giovedì 31 marzo 2011

Di che pasta sono fatti


Un deputato che dice a un altro (disabile) "handicappata del cazzo", a mio avviso è molto ma molto più grave del vaffa di La Russa a Fini. Sono questi gli episodi che bisognebbe sbattere in prima pagina; per far vedere di che pasta è fatta molta della gente che ci rappresenta.

Avere il numero della bestia 666 nelle mani e non essersene mai accorti


La vicenda De Mattei sta avendo risvolti che da una parte possono anche essere definiti comici, dall'altra, invece, la dicono lunga su come siano messi certi illustri esponenti della chiesa cattolica.

Breve riassunto. Roberto De Mattei, vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, aveva rilasciato giorni fa, a Radio Maria (e dove sennò?), alcune dichiarazioni in cui sostanzialmente affermava che il terremoto in Giappone era una sorta di castigo di Dio.

Sono quindi piovute in massa le richieste di dimissioni, sia da parte di molti appartenenti allo stesso ente di ricerca, sia da parte di ogni persona che non ha ancora mandato il cervello in rottamazione. Oggi apprendiamo che a perorare la causa del povero De Mattei è intervenuto niente meno che don Livio Fanzaga, direttore della prestigiosa emittente radiofonica - tanto per intenderci, è il tipo che ha detto che il terremoto in Abruzzo "è stato voluto" dal Signore affinché quei poveri disgraziati partecipassero alla sua Passione (non sto scherzando).

Vi riporto qui di seguito alcuni stralci delle dichiarazioni di Fanzaga.

"I soliti laicisti, quelli che hanno sulla mano il numero della bestia, 666, adesso chiedono le dimissioni di De Mattei perché ha detto queste cose a Radio Maria".

"Ma queste sono panzanate che si potevano risparmiare [...] se uno non ha il 666 sulla mano non può parlare in pubblico. Questa è la dittatura dei cornuti".

Ovviamente, per "cornuti" il solerte padre non intende le vittime del consorte fedifrago, ma appunto quelli che in qualche modo hanno una qualche affinità con la suddetta bestia, la quale, notoriamente, viene raffigurata dall'iconografia cristiana, e non solo, con le corna. Ma andiamo avanti, perché con la storia delle corna non è mica finita qui. Eh no.

"...sono sempre gli atei e gli agnostici, questo gruppetto qui, che... spero di strappare dalle unghie del cornuto [e dagli! ndr], ma è difficile con questa gente qua: non vuole essere salvata".

Vi risparmio il resto (se siete forti di stomaco il video è qui di seguito). Vi dico solo che nel prosieguo del delirio, il pio Fanzaga se l'è presa, oltre che con i "cornuti", anche con l'UAAR, colpevole di registrare ("col magnetofono", pensate un po') le trasmissioni dell'emittente, manipolarle e poi metterle su YouTube; e con La Stampa di Torino, colpevole di avere pubblicato un articolo sulla vicenda ("d'altra parte si sa che la città di Torino è la più satanista d'Italia").

Sono sincero, non sono riuscito ad ascoltarlo fino alla fine. Abbiate pazienza, e pensate a come siamo messi. Ah, dimenticavo: io sono tra quelli che pensano che De Mattei si debba dimettere, ma le mie mani sono pulite.

Il quartier generale racconta/55


Chissà se Torquato Tasso si starà rivoltando nella tomba. No, perché quel "Lampedusa liberata", sparato da Sallusti in prima pagina sul Giornale di stamattina qualche timore potrebbe farlo venire. Ma è l'editoriale che l'accompagna che è qualcosa di travolgente.

"Tre giorni per svuota­re-Lampedusa dall’onda­ta di profughi, poche setti­mane per ripristinare la normalità, più un piano di rilancio dell’isola (per dare un segnale ha com­perato in pochi minuti una villa da due milioni di euro) e uno di inden­nizzo per gli abitanti (niente tasse per un an­no)". Bello, non trovate? Talmente bello che a qualche lettore del Giornale potrebbe venire qualche dubbio sulla fine che faranno tutte queste promesse. Ma ecco che Sallusti è lì apposta per tranquillizzare anche il lettore più dubbioso.

"Sembra un libro dei sogni, ma già due volte questo governo ha mante­nuto promesse altrettan­to azzardate: la prima per i rifiuti in Campania, la se­conda per l’emergenza terremoto in Abruzzo". Come no? A Napoli l'emergenza è stata risolta talmente bene che giusto in questi giorni le cronache raccontano di qualcosa come 1.600 tonnellate di rifiuti sparse allegramente per le strade, con relativi timori per l'avvicinarsi della Pasqua. Anche a L'Aquila, naturalmente, il miracolo è perfettamente riuscito. Poi, vabbè, ci sono ancora quasi 40.000 persone che a vario titolo si trovano nella provvisorietà, senza contare che di ricostruzione ancora non si vede l'ombra, ma queste sono quisquilie, l'hanno detto anche a Forum che tutto è a posto.

Poi, però, forse conscio di avere un tantino esagerato, il Sallusti fa una parziale retromarcia: "Se poi a Napoli e a L’Aquila le cose si sono arenate non è certo colpa dell’ese­cutivo. I pasticci li hanno combinati in seguito gli enti locali, i burocrati, i magistrati". Eccolo lì. Anche qui la colpa è dei magistrati. Chissà, penso che un giorno Sallusti riuscirà a incolpare i magistrati pure se arriva un'alluvione. E poi, come al solito, una stoccatina anche per quei cattivoni dell'opposizione, colpevoli di aver protestato perché mentre il premier raccontava balle a Lampedusa sotto i riflettori, nel frattempo i suoi galoppini con un blitz in parlamento gli confezionavano l'ennesima leggina su misura.

"Ci manca poco che parlino di un piano ad personam, messo in atto non per salvare cittadini italiani ma per distrarre da altre questioni". Non mi capacito di come possa essergli venuta in mente a Sallusti un'idea simile. Un vero mistero. "Una nor­ma di civiltà [la prescrizione breve, ndr] in vigore in tutti i Paesi occidentali". Eh, certo, come no? E' sterminato l'elenco dei paesi in cui la prescrizione per reati finanziari viene dapprima dimezzata da 15 a 7 anni e mezzo (ex-Cirielli), e poi, per salvare qualcuno in particolare, accorciata di un altro pelino. Così l'interessato la fa franca e nel contempo 150.000 processi vanno al macero (stima dell'ANM). Sarebbe stato bello che Sallusti avesse fatto il nome di qualche paese in cui si concepiscono simili bestialità giuridiche (quelle che lui chiama "norme di civiltà"). Ma sentite questa, che è bellissima:

"L’opposizio­ne, bluffando, sta cercan­do di farla passare come legge pro Berlusconi, che evidentemente, essendo come tutti noi cittadino italiano, in futuro potrà le­gittimamente avvalerse­ne se se ne presentasse l’occasione". Già, chissà se gli capiterà mai l'occasione di avvalersene. E' un bel dilemma, direte voi. Una legge pensata per tutti gli italiani che, en passant, potrebbe all'occorrenza essere usata da Berlusconi. Gli italiani, naturalmente, sono tutti contenti di questa cosa. E' da anni infatti che tutte le centinaia di migliaia di persone che sono state truffate dai vari Tanzi, Cragnotti e compagnia bella chiedono una legge che dia a questi galantuomini una possibilità in più di sfangarla. E Sallusti l'ha capito al volo.

Un giorno qualcuno riderà

Pensate quando, magari fra alcuni decenni, qualcuno rileggerà la storia di questo periodo. Scoprirà che nel 2011 è stata fatta una legge che diminuisce i tempi di prescrizione, già dimezzati da una precedente legge (ex-Cirielli), per i reati in genere appannaggio dei cosiddetti colletti bianchi: truffa, corruzione, reati societari, finanziari, ecc...

E quel qualcuno che rileggerà la storia, scoprirà magari che i vari tromboni che andavano in televisione per giustificare la porcata usavano tutti la stessa obiezione: "già adesso vanno in prescrizione un mare di processi". E forse si chiederà: "ma come? Già andavano al macero così tanti processi, e hanno fatto una legge per mandarne ancora di più?".

Probabilmente quel qualcuno riderà, incredulo.

mercoledì 30 marzo 2011

Patrimonio dell'umanità no?

L'arrivo del nostro nella martoriata isola di Lampedusa non poteva certo passare inosservato. Ha aspettato parecchio a farsi vivo, ma un motivo c'era: "Fino a ieri non avevo la soluzione al problema chiara e quindi non mi avevate ancora visto. Poi ho messo a punto un piano". Tutto si spiega. Ma sentiamo cosa prevede questo favoloso piano pensato nottetempo dalla provvidenza divina.

"Nelle prossime 48-60 ore l'isola sarà abitata solo dai lampedusani", ha dichiarato allungando i tempi di un bel po', visto che in prima battuta Maroni aveva buttato là un "questa sera". Vabbè.

Ma non è finita qui, perché poi arrivano nell'ordine: "il Nobel per la Pace per l'isola, una moratoria fiscale, previdenziale e bancaria perché Lampedusa diventi zona franca, un piano per il turismo". Ma a suggellare il tutto e a dare a questa fila di promesse un timbro di serietà, l'annuncio finale: "Anche io diventerò lampedusano, sono andato su Internet e ho comprato una casa a Cala Francese, si chiama Le Due Palme". Non è ben chiaro come abbia fatto ad andare su internet, dal momento che per sua stessa ammissione non ci capisce un tubo, ma fa niente. Prendiamo per buona anche questa.

Ma che garanzie hanno i lampedusani che le promesse si avvereranno? Ma la sua parola, no? "Il vostro premier - ha detto nel discorso a braccio appena sbarcato sull'isola - ha il vezzo e l'abitudine di risolvere i problemi". Poi uno pensa a Napoli o a L'Aquila e capisce subito cosa intende. Ma c'è un'altra perla, che ho lasciato per ultima per chiudere in bellezza.

Quanto al controllo delle coste, il capo del governo ammette anche di aver adottato misure «anche variopinte» per non consentire nuovi sbarchi. «Ve ne dico una - ha specificato - : abbiamo comprato pescherecci affinché non possano essere utilizzati per le traversate. Così quando sarò fuori dalla politica li userò io per mettere in piedi un'attività per il pesce fresco».

Penso che per oggi possa bastare, no?

La balla dei 20 milioni


Stamattina quasi tutti i quotidiani hanno messo in bella evidenza l'ultima bufala sparata ieri dal tipo di Arcore, quella secondo cui il processo Mediatrade sarebbe costato 20 milioni di euro, sottratti naturalmente dalle tasche degli italiani.

In un paese normale, qualsiasi giornalista che ami fregiarsi di questo nome, prima di riportare a pappagallo questa bufala, specialmente considerando chi l'ha detta, si sarebbe preso la briga di verificare, di fare un minimo di controllo. Perché, se non ricordo male, il compito principale di un giornalista non è quello di fare da megafono a qualsiasi sciocchezza esca dalla bocca dei politici, ma di verificare e controllare l'esattezza di ciò che si riporta.

E allora, vittima della curiosità, mi sono preso la briga di spulciare un po' le rassegne stampa odierne per vedere quanti giornalisti "veri" avessero fatto le pulci alla notizia. Ne ho trovato uno. Uno solo. E' Luigi Ferrarella, ottimo cronista giudiziario del Corriere della Sera, che si è brigato di fare una piccola verifica. Naturalmente il Corriere si è ben guardato dal mettere il suo articolo in prima pagina - sapete com'è, mai disturbare il manovratore - ma l'ha infilato in qualche modo a pagina 14.

Lo riporto qui di seguito.

«C’è da chiedersi— dichiara Silvio Berlusconi— con quale coraggio la Procura di Milano abbia speso fra consulenze, rogatorie e atti processuali, qualcosa come una ventina milioni di euro tolti dalle tasche dei contribuenti» . Solo che la domanda ne suggerisce subito un’altra: c’è anche da chiedersi cosa mai il presidente del Consiglio calcoli per arrivare a questa stratosferica cifra. La documentazione a disposizione dei difensori degli imputati sui costi della perizia contabile dei revisori Kpmg ingaggiati dal pm consente infatti di arrivare al massimo a 5 milioni e 700.000 euro, e questo pur se si sommassero per analogia dal 2005 a oggi le relazioni riversate non soltanto nell’udienza preliminare Mediatrade avviatasi ieri, ma anche nell’altro processo in corso in Tribunale sui diritti tv Mediaset, e pure nello stralcio sull’avvocato Berruti, e persino nel processo Mills.

Soldi che, aggiungendo l’Iva, possono al più diventare 6 milioni e 900.000. Se anche si ripesca la consulenza da 5 miliardi e 300 milioni di lire nell’inchiesta di 15 anni fa sulla falsità per 1.000 miliardi di lire dei bilanci consolidati del gruppo Fininvest 1988-1996, già oggetto persino di una ispezione ministeriale nel 2003, si arriva a un totale (spalmato su sei processi) che non tocca i 10 milioni di euro.

E nemmeno la più generosa delle conte di ulteriori costi per traduzioni, rogatorie e fotocopie fa immaginare come si possa argomentare una cifra doppia, peraltro in un audiomessaggio del premier incentrato invece su un solo processo: quello con Agrama, il coimputato produttore tv al quale i magistrati (sulla base proprio delle perizie contabili) tengono in sequestro in Svizzera 100 milioni di euro. Sulla congruità dei compensi ai consulenti dei pm, che sui diritti tv all’inizio reggevano accuse di frode fiscale per 124 miliardi di lire e di appropriazione indebita e falso in bilancio per 276 milioni di euro (imputazioni erose però dal 2005 di giorno in giorno dalla prescrizione accorciata dalla legge ex Cirielli), due tribunali a distanza di 5 anni hanno già bocciato i ricorsi di due imputati: Berlusconi stesso nel 2005, e il manager Mediaset Giovanni Stabilini nel 2010.

Più di 5 anni fa, infatti, e cioè nel novembre 2005, la difesa di Berlusconi aveva protestato contro «lo spreco» della prima tranche da 2 milioni e addirittura contro i compensi minori (molti sotto i 100 euro e uno da appena 14 euro) liquidati a traduttori e periti dell’inchiesta sui diritti tv Mediaset. Ma in 19 pagine il giudice Giuseppe Cernuto aveva rilevato come l’avvocato del premier avesse presentato ricorso davanti al giudice sbagliato; si fosse erroneamente richiamato a una legge abrogata tre anni prima; avesse agito in giudizio senza nemmeno presentare la Procura alle liti di Berlusconi. Gaffe sanzionate con l’inammissibilità del ricorso e la condanna dell’avvocato (visto che in teoria mancava prova della volontà del suo cliente) a pagare le spese di giudizio. La difesa annunciò ricorso, di cui però non si ebbe più notizia. Nel settembre 2010, invece, è stato Stabilini a far ricorso contro le 16.000 ore di lavoro attestate dallo staff dei consulenti: ma il giudice Paolo Bernazzani lo ha respinto nel merito.

Insomma, alla fine i 20 milioni erano in realtà poco più di 1/4. Ma era facile capirlo: bastava andare a pagina 14 del Corriere.

Giusto perché lo sappiate


Mentre tutti i media dedicano titoloni alla imminente visita del premier a Lampedusa, i suoi galoppini, dietro ordine dall'alto, hanno deciso con un blitz di invertire l'ordine del giorno alla Camera, lasciando da parte la discussione sulla legge comunitaria e inserendo subito la discussione sul processo breve - Liana Milella, su Repubblica, prevede che così facendo già domani potrebbe essere legge dello stato.

Non c'è niente da fare. Non c'è catastrofe, umanitaria o naturale, che tenga. Cascasse il mondo, prima vengono sempre i suoi guai giudiziari (la norma sulla prescrizione breve ammazzerà subito il processo Mills).

Ormai è tutto alla luce del sole


Una volta i giochetti di palazzo si cercava di tenerli nascosti, un po' defilati. Guai a parlarne pubblicamente, e soprattutto guai se fosse venuto a saperlo la stampa. Adesso questa forma di pudore non ha più senso, tanto lo sanno tutti (compresi gli insonnoliti italiani) che queste cose accadono e fanno parte della normalità.

E quindi neppure più il Giornale si preoccupa di cammuffare un po' le cose, tanto che gli accordi in corso da giorni tra i "responsabili" (di cosa, poi, non l'ho mai capito) e il premier vengono raccontati alla luce del sole. Addirittura si dice che i pretendenti alle poltrone devono essere "placati", tanta è la fame che hanno.

Il capo dei responsabili, Saverio Romano, è stato accontentato, ricorderete, con la nomina a ministro dell'Agricoltura. Napolitano aveva avuto parecchio da ridire per via della sua situazione giudiziaria, ma Berlusconi è andato avanti lo stesso, la tenuta della maggioranza era più importante. Il problema è che accontentato uno, ci sono tutti gli altri (la pattuglia è piuttosto consistente), che stanno cominciando a scalpitare e a dare segnali d'impazienza.

E quindi ecco all'orizzonte un bel disegno di legge (un decreto Napolitano non lo firmerebbe mai) con cui rimpolpare la schiera di sottosegretari, pagata con soldi pubblici ma che agli italiani non recherà alcun beneficio, che consentirà solo di prolungare ancora un po' l'accanimento terapeutico per la maggioranza. Tutto questo alla luce del sole.

La discriminante anti-berlusconiana


Quelli del Giornale si meravigliano della diatriba scoppiata tra Repubblica e la Guzzanti. Non riescono a concepire che un quotidiano anti-berlusconiano metta alla berlina un personaggio altrettanto anti-berlusconiano. E' come se il Giornale sparlasse di un Gasparri o di un Cicchitto. Impensabile.

martedì 29 marzo 2011

Probabilmente sono io che non capisco

Io i leghisti, giuro, non li capirò mai. Ma non ne faccio una colpa a loro, me la prendo piuttosto con me stesso. Oggi il senatur ha liquidato una delle più grandi tragedie recenti, legate all'immigrazione, con un eloquente e profondo "foera di ball". Nello stesso tempo, un altro illustre esponente delle Lega, il governatore del Veneto Luca Zaia, ha sposato l'idea di distribuire una Bibbia in ogni scuola del Veneto per mettere un freno alla "deriva laicista e al relativismo, riscoprendo il cristianesimo come elemento identitario".

Bellissimo, poi, il riferimento "alla centralità della persona ed ai principi fondativi del nostro vivere comune". Ah, beh, forse la centralità della persona è riferita alla persona padana. Ve l'avevo detto che sono io che non capisco.

Terremotati finti e numeri veri

Qualcuno potrebbe avvisare la gentile figurante di Forum, quella secondo cui "L'Aquila è ricostruita" e "ci sono case con giardini e garage", di come stanno in realtà le cose dopo due anni?

Pragmatismo leghista

Il terremoto divino di De Mattei

Le parole di Roberto De Mattei, vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, sono uscite dall'ambito di Radio Maria e, grazie al web, sono arrivate all'opinione pubblica, almeno quella che legge i giornali.

Da più parti si sono levate voci indignate e richieste di dimissioni (anche online) dalla carica che ricopre. Non è naturalmente in discussione il diritto di De Mattei, come di chiunque altro, di pensare quello che vuole e di dirlo pubblicamente. Ciò che viene messo in dubbio è la compatibilità tra ruolo e idee. Insomma, ci si chiede - e cominciano a farlo anche molti appartenenti allo stesso CNR - come si possano organizzare convegni antidarwiniani e nello stesso tempo rappresentare il più importante ente scientifico italiano. E come si possano anche solo pensare frasi tipo "i terremoti sono segno della bontà di Dio" con la patetica giustificazione che "si tratta della citazione di uno scritto del 1911 di monsignor Mazzella, arcivescovo di Rossano Calabro, che commentava il terremoto di Messina del 1908". Come se il fatto che questa dichiarazione è di un altro ne diminuisse la gravità.

Ma quello che dal mio punto di vista è importante evidenziare, è che l'appartenenza o meno a una comunità scientifica non è una discriminante così importante. Per come la vedo io, infatti, è certamente grave che a fare simili dichiarazioni sia chi sta ai vertici di importanti organizzazioni scientifiche, ma è altrettanto grave che un'aberrazione simile sia anche solo accettata da chi si professa credente. Io mi rifiuto di pensare che un cattolico possa condividere il concetto che un terremoto o qualsiasi altro tipo di catastrofe sia una sorta di "avvertimento divino", o, peggio, "una voce paterna" che "ci richiama al fine ultimo della nostra vita terrena".

Ma che Dio è quello che avvisa i suoi ipotetici figli sterminandone 20 o 30mila alla volta? Ma un minimo di razionalità non dovrebbe appartenere anche al più invasato dei credenti? Anche tra chi si professa cristiano osservante non ci dovrebbe essere quantomeno un sussulto di intelligenza e di coerenza? Ma come? Ci raccontano che questo benedetto Dio sacrifica il suo figlio per amore dell'umanità, e poi manda giù l'equivalente di un genocidio ogni volta che deve avvisare la suddetta umanità della sua fragilità?

Qui non è questione di chiedere o meno le dimissioni di De Mattei, che sarebbero il minimo, qui è questione che le dimissioni le ha già presentate l'intelligenza di tutti quelli che la pensano come lui. E purtroppo non sono pochi.

lunedì 28 marzo 2011

Una rondine non fa primavera

Ma due forse qualcosa significano. Ieri il tribunale de La Spezia ha condannato il ministero della Pubblica (d)Istruzione per i tagli alle ore di sostegno di cui beneficiavano gli studenti disabili di un istituto superiore spezino.

Oggi, stessa musica in quel di Bari. 60 famiglie fanno ricorso contro i tagli agli insegnanti di sostegno e il Tar dà loro ragione. Possibile che con tutto quello che si potrebbe tagliare nel nostro paese (qualche auto blu, ad esempio?) ci si accanisca sempre contro i più "deboli"?

Scusi, dov'è il bagno (di folla)?

Berlusconi, dopo 8 anni, si ripresenta in tribunale (sapete com'è, fra un po' ci sono le amministrative e un bello show mediatico può sempre tornare utile). Ad attenderlo, naturalmente, oltre a qualche cane sciolto che contesta ci sono i simpatizzanti, i berluscones, accorsi in massa per sostenere il loro beniamino.

Ma in massa quanti, per la precisione? Difficile contarli perfino per il Giornale, che per non sbagliare titola "bagno di folla per Berlusconi". Alé, così li prendiamo tutti, si saranno detti i sallustiones. E giù una bella galleria fotografica con cui documentare l'oceanica adunata. Ecco la prima:


Beh, forse con la successiva avremo più fortuna.


Ecco, qui qualcuno si comincia a vedere. Ma, se togliamo servizio d'ordine e poliziotti, quanti ne rimangono? 20? Proviamo ad azzardare 30? Facciamo 40 e non se ne parli più. Tutto qui?, dirà qualcuno. Beh, no, in realtà la galleria fotografica è composta nientemeno che da 8 fotografie. Otto memorabili scatti che documentano la biblica adunata.

Ma ecco, qui sotto, l'immagine che è un po' l'emblema del successo della manifestazione pro-Silvio.


Tolte le 5/6 persone prospicienti allo striscione, si può infatti facilmente notare la marea umana che si perde sullo sfondo, fino a non riuscire più a distinguere dove finisce e dove comincia tutto il resto.

E tutto questo per soli 20 € e un panino.

Ma, qualcuno che lo faccia gratis non si trova?

Articolo aggiornato.


La claque che il tipo di Arcore si è portato dietro al palazzo di giustizia di Milano si è accontentata di 20 € e un panino. La figurante reclutata da Mediaset per raccontare il "miracolo" del governo a L'Aquila, invece, è stata ricompensata con 300 €. La domanda mi sorge spontanea: ma qualcuno che sia disposto a farlo gratis non si trova?


Aggiornamento 29/03/2011.

Mediaset, dopo il polverone che si è alzato anche contro Rita Dalla Chiesa, ha emesso il seguente comunicato:

Nessuno può mettere in dubbio la professionalità e la buona fede di Rita Dalla Chiesa.

Lo scontro politico, per quanto aspro, non può arrivare a spargere veleni su una conduttrice e un programma che ogni giorno, in diretta, danno spazio alle ragioni, alle amarezze e alle speranze della gente comune.

La puntata di "Forum" al centro delle accuse di alcuni politici, ha avuto l'unico ‘torto' di lasciare esprimere in diretta una signora abruzzese che, al di là della vicenda personale che la riguardava, ha espresso valutazioni soggettive sul dopo terremoto.

Ma ogni giorno i protagonisti di "Forum" esprimono liberamente opinioni in diretta e la produzione è attenta a intervenire, nei limiti del possibile, per evitare dichiarazioni discutibili o estranee al programma.

Arrivare a ipotizzare che le affermazioni spontanee della signora abruzzese siano frutto di un piano architettato a tavolino è un chiaro attacco strumentale che Mediaset respinge.

Ecco, mentre Mediaset "respinge", la signora si scusa e ammette tutto:

"Certo che c'era un copione... La storia del mantenimento da venticinquemila euro non l'ho inventata io... L'uomo che interpretava la parte di mio marito nemmeno lo conoscevo... Ha costruito tutto la redazione del programma. Ma lo sanno tutti che a Forum ci sono gli attori... Non capisco lo scandalo"

La signora non capisce lo scandalo. Normale, in un paese come il nostro. Pensate se una storia come questa fosse accaduta alla BBC, o magari alla CNN.

domenica 27 marzo 2011

Oltre l'impossibile


‎"Il fenomeno [Berlusconi] sarà studiato per anni". L'editoriale di Ferrara di stamattina, grondante bava e saliva da tutte le parti, è qualcosa che va al di là di ogni più fervida immaginazione. Andrebbe studiato nelle scuole di non-giornalismo.

Situazioni che precipitano


Pare che attorno alla centrale di Fukushima sia scattato il "si salvi chi può".

sabato 26 marzo 2011

Una boiata pazzesca


Bruno Tinti, sul Fatto di oggi, spiega perché la responsabilità civile dei magistrati non sta né in cielo né in Terra.

Di stipendio in stipendio, amen


Calderoli lo conosciamo tutti, purtroppo. E' uno di quei personaggi che non ha bisogno di presentazioni. E quindi, forse, non varrebbe neppure la pena di commentare la sua ultima emerita cretinata (in risposta a questa dichiarazione di Fini).

E' solo perché ogni volta che sento una scempiaggine di questo signore, penso che qualcuno lo ha messo a fare il ministro della Repubblica.

1,7 milioni al giorno


PeaceReporter ha calcolato quanto costa allo stato italiano la missione in Libia.

E' saltato il "moltiplica-poltrone"?

Mentre le prime pagine sono tutte per la Libia, quasi nessuno parla di un certo decreto approvato dal governo il 23 marzo, decreto contente alcune misure che ristabiliscono un po' di fondi alla cultura. Siccome, come è noto, nei decreti legge viene da sempre infilato di tutto un po', spesso e volentieri niente che sia giustificato da qualche urgenza, in quello in questione era stata infilata una norma che moltiplicava poltrone e assessorati per i comuni sopra il milione di abitanti.

Guarda caso, di questa norma, fortemente voluta da Alemanno, avrebbero beneficiato Roma e Milano (casualmente amministrate dal centrodestra). In particolare, il decreto, lo stesso che contiene l'aumento delle famose accise sulla benzina, "consentirà alle giunte comunali di Roma e Milano di creare tre poltrone in più da assessore (diventeranno 15 più il sindaco) e altre dodici da consigliere comunale (dovevano ridursi a 48, sono tornati 60)". Ma perché tutta questa urgenza di aumentare poltrone? Le versioni sono ovviamente contrastanti.

Alemanno dice che questa norma permette "una adeguata rappresentatività per una città grande e importante come Roma". Dalle parti del Pd, invece, si sostiene che la norma permette "ad Alemanno di accontentare le sue fameliche correnti". Sia come sia, comunque, per adesso il pericolo pare scampato. Napolitano, quello che sui decreti legge deve mettere la firma finale, aveva infatti manifestato fin da subito la sua contrarietà a inserire questa norma, proprio perché non ravvisava neppure lui l'urgenza di aumentare poltrone (e costi). E quindi, alla fine, il governo ha preferito rinunciare.

C'è da notare che nello stesso momento in cui si vuole per decreto aumentare poltrone e assessori per i grandi comuni, qualcosa di simile accade anche in parlamento col famoso rimpasto, voluto da Berlusconi per cercare di puntellare la sua traballante maggioranza. Il tipo di Arcore, infatti, ha appena annunciato la presentazione di un nuovo disegno di legge (ovviamente con corsia preferenziale) per la creazione di 12 nuovi posti da sottosegretario con cui ricompensare di cui beneficeranno i parlamentari appartenenti al gruppo dei "responsabili". D'altra parte questi devono tenere su il governo: un'impegno non da poco, come potete facilmente intuire.

Tutto questo per dire a cosa è ridotta la politica oggi.

venerdì 25 marzo 2011

Note ufficiali


(via nonleggerlo.blogspot.com)

Cercando di fare sempre meglio

Vi ricordate il milione di telespettatori che erano spariti nel lasso di tempo che va dalla fine del Tg1 all'inizio dei pacchi? Adesso sono quasi due.

Semmai ci fosse ancora qualcosa da perdere

Pare che stiano arrivando al palazzo di giustizia di Milano richieste da parte delle maggiori testate giornalistiche e televisive del mondo. Il 6 aprile si avvicina, e l'inizio del processo Ruby non se lo vogliono lasciare scappare.

D'altra parte la cosa è più che comprensibile, visto che siamo l'unico paese al mondo in cui un capo di governo con simili imputazioni non ci pensa neppure a dimettersi. Un'occasione unica e imperdibile.

giovedì 24 marzo 2011

Lieti di poter fare sacrifici

Con la faccia più tosta di questo mondo, Gianni Letta, in merito alla questione dell'aumento della accise sulla benzina, ha detto, ieri: "Piccolo sacrificio che gli italiani saranno lieti di fare".

Certo, come no? Tanto ormai gli italiani ci sono abituati. Quando un governo ha bisogno di soldi mica li va a prendere ai politici...

Il grande Gramellini, come solo lui sa fare, questa mattina gli ha risposto per le rime.

Da vero uomo di parola

Ugo Magri, sulla Stampa di stamattina, spiega perché Berlusconi se n'è infischiato dei rilievi di Napolitano sulla nomina di Romano. Vi ricordate tutte le storielle raccontate dal premier sul "teatrino della politica", "vecchi giochi di palazzo" e balle simili? Leggete, leggete, è molto istruttivo (clicca per ingrandire).

Quanto costa la guerra in Libia?

Lo so, fare calcoli di tipo economico di fronte a una guerra (comunque la si voglia chiamare) che sta producendo vittime a migliaia, può sembrare forse un po' cinico. Ma d'altra parte è un aspetto del conflitto pure questo, al quale, generalmente, i governi prestano anche una certa attenzione.

Ecco alcune cifre trovate qua e là.

Secondo le prime stime di fonte americana, in quattro giorni di campagna aerea sono stati spesi 800 milioni di euro. Senza parlare del sangue e del sudore, restando ai freddi conteggi economici, si calcola che la missione «Odissea all’alba» costerà un miliardo di dollari nel solo primo mese.
[...]
Fino a due giorni fa, la Coalizione aveva impiegato almeno 162 Tomahawk. I bombardieri B-2 avevano totalizzato 25 ore di volo, a un costo di almeno 10 mila dollari l’ora. Analisti di fonte inglese confermano che le missioni aeree britanniche costano 300 mila euro a velivolo. Considerando i 10 caccia impiegati per pattugliare la no fly zone si può arrivare alla spesa di 3-4 milioni di euro al giorno.
[...]
L'Italia ha messo a disposizione della Coalizione otto aerei, quattro Tornado nell’assetto antiradar e quattro caccia intercettori Eurofighter. A parte il costo vivo del velivolo (30 milioni di euro per il Tornado e 100 milioni per l’Eurofighter) ogni ora di volo di questi bestioni dalle accelerazioni eccezionali costa almeno 32 mila euro. E i conti sono presto fatti: dalla base di Trapani i Tornado da quattro giorni si alzano in volo a coppie, accompagnati da un terzo velivolo per il rifornimento in volo. Sono missioni che durano circa tre ore. Ogni missione di ricognizione su Cirenaica e Tripolitania significa quasi 300 mila euro.
[...]
Nel canale di Sicilia incrociano già la portaerei «Garibaldi» e il cacciatorpediniere «Andrea Doria»: hanno a bordo un sofisticato sistema di missili antimissile, integrato con il sistema di sorveglianza satellitare e aerea, per fare da scudo nel caso malaugurato di una ritorsione del raiss. Nessuno dimentica gli Scud B lanciati nel 1986 contro Lampedusa. Ebbene, la sola portaerei, che a bordo ha sette aerei Harrier a decollo verticale e un paio di elicotteri, costa circa centomila euro al giorno in termini di carburante. Una nave da guerra brucia infatti una quantità impressionante di gasolio. Tanto che la nave da battaglia ha bisogno di avere sempre nelle vicinanze una nave-rifornimento.
(fonte: lastampa.it)

Alcuni dati sui Cruise -Tomahawk li trovate invece qui.

mercoledì 23 marzo 2011

La barzelletta delle tasche degli italiani

La famosa storiella del governo che non mette le mani nelle tasche degli italiani è sempre stata uno slogan molto azzeccato. D'altra parte è noto che le italiche genti sono sempre ben disposte verso chi promette di fare risparmiare qualcosina. E rimangono - inspiegabilmente, devo dire - ben disposte anche quando questa promessa si rivela, come si è effettivamente rivelata, poco più di una barzelletta.

E' trapelato oggi che il governo ha deciso di aumentare le accise sulla benzina di 1 o 2 centesimi di euro. Le accise sono le tasse che gravano sul costo finale del carburante, e che ne costituiscono più della metà. La prima cosa che viene in mente a chi è solito fare 2 + 2 (ne avevo parlato qui), è che essendo la benzina arrivata a prezzi improponibili, un governo che non mette le famose mani nelle famose tasche, cosa fa? Abbassa le accise, in modo da calmierare un pochino il prezzo della benzina e dare almeno l'impressione che qualcosa di vero in quello slogan c'è. Manco per niente, naturalmente.

Ma il bello di tutta la faccenda è la giustificazione che hanno dato di questo aumento: le accise sulla benzina aumenteranno per consentire l'abolizione della tassa di un euro applicata sui biglietti del cinema. Come forse alcuni di voi ricorderanno - ne avevo già parlaro qui - nell'ultimo decreto milleproroghe il governo che non mette le mani nelle tasche degli italiani ha avuto la geniale pensata di innalzare di 1 euro il costo dei biglietti per il cinema. La cosa, naturalmente, ha provocato una valanga di proteste, tanto che per luglio, se questa porcata non verrà ritirata, è previsto addirittura uno sciopero degli spettatori.

In sostanza il governo dice: per abolire quell'odiosa tassa sui cinema io aumento i prezzi della benzina. Scusate, ma gliel'ha ordinato il dottore, al governo, di aumentare i prezzi dei biglietti? Ecco, nel caso non fosse chiaro, la presa per i fondelli è arrivata a questo punto.

E' sempre lui



Il signore che agli inizi di febbraio si coprì di ridicolo in Parlamento, rinunciando per sempre alla sua dignità, è sempre lo stesso che oggi ha dichiarato che la prescrizione breve non è per Berlusconi.

Romano, il ministro ad hoc

Cerchiamo di ricapitolare un pochino la questione del famoso rimpasto, che pare stia piano piano andando in porto. Bondi se n'è andato, come aveva preannunciato. Al suo posto è arrivato Galan, che ha quindi lasciato libero il ministero dell'agricoltura dove oggi si è seduto Saverio Romano. Ora, io non ho niente contro Galan, intendiamoci, mi dà solo un po' da pensare il fatto che uno che finora si è occupato di quote latte, sementi, campi e mucche, vada ai beni culturali. Ma d'altra parte prima c'era Bondi, quindi...

Saverio Romano invece mi dà molto di più da pensare. Il signore in questione, infatti, è sotto indagine per fatti di mafia e corruzione. Napolitano, bontà sua, ha fatto diramare una nota in cui chiede che il signore in questione chiarisca al più presto la sua posizione, ma nonostante questo pare non abbia grosse riserve sulla sua nomina, che dovrebbe controfirmare tra oggi e domani.

Su questa nomina Berlusconi ha spinto molto, perché Romano appartiene al famoso gruppo chiamato dei "responsabili", quelli cioè che danno numeri al governo in cambio di poltrone dovrebbero puntellare la maggioranza. Ora, per carità, Napolitano avrà fatto le sue valutazioni, ma a me davanti a situazioni di questo genere viene sempre in mente Pertini. Cosa avrebbe fatto il compianto partigiano? Avrebbe cacciato Romano a pedate o a colpi di pipa?

La mia paura, andando avanti di questo passo, è di trovarmi in un prossimo rimpasto Dell'Utri ministro della Giustizia.

martedì 22 marzo 2011

Mi è caduta sul master


Probabilmente le cose si chiariranno in un tempo piuttosto breve. E scopriremo se hanno ragione quelli della Bocconi ("non risulta abbia frequentato un nostro master o mba") oppure la signora Santanché, che parla di "ridicola campagna".

A me, istintivamente, e indipendentemente da chi ha ragione, è venuto in mente quel ministro tedesco che si è dimesso per avere copiato alcune pagine della sua tesi.

L'exit strategy dal nucleare

Io non ho mai pensato, sinceramente, che questo governo potesse portare a termine il progetto nucleare. Troppi gli ostacoli sul cammino: localizzazione dei siti, delle aree in cui stoccare le scorie, le rivolte delle regioni (vi ricordate il famoso "not in my garden"?) e via dicendo.

Adesso hanno capito che continuare con questa storia avrebbe significato come minimo perdere di brutto le prossime amministrative, e di riflesso, probabilmente, anche le eventuali successive politiche. Meglio fare retromarcia con una bella moratoria di un anno. Il che significa, praticamente, abbandonare definitivamente il tutto. Tanti saluti.

Il phishing quasi perfetto di PayPal

Era da tempo che non segnalavo più e-mail truffaldine. Oggi ne ho trovata una nella mia webmail che mi pare meriti una segnalazione, perché è fatta discretamente bene (non dico che ci stavo per cascare anch'io, ma ci ho comunque messo un po' a capire il trucchetto). Cominciamo dalla schermata (clicca su ogni immagine per ingrandire).


Il primo indizio che dovrebbe mettere sul chi va là sono gli evidenti errori d'ortografia. Già questo dovrebbe essere sufficiente a prendere l'intero messaggio e a cestinarlo. In secondo luogo c'è la richiesta di inserire i propri dati dell'accout PayPal nel sito linkato in fondo al testo: il secondo segnale che siamo di fronte a un tentativo di phishing (nessuna azienda seria chiede agli utenti i propri dati sensibili via mail).

Ma il bello viene adesso, perché cliccando sul link si viene riendirizzati a questo sito. Ecco la schermata qui sotto.


Come potete vedere, è praticamente identico all'originale (lo trovate qui). E ha pure l'accesso sicuro "https" (l'ho evidenziato nel cerchietto rosso). L'utente dubbioso vede la connessione sicura e si tranquillizza, pensando di trovarsi veramente sul sito autentico. Ma - e qui mi è venuto in aiuto il mio amico Ilario su Facebook - copiaincollando il link contenuto nella mail su un editor di testo, ecco che si scopre qual è il vero sito a cui si viene reindirizzati: http://178.168.49.133/pppp.html (non l'ho reso linkabile di proposito), che il buon Firefox, ma anche Chrome, segnala giustamente come contraffatto.


Niente da dire. Veramente un ottimo lavoro messo in campo dai soliti noti. Speriamo che non siano in troppi a cascarci.

lunedì 21 marzo 2011

La fecondazione assistita diventa peccato

A volte capita di imbattersi in notizie che non sai come prendere. Rimani spiazzato. Non sai se metterti a ridere o metterti a piangere. Magari pensi anche a uno scherzo. E invece nessuno scherzo, è tutto vero. Dunque, la Penitenzieria apostolica, il dicastero vaticano dei "problemi di coscienza" - guai a voi se ridete - ha organizzato un corso, rivolto a 750 sacerdoti, per prepararli ad affontare le nuove forme di peccato che si affacciano nella società.

Tra questi nuovi peccati, cosa ci vanno a infilare? Ma la fecondazione assistita, no? Dico, scherziamo? Non si vorrà mica permettere a una coppia che non può avere figli di rivolgersi a un medico? Gravissimo! Guai! Piuttosto stanno senza, questi ignobili peccatori che non sono altro.

Ma c'è anche un altro fatto gravissimo che sta allarmando le alte sfere vaticane: l'esodo dalla confessione. E' terribile, il 60% dei credenti snobba questo sacramento, dice una ricerca fatta dalla Università Cattolica del Sacro Cuore. E' gravissimo: sempre più persone ne hanno le scatole piene di andare a raccontare al prete i fatti propri. Non si capisce, sinceramente, il motivo.

Non è per caso che a quelli del Vaticano viene il dubbio che inserendo la fecondazione assistita tra i nuovi peccati il ricorso alla confessione calerà ancora? Ve l'immaginate quante donne, dopo essersi macchiate della terribile colpa di aver voluto diventare mamma, andranno a confessare il terribile misfatto al confessore?

Apple aiuta i gay a guarire

Un'organizzazione religiosa estremista di stampo cristiano ha reso disponibile su iTunes un'applicazione per aiutare i gay a "guarire". A quando un'applicazione per aiutare anche i fanatici religiosi e gli intolleranti a guarire?

Le grandi catastrofi? "Una voce paterna della volontà di Dio"

Forse qualcuno ricorderà il commento del mitico Padre Fanzaga, una delle voci di Radio Maria, all'indomani del terremoto d'Abruzzo. "E' stato voluto da Dio affinché anche loro [i terremotati, ndr] partecipassero alle sofferenze della sua passione" (badate, non sto scherzando, lo disse davvero).

Molti, forse, si sarebbero aspettati un commento simile anche dopo il devastante maremoto giapponese. E invece questa volta Fanzaga ci ha risparmiato. Naturalmente era una pia illusione pensare che qualche altro suonato qualcun altro non prendesse il suo posto. E infatti ecco arrivare, con la faccia più tosta del mondo, e senza provare un minimo di vergogna, Roberto De Mattei, vicepresidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Siccome voglio evitare noie, non commento quello che ha detto ai microfoni di Radio Maria (un'idea potete farvela dal titolo del post), ma mi limito a mettere il video qui sotto. Ognuno può trarre le sue conclusioni.

domenica 20 marzo 2011

Il quartier generale racconta/54


Devo dire che Feltri ha il merito (merito?) di riuscire a scrivere articoli divertenti anche in momenti in cui da ridere c'è in realtà ben poco. E' il caso dell'editoriale di stamattina su Libero, dove l'illustre editorialista pone all'attenzione dei lettori un quesito di non poco conto: come farà Silvio a gestire una guerra dal momento che nel prossimo periodo dovrà presentarsi con una certa frequenza in tribunale?

Certo, il problema è grave. Il premier, lamenta Feltri, dovrà infatti riuscire a conciliare il tempo che passerà a palazzo Chigi con quello che passerà al palazzo di giustizia di Milano, e l'impresa non sarà facile visto che in ballo c'è il caso Mills, Ruby, Mediatrade, diritti Mediaset e via dicendo. Ci vorrà tutta la sua abilità per riuscire a conciliare il tutto.

Ma ecco un paio di perle del divino Feltri che non potete farvi sfuggire.


Secondo Feltri, quindi, "solo in Italia si pretende compatibile [...] la funzione di guidare un paese in guerra con quella di imputato". Scusi, Feltri, chi è che pretenderebbe questa compatibilità? Se vogliamo dire le cose come stanno, tutte le persone che hanno un po' di sale in zucca e vedono come funziona in tutto il resto del mondo, hanno chiesto le sue dimissioni fin dall'estate del 2008, quando venne fuori lo scandalo Noemi. E lo hanno continuato a fare ogni volta che dal magico cilindro ne usciva uno nuovo (sessuale o finanziario che fosse).

Se Feltri cerca i sostenitori di questa compatibilità, può semmai guardare all'interno del giornale che co-dirige, a quello che dirigeva prima, può provare a chiedere ai vari Ferrara, Cicchitto, Bondi, Gasparri e compagnia bella. E magari anche a se stesso può provare a chiedere. Evidentemente non ci ha pensato. Sapete com'è, certe cose possono sfuggire facilmente.

Ma il bello viene adesso: i rimpianti.


Eh già, peccato che non ci sia più il lodo Alfano, una delle tante leggi-porcata di questo governo demolite dalla Consulta perché incostituzionali. Peccato non ci sia più la tanto compianta immunità parlamentare, sciaguratamente abolita sull'onda di tangentopoli per evitare una sollevazione popolare che, al confronto, quello che sta succedendo in Libia sarebbe un tranquillo weekend al mare.

Naturalmente, poi, e Feltri lo sa benissimo, non è affatto vero che con la suddetta immunità parlamentare "chi era stato eletto dal popolo rispondeva di eventuali reati solo quando non era più deputato o senatore". Non fosse altro perché l'investitura popolare nel nostro ordinamento non esiste. Nessuno viene eletto dal popolo. Il capo del governo è infatti nominato dal Parlamento e i ministri sono nominati dal Capo dello Stato su indicazione del presidente del Consiglio. Grazie Feltri, sei riuscito a farmi divertire anche questa domenica.

Federalismo fiscale e aliquote IRPEF regionali

Comincia a venire fuori, piano piano, quello che si nasconde dietro il famoso federalismo fiscale, bandiera della Lega e del governo che non mette le mani nelle tasche degli italiani.

Così, giusto per fare un esempio, un lavoratore dipendente che rientra nella fascia di reddito tra 15.000 e 28.000 euro (metti ad esempio lo scrivente) potrebbe vedersi aumentare il prelievo fiscale alla fonte del 16,7% (287 euro). Naturalmente questa cosa vale anche per chi ha redditi inferiori a 15.000 euro, come ad esempio la stragrande maggioranza dei pensionati.

Mi vengono in mente tutte le panzane che raccontano i vari vessilliferi governativi su stampa e tv: "il federalismo abbasserà le tasse". Sì, come no? Mi fa piacere, comunque, che piano piano i nodi vengano al pettine. Chissà che molti di quelli che vanno ai raduni a Pontida vestiti da Obelix non comincino a capire che li stanno prendendo per il culo da una vita. E non solo sul federalismo.

Bossi e Strada

Tra le cose che mi pare valga la pena segnalare riguardo a quello che sta succedendo in queste ore, c'è la comunanza di vedute tra Bossi e Gino Strada. Lo so, l'accostamento a qualcuno potrebbe mettere i brividi, ma entrambi hanno dichiarato fin da subito la loro contrarietà all'intervento armato in Libia.

Certo, i motivi sono ovviamente diversissimi. Bossi è contrario perché teme che così "ci porteranno via il petrolio e il gas" e perché teme l'arrivo di milioni di immigrati (sapete che l'elettorato leghista su questo punto non è tanto disposto a lasciar correre); Gino Strada perché, a mio avviso molto coerentemente con le posizioni che ha sempre avuto, dice: "Io sono contrario alla guerra per tante ragioni, una delle quali è che sono italiano e ho una Costituzione che ripudia la guerra".

Chapeau!

Tremonti e la dismissione (delle centrali)

Giulio Tremonti, mi pare sia il primo caso finora, ha dichiarato ieri che "Ci vuole una fase di riflessione e di calcolo, perché c'è anche il costo delle dismissioni delle centrali". Come dicevo, mi pare sia la prima volta (vado a memoria) che un ministro di questo governo ammette pubblicamente questa cosa.

Benvenuto nel club di quelli che lo sapevano già (in realtà lo sapeva benissimo, ma un conto è saperlo, un altro è ammetterlo pubblicamente).

sabato 19 marzo 2011

Tocca ad Ambra?


Forse quelli che hanno più o meno la mia età si ricorderanno di una tale Ambra Angiolini. Era quella ragazzina che in un'altra era geologico-televisiva divenne un caso grazie al successo di Non è la Rai.

Oggi è una bella signora trentaquattrenne, attrice di teatro, con compagno (il cantante Francesco Renga) e un paio di figli. Perché parlare di Ambra, dirà qualcuno, visto che di argomenti più pregnanti ce ne sarebbero a iosa? Perché qualche giorno fa il settimanale Chi ha pubblicato alcune foto della suddetta signora in compagnia dell'attore che attualmente la affianca nell'ultimo spettacolo teatrale.

In teoria non ci sarebbe niente di male in tutto ciò. D'altra parte i "giornali" che campano sul gossip, questo fanno. Se non fosse che Chi è diretto da Alfonso Signorini, in pratica l'alter ego editoriale di Berlusconi. Ambra viene a sapere, qualche giorno prima della pubblicazione, dell'esistenza di queste foto e, scrive il Corriere, contatta più volte il direttore pregandolo di non pubblicarle.

Niente da fare. "Un servizio acquistato è un servizio pubblicato", sentenzia l'illuminato Signorini, e le foto escono (non ve le linko perché non mi frega niente, se volete potete trovarle da soli). Il ragionamento del direttore pare ineccepibile, perlomeno dal suo punto di vista, ma della cosa si interessa a un certo punto anche Il Fatto, il quale fa notare che il ragionamento di Signorini sarebbe valido se fosse per tutti così. Ma non pare.

È noto, infatti, che il direttore, delle foto o dei video che gli passano fra le mani fa un uso strategico. Pubblica, acquista e non pubblica, avverte dell’esistenza delle immagini. Dipende dal soggetto. Per esempio, informa Marina Berlusconi di un video imbarazzante, realizzato con un cellulare, che riguarda Silvia Toffanin, compagna di Pier Silvio Berlusconi. Il filmato viene acquistato dalla famiglia e fatto sparire. Ed è sempre Signorini che pubblica solo le immagini più “innocue” di Barbara Berlusconi, con un ragazzo fuori da una discoteca. Si racconta anche di foto innocenti, ma non gradite, del ministro Angelino Alfano, ritratto su una spiaggia mentre si fa fare la manicure. Quelle immagini passate per Chi non sono mai state pubblicate.

Ammesso e non concesso (ovviamente non c'è certezza di questo) che le foto siano state pubblicate a scopo "punitivo", quale sarebbe la colpa da punire? Beh, pare che recentemente la signora Ambra sia stata ospite di Annozero e abbia osato pontificare di "carrierismo a colpi di prostituzione". Non solo: ha pure partecipato alla manifestazione di metà febbraio dove un milione di donne sono scese in piazza in difesa della dignità e contro la mignottocrazia.

Naturalmente nessuno pensa che Signorini le abbia pubblicate per questi futili motivi.

La realpolitik di casa nostra


In ogni caso, continua il premier, il trattato di amicizia italo-libico "porterà dei vantaggi per tutti e chi non lo capisce, e in questi giorni si sono sentite delle critiche, appartiene al passato ed è prigioniero di schemi superati. Ora noi vogliamo guardare avanti" (Silvio Berlusconi, 30 agosto 2010).

(Franco Frattini, 18 marzo 2011)

venerdì 18 marzo 2011

Domande in contropiede

Michela: "babbo, arriverà anche qui la guerra"?

E le macchine?

Bruno Tinti, sul Fatto, fa notare che negli ultimi 40 anni (l'età della centrale di Fukushima) sono morte in incidenti stradali 200.000 persone solo in Italia. E nessuno ha ancora chiesto di bandire le automobili.

Vada per il crocifisso

Il crocifisso nelle aule può stare perché, tra le altre cose, "non viene considerato dai giudici di Strasburgo un elemento di 'indottrinamento'". La sentenza definitiva di appello della Corte Europea per i diritti dell'uomo ha infatti ribaltato completamente la prima sentenza del 2009, che, come forse ricorderete, fece parecchio rumore perché riconobbe la violazione da parte dell'Italia di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione.

Niente da dire. I giudici ci hanno ripensato. Le sentenze si possono naturalmente condividere o meno, ma vanno comunque rispettate. Io non la condivido ma la rispetto.

giovedì 17 marzo 2011

Not in my garden


Vi ricordate i Cicchitto, i Romani, i Casini, i Veronesi, le Prestigiacomo e compagnia bella, tutti fermi e determinati con cose tipo "sul nucleare non si può cambiare idea ogni minuto"? Certo, ufficialmente la linea, pur essendosi notevolmente "intiepidita" nelle ultime ore, è sempre quella. Ma tra il governo centrale e i vari esponenti locali si evidenzia una certa discrepanza di vedute.

L'Espresso ha raccolto un interessante elenco di dichiarazioni in proposito. Eloquenti, mi pare, specialmente considerando che il referendum si avvicina e le amministrative pure.

Ah, per la cronaca segnalo pure la retromarcia di Chicco Testa.

L'opposizione c'è. Eccome...

Tra le cose più divertenti accadute ieri sotto il cielo della politica (copyright: Mentana), c'è la bocciatura della mozione parlamentare presentata dalle opposizioni sul famoso election day. Bocciatura avvenuta per un voto solo, quello di Marco Beltrandi, deputato radicale eletto nelle liste del Pd (il partito che ha presentato la mozione).

Poteva essere una sonora batosta per il governo se, come al solito, non fossero mancati anche 10 deputati del Pd, 8 di Fli, 4 Udc e 2 Idv. Ah, l'opposizione... Quando il governo ha bisogno lei c'è sempre.

L'altra notizia divertente è che la famosa norma transitoria del processo breve, quella che serve a lui, è uscita ufficialmente dalla porta per rientrare dalla finestra sotto forma di un ulteriore accorciamento della prescrizione per gli incensurati.

Viva l'Italia

mercoledì 16 marzo 2011

Balle nucleari



Oltre a tutto il resto, penso sia particolarmente interessante la spiegazione su cosa c'è veramente dietro alla responsabilità civile dei magistrati, che il tipo di Arcore vuole inserire nella sua "riforma epocale". La trovate più o meno dal min. 29 in avanti.

Nucleare, il gigante ci pensa bene

Scrive il Washington Post che la Cina ha deciso di bloccare seduta stante tutti i suoi piani nucleari. Non stiamo parlando della Merkel che spegne due vecchie centrali (tanto che differenza fa?) o di Sarkozy che ancora non ha deciso bene che fare. Stiamo parlando della seconda potenza economica mondiale per prodotto interno lordo.

Così, per dire...

Dalla Lombardia all'Emilia il passo (della stupidità) è breve

I consiglieri regionali lombardi della Lega, hanno disertato, ieri, come annunciato, l'esecuzione dell'inno di Mameli che apriva la seduta. Siccome una genialata del genere non poteva non stimolare l'emulazione, ecco che i colleghi emiliani, giusto per non essere da meno, hanno ripetuto il lodevole gesto di protesta.

Piccola osservazione. Ma se a questi signori l'Italia sta tanto sulle palle, perché non rinunciano al loro lauto stipendio visto che viene erogato da una istituzione italiana? Non sarebbe un'ottima dimostrazione di coerenza?

martedì 15 marzo 2011

L'innocente bunga bunga


Se stiamo a sentire i berluscones, il bunga bunga non sarebbe altro che una tranquilla e allegra cenetta con finale a base di barzellette e schitarrate di Apicella. Secondo i PM, che hanno chiuso le indagini nei confronti di Mora, Minetti e Fede (preludio del rinvio a giudizio), il bunga bunga è qualcosa di leggermente diverso.

Se siete forti di stomaco, la versione dei magistrati è qui.

Flop Ferrara?


A seconda del tipo di testata che si legge, i risultati in termini di audience della prima puntata di Qui Radio Londra vanno dal "flop" del Fatto all'"inizio tiepido" di Tvzap. Penso che una buona indicazione derivi anche dal fatto che né Libero il Giornale, stamattina, hanno messo una riga sulle rispettive prime pagine (pensate che se Ferrara avesse fatto bingo non l'avrebbero scritto a caratteri cubitali?).

Come sono andate veramente le cose? Leggiamo una fonte che in genere non è considerata di parte: l'AdnKronos. "La prima puntata di 'Qui Radio Londra', la striscia quotidiana condotta dal giornalista subito dopo l'edizione delle 20 del Tg1, è stata infatti seguita da 5.915.000 telespettatori, pari al 20.63% di share".

Sono molti o sono pochi? Dipende. Se però si considera che il Tg1 ha chiuso con 6.881.000 spettatori e i pacchi dopo Ferrara hanno fatto meglio (per non parlare del boom di Montalbano ancora dopo), forse il Fatto non è andato così lontano dalla verità.

Tanti saluti


"Cucchi? Morto perché drogato".

Le adozioni gay? "esploderebbe la compravendita di bambini e bambine".

Aldrovandi? "Un eroinomane".

"Scienza e biotecnologie possono togliere ai figli il diritto di nascere all'interno di una comunità d'amore, con una identità certa paterna e materna".

"Ci sono certezze che ad abbattere l'aereo [DC9 di Ustica, ndr] fu una bomba e non un missile".

Queste sono le prime che mi vengono in mente. Oggi il mitico Giovanardi ha annunciato le sue dimissioni da sottosegreterio, perché con i tagli di Tremonti non è in grado di esercitare la sua delega. A occhio e croce direi che non tutto il male viene per nuocere.

lunedì 14 marzo 2011

La burla della norma transitoria


Il tipo che da oltre un paio d'anni qualcuno ha messo a capo del ministero della Giustizia, ha dichiarato ieri, pubblicamente, anche in televisione, che si sarebbe adoperato personalmente affinché la famosa norma transitoria, quella che rende gli effetti del processo breve retroattivi, sparisca.

Oggi apprendiamo che il testo è stato presentato in commissione privo di emendamenti ("si fa sempre tempo", dicono). Naturalmente staremo a vedere. Sono curioso di sapere come faranno a eliminare la norma-fulcro attorno alla quale è stato costruito tutto il resto (lo sapete a chi serve questa norma, no?).

Gioacchino Genchi a Milano



(via gioacchinogenchi.blogspot.com)

Ancora lui


Il Luca Luciani implicato in questa storia, è sempre quello che l'anno scorso era balzato agli "onori" della cronaca per questa "prodezza".

domenica 13 marzo 2011

Troppi o troppo pochi?

‎"Gli insegnanti sono troppi e quindi sono pagati poco", dice la Gelmini. Visto che gli insegnanti sono troppi, mi trovi un altro paese di 60 milioni di abitanti, europeo o extraeuropeo, che abbia sul groppone quasi 1000 parlamentari.

Il peggio


Pensavo che la parte peggiore di Libero, oggi, fosse nella prima pagina. Invece mi sbagliavo: è all'interno.


(via nonleggerlo.blogspot.com)

Questo magistrato si deve dimettere


Certo che ai lettori del Giornale, oggi, non manca proprio niente per passare una domenica felice. Prima l'editoriale di Ferrara, poi, sempre in prima pagina, la richiesta di dimissioni per Antonio Ingroia, uno dei magistrati più attivi sul fronte dell'antimafia. Si dirà: accidenti, e cosa mai avrà fatto di grave il noto PM? Che sia stata scoperta magari qualche sua collusione con la mafia che ufficialmente combatte? Forse passava carte segrete a qualche capoclan?

Macché! Peggio, molto peggio: ha parlato sul palco alla manifestazione nazionale di ieri in difesa della Costituzione e della scuola pubblica. Un magistrato che difende la Costituzione e che partecipa a una manifestazione organizzata dall'area di sinistra? Imperdonabile, altroché la mafia. Qui ci vogliono le dimissioni e il pubblico ludibrio, nel qual campo il Giornale, è noto, vanta una certa esperienza. E giù un bell'articolone arrabbiato a firma Anna Maria Greco. Ve la ricordate? E' la giornalista che un paio di mesi fa aveva tirato fuori in un memorabile articolo la storia della Boccassini, 31 anni fa sorpresa a baciare il fidanzato fuori dal palazzo di giustizia di Milano e quindi, per questo, incompatibile a indagare sulla vicenda Ruby. Così, giusto per inquadrare di chi stiamo parlando.

Ecco, si potrebbe spiegare alla signora Anna Maria che i magistrati quando non sono nell'esercizio delle loro funzioni sono persone comunissime. E, come tutti, hanno diritto di andare dove pare loro, di fare quello che pare loro e, se lo ritengono giusto, di partecipare a una manifestazione. Mi risulta addirittura che abbiano anche la tessera elettorale e che quando ci sono le elezioni vadano a votare secondo la loro idea politica.

Il fatto che abbiano una idea politica pregiudica per caso la qualità e l'imparzialità del loro operato una volta che sono rientrati nelle loro funzioni? Lo provi, la signora Greco, se è in grado. Altrimenti, forse, sarebbe il caso che non facesse simili insinuazioni: qualche lettore del Giornale potrebbe mangiare la foglia. Però un po' la capisco: è sempre più semplice chiedere le dimissioni a un magistrato antimafia piuttosto che a un capo di governo con quattro processi aperti. O magari al suo braccio destro, che può vantare una condanna a 7 anni in appello per fatti di mafia. Chiederle a un magistrato, evidentemente, è più trendy.

Ferrara, per piacere, lascia stare Falcone

Come avevo già scritto, l'accostamento tra Ferrara e Biagi è facile che mi provochi qualche senso di vertigine. Stamattina, sul Giornale - e dove se no? -, il Giulianone nazionale torna alla carica con un editoriale dal titolo "Tre motivi semplici semplici per riformare la giustizia". Vi risparmio un'analisi del contenuto - se siete forti di stomaco potete leggerlo da soli e trarre le vostre conseguenze -, ma c'è un punto che non è possibile lasciare correre: c'è un limite anche alle balle.

Riguarda uno dei punti, della cosiddetta riforma "epocale", che Berlusconi preferisce e di cui si parla ormai da tempo immemorabile: la separazione delle carriere tra PM e giudici. Il ritornello che ci sentiamo ripetere dai galoppini governativi è sostanzialmente sempre quello: se il giudice facesse solo il giudice e il PM solo il PM la giustizia ne gioverebbe e i diritti dei cittadini sarebbero più tutelati. Naturalmente sono tutte balle: la separazione delle carriere è una bella e altisonante dicitura che in realtà nasconde al suo interno solamente il vecchio sogno dei politici di ogni tempo di mettere le azioni della magistratura sotto il controllo del governo. Vantaggi per i cittadini: zero.

Il problema non è questo. Il problema è che spesso per avallare e dare credito a questa pseudo riforma, si usa dire che anche magistrati di notevole spessore e fama, in passato, hanno strizzato l'occhio a questo progetto. Uno di questi sarebbe Giovanni Falcone. Scrive Ferrara:


A parte il fatto che non si capisce cosa ci sia di liberale in una riforma in cui la priorità delle indagini la deciderà il governo, non è ben chiaro dove siano i fautori di questa riforma che "non si contano". Forse tra i politici se ne potrebbero trovare molti; più difficile tra i magistrati e tra coloro che di giustizia ci capiscono qualcosa. Ma è sentire nominare Giovanni Falcone da Ferrara che mi fa fare il salto di qualità dalle vertigini ai conati di vomito. Vi immaginate i solerti lettori del Giornale? "Cavolo, lo dice Falcone, deve essere per forza una cosa buona e giusta".

E' vero, Falcone ha parlato di questa cosa, ma in termini un pelino diversi da quelli che si intendono oggi e da quelli che intende Ferrara (il quale si guarda bene dal dirlo nei termini giusti ai lettori). Come stanno le cose, allora? Lo spiegò molto bene a suo tempo Giancarlo Caselli, in risposta a Berlusconi (un altro che il nome di Falcone non dovrebbe neppure sussurrarlo). Vi riporto qui di seguito alcuni stralci dell'articolo di Caselli, la versione integrale è qui.

Far parlare i morti è operazione scorretta e nessuno può dire quale sarebbe oggi il pensiero di Falcone. Tanto più se si usa una formula (”separazione dell’ordine degli avvocati dell’accusa dall’ordine dei magistrati”) che Falcone non ha mai usato. Ma il merito della questione riguarda la separazione delle carriere. Effettivamente alcuni scritti di Falcone sul finire degli anni Ottanta sembrano ad essa decisamente favorevoli. Ma sono scritti che vanno ”storicizzati”.
[...]
Ma far parlare i morti - ripeto - è scorretto. Limitiamoci allora a rilevare che Falcone scriveva ben prima che la storia del nostro Paese subisse una radicale curvatura. Prima che Tangentopoli svelasse una corruzione sistemica. Prima che Mafiopoli (grazie anche al radicale mutamento di clima che proprio le stragi del `92 favorirono) provasse anche a livello giudiziario collusioni fra mafia e politica di gravità inaudita.
Prima che si scatenasse contro i magistrati onesti aggressioni senza tregua. Prima delle ricorrenti campagne volte ad ottenere (in un Paese dove il sistema giudiziario è sfasciato) non più, ma meno giustizia, tutte le volte che il controllo di legalità voglia occuparsi anche di certi interessi.
[...]
...separazione delle carriere inevitabilmente significa che la politica, in modo o nell’altro, può dare ordini, direttive o indicazioni ai pm. In altri Paesi, di democrazia consolidata, ciò avviene senza drammi. Perché la politica rispetta la giurisdizione e sa bonificare se stessa quando necessario. Ma da noi la situazione è diversa: corruzione, collusioni, mala-sanità, mala-amministrazione e via elencando ci affliggono ancora pesantemente, mentre si è trasversalmente diffusa la tendenza di certa politica ad autoassolversi pregiudizialmente, accusando di complotto o politicizzazione la magistratura ogni volta che - facendo il suo dovere - debba occuparsi di politici o amministratori pubblici.

Giuliano Ferrara, forse potrai prendere per i fondelli i lettori del Giornale (ormai ci avranno fatto il callo), ma non certo chi non ha il prosciutto davanti agli occhi. E lascia stare Falcone, per piacere.

"La politica farebbe meglio a stare zitta" (sul nucleare)

“Le centrali nucleari giapponesi – spiega Tozzi – sono state costruite per sopportare un terremoto di 8,5 gradi della scala Richter. Poi cos’è successo? E’ arrivato un sisma di 8,9 e le strutture non hanno retto”. Le centrali italiane saranno costruite per resistere a delle scosse di circa 7,1 gradi, ma, come sostiene Tozzi, “chi ci assicura che un giorno non arriverà un sisma più potente?”. Nessuno, appunto. Perché i terremoti sono fenomeni che non si possono prevedere. Inoltre il disastro giapponese è avvenuto nel paese tecnologicamente più avanzato del mondo. A Tokio infatti è radicata una seria cultura del rischio che è frutto di una profonda conoscenza di questi fenomeni. “Con quale faccia di tolla i vari Cicchitto ci vengono a vendere l’idea che in Italia, in caso di terremoto, le cose possano andare meglio che in Giappone? Il terremoto dell’Aquila se si fosse verificato in Giappone non avrebbe provocato neanche la caduta di un cornicione. Da noi ha causato 300 morti. Chi può credere alle farneticazioni sulla sicurezza del nucleare italiano?”, chiede sarcasticamente Tozzi. E’ vero che l’incidente nucleare è più raro, ma è altrettanto vero che è mille volte più pericoloso. E il caso giapponese, secondo Tozzi, è da manuale: “Se a una centrale gli si rompe il sistema di raffreddamento diventa esattamente come un’enorme bomba atomica. Forse è questa la prova del nove di cui parla Giannino”.

La differenza tra uno scienziato e un politico è che lo scienziato sa di cosa sta parlando, e parla esclusivamente in base alla sua conoscenza. Il politico, invece, spesso è un ignorante su determinate questioni e parla solo per interesse suo o di una lobby a cui ha promesso qualcosa. Lo sputtanamento di un politico da parte di uno scienziato è sempre uno spettacolo che mette una triste allegria (specialmente quando, non avendo più argomenti, arriva a cose tipo "ti spacco la faccia").

sabato 12 marzo 2011

Il quartier generale racconta/53


Ieri Marco Travaglio ha pubblicato sul Fatto un editoriale piuttosto critico nel confronti di Giuliano Ferrara, in procinto di partire coi suoi 5 minuti quotidiani in coda al Tg1 (lo spazio occupato a suo tempo dal compianto Enzo Biagi).

Alessandro Sallusti, direttore del Giornale, non ha gradito e ha deliziato stamattina i fedeli lettori del prestigioso quotidiano con un editoriale dal titolo più che eloquente: "La vera storia di Travaglio, prof di giornalismo". Cosa contiene questo articolo? Sostanzialmente si tratta di una cronistoria dei vari procedimenti, prevalentemente civili, in cui è stato coinvolto il giornalista a partire dall'anno 2000 fino ai giorni nostri.

C'è da precisare, ovviamente, che Sallusti pubblica solo quelli in cui a Travaglio è andata male, a volte anche solo a causa di banali errori di omonimia, ma non fa alcun accenno ai casi in cui Travaglio è stato assolto. Strano, vero? Se si fa la cronistoria giudiziaria di un giornalista, dovrebbero essere riportate sia le cause perse che quelle vinte. Ai lettori del Giornale, evidentemente, meglio far sapere solo le prime. Quelli che invece vogliono sapere le cose come stanno realmente possono dare un'occhiata alla Wikipedia.

E' abbastanza curioso (si fa per dire) anche il fatto che Sallusti eviti accuratamente di menzionare che nessuno dei procedimenti contro Travaglio si è tramutato in condanna definitiva. Strano, no? Quelli del Giornale, ispirati dai vari tromboni di governo, ci hanno abituato da anni alla tiritera "nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva" quando si tratta di politici, e poi questa cosa non vale più se si parla di un giornalista avversario? Misteri del Giornale.

Ma, a parte la lista delle "nefandezze" fatte dal Travaglio, l'articolo contiene alcune perle che sarebbe un peccato non segnalare. "Travaglio ha sentenziato che Ferrara non è un giornalista. La prova? Il Foglio vende molto meno del suo Fatto". In realtà Travaglio non ha affatto detto questo; ha solo evidenziato che chi viene pagato dal presidente del Consiglio non può scrivere del presidente del Consiglio. Così come chi possiede televisioni non può (in teoria) legiferare in materia di televisioni. Si chiama conflitto di interessi. Può scrivere in maniera oggettiva di un personaggio un giornalista pagato dal personaggio stesso?

Naturalmente Sallusti ha capito benissimo, ma è meglio evitare che capiscano anche i lettori.

Altra perla: "Quando Indro ebbe la sciagurata idea di mollare la sua creatura per fondare La Voce, Travaglio lo seguì, 'uno dei tanti, nulla di più', ricordano oggi i compagni di avventura rimasti". Già, quelli rimasti. Quelli come Montanelli, che invece purtroppo non ci sono più, stranamente se lo ricordavano un po' meglio.