mercoledì 30 giugno 2010

Dire certe cose in Parlamento



Sentiremo mai qualcuno del Pd dire certe cose in Parlamento?

Rapine e ronde


Gad Lerner, sul suo blog, si chiede cosa ci stanno a fare le ronde.

(via repubblica.it)

Non di solo Minzolini vive l'informazione



C'è un telegior... (scusate, non ce la faccio a chiamarlo così). C'è un programma su Italia 1 che si chiama Studio Aperto. Tra un paio di tette e un culo ogni tanto prova a dare qualche notizia. Ovviamente ha un direttore, tale Giovanni Toti, che di solito se ne sta buono dietro le quinte. Ieri, in preda a una sorta di "sindrome da Minzolini", gli è uscito di fare un editoriale.

E' quello che avete sentito qui sopra.

Sotto il sole d'agosto

La maggioranza ha fretta. Il ddl intercettazioni è rimasto fin troppo tempo all'esame del Parlamento. Adesso, costi quel che costi, quella porcata deve diventare legge - Berlusconi non ha mai smesso di spingere in tal senso -, fosse pure che si debba votarlo definitivamente in agosto. In agosto? Eh, certo, cosa credete? Per le urgenze si possono pure rimandare le ferie e tenere aperta tutta la baracca.

D'altra parte, si sa, il periodo a cavallo di luglio e agosto è quello più propizio per far passare certe porcate: ci sono le ferie, le vacanze, la gente è al mare, in montagna... Abbiamo anche degli illustri precedenti. Vi ricordate ad esempio del famoso indulto del 2006, votato praticamente da maggioranza e opposizione in tandem in un soleggiato e deserto 29 luglio di 4 anni fa?

Ecco, adesso ci risiamo. L'estate piena è il periodo perfetto per far passare alla chetichella il ddl intercettazioni. Uno potrebbe chiedersi: ma non ci sono motivi più validi e seri per tenere aperto il Parlamento d'estate? Beh, volendo ci sarebbe la strage silenziosa che si sta consumando nel nostro paese nel silenzio più assoluto, quella che è causata dal sistema penitenziario da terzo mondo che abbiamo. Il grande Alfano, a ferragosto (e ridagli...) dello scorso anno preannunciò un grande piano carceri per cercare di risolvere questa situazione. Ma anche lì eravamo in agosto, tutti erano in ferie, nessuno o quasi ci fece caso e tutti i blablabla restarono lettera morta.

Cercare di arginare questa vergogna fatta di gente che ogni giorno si suicida nelle nostre carceri sarebbe ad esempio un buon motivo, uno dei tanti, per saltare le ferie. Ma i morti non sono urgenti; in fondo stiamo parlando dei reietti, degli scarti della società, che ne muoia uno in più o in meno che differenza volete che faccia? L'importante è mettere il bavaglio alla stampa e i bastoni tra le ruote ai magistrati. Poi, eventualmente, si vedrà.

Il sindaco di Roma prende l'auto e sfascia tutto

Di questa cosa si era già cominciato a parlare alla fine del mese scorso, quando, genericamente, alla presentazione della famosa manovra da 25 miliardi di euro, qualcuno aveva ventilato l'ipotesi di mettere a pedaggio alcuni tratti stradali attualmente gratutiti, compreso il Grande Raccordo Anulare. Poi la cosa è morta lì.

Adesso sembra che si stia invece facendo sul serio, tanto che il sindaco di Roma, Gianno Alemanno, ha dichiarato: "Se mettono il casello sul Gra prendo l'auto e sfondo tutto". Beh, sarà meglio che il sindaco prepari la macchina, allora, perché l'Anas, la società che gestisce il grande anello che circonda Roma, pare proprio intenzionata, a partire da domani, a far pagare 1 euro per ogni macchina che transita sull'anello (2 per i camion).

Indipendentemente dal fatto se questo pedaggio ci sarà davvero, la cosa curiosa è che Alemanno è su tutte le furie, la Polverini idem, mentre il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, ha detto: "Il bilancio di quello che sta facendo questo governo per Roma e la sua area metropolitana è: più tasse e meno servizi e non è una cosa accettabile". Fa piacere che questi signori, tutti rigorosamente in quota Pdl, comincino ad accorgersi, dopo che molti governatori di regione se ne sono già accorti, cosa è in realtà la famosa filosofia del "non mettere le mani nelle tasche degli italiani".

Gli eroi di oggi

La sentenza d'appello su Marcello Dell'Utri è passata. Come era ampiamente prevedibile, ogni organo di informazione, ieri, ne ha dato la sua particolare versione a seconda della posizione politica di riferimento. Come naturale conseguenza, la maggior parte dei servizi video andati in onda sono cominciati tutti con le ormai famose parole "...assolve Dell'Utri Marcello dal reato ascrittogli...", dimenticando che queste poche parole, estrapolate dal resto del dispositivo (pdf qui), producono sul telespettatore un po' disattento l'effetto voluto.

Fin qui niente di male (si fa per dire); l'informazione nel nostro paese è questa e ormai ci abbiamo, purtroppo, fatto l'abitudine. E, d'altra parte, anche il fatto che nessun politico si sia minimamente interrogato sull'opportunità che un senatore si dimetta dopo che ben due sentenze hanno certificato i suoi rapporti con la mafia, almeno fino al 1992, la dice lunga sullo stato in cui versa il nostro paese.

Quello che però disturba più di ogni altra cosa, è il riferimento a quello che per Dell'Utri è il prototipo di eroe: Vittorio Mangano, il famoso criminale pluriomicida che per due anni lavorò come stalliere nella villa brianzola di Silvio Berlusconi - a sua insaputa, ovviamente. "Mangano resta un eroe", ha infatti dichiarato il senatore in conferenza stampa dopo la lettura della sentenza. Opinione già espressa dal senatore in passato e avallata pure dallo stesso Berlusconi.

Ora, naturalmente ognuno è libero di scegliersi gli eroi che crede; ognuno è libero di considerare eroiche le gesta di chiunque, fossero pure quelle di un criminale condannato svariate volte per ogni sorta di nefandezza; ognuno è libero, secondo il proprio personale metro di giudizio, di considerare eroico il comportamento omertoso di chi ha sempre rifiutato di collaborare con la giustizia. E quindi è perfettamente legittimo che Dell'Utri abbia eletto questo signore come eroe.

Personalmente, però, avrei preferito che queste sue "preferenze" se le fosse tenute per sé, senza sbandierarle a ogni telegiornale e a ogni intervista. Il nostro povero paese, forse, non è di questi eroi qui che ha bisogno.

martedì 29 giugno 2010

Sentenza d'appello: Dell'Utri condannato a 7 anni assolto














Marcello Dell'Utri è stato condannato stamattina, nella sentenza d'appello, a 7 anni di galera per concorso esterno in associazione mafiosa. Questo in via ufficiale. Poi ci sono i giornali e i telegiornali governativi, secondo i quali, praticamente, è come se fosse stato assolto.

Marea nera, nessuno ne parla più

Non so se ci avete fatto caso: nessuno parla più del disastro ambientale in corso nel Golfo del Messico e ormai esteso fino all'Alabama, la Florida e, ieri per la prima volta, le sponde del Mississippi. Va bene che le notizie di cui parlare non mancano: mondiali, G8/G20, Brancher, maturità, ecc., ma guardate che là, a distanza di più di due mesi dal disastro, il petrolio continua allegramente a uscire al ritmo di 60.000 barili al giorno.

E da circa un mese è visibile pure dai satelliti.

(fonte mmagine: en.wikipedia.org)


Il National Center for Atmospheric Research aveva pubblicato agli inizi di giugno un'animazione (dettagli qui) in cui cercava di prevedere quello che sarebbe successo in caso di fuoriuscita ininterrotta di greggio a tutto il 20 giugno. Siamo ben oltre quella data, e il petrolio continua a fuoriuscire.



Vabbè, in fondo loro sono là, noi siamo qua, è impossibile che questa tragedia tocchi anche noi. Il pensiero generale di tutti penso sia questo. Sarà sicuramente vero, però forse è bene tenere a mente quello che sta succedendo e la portata di questa apocalisse. A dimenticare si fa sempre in tempo.

lunedì 28 giugno 2010

Sciopero dei lettori


Dopo 16 anni che qualcuno di nostra conoscenza continua a promettere un abbassamento delle tasse, si comincia a vedere qualcosa.

Sarà per questo che sempre il medesimo soggetto ha auspicato uno sciopero dei lettori?

La Suprema Corte USA: la causa contro il Vaticano vada avanti

La Suprema Corte degli Stati Uniti ha sentenziato poco fa che il processo a carico del Vaticano per un caso di pedofilia accaduto in Oregon è perfettamente legittimo. Non esiste nessuna questione di giurisdizione, né ha fondamento alcuno il ricorso presentato dal Vaticano nel quale si negava la giurisdizione USA su un altro stato estero (il Vaticano appunto).

Scrive Repubblica.

Secondo le prime interpretazioni, i giudici hanno riconosciuto che il Vaticano può essere considerato civilmente responsabile delle azioni dei preti pedofili.
[...]
La Corte ha deciso di non fermare l'azione legale in cui il Vaticano è accusato di aver ripetutamente trasferito un prete irlandese da città a città nonostante ripetuti casi di molestie sessuali su minori. Il reverendo Andrew Ronan ora è morto. L'azione legale considera il Vaticano corresponsabile dei suoi abusi avendolo trasferito dall'Irlanda a Chicago e poi a Portland nonostante fosse a conoscenza delle accuse contro di lui.

Sarà interessante leggere le motivazioni di questa sentenza, quando usciranno. Attendiamo con ansia, sui giornali di domani, anche i commenti dei sostenitori della chiesa assediata, la chiesa vittima di aggressioni e balle varie, particolarmente numerosi dopo quanto accaduto in Belgio nei giorni scorsi.

L'ad di Sky? In carcere (se passa il ddl intercettazioni)


A fare questa dichiarazione sono stati in molti, finora, tra giornalisti e semplici blogger. Resta da vedere quanti, alla prova dei fatti, cosa che ci auguriamo non dover mai verificare, all'occorrenza lo faranno davvero.

Comunque sia, tutto fa brodo per cercare il più possibile di mettere i bastoni tra le ruote a questa porcata.

Il blablabla dei vertici

C'è un vertice in corso in Canada. Uno dei tanti G8, o G20, o G quello che volete, che a cadenze più o meno regolari vengono organizzati in giro per il mondo. Per adesso, l'unica bozza di accordo che sono riusciti a mettere insieme è l'impegno sul dimezzamento dei deficit pubblici da qui al 2013. Un giorno qualcuno riuscirà a spiegare, a noi profani, a cosa servono questi vertici a base di aragoste e foie gras, e quanti degli impegni presi, spesso e volentieri non vincolanti, sono poi tradotti in fatti concreti.

Penso ad esempio ai sontuosi vertici della Fao; al fallimento totale degli impegni, presi una decina d'anni fa, di dimezzare entro il 2015 la fame nel mondo. Oppure penso al protocollo di Kyoto e a tutti gli appuntamenti che sono poi seguiti per decidere tempi e modi della riduzione del riscaldamento globale. Uno va a vedere i risultati concreti raggiunti e ovviamente, poi, gli viene da ridere.

In quello in corso in queste ore si parla di economia e di lotta alla povertà. Sul piatto c'è, tra le altre, la proposta di introdurre una qualche forma di tassazione sulle transazioni bancarie. Voi sapete che, nell'ambito della crisi economica internazionale di cui ancora non si vede l'uscita (nonostante le balle che raccontano i tiggì qui da noi), molti governi, compreso il nostro, sono intervenuti con soldi pubblici per sostenere il sistema bancario. La proposta, della quale la Merkel ad esempio si dice entusiasta, è quella di introdurre una tassa che serva come una sorta di fondo di garanzia per eventuali problemi futuri.

C'è accordo su questo? Manco per niente. A parte Germania, Francia e Gran Bretagna, che stanno già varando provvedimenti in questo senso, tutti gli altri hanno riposto picche. Punto e a capo quindi - d'altra parte paesi come Cina, India, Canada, che hanno sistemi bancari tradizionali e più stabili, non vedono giustamente alcuna ragione per penalizzare le proprie banche.

Interessante anche il capitolo che riguarda la povertà. Per non dare infatti l'idea di essersi riuniti per l'ennesima volta senza motivo, ecco l'annuncio dello stanziamento di 7,3 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni per combattere la piaga della mortalità infantile. Interessante il commento delle varie organizzazioni umanitarie: "Le solite promesse". Non è un mistero, infatti, che si tratti solo dell'ultima di tante promesse analoghe, chiamate pomposamente Obiettivi di Sviluppo del Millennio, fatte nel corso dell'ultimo decennio che, per un motivo o per un altro, sono state regolarmente disattese.

Insomma, alla fine di questo vertice, come del resto dei precedenti, ognuno per sé e arrivederci al prossimo.

domenica 27 giugno 2010

"L'Italia perde i mondiali e tutti se la prendono con me"



Cioè, avete capito, vero? Il neoministro Brancher, in questa spettacolare intervista telefonica rilasciata stasera al Tg3, non riesce a capacitarsi del fatto che gli italiani siano incavolati con lui piuttosto che con l'Italia che è fuori dai mondiali.

Da ciò si desume che per questo signore è più grave aver perso una partita di calcio rispetto al fatto che un ministro usi una legge ad personam per scansare i suoi guai giudiziari. Che cioè usi la politica, che per definizione è (dovrebbe essere) al servizio della collettività, per usi privati.

Altrettanto spettacolare, si fa per dire, la (non) risposta balbettante e imbarazzata alla domanda del giornalista che gli chiede quali siano le sue deleghe. Il berlusconismo è anche questo.

La finiamo con la bufala del 2012?

E' mai possibile che la Rai debba dedicare risorse e energie in servizi televisivi per smentire una bufala? E come si spiega, secondo voi, che una cretinata di queste dimensioni abbia tanto successo?





(fonte: Paolo Attivissimo)

Picchiare i gay non è giusto, però...

Altra spettacolare intervista apparsa sul sito cattolico Pontifex. A parlare, questa volta, monsignor Alfeo Giovanni Ducoli, arcivescovo emerito di Belluno - Feltre. Argomento? Gay, donne di facili costumi e peccato. Un estratto.

I gay lamentano a volte pestaggi: " chi commette atti vili come quelli é un delinquente e va castigato con severità, perché il ricorso alla violenza non é mai giustificabile. Però va detto che alcune volte i gay provocano, con le loro condotte esibizionistiche, con azioni impudiche in pubblico, con atti osceni, eccitano la fantasia perversa di gente debole [...] Ribadisco, la violenza non é legittima, ma esiste in casi come questi l' attenuante della provocazione".

E nel caso di violenza sulle donne?: " una cosa barbara. La donna merita ogni rispetto. Con la stessa sincerità va detto che alcune donne oggi vestono in modo indecente e scollacciato, mostrando in pubblico le loro forme sensuali. Questo può eccitare menti deboli o poco ordinate e spingerle ad atti di violenza. Dunque se anche loro aiutassero con modi di vestire più castigati sarebbe bene. Alcune loro esibizioni in pubblico possono causare atti violenti ed istigare ed anche la loro attitudine é un attenuante, vi é provocazione, istigazione all' atto violento. Gay e certe donne non sono stinchi di santo".

Avete capito, no? La violenza contro le donne e contro i gay è sempre da condannare. Ma se due camminano mano nella mano, magari si scambiano una effusione in pubblico... Se poi la donna se ne va in giro con un certo décolleté o magari una certa minigonna, sapete com'è, subentra la provocazione.

E' come dire che il reato di un ladro che ruba una macchina di lusso o il rolex al polso di qualcuno è meno grave perché ha l'attenuante della provocazione. Usciremo mai dal medioevo?

Il libro in una mano la bomba nell'altra

Certo, molte di queste cose sono note da tempo. Ma messe in musica fanno tutto un altro effetto. Loro, naturalmente, sono i Negrita.

Buona domenica.

sabato 26 giugno 2010

Il "minimizzatore"


Comprensibile il tentativo del premier, in queste ore al G8 a Toronto, di tenere i panni sporchi (molto sporchi) in casa. Come dargli torto? Pensate che siano molti i capi di governo presenti che possono vantare legislazioni fatte apposta per salvare i loro amichetti dai processi?

Ah, dimenticavo, Brancher ha deciso di rinunciare al legittimo impedimento. La sfuriata del pm Eugenio Fusco, che in queste ore sta facendo il giro della rete, ha evidentemente sortito i suoi effetti.

Cristo è morto in croce o no?



L'interesse per tutto quanto ruota attorno alla questione del crocifisso, ha avuto nel nostro paese una notevole impennata dopo la famosa, e contestata, sentenze della Corte di Strasburgo del novembre scorso.

Questo breve post non per tornare a parlare di quella sentenza, né per commentare le nefandezze che nel corso della storia sono state compiute in nome di questo simbolo (vedi Odifreddi qui sopra). Mi premeva solo segnalare un articolo, pubblicato in questi giorni sul Telegraph, nel quale un teologo, forse per la prima volta, ammette che la questione della croce può essere, come già ipotizzato da altri, il frutto di un grosso fraintendimento.

Nell'articolo in questione, il teologo Gunnar Samuelsson, che ha recentemente scritto una tesi di oltre 400 pagine analizzando i testi sacri originali, dice infatti che nella Bibbia non esiste nessun riferimento preciso che consenta di collegare la morte di Gesù alla croce e ai chiodi. Nei testi si parla, infatti, genericamente di stauròs, che in greco può essere tradotto con "croce" o "palo". Una scorretta interpretazione dei testi sarebbe quindi alla base di tutto il presunto equivoco.

Va detto, comunque, che la questione della croce è fortissimamente messa in discussione già da tempo da alcune confessioni religiose, tipo ad esempio i Testimoni di Geova. Ed è un dato di fatto ampiamente documentato che il supplizio della crocifissione, storicamente, avveniva appendendo il malcapitato su una croce, un palo singolo (immagine qui a fianco - fonte: wikipedia) oppure una struttura a V rovesciata. Ed è un fatto altrettanto storicamente accertato che il simbolo della croce fu adottato dalla chiesa in epoca molto posteriore alla morte di Cristo da Costantino. Il simbolo originario era infatti il pesce.

Chi ha ragione quindi? Chi sostiene che Gesù sia morto su un palo o chi sostiene che sia morto in croce? Chissà, forse prima o poi si metteranno d'accordo. La questione, comunque, mi pare sia particolarmente divertente dal punto di vista di chi, come il sottoscritto, la guarda da fuori, pensando che sia solo una delle tante propaggini in cui si ramifica tutta la bella favoletta, contenuta nella Bibbia, sulla quale è stato costruito il cristianesimo.

Tartaglia era incapace di intendere e di volere

Vi ricordate quando a dicembre dell'anno scorso ci fu il lancio della miniatura del duomo di Milano in faccia a Berlusconi? L'episodio sancì, tra le altre cose, la nascita del famoso "partito dell'amore". Massimo Tartaglia, il lanciatore, fu arrestato e si trova attualmente sotto processo (abbreviato) a Milano con l'accusa di lesioni gravi.

Se vi ricordate, nelle ore immediatamente successive all'accaduto partì lancia in resta una campagna orchestrata dagli house organ vicini al centrodestra per far credere che il gesto isolato del Tartaglia non fosse frutto della mente contorta di uno squilibrato, come invece si appurò fin da subito, ma del clima d'odio portato nel paese dalla sinistra, da "certa stampa", da precisi gruppi editoriali e così via. Le solite balle, insomma.

Se a qualcuno ancora può interessare, segnalo che queste famose balle, con cui ci hanno asfissiato per un mesetto abbondante, ora sono balle ufficiali. Gli psichiatri che su mandato del tribunale di Milano hanno effettuato la perizia psichiatrica al Tartaglia, infatti, hanno certificato che quando lanciò la miniatura era totalmente incapace di intendere e di volere. Cosa significa questo?

Che non c'era nessun clima d'odio e nessuna istigazione da parte di chicchessia. C'erano solo, tanto per cambiare, le balle strumentali dei giornali e telegiornali del premier, su cui, ovviamente, questa notizia non leggerete mai.

Ustica, ma perché non se ne stanno tutti un po' zitti?

Considerando che la strage di Ustica è, pur dopo diversi decenni di indagini, sostanzialmente insoluta, non sarebbe meglio che se ne stessero tutti - e quando dico tutti intendo tutti - zitti? Magari... E invece no. Puntualmente, ad ogni anniversario, salta fuori il l'"esperto" di turno con le sue scemenze.

Ha iniziato Napolitano, che con un messaggio ai parenti delle vittime ha detto: "I processi non hanno fatto luce". Bello. Cosa dite che penseranno i destinatari del messaggio nel sentirsi annunciare la scoperta dell'acqua calda?

Almeno fosse finita lì. Troppo bello. Ecco infatti saltare fuori Carlo Giovanardi da Modena. Ve lo ricordate, no? Cosa faccia di preciso in Parlamento non è chiaro; cosa dice ogni volta che apre bocca, sì - e in genere fa danni.

Poteva lasciarsi scappare l'occasione di Ustica per blaterare qualcos'altro? No di certo. E infatti, puntuale, eccolo qua: ad abbattere il Dc-9 di Ustica fu una bomba. Ma pensa un po'. Dopo decenni di indagini, processi, tribunali, inchieste e depistaggi non si è riusciti ad arrivare alla verità, e nessuno che in tutti questi anni abbia mai pensato di chiedere a Giovanardi. Incredibile.

Scontata, anche se inutile, la giusta replica di Rosario Priore, il magistrato che forse per più tempo ha svolto le indagini sul caso Ustica. Sinceramente non si capisce bene se valga la pena anche solo sprecare il fiato per rispondere a questa gente.

L'unica speranza è che Giovanardi, adesso che la sua uscita sgraziata l'ha fatta, torni nel silenzio a cui da tempo ci ha abituato e se ne stia buono per un altro bel po'. Penso che i parenti delle vittime gradirebbero molto.

Le auto blu (secondo Brunetta)

Brunetta, il ministro incaricato di snellire la burocrazia nel nostro paese, si è messo a contare. E cos'ha scoperto? Che le auto blu in Italia sono "solo" 90.000 - pare si tratti di una stima della Funzione Pubblica.

Ora, non mi azzardo certo a mettere in dubbio quanto dice Brunetta, ma vorrei far osservare che le cifre circolate da quando la questione è diventata di interesse per l'opinione pubblica, sono ben altre. Il Sole24Ore, ad esempio, citando uno studio di contribuenti.it, a fine 2008 ne contava oltre 600.000, suddivise tra Stato, Regioni, Province, Comuni, Municipalità, Asl, Comunità montane, Enti pubblici, Enti pubblici non economici e Società misto pubblico-private, Società per azioni a totale partecipazione pubblica.

Non solo. Sempre secondo il quotidiano di Confindustria, negli anni dal 2006 al 2008 ci sarebbe pure stato un incremento. "In soli due anni, in Italia, si è passati da 574.215 a 607.918 auto blu, un aumento del 6%".

Qualcuno, evidentemente, ha una calcolatrice che non funziona bene.

Chi prende in giro chi


Beh, il pubblico ministero del processo in cui Brancher è imputato per ricettazione e appropriazione indebita, si può consolare. Anche metà degli italiani l'ha capito.

Brancher le busca pure da Napolitano


Alla domanda che mi ero fatto io, e non solo io, ieri, riguardo alla nomina a ministro di Aldo Brancher, ha risposto ieri il Quirinale. E lo fatto con un comunicato apparentemente scarno, ma che racchiude almeno un paio di cose importanti.

"Non c'è nessun Ministero da organizzare", ha detto Napolitano. Ma guarda un po'. Siamo stati tre giorni a lambiccarci il cervello per capire perché diavolo Brancher sia stato fatto ministro (in realtà lo sapevamo benissimo), e adesso salta fuori Napolitano a dire all'Italia tutta quello che solo alcuni giornali, non tutti, dicevano ieri.

"In rapporto a quanto si è letto su qualche quotidiano questa mattina a proposito del ricorso dell’onorevole Aldo Brancher alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento, si rileva che non c’è nessun nuovo Ministero da organizzare, in quanto l’onorevole Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio".

Ecco, adesso che a certificare la nullità e l'inutilità (a parte allungare i tempi del suo processo) della nomina è arrivato anche il capo dello Stato, chissà, magari qualche giornale in più oggi ne parlerà.

E forse, di conseguenza, pure qualche italiano in più si vergognerà.

venerdì 25 giugno 2010

Perché in Belgio sì?

Può l'Italia prendere lezioni dal Belgio sulla lotta alla pedofilia? Sì, dovrebbe, eccome. Mentre da noi, infatti, si fa una norma, contenuta nel famigerato ddl intercettazioni, per meglio tutelare i preti, là vanno un po' più controcorrente.

Molto brevemente, a Bruxelles è in corso un'indagine piuttosto delicata che ha a che fare con pedofilia e chiesa cattolica. Nell'ambito di questa inchiesta, la procura di Bruxelles, allo scopo di acquisire documenti utili all'indagine, senza tanti complimenti ha deciso di fare una bella perquisizione nel quartier generale della chiesa cattolica belga. La polizia si è presentata nell'arcidiocesi di Malines-Bruxelles, è entrata, ha fatto la sua bella perquisizione, poi si è presentata nell'abitazione privata del cardinale Godfried Danneels, ex primate del Belgio, e gli ha pure sequestrato il pc.

Apriti cielo! Il Vaticano si è subito dichiarato indignato - sapete com'è, qui da noi, e non solo da noi, i preti pedofili vengono in genere trattati con ben altri riguardi - per i modi e i metodi con cui la Polizia belga ha fatto le indagini. Sarebbero da incorniciare e appendere su ogni parete d'Italia le parole dette dal capo di governo uscente del Belgio e dal ministro della giustizia (il neretto è mio):

"chi ha commesso abusi deve essere perseguito e condannato secondo la legge belga". Secondo Leterme, le investigazioni "sono la prova che in Belgio esistono poteri separati tra Stato e Chiesa". Dello stesso avviso anche il ministro della giustizia dimissionario, Stefaan De Clarck (il Belgio non ha un nuovo governo dopo le elezioni del 13 giugno scorso) che in un'intervista, si è detto sorpreso delle perquisizioni, ma ha precisato che la magistratura è indipendente e che spetta a quest'ultima decidere.

Avete capito, no? Il capo di governo del Belgio ha detto che lo stato è una cosa e la chiesa un'altra, ed è perfettamente legittimo che la magistratura vada a mettere il naso in casa di quest'ultima, se lo ritiene necessario.

Mi viene da piangere...

Il quartier generale racconta/32


Cos'hanno in comune le prime pagine del Giornale e di Libero, questa mattina? Nessuno ha parlato della vicenda Brancher, nonostante l'abbiano fatto quasi tutti gli altri. Chissà, che un po' si vergognino di questa cosa anche loro? Mah, direi che è possibile, possibilissimo.

Per leggere qualcosa sul Giornale, ad esempio, si va a pagina 2, dove troviamo questo interessante articolo a firma Salvatore Tarmontano: "Appena sceso in campo Brancher fa autogol". E' un titolo sufficientemente chiaro, mi pare. L'articolo inizia così: "Il neo ministro Aldo Bran­cher è stato un po’ troppo ze­lante. E frettoloso. Non ha avuto neppure il tempo di se­dersi al ministero giusto che già si è giocato il jolly: legitti­mo impedimento. Troppa fretta".

Insomma, anche per quelli del Giornale Brancher ha toppato. E' di un certo sollievo questa ammissione semi-indignata da parte del quotidiano diretto da Feltri. Se volesse però indignarsi sul serio, e raccontare tutto, dovrebbe per correttezza segnalare che nello stesso giorno in cui gli avvocati di Brancher hanno fatto questa richiesta per il loro assistito, stessa cosa hanno fatto quelli del cavaliere nel processo Mediatrade. Berlusconi è impegnato e non c'è: i giudici s'arrangino. Sul Giornale, però, silenzio di tomba.

Vabbè, un passo alla volta.

Il puzzle Brancher va a posto

Vi ricordate di Aldo Brancher, il sottosegretario pochi giorni fa promosso ministro di non si sa bene cosa? Io, e non solo io, mi chiedevo i motivi per cui uno dei più grandi amici di Berlusconi, ex dipendente Fininvest, fosse stato nominato a capo del ministero, ancora senza nome, che dovrebbe occuparsi dell'attuazione del federalismo.

In fondo questo governo annovera già un ministro per l'attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, e un ministro per le riforme, Umberto Bossi, che tra l'altro pare non aver gradito molto la nomina di Brancher. Qualche maligno, con una grande faccia tosta, aveva ipotizzato che la nomina del signore in questione potesse avere a che fare col legittimo impedimento - Brancher è sotto processo per appropriazione indebita nel caso Antonveneta.

Lui, naturalmente, aveva respinto sdegnato e offeso queste ipotesi, tanto che in un'intervista a La Stampa di pochi giorni dopo aveva dichiarato: "Non c’è alcun collegamento tra le due cose". Manco a farlo apposta, guarda delle volte le coincidenze, adesso veniamo a sapere che il collegamento invece c'è, eccome, tanto che pure lui ha chiesto il legittimo impedimento per il suo processo.

Avete capito, no? Un sottosegretario (categoria non coperta dal legittimo impedimento) viene promosso ministro (categoria coperta dal legittimo impedimento) di non si sa bene cosa, e due giorni dopo chiede di usufruire della legge che serve a scansare i processi voluta dallo stesso governo di cui fa parte.

E pensare che c'è gente incavolata perché l'Italia è fuori di mondiali.

giovedì 24 giugno 2010

Mentre l'Italia giocava

Forse vale la pena segnalare che mentre gli italiani tutti, oggi, guardavano l'Italia mentre "giocava" a pallone e si faceva buttare fuori dal mondiale, sono accadute alcune cosette che forse hanno una qualche importanza.

Cominciamo a segnalare un paio di dimissionari - poi dice che in Italia non si dimette mai nessuno. Hanno infatti lasciato la poltrona Lucio Stanca e Giancarlo Innocenzi. Per chi se lo fosse dimenticato, Stanca era l'amministratore delegato di Expo 2015, più volte entrato nel mirino delle cronache (e di Beppe Grillo) per via del suo doppio incarico (e stipendio): ad di Expo 2015 e parlamentare del Pdl.

A tal proposito, non so se ci avete fatto caso, le dimissioni di Stanca sono uno dei tanti segnali che fanno presagire a molti un probabile flop di quella che si annunciava essere una delle occasioni più clamorose di rilancio non solo per Milano e la Lombardia, ma per l'Italia tutta. La Stampa, in proposito, ha pubblicato un interessante articolo giusto ieri.

Giancarlo Innocenzi, invece, l'altro dimissionario di oggi, era il destinatario delle furiose sfuriate telefoniche di Berlusconi con le quali, in merito alla vicenda Annozero, chiedeva di "chiudere tutto".

Sempre nella stessa giornata in cui gli italiani erano in massa davanti alla tv a seguire le "prodezze" degli azzurri, la Consulta bocciava la legge che ha istituito le ronde nella parte in cui prevede il loro impiego in ambiti di disagio sociale.

Peccato che l'Italia non giochi più.

Fine dei mondiali (con vergogna)


Pensate a tutti quelli che si sono organizzati, magari chiedendo un giorno di ferie, permessi dal lavoro, ecc...

Naturalmente l'espulsione dai giochi ci sta tutta. Non ci sono scusanti.

Un nuovo caso Cucchi?


Per ora non si può dire niente, perché c'è solo la denuncia dell'argentino nei confronti dei Carabinieri. Certo è che se le prime verifiche che verranno dovessero trovare dei riscontri, forse sarà il caso di cominciare a interrogarsi seriamente sullo stato di salute del nostro stato di diritto.

(via metilparaben)

Pomigliano, i lavoratori pensano che sia un ricatto?

Alla fine, quello che molti avevano già pronosticato come plebiscito non c'è stato. E' vero, la maggioranza degli operai che ha partecipato al refereundum - solo per quanto riguarda la partecipazione si può parlare di plebiscito - si è espressa in favore del piano Marchionne/Fiat, ma quell'en plein che avrebbe consentito a Fiat di mettere in moto tutto fin da subito si è in realtà fermato al 62%.

E' molto? E' poco? Non si sa. E' la solita questione del bicchiere mezzo pieno per qualcuno, mezzo vuoto per qualcun altro. E' mezzo pieno per il governo, in accordo per una volta con l'opposizione (Bersani: "Adesso bisogna che la Fiat proceda senza tentennamenti"); per tutte le sigle sindacali tranne la Fiom-Cgil e per tutti quei lavoratori che hanno detto sì al piano proposto da Fiat.

Eppure quel 40% scarso che ha detto no pesa, pesa eccome - è servito tra l'altro a evitare una bruciante sconfitta della Fiom. E i vertici della Fiat non hanno nascosto né il disappunto né le ventilate difficoltà che questo risultato potrebbe creare alla realizzazione del piano, anche se nessuno ha ancora parlato apertamente di buttare all'aria tutto, lasciando la produzione della Panda dov'è attualmente - in Polonia - e dando il benservito agli stabilimenti di Pomigliano. In ogni caso, quello che succederà in futuro lo sapremo presto.

Quello che a me piacerebbe sapere sono i motivi che hanno indotto la maggioranza dei lavoratori a dire sì. Insomma, quel 62% che si è espressa favorevolmente, lo ha fatto perché è realmente convinto che il piano (dettagli qui) sia buono, oppure perché ha ceduto a quello che molti, già da giorni, hanno definito un "ricatto" (ossia lavorare con meno diritti)? Io una mia risposta ce l'ho.

mercoledì 23 giugno 2010

Il Giornale, le scuse e il "disguido tecnico"


Il punto della questione non sono le scuse, né il disguido tecnico. E non c'è bisogno di tirare in ballo presunte frizioni con la "linea del Giornale" - quale linea, scusate?

Il punto è che la rete, purtroppo, è piena di idioti, i quali non sono tutti necessariamente pro-Tartaglia.

Interviene Sarkozy?


E poi ci lamentiamo del nostro governo che perde tempo con le intercettazioni.

(via repubblica.it)

Il quartier generale racconta/31


Avete presente i bambini dell'asilo o delle elementari? Scherzi, dispetti... Poi magari uno si stufa, va dalla maestra a protestare e quest'ultima punisce il pestifero di turno. Cosa dice di solito, in genere con malcelata soddisfazione, la "vittima"? Così impari! Ecco, la prima pagina di ieri del Giornale mi ha fatto venire in mente proprio i bambini dell'asilo; mi pare che sia a quel livello.

La cosa che stupisce è che non ci sia nessuno dei lettori del quotidiano diretto da Feltri che si incazzi per essere trattato continuamente come un bambino dell'asilo. Eh sì, perché se un giornale usa questo tipo di linguaggio e di approccio coi suoi lettori, vuol dire che li considera tali, c'è poco da fare. Evidentemente a loro sta bene così. Amen.

Le "perle", cioè gli articoli, messi a corredo di quel "Così impari" sono due, entrambi spettacolari per numero di scemenze contenute: "Di Pietro indagato per truffa", a firma dell'impareggiabile Vittorio Feltri; "Tutti gli scheletri del supermoralsta", a firma Paolo Bracalini. Ora, per comprensibili ragioni di tempo e di voglia, non posso mettermi a vivisezionare entrambi gli articoli per mettere in luce tutte le scempiaggini che contengono - i link ve li ho messi, se avete voglia potete farlo da soli -, mi limito quindi a commentare velocemente qualcosa.

Feltri, ad esempio, contesta a Di Pietro la sua incoerenza nel chiedere sempre le dimissioni quando a essere indagati sono gli altri, salvo poi non pensarci neppure quando tocca a lui. Il ragionamento non sarebbe neanche sbagliato, ma la vicenda per cui è indagato Di Pietro, la presunta allegra gestione dei rimborsi elettorali dell'IdV, è già stata archiviata una infinità di volte dai vari tribunali e organi di controllo che se ne sono occupati, nessuno dei quali ha mai riscontrato irregolarità di alcun genere.

Avrei una domandina per Feltri: Di Pietro, ogni volta che viene tirato in ballo per qualche presunto illecito, pubblica in rete, e lo ha fatto puntualmente anche stavolta, tonnellate di documentazione che certificano l'inconsistenza delle accuse che gli vengono rivolte. Quanti sono i politici che possono permettersi di fare altrettanto, o che magari l'hanno fatto in passato? E quanti di questi si sono dimessi?

Anche l'articolo di Bracalini, come dicevo, è spettacolare, forse perfino più di quello di Feltri. Sentite questa: "E adesso, che fine farà la campagna per il «Parlamento pulito», adesso che tra i non puliti, gli onorevoli inquisiti da tenere a debita distanza, c’è pure lui, il campione dei valori, il Mastrolindo della politica italiana, l’eroe della legalità, Antonio Di Pietro?" Già, chissà che fine farà questa campagna?

Forse la stessa fine che ha fatto l'analoga iniziativa, "liste pulite", di stampo demagogico e populista, voluta da Berlusconi alle scorse regionali e che si è risolta in un nulla di fatto: serviva solo a buttare un po' di fumo negli occhi degli allocchi. La differenza è che mentre Bracalini e Feltri si lamentano per un Di Pietro che non si dimette per fatti sui quali è già stato giudicato e assolto, le famose "liste pulite" di berlusconiana memoria hanno raggiunto il loro punto più alto nei giorni scorsi. Non solo, infatti, non risulta che nessuno dei numerosi ministri attualmente sotto indagine si sia dimesso, ma addirittura ne è stato nominato uno, Aldo Brancher, che è attualmente sotto processo per la vicenda delle scalate bancarie dei "furbetti del quartierino". Ma qui per Feltri e Bracalini va tutto bene.

Bracalini, poi, ha da ridire anche sul fatto che Di Pietro utilizzi la rete per pubblicare le smentite alle falsità che gli vengono rivolte. "Usando tra l’altro tutte le risorse tecnologiche disponibili, come un vero smanettone: Twitter, YouTube, Facebook, le pagine web del suo blog, quelle del sito Idv".

Bellissima questa. Per il povero Bracalini chiunque si registra a Twitter o a Facebook e inizia a postare qualcosa è uno "smanettone". Ma guarda, ho due figlie adolescenti "smanettone" e non lo sapevo. Ora, intendiamoci, nessuno pretende che uno che scrive sul Giornale conosca il significato del termine, per carità, ma allora evitasse almeno di menzionarlo. Eviterebbe se non altro di continuare a scavarsi la fossa del ridicolo da solo. Ma sentite questa: "Anche quando si parla di vicende che diventano poi oggetto di indagini giudiziarie, come appunto la questione dei rimborsi elettorali per l’associazione Idv. Nel dubbio, Di Pietro cita in giudizio, chiedendo solitamente un bel patrimonio di risarcimento. È capitato quando il Giornale ha scritto della strana ambiguità tra partito e associazione di famiglia. Tonino si è sentito diffamato e ci ha portati in tribunale".

Eh già, peccato che Bracalini eviti accuratamente di menzionare che tutte le volte che Di Pietro ha portato in giudizio il Giornale per diffamazione, ha sempre vinto. Ma è meglio risparmiare questa cosa al lettore medio del giornale; anche i bambini dell'asilo capiscono la differenza tra le balle e la verità.

martedì 22 giugno 2010

Ma questi due sbroccano sempre insieme?


Dopo la stupidaggine dei 10 milioni di intercettati, detta da Berlusconi alcuni giorni fa, stasera è tornato alla carica Bossi con una stupidaggine, se è possibile, ancora più grossa: ci sono 10 milioni di combattenti disposti a battersi per la Padania.

Devono essersi nascosti molto bene.

(fonte immagine: repubblica.it)

Maturità tra UFO e capre

Sinceramente non ho capito l'ondata di ironia, in stile "si adatta perfettamente all'epoca che stiamo vivendo", che ha accompagnato in rete il titolo di una delle tracce della prova d'italiano alla maturità: "UFO: siamo soli?".

L'argomento, viceversa, mi sembra molto stimolante. Anche perché non bisogna dimenticare, tra le altre cose, che fior di scienziati, dalla Hack a Hawking ad esempio, sono tra i tanti sostenitori della teoria che non siamo soli nell'universo.

Se proprio vogliamo fare dell'ironia, facciamola per quelli che nella traccia hanno scritto Star TreCk.

Il berlusconismo e la cultura

Memorabile intervento di Mariastella Gelmini, ministo della Pubblica Istruzione, a Moniga del Garda per il convegno inaugurale di «Liberamente», fondazione del centrodestra che si riconosce nel pensiero e nell’azione del fondatore del Pdl. Ma quali sono gli obiettivi di questa fondazione? E' la stessa Gelmini a spiegarlo: "Proporre il berlusconismo, una conquista del Paese che vogliamo difendere non solo all’interno del Pdl ma anche in un ambito culturale in cui vige l’egemonia della sinistra, che pensa che il centrodestra sia privo di identità culturale".

Chissà a quale conquista e identità culturale pensa la Gelmini, riferendosi al berlusconismo? L'unica cultura che mi viene in mente pensando a Berlusconi è la televisione. E precisamente a questi ultimi 20 anni a base di tette, culi, pallone, telegiornali finti e trasmissioni idiote, fatte di domandine per menomati mentali, che hanno contribuito a rincitrullire gran parte delle italiche genti. Per il resto non mi sembra di vedere granché. Ma probabilmente si tratta di una forma di miopia mia.

Ma poi la Gelmini scende un po' più nei dettagli: "Invece il berlusconismo ha cambiato la politica e il Paese, richiamandosi alla rappresentanza popolare, alla chiarezza dei programmi e del linguaggio, al legame con gli elettori". Eh, certo. Per un attimo ho temuto che potesse tirare in ballo i valori della legalità, dell'onestà, della democrazia, del rispetto delle regole, del governare nell'interesse esclusivo del paese, del rispetto dei ruoli e delle istituzioni. Invece, chissà perché, su queste cose la Gelmini ha glissato.

Rimane, alla fine - l'illustre ministro ci spiegherà come fare -, l'ardua impresa di riuscire a capire come conciliare il berlusconismo e la cultura.

lunedì 21 giugno 2010

"Nei limiti del concordato"


Come sapete, il cardinale Crescenzio Sepe è indagato dalla procura di Perugia per presunta corruzione aggravata nell'ambito della ormai arcinota inchiesta su G8 e grandi appalti. Lui si è da subito detto pronto a collaborare. Il Vaticano, in un comunicato, ha però successivamente puntualizzato che la suddetta collaborazione avverrà "nei limiti del Concordato".

Stamattina, sul Corriere, un giurista spiegava nel dettaglio cosa significa questa frase.

(via nonleggerlo)

Rifiuti a Palermo, la Francia sa

Ricordate quando parlavo della censura, da parte dei mass media nostrani, del disastro ambientale attualmente in corso a Palermo? Beh, quello che non sanno gli italiani lo sanno i francesi (qui il pdf con l'articolo apparso su Le Monde).

Gilioli ha una sua teoria. :-)

La Corte Costituzionale mette i primi paletti al nucleare

La notizia è di qualche giorno fa, ma si sa come funziona in un sistema in cui l'informazione è asservita al governo di turno: gli annunci roboanti si danno a reti unificate; le batoste passano sotto silenzio.

Grazie alla Regione Umbria che propose ricorso insieme alla Provincia Autonoma di Trento e alle Regioni Toscana e Emilia Romagna, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 215 del 9 giugno 2010 ha abrogato l'art. 4 commi 1), 2), 3) e 4) del Decreto Legge n. 78 del 01.07.2009 convertito con modifiche il 3 ottobre 2009 nella legge n. 141.
La Consulta ha accolto le motivazioni della Regione Umbria avanzate ai sensi dell'art. 117 e 118 della Costituzione ritenendo che sulla costruzione di impianti di produzione, trasmissione o distribuzione d'energia ( e quindi non solo quelli nucleari ) il Governo Nazionale non può accentrare a sé la procedura di autorizzazione attraverso la nomina di commissari ad Acta avvalendosi delle ragioni di particolare straordinarietà ed urgenza. (fonte)

In pratica, la Consulta ha sciolto quello che quasi all'unanimità è sembrato fin da subito uno dei nodi più controversi di tutta la questione, stabilendo che lo stato non può, con la scusa dell'"urgenza", decidere in totale autonomia le modalità di attuazione del piano nucleare. Occorre concertare con le regioni, le quali, è noto, non hanno mai fatto salti di gioia in questo senso.

Di Pietro indagato per truffa










Secondo l'Ansa (15,33), il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, sarebbe indagato a Roma per truffa "in relazione a presunti illeciti legati ai rimborsi elettorali assegnati al movimento politico da lui fondato". I fatti risalirebbero al 2004. Nessun commento, per ora, da parte dell'interessato, né sul suo blog né sulla sua pagina Facebook e Twitter.


Aggiornamento 15,59.

Primo commento di Di Pietro apparso sulla sua pagina Facebook.


Aggiornamento 21,06.

Come di consueto, Antonio Di Pietro ha pubblicato sul suo blog spiegazioni e documenti a profusione. A questo punto manca solo il verdetto del tribunale.

Il meccanismo per cui uno diventa ministro

Non so se avete letto; l'attuale governo si è arricchito di un nuovo ministro: Aldo Brancher (foto). Di cosa, di preciso, si dovrebbe occupare? Dell'attuazione del federalismo. La prima cosa che uno si chiede - e in effetti in molti se lo sono chiesti - è: ma era necessario nominare un ministro per questo scopo? Forse non tutti sanno, infatti, che l'attuale governo ha già un ministro, tale Gianfranco Rotondi, che non si capisce bene cosa faccia ma ufficialmente si occupa proprio dell'attuazione del programma di governo. E' c'è già Bossi che se non ricordo male è ministro delle riforme. E il federalismo, sempre se non ricordo male, fa parte del programma del governo. E allora che ci sta a fare 'sto Brancher? Mah...

Leggendo le cronache dei giochetti di palazzo, cioè il famoso "teatrino della politica" di cui Berlusconi dice da sempre di non far parte, sembra che la nomina dell'ultimo arrivato sia stata fortemente caldeggiata dalla Lega, che avrebbe preteso delle garanzie piuttosto solide per quanto riguarda l'attuazione di questo benedetto federalismo, del quale, tra l'altro, non si sa ancora come verrà attuato e soprattutto quanto costerà alle casse dello Stato. Ma questi sono dettagli insignificanti. Certo è che la nomina di un nuovo ministro proprio di questi tempi (crisi, sacrifici, riduzione dei costi della macchina dello stato e blablabla vari) non è che a livello di immagine sia una mossa molto azzeccata, ma vabbè...

L'aspetto che però ha destato le maggiori perplessità riguardo a questa nomina è un altro. Vi ricordate quando Berlusconi, in occasione delle scorse regionali, lanciò la grande iniziativa-farsa delle liste pulite? Tutto dimenticato, naturalmente; d'altra parte le regionali sono ormai un lontano ricordo. E se si guarda un po' come è messo a vicende giudiziarie l'ultimo arrivato, verrebbe quasi da dare ragione a chi pensa che la nomina del fedelissimo di Berlusconi abbia a che fare col legittimo impedimento - l'interessato naturalmente smentisce.

Insomma, abbiamo un nuovo ministro che non si sa bene perhé è lì, né di preciso cosa farà. E allora sta a vedere che forse ha ragione Gad Lerner.

domenica 20 giugno 2010

La Lega nel fango


Il fango ovviamente è quello del prato di Pontida, ridotto a una sorta di pantano dalle insistenti piogge che da ieri sera imperversano sulla zona. Infatti, come vedete qui sopra, il povero Cota si è presentato sul palco tutto bagnato e coll'immancabile impermeabile verde.

Sarà anche per questo che l'unica telecamera che documenta la diretta del tradizionale happening leghista è fissa sul palco e non inquadra mai il prato. Verrebbe quasi da dire che anche madre natura non ne può più di questi qui.

La chiesa, specchio dei tempi

Forse gli ultimi due clamorosi episodi di cronaca che vedono coinvolti illustri personaggi di chiesa, il rinvio a giudizio di don Gelmini per molestie sessuali e le indagini per presunta corruzione del cardinale Sepe, sono effettivamente lo specchio di quello che è diventata la chiesa nel nostro tempo, specialmente nei suoi "piani alti".

E forse anche l'appello di oggi di Ratzinger, letto in questa chiave, è una conferma di questo.

Saramago, una lacuna che devo assolutamente colmare











Non ho mai letto niente di José Saramago. Il fatto però che il Vaticano, attraverso i suoi due house organ di punta, l'Osservatore e l'Avvenire, si sia scagliato contro di lui così duramente anche dopo morto, indica che mi sono perso qualcosa di importante.

Domani subito in libreria.

Hallelujah

Chi ha visto il film Shreck ha già capito di quale canzone si tratta. Quello che però forse non tutti sanno, è che il celeberrimo motivo non nasce col famoso film di animazione della DreamWorks, dove è magistralmente interpretato da Rufus Wainwright, ma è una canzone scritta originariamente dal grandissimo Leonard Cohen e pubblicata per la prima volta nel 1984.

Da allora è stata ripresa e reinterpretata da una miriade di artisti, e in alcuni casi ha ottenuto anche più successo della versione originale cantata dallo stesso Cohen. Quella che potete ascoltare qui sotto dalla voce di colui che l'ha scritta.

Buona domenica.

sabato 19 giugno 2010

Travaglio condannato per diffamazione


Considerato che Schifani gli aveva chiesto quasi due milioni di euro, i sedicimila a cui l'ha condannato il giudice per quanto affermato due anni fa a Chetempochefa, sono quasi quisquilie.

Sarà interessante leggere le motivazioni della sentenza, quando usciranno.

Ok, siamo a 10 milioni


Dopo i tre milioni di Alfano di due anni fa e i 7,5 milioni di Berlusconi dell'altro giorno, siamo arrivati oggi a fare cifra tonda: 10.000.000 di intercettati.

Aspettiamo con ansia di sapere quanti saranno lunedì prossimo.

Quelli che oggi strillano sul bavaglio alla stampa

Marco Travaglio fa notare che il centrosinistra, che oggi strilla e si indigna per il bavaglio alla stampa, è lo stesso che nel 2007, quando era al governo, votò la stessa identica legge (il papà all'epoca era Mastella), che non fu promulgata solo perché il governo cadde prima.

Così, giusto per completezza d'informazione.

Facebook fa venire il cancro?

Qualcuno di voi sa per caso se esiste qualcosa di cui non è ancora stato incolpato Facebook? Ecco, a questo fantomatico elenco ci possiamo adesso aggiungere anche il cancro. Passate molto tempo sul social network del momento? Una visita di controllo da un oncologo io la prenoterei, se fossi in voi.

Naturalmente sto scherzando, ma lo studio pubblicato dal Biologist più di un anno fa (qui il pdf in inglese), e in circolazione in rete in questi giorni, non sembra lasciar spazio a dubbi. Il succo di tutta la questione sarebbe che prolungati lassi di tempo passati in rete provocherebbero mutazioni a livello genetico ed esporrebbero i soggetti internet-dipendenti a maggiori rischi di contrarre la terribile patologia.

Pensate se lo venisse a sapere Emilio Fede! Vi ricordate la sua campagna mediatica in cui lanciava sondaggi dal suo "telegiornale" per vedere quanti degli interpellati fossero favorevoli alla chiusura del social network? Il primo che gli va a spiattellare sotto il naso lo studio pubblicato dal Biologist, come minimo si becca un ringraziamento pubblico in diretta.

Ah, dimenticavo: ovviamente io sono a rischio.

venerdì 18 giugno 2010

Dimettersi da capo del governo a 54 anni

Il capo del governo finlandese, Matti Vanhanen (foto), si è dimesso, alla veneranda età di 54 anni, dopo ben 7 (sette) anni di mandato.

Per uno di 54 anni che pensa di aver già dato abbastanza e toglie il disturbo, ce n'è uno che a 58 anni in politica ci si è invece buttato, e alla veneranda età di 74 anni, di cui 16 "al nostro servizio", a togliersi di torno non ci pensa manco per niente.

Napoli e Palermo sotto l'immondizia


Da ieri, a Napoli, è di nuovo emergenza rifiuti, sempre ammesso che la questione sia stata a suo tempo effettivamente risolta. Emergenza le cui cause sono da ricercare in uno sciopero improvviso degli addetti alla raccolta. Ma c'è un altro fronte, che è aperto ormai da parecchio tempo e che sembra non interessi a nessuno: Palermo.

Quello che sta succedendo nel capoluogo siciliano è stato oggetto, alcuni giorni fa, di un reportage dell'Espresso. Qui c'è una situazione, che si trascina da tempo, che è molto simile a quella che c'era a Napoli prima che intervenisse il "presidente spazzino", con la differenza che non ne parla nessuno. Chissà come mai? Sarà mica perché la Campania è stata amministrata dai Bassolino e dalle Iervolino e quindi il governo ha avuto gioco facile a giocare sul centrosinistra responsabile del disastro? (che, detto per inciso, non è che avesse tutti i torti).

Invece in Sicilia, e nello specifico a Palermo, manco se lo ricordano più quando è stata l'ultima volta che la cosa pubblica è stata gestita dal centrosinistra. Ecco perché è meglio evitare di fare pubblicità al disastro ambientale in corso: qualcuno potrebbe farsi delle cattive idee. E questo spiega anche come mai, a differenza di quanto accadde a Napoli, Berlusconi da tempo non ci pensa proprio a farsi vedere da quelle parti: niente sceneggiate con la scopa in mano, niente consigli dei ministri in zona, niente di niente. Meglio tenersi a una salutare distanza.



(fonte immagine: repubblica.it)

giovedì 17 giugno 2010

Dalla Diaz a Cucchi

Due notizie di cronaca, di cui in passato mi sono più volte occupato qui sul blog, meritano di essere segnalate. La prima è la condanna in appello a un anno e 4 mesi dell'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro. "Istigazione alla falsa testimonianza nei confronti dell'ex questore di Genova Francesco Colucci nel processo per l'irruzione alla Diaz del G8 nel 2001", hanno sentenziato i giudici.

I fatti sono noti, e si riferiscono a quella che è passata alla storia come l'irruzione delle forze dell'ordine nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001; blitz che nelle intenzioni della Polizia doveva servire a stanare i pericolosi capi dei famigerati black bloc. Peccato che all'interno della scuola dei famigerati scalmanati non vi fosse neppure l'ombra, visto che vi avevano trovato riparo per la notte solo alcuni pacifici manifestanti su cui, purtroppo, si è abbattuta la furia delle forze dell'ordine.

Assieme a De Gennaro è stato condannato anche Spartaco Mortola, all'epoca capo della Digos di Genova e attualmente vice questore a Torino. Ora, sia ben chiaro, questa non è una sentenza definitiva - manca ancora la Cassazione -, ma così, come pensiero mio personale, non so in quanti altri paesi in cui si verificasse una vicenda simile, gli alti funzionari coinvolti sarebbero ancora al loro posto. Naturalmente si tratta di una visione, la mia, diametralmente opposta a quella di Maroni.

L'altra notizia che vi volevo segnalare riguarda il caso Cucchi. I pm titolari dell'inchiesta per la morte del giovane geometra romano hanno infatti chiesto che siano processati, a vario titolo e con accuse diverse, 13 persone tra medici, infermieri e agenti penitenziari coinvolti nella vicenda. Ora su questa richiesta dovrà pronunciarsi il giudice dopo aver esaminato gli atti. Se darà parere favorevole, ci sono serie possibilità che su uno dei casi più oscuri e inquietanti di persone decedute nelle mani dello stato sia fatta finalmente piena luce.

Ma non possono mettersi d'accordo?

Dunque, esattamente 2 anni fa, quando il ddl intercettazioni veniva portato per la prima volta in Parlamento, Alfano diceva:

Le intercettazioni, spiega Angelino Alfano, sono ogni anno 100mila e con ogni «bersaglio» spiato entrano in contatto migliaia di persone, in media in 30 telefonate al giorno. Così «si arriva a 3 milioni di intercettazioni»

Oggi, esattamente due anni dopo, il nostro allegro capo del governo dice:

Ci sono "150 mila telefoni sotto controllo". Considerando 50 interlocutori per ciascuna utenza sotto controllo, vengono ascoltate le conversazioni di "7 milioni e mezzo di cittadini".

Ora, considerando che sono tutte balle, non possono almeno telefonarsi per mettersi d'accordo? Se non altro per prenderci per il culo con dati uguali.

Ma non è eversione, questa?

Mi sorge un dubbio. Oggi Bossi, in merito al discusso ddl intercettazioni, ha detto: "...se il presidente della Repubblica non firma siamo fregati". Appena ieri, invece, il suo degno compare, Berlusconi, ha dichiarato: "...Poi sicuramente quando sarà diventata legge non piacerà ai soliti pm della sinistra che ricorreranno alla Corte costituzionale che, secondo quanto ho sentito, potrebbe abrogare il provvedimento".

Lasciando perdere la famosa balla, ormai trita e ritrita, dei pm di sinistra, cosa indicano le frasi dette da Bossi e da Berlusconi? Che questi signori stanno legiferando perfettamente consapevoli di aver messo in campo un provvedimento potenzialmente incostituzionale. E qual è il termine per definire un governo che, consapevolmente, vara provvedimenti che vanno contro la Costituzione? A casa vostra non so, a casa mia si chiama eversione.

Perché ce l'hanno col 41?

Non mi sto riferendo ovviamente al famoso 41bis, cioè il regime di trattamento carcerario particolarmente severo previsto per i responsabili di reati di mafia. Mi riferisco invece all'art. 41 della Costituzione. Perché? Perché nell'ultimo periodo, Tremonti prima e Berlusconi poi, l'ultima volta durante gli sproloqui di ieri, si sono scagliati contro di esso. Perché ce l'hanno a morte con questo articolo? E, soprattutto, cosa dice? Eccolo qua:

L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Sarebbe interessante sapere cosa vogliono cambiare. "L'iniziativa economica privata è libera" non necessita di grosse spiegazioni. Significa che chi vuole avviare un'impresa, aprire una pizzeria, un bar, un negozio di abbigliamento, o quello che volete, è libero di farlo. Non è libera "se" o libera "ma"; è libera. Punto. E allora? Non è Berlusconi che si è sempre lamentato dei lacci e lacciuoli contenuti nella Costituzione?

Qui non mi pare che ci siano lacciuoli di alcun tipo. E' vero, ieri si è lamentato dicendo: "Basta calvario, bisogna finirla con le decine di autorizzazioni", riferendosi ai tempi e alle procedure necessarie per avviare un'attività; ma questo mi pare che abbia più a che fare con la burocrazia, cosa c'entra la Costituzione? Basta legiferare nel senso di una sburocratizzazione delle procedure (non paghiamo, tra l'altro, anche un ministro per questo scopo?) ed ecco risolto il problema. Ma per fare questo mica occorre andare a modificare la Costituzione...

A meno che non intendano modificare il secondo comma del suddetto articolo. Cosa che, detto per inciso, non mi stupirebbe affatto.

mercoledì 16 giugno 2010

Visto che tanto siamo tutti intercettati...


Se è vero, come ha delirato anche oggi il presdelcons, che siamo tutti intercettati, tanto vale approfittarne (ho appena raccontato una barzelletta al poliziotto/carabiniere/finanziere che mi stava ascoltando di nascosto).

In direzione ostinatamente contraria


(via SkyTg24)

Spatuzza è un bugiardo (?)


Non sono riuscito a trovare l'articolo di Nuzzi, pubblicato oggi da Libero, né nella rassegna stampa né sul sito del quotidiano. Quindi mi devo accontentare del titolo - lo vedete qui sopra.

Giuseppe Lo Bianco, sul Fatto di oggi, si chiede come mai gli sia stato revocato dal Viminale lo status di collaboratore nonostante ben tre procure della Repubblica l'abbiano giudicato attendibile; e come mai questo tipo di decisione sia stata presa per la prima volta dallo Stato nonostante decine di altri pentiti si siano comportati esattamente allo stesso modo.

Mentre aspettiamo che qualcuno risponda alle domande di Lo Bianco, vale la pena segnalare che dovrebbe ormai essere quesione di poco la sentenza d'appello per Dell'Utri, co-fondatore assieme a Berlusconi di Forza Italia. La procura di Palermo ha chiesto la condanna a 11 anni (in primo grado se n'è beccati 9).

Tra le priorità della scuola


Una vicenda per certi versi simile a questa, ma che ha fatto molto più rumore, è già accaduta, qui in Emilia Romagna, qualche tempo fa con la famosa circolare (guarda) inviata dal direttore dell'Ufficio scolastico regionale Marcello Limina agli istituti della regione.

Ora, le considerazioni che si possono fare in merito a questi due episodi (quanti altri non sono venuti alla luce?) sono molte. La prima che a me viene in mente: è possibile che in pieno terzo millennio, in un paese occidentale che ama definirsi civile e democratico, viaggino su carta intestata "inviti" più o meno pressanti a non criticare il governo? Siamo veramente a questo punto?

(fonte immagine: "informare per resistere" via Facebook)