico di salvare le chiappe al capo.

Però Berlusconi fa bene, lo dice pure il vispo Sallusti, quello delle dimissioni-farsa dal Giornale rientrate il giorno dopo: "Fuori i mercanti, i Batman e chi non ci azzecca. Questo è ovvio. Ma soprattutto si torni al partito di plastica, leggero, unito, motivato". Si torni al partito di plastica? Ma come? Ma se la maggiore e più diffusa critica al Pdl, in tutti questi anni, è stata proprio quella di essere un partito di plastica! Un partito finto, un giocattolo in mano al teleimbonitore e da lui utilizzato solo per farsi i comodacci suoi. E adesso che B. è stanco del suo giocattolino e vorrebbe liberarsene, Sallusti lo implora di tornare a quello. Non dimetterti, zio Tibia, non dimetterti, rimani pure alla guida del Giornale. Quello è il tuo posto. E pazienza, pazienza se il grande Indro, ancora per qualche anno, continuerà a rivoltarsi nella tomba.

venerdì 5 ottobre 2012

Napolitanate

Napolitano: "È in atto un fuorviante rifiuto della politica". Cioè, non ho capito, cosa pretende questo qui? Che con tutto quello che sta succedendo la gente si spertichi in lodi altissime all'indirizzo di chi amministra 'sto cavolo di paese? Specie dopo averlo ridotto in queste condizioni?

giovedì 4 ottobre 2012

Zingaretti

Leggo che Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma in quota Pd, si è candidato a sostituire la Polverini alla guida della regione Lazio. Siccome non lo conosco granché, do un'occhiata alla sua pagina su Wikipedia e scopro - udite udite - che non ha procedimenti giudiziari a suo carico. Nemmeno uno striminzito avviso di garanzia, oppure, che ne so?, un invitino a comparire... niente di niente. Insomma, è ancora immacolato. Merce rara di questi tempi.

mercoledì 3 ottobre 2012

Parlamento pulito (7 anni dopo)


Repubblica, 3 ottobre 2012.



Beppe Grillo, 7 giugno 2005.

Parcheggi

Parcheggiare la macchina nel posto riservato ai disabili è un gesto di maleducazione purtroppo diffusissimo. Un gesto che fa incazzare perché indice di disprezzo nei confronti delle regole e soprattutto nei confronti di persone che hanno sicuramente la vita meno facile rispetto agli altri. Quando poi questo gesto lo fa quello col macchinone costoso superlusso, quello che magari fa anche il birro perché è presidente di una qualche sfigata associazione, allora la cosa diventa proprio insopportabile.

martedì 2 ottobre 2012

E luce fu

Paolo Gabriele, l'ex maggiordomo di Ratzinger sotto processo per furto di documenti riservati, nella sua deposizione davanti ai magistrati ha denunciato di essere stato maltrattato durante i primi venti giorni di detenzione.
Gabriele ha anche denunciato "pressioni psicologiche" e altri maltrattamenti subiti nei primi 20 giorni di detenzione. "Non potevo neanche aprire le braccia", ha dichiarato, "la luce è stata tenuta accesa 24 ore al giorno. Non c'era l'interruttore e questo mi ha anche procurato un abbassamento della vista". Per questo il presidente del tribunale vaticano Giuseppe Dalla Torre ha incaricato il promotore di giustizia Nicola Picardi di aprire un fascicolo, il numero 52/2012, "per accertare se vi siano stati eventuali abusi nella detenzione dell'imputato".
Ora, intendiamoci, tutto questo andrà verificato, ma qualora si appurasse che corrisponde a verità, mi sa che qualcuno in Vaticano potrebbe già cominciare a vergognarsi. (Gianluigi Nuzzi, su Twitter, fa notare che gli organismi internazionali considerano l'esposizione forzata alla luce una forma di tortura.)