lunedì 31 maggio 2010

Come la mettiamo con la stampa estera?

L'opposizione, si sa, è quello che è, ma quelle rare volte in cui dimostra di essere tale occorre dargliene atto. A proposito del famigerato ddl intercettazioni, che in queste ore è stato nuovamente rinviato in commissione giustizia al Senato per esaminare alcuni emendamenti, c'è un'interessante osservazione di tale Giovanni Legnini (Pd), il quale, tra le altre cose, tutte abbastanza sensate, si chiede:

E che cosa ne sarà di questa nuova categoria di atti che in virtù delle disposizioni processuali sarà pubblica ma non sarà pubblicabile sulla stampa? Quali saranno le nuove modalità diffusive di informazioni non pubblicabili ma di enorme interesse per l’opinione pubblica? E che succederà quando tali atti pubblici ma non pubblicabili saranno pubblicati dalla stampa straniera?

Sarebbe interessante sentire la risposta di Gasparri, Quagliariello o qualcuno di quelli lì.

Le donne che amano i preti si fanno sentire

Ha varcato i confini nazionali la lettera aperta, diretta a Ratzinger, con la quale alcune donne chiedono di rivedere l'obbligo del celibato dei preti. La prima versione di questo testo è stata pubblicata sul sito cattolico ildialogo.org, per essere poi ripresa dal Guardian e da altre testate estere.

Le donne che hanno pubblicato questa lettera aperta hanno avuto, o hanno in corso, una relazione con un parroco. "Chi scrive è un gruppo di donne, di ogni parte d’Italia, che ha vissuto o vive tutt’ora l’esperienza di una relazione con un prete o religioso. Siamo abituate a vivere nell’anonimato quei pochi momenti che il prete riesce a concedere e viviamo giornalmente i dubbi, le paure e le insicurezze dei nostri uomini, supplendo alle loro carenze affettive e subendo le conseguenze dell’obbligo al celibato".

In sostanza, queste donne argomentano l'incongruenza di tale vincolo imposto dalla chiesa ai parroci, tenuto conto anche del fatto - continuano - che non vi è traccia nelle sacre scritture di qualcosa che giustifichi il celibato elevandolo a valore sacro. Per adesso pare che Ratzinger non si sia fatto sentire. Io penso invece che queste donne una risposta la meritino.

La legge sull'omofobia può aspettare

Il ragazzo gay che è stato massacrato per questo motivo fuori da un locale romano, chiede, con un messaggio a Berlusconi, che venga approvata la legge contro l'omofobia. Qualcuno bisognerebbe che gli spiegasse, poveretto, che non è una cosa urgente e che nel nostro paese ci sono priorità che vanno rispettate. Prima, ad esempio, c'è la manovra economica; poi ci sono le intercettazioni e il bavaglio alla stampa.

Finite le "emergenze", forse si potrà mettere mano anche alla legge sull'omofobia. Sempre che il Vaticano sia d'accordo, si intende...

domenica 30 maggio 2010

L'anacronismo del copyright oggi


Ieri pomeriggio ho caricato nel mio canale su Youtube un video, creato da me, contenente una traccia audio dei Genesis chiamata Many too many. Terminato il caricamento, come è prassi ormai nota mi arriva la solita e-mail da parte dell staff di Google che mi avvisa che la traccia audio potrebbe essere protetta da copyright. Poco male, penso io, visto che quella notifica mi arriva regolarmente ogni volta che faccio la stessa operazione.

Questa volta, però, dopo poco un'altra e-mail mi avvisa che è stato disattivato l'audio del video che ho caricato a causa dello stesso problema. Cancello quindi il video in questione e modifico l'originale, che è ancora sul pc, sostituendo la prima traccia audio con un'altra, sperando così di "ingannare" l'algoritmo di Google per il riconoscimento dei file protetti da copyright. Niente da fare; questa volta viene addirittura oscurato il video. Siccome ho perso una mezza giornata per mettere insieme la musica e le immagini, e visto che il risultato non mi sembra poi così male, capite da voi che la cosa mi ha un po' scocciato. Ho lasciato quindi perdere Youtube e ho caricato il medesimo video, che trovate qui sotto, su Divshare, sul quale avevo già un account. Il problema è quindi risolto e potete vedere il video esattamente come se l'avessi caricato su Youtube.

Due brevi riflessioni. Per prima cosa non me la prendo con Google, il quale non fa altro che seguire le direttive imposte da chi nel caso specifico detiene i diritti del pezzo in questione, e cioè la Warner Music Group. Me la prendo con l'anacronismo di questa forma di copyright rispetto all'era tecnologica che stiamo vivendo. Se il video che ho caricato viene oscurato, si presume che ciò avvenga perché i detentori del diritto di copyright pensano che in qualche modo la mia azione possa danneggiare l'artista o la stessa major. Ma in che modo ciò avverrebbe? Chi ascolta sul mio blog il video si divide infatti sicuramente in almeno due categorie: chi conosce già i Genesis e quindi, giocoforza, il pezzo in questione, e chi invece non conosce né il pezzo né, tantomeno, i Genesis (male, molto male).

Nel primo caso è difficile che l'ascolto, o al limite anche il download del brano, provochi danni all'autore. Per il semplice motivo che è altamente probabile che il disco l'ascoltatore ce l'abbia già - se è un fan dei Genesis non può infatti non avere And Then There Were Three. E se invece chi ascolta non conosce i Genesis e la canzone magari gli piace? Magari si interessa della cosa; potrebbe perfino decidere di andarsi a comprare l'album. Poi l'album gli piace e magari ne compra un altro. Poi può capitare che i Genesis vengano in tournée in Italia e li vada pure a vedere. Vi rendete conto che razza di danno ha provocato l'aver messo online quel video pur non essendo titolare dei diritti del pezzo?

Vabbé, questo è, c'è poco da fare. Comunque sia, il travagliato video di Many too many è questo.

Ci sono voluti 19 anni


Ma alla fine è successo.

Il quartier generale racconta/28


Che la manovra finanziaria di cui tanto si parla in questi giorni non piaccia a opposizione, sindacati, ricercatori, parzialmente Confindustria e lavoratori statali, è cosa più o meno nota. Che per alcuni aspetti, e per motivi diversi, non piaccia neppure a illustri esponenti della stessa maggioranza che l'ha partorita (Bondi, Calderoli e Formigoni, solo per fare alcuni esempi), è un po' meno noto. Ma chi alla fine l'affosserà definitivamente sarà l'ultracasta dei magistrati. I magistrati? Proprio loro, quelli che guadagnano stipendi che viaggiano attorno agli 80.000 euro l'anno e che proprio non ne vogliono sapere di vederseli decurtati.

Ma chi lo dice? Lo dice il Giornale, naturalmente, attraverso il suo editorialista di punta, il mitico Alessandro Sallusti. Ma come, dirà qualcuno, anche di domenica? Eh, certo. I paladini dell'informazione mica vanno in vacanza. E così ecco che anche oggi troviamo in edicola il Giornale col titolone di prima pagina che vedete in alto: "I giudici arrestano la finanziaria". Oh perbacco! Ma andiamo a vedere nel dettaglio che cosa il buon Sallusti ha scritto per quelli che hanno avuto la fortuna di potersi accaparrare una copia del prestigioso quotidiano da sfogliare sotto l'ombrellone.

la finanziaria non è stata firmata né da Berlusconi né da Napolitano, sì è stata firmata ma solo da uno, no forse lo sarà presto da entrambi. Insomma, non si capisce nulla, se non una cosa: ha ragione il premier quando si lamenta che in questo Paese comandare e decidere è impossibile, tanti sono i lacci e i lacciuoli imposti da una Costituzione ormai fuori dal tempo e da poteri che vivono e operano in eterna invasione di campo. Primi fra tutti il Quirinale e quello giudiziario.

Come forse avrete letto, in questi ultimi due o tre giorni c'è stata un po' di confusione sulla firma in calce a questa bendetta finanziaria. Sallusti, invece di chiarire un po' le cose, la aumenta se possibile ancora di più col suo "Insomma, non si capisce nulla". In realtà si capirebbe benissimo, basterebbe spiegare che tutta la confusione è stata originata da Berlusconi quando ha dichiarato che la finanziaria l'avrebbe firmata dopo il parere dei tecnici del Quirinale che la stavano vagliando. Cosa questa che, oltre a essere fuori dalla normale prassi - i provvedimenti arrivano sul tavolo del Capo dello Stato già firmati dal presidente del Consiglio -, aveva provocato pure le ire dello stesso Quirinale. La questione della firma, e relativa successiva confusione, è tutta qui, ma Sallusti per spiegarla avrebbe dovuto ammettere che la confusione è stata originata proprio da Berlusconi. Capite anche voi che la cosa non era fattibile: meglio continuare a buttarla in caciara.

E allora, se non è colpa di Berlusconi, di chi è? Ma del Quirinale, no? Che diamine! Assieme a quel ferrovecchio chiamato Costituzione ("tanti sono i lacci e i lacciuoli imposti da una Costituzione ormai fuori dal tempo e da poteri che vivono e operano in eterna invasione di campo. Primi fra tutti il Quirinale e quello giudiziario"). Chissà in cosa consiste, secondo Sallusti, l'"eterna invasione di campo"? Che sia perché il Capo della Stato, qualche volta (poche per la verità), si rifiuta di firmare qualcuna delle porcate che più o meno regolarmente gli sottopongono? E il potere giudiziario? Che sia perché ci sono ancora dei magistrati che, autolesionisticamente, ancora accettano di fare il loro dovere provando a correre dietro a qualche ladrone di governo? O forse perché la Consulta ancora si permette di bocciare qualcuna delle porcate più grosse che riescono misteriosamente a passare il vaglio del Quirinale (vedi lodo Alfano)? Mah, bisognerebbe chiedere a Sallusti se sono queste le invasioni di campo a cui si riferisce. Ma andiamo avanti.

La questione è nota. I magistrati si sono ribellati all’idea di vedere decurtate le proprie retribuzioni sopra un certo, non irrilevante, reddito. Hanno minacciato lo sciopero manco fossero metalmeccanici che campano con 1.200 euro al mese.

I magistrati hanno minacciato l'agitazione perché "le retribuzioni dei magistrati vengono colpite tre volte: con il blocco dei meccanismi di progressione economica, con il blocco dell'adeguamento alla dinamica dei contratti pubblici e, addirittura, con un prelievo forzoso sugli stipendi. Sono interventi incostituzionali e palesemente punitivi nei confronti dei magistrati", dice l'ANM. Qui, naturalmente, si può essere d'accordo o meno con le proteste, ma vale la pena segnalare, come scrive l'AdnKronos, che la medesima protesta è stata fatta dai medici, che hanno lo stipendio allineato a quello dei magistrati, per gli stessi motivi. Però dei medici a Sallusti non importa niente: in fondo mica sono loro che danno fastidio alla politica.

La cosa paradossale è che i veri poveri cristi, quelli che il lavoro l’hanno perso o l’hanno precario, sono i primi paladini di questa casta intoccabile, egoista ed egocentrica.

Qui il Sallusti rasenta il comico. Definisce infatti una "casta intoccabile, egoista ed egocentrica" la magistratura, mica la politica. Guarda a caso, però, i magistrati sono quelli che devono sempre rispondere delle loro azioni davanti al CSM, e, sempre per puro caso, i magistrati italiani sono quelli che tra i paesi europei presi in esame dal rapporto Cepej ricevono più sanzioni e richiami di tutti gli altri. Quanti richiami e sanzioni ricevono i politici? Cosa ci fa Cosentino in Parlamento nonostante un ordine di cattura per camorra da parte della procura di Napoli? Quante volte la giunta per le autorizzazioni del Parlamento ha acconsentito che su un parlamentare venissero svolte indagini da parte della magistratura? E quante volte no? Ecco, secondo Sallusti, però, gli intoccabili sono i magistrati.

E sono anche egoisti, per giunta. In pratica sono loro che pensano solo ai soldi, mica i politici. Sono i magistrati, infatti, che con una certa regolarità votano alla chetichella provvedimenti per autoaumentarsi lo stipendio, mica i politici. Alla fine del 2006, alla vigilia delle elezioni politiche di aprile, il governo Berlusconi, in questo appoggiato naturalmente dal centrosinistra (quando è ora di fare cassa si va sempre d'amore e d'accordo), ha fatto una leggina per estendere i finanziamenti pubblici ai partiti anche in caso di scioglimento anticipato delle Camere (fino ad allora cessavano alla caduta del governo). Il risultato è che i partiti che avevano diritto ai rimborsi elettorali durante il precedente governo Prodi, continuano ancora oggi a prenderli come se quella legislatura fosse ancora in corso, e li prenderanno fino al 2011 sommando a questi quelli della legislatura attuale. Anche questo, naturalmente, a Sallusti non interessa. Si tratta di bazzecole insignificanti. Gli egoisti sono i magistrati e basta. D'altra parte 50 miliardi di euro all'anno, il costo della corruzione in Italia recentemente certificato dalla corte dei conti, esiste perché ci sono i magistrati corrotti, mica i politici in combutta con gli imprenditori.

Naturalmente, per chiudere in bellezza - qualcuno sotto l'ombrellone potrebbe cominciare ad annoiarsi -, l'immancabile stoccatina contro Travaglio e Di Pietro, del quale dice: "che campa alla grande con stipendi pubblici e rimborsi elettorali". Che Di Pietro campi alla grande è fuori discussione, ma Sallusti dimentica che a volte è merito anche dei soldi che il Giornale è costretto a versare in risarcimenti per le fandonie che scrive sull'ex magistrato. Ma questo, ovviamente, Sallusti si guarda bene dallo scriverlo. In fondo è domenica anche per lui.

"Per i pedofili l'inferno sarà più duro"

Probabilmente molti di quelli che hanno letto le parole di ieri di tale mons. Scicluna, hanno archiviato il tutto come una delle tante dichiarazioni, fioccate in questo ultimo periodo da parte di più o meno importanti portavoce ecclesiastici, in merito allo scandalo chiesa/pedofilia.

Da parte mia solo alcune brevi riflessioni. La prima riguarda la presa in giro ìnsita in tutta la questione paradiso/inferno, ovviamente per chi non crede. L'idea infatti che un eventuale e ipotetico (molto ipotetico) dio distribuisca premi o punizioni a seconda che si faccia quello che dice lui o meno, è una di quelle cose che fa a pugni non solo con il buon senso e la logica, ma anche con quel livello minimo di razionalità che ogni essere umano dovrebbe avere.

Ma quanto affermato dal suddetto prelato, è un nonsenso anche per altri motivi. Non mi risulta, infatti - eventualmente correggetemi -, che nella Bibbia o nei Vangeli siano indicati diversi gradi di severità dell'inferno. O ci vai o non vi vai. Non è che se la fai meno grossa avrai una pena più blanda e se la fai più grossa più pesante. O vogliamo credere veramente che esista una sorta di 41bis anche per l'inferno? Suvvia.

Altra cosa. Il monsignore pensa veramente che la sua minaccia spaventi qualcuno dei preti che si è macchiato di tale infamia? A quelli che fanno queste cose non frega niente già in partenza della questione paradiso/inferno. O vogliamo credere che un prete pedofilo pensi che, eventualmente, abbia ancora qualche chance di guadagnarsi il paradiso? Ma manco per niente. La realtà è che la chiesa, di fronte all'enormità dello scandalo che la coinvolge non sa che pesci pigliare, è un po' come se fosse allo sbando. E allora, per cercare di rabbonire un po' il gregge, ridà vigore e nuova linfa alla favoletta dell'inferno e del paradiso che ci raccontava il prete quando eravamo bambini.

Appunto, quando eravamo bambini.

Burning rope

Non so quante siano le rockband di un certo livello che hanno visto cambiare così spesso, nel corso del tempo, componenti e musicisti. La cosa non preoccupa più di tanto, comunque. I Genesis hanno infatti prodotto capolavori di tale livello che risulta secondario questo elemento.

Questa qui sotto è Burning rope (ascoltate il tema musicale che parte dal min. 3,30, dà i brividi), l'anno è il 1978 e l'album è il leggendario And Then There Were Three.

Buona domenica.

sabato 29 maggio 2010

Otto episodi in nove mesi

Voi salireste su un mezzo pubblico guidato da un omosessuale? Io sì. Voi vi fareste operare da un chirurgo omosessuale? Io sì. Voi salireste su un aereoplano condotto da un pilota omosessuale? Io sì. Voi non vi sentireste ugualmente tutelati se un carabiniere della gazzella di pattuglia fosse omosessuale? Io sì. Alcuni capolavori scritti da Elton John sono meno capolavori perché è omosessuale? No, i capolavori sono capolavori.

Voi picchiereste uno che esce da un locale solo perché è omosessuale? Io no.

"Era ritenuto" un grande dittatore?



Lo confesso: certe "perle" a volte scappano anche a me.

venerdì 28 maggio 2010

Come sono gentili: adesso consentono pure di riassumere

La vicenda del ddl intercettazioni si è arricchita stasera di un nuovo capitolo. Il gruppo Pdl al Senato, infatti, in ossequio a una sorta di operazione trasparenza (è bellissimo essere presi in giro in questo modo), ha pubblicato sul proprio sito 11 correzioni che dovrebbero rappresentare una specie di "svolta"; un rimaneggiamento che dovrebbe essere, sempre secondo loro, un'apertura di non poco conto alle richieste dell'opposizione e di tutti quelli che in questi giorni si stanno battendo contro l'approvazione di questa porcata.

Le novità principali, come scrive anche il Corriere, sono un piccolo abbassamento delle sanzioni a carico dei giornalisti e degli editori e - udite udite - la possibilità di pubblicare per riassunto un'inchiesta prima dell'udienza preliminare. Naturalmente rimane in vigore l'impossibilità per i giornalisti di pubblicare i testi integrali di eventuali intercettazioni e di raccontare in dettaglio un'inchiesta anche quando non sono più coperti da segreto.

A giudicare dai titoli dei siti internet in queste ore, sembra una bellissima cosa, un ottimo passo avanti nel miglioramento di questo obbrobrio legislativo. Chissà, adesso che hanno concesso il contentino si aspettano magari che qualcuno li ringrazi? Pretendono che i giornalisti e i cittadini, che sono le vere vittime di questa oscenità, facciano salti di gioia, ringrazino per avere avuto questo "dono" e tanti saluti?

Manco per niente. Questa legge non va modificata, va cancellata integralmente una volta per tutte. Assieme a questa classe politica di affaristi e marionette e alla loro montagna di balle giornaliere per giustificare una legge che ci fa sprofondare ai livelli democratici del Burundi. Questa è l'unica modifica da fare: l'abrogazione! Qualsiasi altra cosa è una presa per i fondelli.

Oil reaches Louisiana shores


Dicono di essere finalmente riusciti a bloccare la fuoriuscita di petrolio. Ma ormai è difficile che il danno fatto sia reversibile. Perlomeno in tempi brevi...

(fonte immagine e galleria: The Big Picture)

Il Fatto Quotidiano si scuserà con Daniele Sensi?

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.


Siccome, come ho già scritto altre volte, a me non dà assolutamente nessun fastidio fare le pulci anche a chi ho sempre elogiato e ritengo essere una spanna sopra tutti gli altri, spero che Il Fatto Quotidiano, o magari lo stesso Furio Colombo, rettifichino quanto è stato pubblicato oggi su Daniele. E non sarebbe male se magari chiedessero anche scusa.


Aggiornamento 18,10.

Furio Colombo ha rettificato e si è pubblicamente scusato con Daniele. Anche tra i giornalisti ci sono ancora dei galantuomini.

Salerno-Reggio Calabria, pagare invece di essere pagati?


Metilparaben pensa che un governo che chiede di pagare per una cosa per cui bisognerebbe essere pagati sia praticamente alla frutta.

Le intercettazioni all'estero

Qualche giorno fa il Corriere della Sera ha riportato un'interessantissima inchiesta sulla legislazione in vigore in molti paesi in materia di regolamentazione delle intercettazioni e loro pubblicazione sulla stampa. Ve lo riporto qui sotto; mi sembra molto utile nel caso dovesse saltare fuori il pappagallo di turno a dire che dobbiamo adeguarci agli altri paesi europei.

Gran Bretagna: Nessuna barriera se l’interesse è pubblico
LONDRA — Si potrebbe risalire all’8 febbraio 1587 quando Maria Stuarda fu accusata di alto tradimento: i nobili inglesi intercettarono e manipolarono le lettere della regina di Scozia per portarla alla ghigliottina. Fu la prima «intercettazione » della storia moderna? Ma si potrebbe saltare al 1993, quando i giornali pubblicarono le telefonate fra Carlo e Camilla. «Non posso sopportare una domenica notte senza di te». «Vorrei essere il tuo tampax». Che scandalo. Di comunicazioni intercettate si discute da cinque secoli. È sacro il diritto alla privacy ed è sacro il diritto d’informare: qual è l’equilibrio corretto? È il «Regulation of Investigatory Power Act» che disciplina la materia. Il ministero dell’Interno autorizza le intercettazioni che, per principio, non possono essere diffuse o riprodotte. Ma il «Freedom of Information Act» dà il «diritto di conoscere», dunque di consultare, richiedendolo al Commissioner o al tribunale che decidono, gli atti investigativi e di pubblicarli. Laddove prevale l’interesse pubblico non c’è barriera che tenga. Persino a Buckingham Palace (i bisbigli d’amore di Carlo e Camilla insegnano) s’inchinano a questo principio sacro.
Fabio Cavalera

Francia: La fonte è protetta salvo casi eccezionali
PARIGI — In Francia il segreto professionale dei giornalisti è tutelato. Le intercettazioni, come avvenuto anche in recenti casi (processo Clearstream, che vedeva di fronte il presidente Sarkozy e l’ex premier Villepin), sono state pubblicate anche in corso d’istruttoria e solo in casi eccezionali può essere richiesto di rivelare la propria fonte. Ci sono stati esempi di giornalisti condannati per aver divulgato intercettazioni (il caso della cellula segreta dell’Eliseo all’epoca di Mitterrand) ma poi assolti alla Corte europea di Strasburgo. In buona sostanza, il giornalista pubblica documenti giudiziari e protegge le proprie fonti, ma può incorrere nel reato di diffamazione e di violazione della presunzione d’innocenza dell’individuo menzionato nelle intercettazioni o in documenti giudiziari. In questo caso, la normativa rimane in equilibrio fra i diritti della stampa e individuali. Il giornalista rischia di essere perseguito per diffamazione. Secondo un recente studio, le intercettazioni si sono moltiplicate per cinque negli ultimi anni (26 mila nel 2008), oltre a circa seimila intercettazioni «amministrative », cioè non autorizzate dal giudice.
Massimo Nava

Spagna: Diritto di cronaca senza conseguenze
MADRID — Nelle ultime settimane si è acceso un dibattito in Spagna sull’operato del giudice Baltasar Garzón che ha intercettato le conversazioni tra alcuni imputati di corruzione nel caso Gürtel (che coinvolge politici delle comunità autonome di Madrid e Valencia) e i loro avvocati, ed è stato denunciato per abuso d’ufficio, in quanto sono generalmente conversazioni protette. In base all’articolo 579 della «Ley de enjuiciamiento criminal» le intercettazioni possono essere disposte da un giudice per un periodo di tre mesi (prorogabile di altri tre). In caso di urgenza possono essere ordinate anche dal ministro dell’Interno, se l’inchiesta riguarda bande armate o terroristi. Sebbene negli ambienti giuridici si discuta sulle garanzie offerte dalla legislazione vigente, l’interesse pubblico in Spagna è considerato prevalente, perciò la pubblicazione delle intercettazioni non è perseguibile. Le intercettazioni ordinate da Garzón nel caso Gürtel sono state pubblicate senza alcuna conseguenza per editori e giornalisti. «Una legge simile a quella italiana—assicurava ieri El País—avrebbe portato in carcere i giornalisti che hanno indagato sul caso».
Elisabetta Rosaspina

Repubblica Ceca: Appello all’Europa per la «museruola»
BRUXELLES — È entrata in vigore il 1˚ aprile 2009. Ma tutto era, meno che un pesce d’aprile. A Praga l’hanno subito chiamata «legge museruola»: perché appioppa la galera fino a 5 anni al giornalista che pubblichi il contenuto di un’intercettazione giudiziaria o qualunque notizia su una persona indagata o sospetta, «anche se lo fa nel pubblico interesse»; e una multa fino a 5 milioni di corone (circa 194 mila euro) all’azienda editoriale per cui il reo lavora. In origine la legge era stata presentata come un miniemendamento al codice penale, teso a proteggere da una pubblicità indesiderata i bambini vittime di abusi: «E bene inteso, io sto con le vittime non con i media» rispose infatti il presidente Vaclav Klaus, quando i giornalisti cechi e di «Reporters sans frontières » lo supplicarono di bloccare la legge con il suo veto. Nel luglio 2009, da Bruxelles, la Federazione europea degli editori ha chiesto «con urgenza» un intervento alla presidenza dell’Ue, «per un atto di solidarietà con le federazioni della stampa in Italia e nella Repubblica Ceca, su una questione che ci preoccupa molto: la libertà di stampa…». Da allora, la museruola è rimasta al suo posto.
Luigi Offeddu

Russia: Vietati ai giornali solo i segreti di Stato
MOSCA — In Russia tutti i telefoni, i cellulari e le postazioni Internet sono permanentemente collegati a centri di ascolto dei servizi di sicurezza, l’Fsb, successore del Kgb. L’intercettazione può scattare per «qualsiasi indizio di reato progettato, compiuto o che sta per compiersi ». L’Fsb procede autonomamente ed entro 24 ore chiede l’autorizzazione al magistrato competente. Quando è in ballo il segreto di Stato, l’Fsb può mantenere segreti tutti i documenti, compreso l’atto d’accusa. In alcuni casi questo segreto vale anche nei confronti dell’avvocato difensore dell’imputato. Nei procedimenti normali gli atti, gli interrogatori e le intercettazioni comunicati dal giudice istruttore agli avvocati difensori possono essere liberamente pubblicati dai giornali che ne vengono a conoscenza. Il magistrato inquirente può però in qualsiasi momento disporre che particolari elementi debbano rimanere segreti se ritiene che ciò sia fondamentale per l’inchiesta in corso. Il dibattimento processuale è invece del tutto pubblico, a meno che non intervenga il segreto di Stato.
Fabrizio Dragosei

Stati Uniti:«Wiretap» legale e accessibile ai media
NEW YORK — Negli Stati Uniti le intercettazioni da parte di terzi sono legali sia a livello federale sia statale, previa autorizzazione di un giudice. In virtù del primo emendamento della Costituzione sulla libertà di stampa, i media hanno il pieno accesso alla pubblicazione di materiale a esse inerente. «Possiamo pubblicare qualsiasi cosa — spiega Lucy Dalglish, direttore esecutivo del Reporters Committee for Freedom of the Press—purché non presenti una minaccia imminente alla sicurezza nazionale o all’incolumità fisica di qualcuno». Dai Pentagon Papers al Sexgate, il libero accesso dei media a questo tipo di materiale è considerato uno degli elementi chiave della democrazia americana. Nella stragrande maggioranza degli Stati anche per registrare di nascosto una telefonata basta il consenso di una sola delle due parti. Iniziato nel 1890 in seguito all’invenzione del registratore, il wiretapping è stato usato dalla maggior parte dei presidenti Usa da quando la Corte suprema l’ha reso legale, nel 1928. Nel 1968 il Congresso ha approvato una legge che impone l’autorizzazione dal tribunale per le intercettazioni concernenti indagini criminali.
Alessandra Farkas


(fonte: Corriere della Sera - 21/05/2010)

giovedì 27 maggio 2010

Qual è la migliore di oggi?



Uno si potrebbe chiedere: ma perché i "libri" di Bruno Vespa vengono regolarmente anticipati per spezzoni dalla stampa prima dell'uscita? In attesa di qualcuno che riesca a rispondere a questo angosciante quesito, vale la pena segnalare le due uscite di oggi del cavaliere. La prima, presa appunto dall'ennesima anticipazione della prossima opera di Vespa, è pubblicata dal Corriere, e riprende una vecchia balla storiella con la quale il cavaliere e la sua corte sono riusciti abbastanza bene a imbambolare gli italiani nell'ultimo quindicennio: la persecuzione della classe politica da parte delle famigerate toghe rosse.

Voi sapete che tra le porcate i provvedimenti che vagano qua e là in Parlamento, c'è la mai sopita immunità parlamentare, che in questo momento dovrebbe essere ferma in qualche cassetto in commissione giustizia della Camera in attesa di essere ritirata fuori al momento propizio. Naturalmente, l'immunità per lorsignori in qualche modo bisogna giustificarla all'opinione pubblica; ecco quindi la vecchia storiella dei giudici politicizzati accompagnata alla necessità inderogabile di separare le carriere tra magistratura inquirente e giudicante (una cosa urgentissima).

Dopo i rapporti tra politica e giustizia, il secondo tema di oggi: il calcio. "Se il Milan l'avessi allenato io avrebbe vinto lo scudetto", ha dichiarato il cavaliere. Qual è la più grossa delle due?

Love boat


Niente di nuovo, intendiamoci. Però, insomma, proprio mentre il babbo ha appena chiesto sacrifici a tutti gli italiani...

(via Gilioli)

Province sì, province no


La discussione sull'abolizione o meno delle province si avvicina paurosamente al grottesco.

La piccola retromarcia di Alfano (e del governo)

Si stanno muovendo un po' di cose nell'ambito del ddl intercettazioni. E, senza ovviamente sbilanciarsi troppo, pare di intravvedere qualcosa che potrebbe far presagire un lieto fine. Piedi di piombo, naturalmente; questa gente la conosciamo bene. Le ultime novità, comunque abbastanza interessanti, riguardano le recenti dichiarazioni del guardagingilli, secondo cui il governo non metterà la fiducia sull'intero provvedimento. Cioè, se ne discuterà ancora e resterà aperto a eventuali modifiche ed emendamenti.

Ma la cosa interessante è un'altra. Stefania Prestigiacomo, ministro dell'ambiente, ha chiesto ad Alfano "di rivedere il testo nella parte che riguardano i reati ambientali". In pratica il ministro dell'Ambiente, secondo cui "Le intercettazioni sono un straordinario strumento investigativo", ha chiesto che i reati ambientali siano nuovamente intercettabili. Stessa cosa aveva fatto poco tempo fa Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, la quale aveva supplicato Alfano di rivedere il testo in modo che fosse nuovamente intercettabile il reato di stalking.

Queste due prese di posizione da parte di ministri appartenenti allo stesso governo che sta mettendo in campo questa porcata, la dicono infatti lunga sulla serie di palle che ci hanno raccontato finora per tentare di mascherare e farci ingoiare questa roba. E sono la prova provata - chi non ha il prosciutto davanti agli occhi lo sapeva già - che non è vero che le indagini non vengono compromesse. Vengono compromesse eccome, invece, altrimenti come si spiegano le uscite dei due dolci ministri?

Detto questo, c'è da segnalare l'ennesima perla detta dal guardagingilli ieri: "La possibilità di pubblicare le intercettazioni solo dopo l’udienza preliminare consente da un lato ai cittadini di conoscere comunque tutti i fatti dell’inchiesta e dall’altro di essere tutelati dalla divulgazione di conversazioni che poco o nulla centrano con l’inchiesta". Ma è possibile che questo signore continui imperterrito a pensare che siamo tutti scemi? Certo che la pubblicazione degli atti solo dopo l'udienza preliminare consente comunque di conoscere i fatti. Ma dopo quanto tempo? Mesi? Anni? Quanto tempo passa tra l'avviso di garanzia e l'eventuale rinvio a giudizio? E com'è possibile che in questo lasso di tempo ci sia blackout totale?

Ieri Tanzi è stato condannato in appello a 10 anni di carcere. Quanto tempo è passato dal primo avviso di garanzia all'inizio del processo? E non è stato giusto che le centinaia di migliaia di investitori truffati abbiano saputo fin dall'inizio che questo signore era indagato? Non è stato giusto che si sapesse fin da subito che i macellai della clinica Santa Rita, a Milano, menomavano i pazienti senza bisogno per avere i rimborsi della regione? Devo continuare? Fino a quando dovremo ascoltare le balle che raccontano questi signori per giustificare quello che non si può giustificare sotto nessun aspetto? E' giusto che io, cittadino, che pago le tasse, debba sorbirmi ogni santo giorno le ridicole giustificazioni per l'ennesima legge salva-casta?

Fortunatamente, a non poterne più di questa montagna di mistificazioni, non sono più solo la Prestigiacomo e la Carfagna. Ieri, infatti, Liana Milella, cronista di Repubblica solitamente bene informata circa quello che avviene nel palazzo, ha raccontato dei retroscena piuttosto interessanti. Pare che il primo a non poterne più, infatti, sia lo stesso Berlusconi e gli stessi vertici leghisti, tanto che si starebbe addirittura pensando di far approvare la legge in Senato per poi affossarla definitivamente. "I cittadini sono stanchi delle continue polemiche sulle intercettazioni. È ora di dire basta per concentrarsi, com'è giusto che sia, sulla manovra economica", avrebbe detto senza mezzi termini il capogruppo leghista al Senato, mentre da altri parlamentari sarebbero piovute cose come:

"Ma com'è possibile che ci siamo incartati in questo modo? Chi ha gestito quest'operazione in modo così disavveduto? Ma Berlusconi se ne rende conto che stiamo perdendo la faccia? Ma molliamola una volta per tutte questa legge. Al primo magistrato che non potrà fare un'indagine, al primo delinquente che sarà libero perché le intercettazioni possono durare solo 75 giorni vedrete i titoli della Padania. La Lega sarà la prima a sfilarsi. Noi passeremo per i soliti che vogliono favorire i criminali".

Ma come faranno a pensare una cosa così? Insomma, andiamo cauti e stiamo a vedere le prossime mosse. Chissà che non pensino davvero a buttare tutto nel cesso.

mercoledì 26 maggio 2010

Due parole sulla manovra

Alla fine ci siamo: il governo che per due anni ha negato la crisi, addebitandola alla fantasia malata dei "catastrofisti", e che fino all'altro ieri ha detto che non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani, presenta il conto ai suddetti italiani: 24 miliardi di euro. Ora, è vero, molte delle misure in procinto di essere varate vanno effettivamente nella direzione di un taglio alla pubblica spesa, ma molte altre no. Vediamone alcune prendendo spunto dall'ABC della manovra pubblicata oggi dal Sole24Ore.

Nonostante tutto quello che ci hanno raccontato riguardo al fatto che non c'è nessun condono edilizio, beh, ho paura che non sia proprio così. Il Sole la chiama "sanatoria", un termine se vogliamo un pelino più elegante, ma di fatto, se la lingua italiana ha ancora un significato, mettere in regola un fabbricato mai denunciato al catasto pagando una penale è un condono vero e proprio. Mi pare che si possa provare ad abbellire questa formula in tutti i modi, ma alla fine quello è.

C'è poi una stretta sulle pensioni di invalidità. Viene elevata la percentuale che ne dà diritto (dal 74 passerà all'80%) e, soprattutto, è previsto un forte aumento dei controlli sui "furbi". Interessante è poi il capitolo, molto strombazzato in questi giorni, dei tagli di stipendio a ministri e sottosegretari. Si scopre che è vero che è prevista una riduzione del 10%, ma non sull'intero stipendio annunale, ma sulla eventuale quota che eccede gli 80.000 euro. Se non ho capito male, quindi, se un sottosegretario guadagna per ipotesi 100.000 euro l'anno, il 10% si calcola solo su 20.000. Non mi pare che questo meccanismo sia stato messo in evidenza con altrettanta precisione, finora.

Altra nota interessante: viene dimezzato il contributo obbligatorio (lo so, sembra un nonsenso) che ogni elettore versa ai partiti: da un euro a mezzo euro. Voi sapete che i partiti, per campare (e bene), incamerano ogni anno la quota di un euro per ogni italiano avente diritto di voto, e questo, naturalmente, indipendentemente dal fatto che uno vada a votare oppure no. Hai diritto di voto? Bene, paghi un euro (anzi, adesso mezzo). E' il famoso "rimborso elettorale", quello che ha preso il posto del vecchio finanziamento pubblico a cui il 90% degli italiani ha detto no col famoso referendum del 1993, e che è rientrato poi miracolosamente dalla finestra col nuovo nome. Adesso è stato dimezzato. Mi viene da pensare che sarebbe bello che i partiti adesso restituissero agli italiani quel mezzo che contro la loro volontà è stato loro estorto in tutti questi anni.

E arriviamo, finalmente, a una delle norme che più rappresentano il famoso "non mettere le mani nelle tasche degli italiani". E' prevista infatti la "Possibilità di introdurre il pedaggio di tratti di strade di connessione con i tratti autostradali". Cosa vuol dire questo? C'è una superstrada gratuita, magari una "bretella" con funzione di raccordo tra due tronconi autostradali? Bene, si potrà mettere a pedaggio. Altra norma che c'entra con le tasche: i lavoratori del pubblico impiego hanno lo stipendio congelato fino al 2013. Niente aumenti, scatti, rinnovi contrattuali, niente.

C'è poi la tracciabilità dei pagamenti (in pratica le transazioni tramite carta di credito o assegni) che scende dagli attuali 12.000 e rotti euro a 5.000. Si racconta nelle segrete stanze che questa cosa abbia parecchio fatto incavolare il berlusca; come molti infatti ricorderanno, questa misura era già stata proposta dai passati governi di centrosinistra come misura anti-evasione; Berlusconi e i suoi gridavano all'epoca allo stato di polizia tributaria e Visco era soprannominato "Dracula". Oggi che questa misura è costretto ad adottarla il centrodestra, Visco, giustamente, qualche sassolino dalle scarpe se lo toglie.

Ma quello che in queste ultime ore sta mandando su tutte le furie molti pidiellini, sono i 10 euro che il governo sta pensando di far pagare ai turisti che entreranno a Roma. Scriveva poco fa il Corriere: "Misura che ha fatto infuriare Federalberghi Roma: 'È un clamoroso autogol— dice il presidente Giuseppe Roscioli— e sono rimasto a bocca aperta quando l’ho saputo: una famiglia di quattro persone, che viene a Roma per quattro notti, dovrà pagare fino a 160 euro'. La tassa di soggiorno sembra uno dei punti fermi, in una ridda di indiscrezioni. Il governo, ad esempio, ha inserito 'la possibilità di pedaggio su tratti di strade che connettono alle autostrade'. Il Gra a pagamento?". Ovviamente si tratta di indiscrezioni, come quella, riportata sempre dal Corriere, secondo cui si starebbe addirittura pensando a una "tassa" di un euro su ogni passeggero che transita negli aereoporti romani.

Insomma, ognuno può trarre le sue conclusioni, ma se mettiamo insieme tutto è abbastanza facile capire come mai quando è ora di annunciare che vogliono sconfiggere il cancro la faccia ce la mette Berlusconi e quando è ora di annunciare la manovra finanziaria ce la mette Letta.

Il quartier generale racconta/27


Oggi la prima pagina di Libero merita di essere riportata, perché annuncia a caratteri cubitali che 16 province verranno eliminate con la manovra del governo che tanto sta facendo dicutere in questi giorni. Uno si incuriosisce. Cavolo, 16 province eliminate non è roba da poco. E se ci fosse anche quella di chi legge l'articolo? Peccato che l'articolo in questione, questo, nonostante il titolo altisonante di province non parli per nulla. Ma come? Con un titolo del genere uno si aspetterebbe di trovare dei particolari: quali province saranno tolte, con quali criteri, ecc... E invece niente.

In tutto l'articolo, l'argomento province è liquidato così: "Si comincia con le piccole e con la prossima legislatura, a quel che si apprende, ma si comincia, e non è poco". Beh? Tutto qui? Sì, tutto qui. Capite anche voi che uno ci rimane un po' male, ma d'altra parte stiamo parlando di Libero: l'importante sono i titoloni, poi il resto all'occorrenza.

Ma quali sono allora queste famose 16 province che verranno abolite? E, soprattutto, quante sono? Beh, leggendo il Sole24Ore, un quotidiano appena appena più serio di Libero, si scopre che il parametro di riferimento principale è la popolazione: sotto i 220.000 abitanti la provincia sparisce. E quante sono in Italia queste province? Secondo il noto quotidiano della Confindustria soltanto 10. 10? Ma Libero non aveva detto 16? Beh, 6 più o 6 meno che differenza voltete che faccia? Il Messaggero, addirittura, pubblica l'elenco di quelle che potrebbero cadere sotto la scure di Tremonti, e addirittura ne menziona 9, neanche 10.

E io che pensavo che almeno sui numeri...

Lady Gaga ama i pirati

Essere padre di due figlie adolescenti ha, tra i tanti vantaggi, quello di avere il polso della situazione riguardo a quello che i giovani oggi definiscono "musica". Ecco il motivo per cui conosco Lady Gaga (foto), ritrovandomi spesso addirittura a fischiettare alcuni suoi motivi. Perché un breve post sulla tipa? Perché ha dichiarato in questi giorni di amare i pirati, quelli che scaricano illegalmente la musica, "perché si lasciano ingolosire dall'artista per poi partecipare al tour".

Questa affermazione, apparentemente banale, si butta alle spalle in un sol colpo decenni di concetto di copyright e diritto d'autore che nell'epoca in cui stiamo vivendo non ha più ragione di esistere. Attenzione, non sto perlando di legittimazione di violazione di copyright inteso come attribuzione illecita della paternità di opere create da altri; mi sto riferendo al modo in cui oggi viene tenuto artificialmente in vita, anche se ormai moribonodo, il vecchio concetto di diritto d'autore, impersonato da quelle major discografiche e cinematografiche che ancora si dannano e spendono tempo e risorse per perseguire i cattivoni del web, cioè quei pirati che invece Lady Gaga dice di apprezzare.

E questo perché la cantante in questione, artisticamente figlia del tempo in cui viviamo, ha capito perfettamente, come hanno capito già da tempo molti addetti ai lavori, che la lotta alla pirateria è una battaglia persa. Punto. E allora, come si diceva una volta, "se non li puoi combattere fatteli amici". Vale la pena segnalare che Lady Gaga non è la prima che prende pubblicamente queste posizioni. I Marillion, ad esempio, nel 2008 hanno messo gratuitamente in rete il loro ultimo album; dopo il primo ascolto dei brani così scaricati, una finestra popup invitava i fan a fornire l'indirizzo e-mail tramite cui ricevere proposte di acquisto di biglietti per i concerti e gadget vari. Sulla stessa falsariga si sono mossi i Radiohead un anno prima, mentre appena un anno fa molte delle più celebri rockstar inglesi si sono unite in un appello indirizzato alle major discografiche e al governo con questo progetto: "It's not a crime to download".

Chi ha orecchi per intendere, intenda. Io, nel frattempo, vado subito a scaricare qualche canzone di Lady Gaga.

martedì 25 maggio 2010

Possibile che in Italia non risponda più nessuno?



(via pieroricca.org)

9.000.000 di euro in auto blu

Mentre piano piano si svelano i dettagli della manovra economica che costerà sudore e sangue agli italiani (e contestualmente cominciano ad alzarsi le barricate di sindacati e opposizione), Eduardo Di Blasi, su Il Fatto di oggi, fa notare che le auto blu in Italia costano allo stato ogni anno circa nove milioni di euro.

E pare che lì nessuno abbia adoperato le forbici.

I dvd di Mussolini


Ah, dimenticavo, da stamattina trovate in edicola insieme a Libero i dvd coi discorsi di Mussolini. Così, giusto per stare in tema col periodo che stiamo vivendo.

p.s.
nonleggerlo si è chiesto chi li paga.

Sacrifici molto duri

Quella che all'inizio doveva essere una sorta di passeggiata che non doveva "mettere le mani nelle tasche degli italiani", un'altra delle barzellette che il cavaliere e i suoi trombettieri vanno ripetendo da una quindicina d'anni, si sta in realtà rivelando per quello che è. Niente di ufficiale, almeno per ora, ma sentire Bonaiuti che dice: "È arrivato il momento dei sacrifici", e Letta che aggiunge: "Sacrifici molto pesanti, molto duri. Speriamo provvisori" (sì, mia nonna...), la dice lunga sul modo in cui allungheranno le mani per reperire questi famosi 24 miliardi di euro (qualcuno dice 25, altri 27, ma teniamo buoni per adesso i 24).

La manovra che dovrà farci sputare lacrime e sangue (come se finora fossimo andati a passeggio), prevede - ancora siamo sul generico - "Tracciabilità dei pagamenti, stop agli stipendi degli statali. Mini taglio agli stipendi dei parlamentari. E, dopo gli scandali dei lavori del G8, una brusca ridimensionata all'autonomia della Protezione civile. Ma soprattutto, nonostante le smentite, la presenza, nella bozza, del condono edilizio (o meglio di una 'razionalizzazione catastale')".

Pare sia stata eliminata la possibilità, ventilata all'inizio, dell'introduzione ad esempio di nuovi ticket sanitari. Mossa abbastanza comprensibile, anche se non sembra ancora del tutto scongiurata l'ipotesi di un aggravio di 7,5 euro per le visite specialistiche; d'altra parte è stato lo stesso Berlusconi a raccomandare ai suoi di mettere in campo misure che "non facciano scendere il consenso". Voi capite che se dopo aver raccontato per l'ennesima volta la barzelletta delle tasche degli italiani aumentassero i ticket sanitari... babbei un po' va bene, ma fino a un certo punto. Insomma, qualcuno avrebbe potuto mangiare la foglia. Alla fine, almeno da quello che sembra finora, pare comunque che si tratterà di una manovra più orientata al contenimento della spesa pubblica che all'introduzione di nuove tasse. Staremo a vedere.

Quello che lascia perplessi è quella "razionalizzazione catastale" inserita nella manovra. Secondo il governo non si tratta di un condono edilizio vero e proprio, ma semmai di una sorta di regolamentazione degli immobili fantasma (perché, il condono edilizio non è una forma di regolamentazione?). In pratica, se non ho capito male, chi ha effettuato cambiamenti catastali non dichiarati, potrà mettersi in regola dichiarandoli entro il 31 dicembre di quest'anno pagando la relativa penale. Scusate, se questo non è un condono, che cos'è?

Dispiace constatare che alla fine questa manovra sembra comunque avere un comune denominatore con gli altri provvedimenti messi in campo finora, tipo ad esempio il precedente condono edilizio del 2003, oppure il recente scudo fiscale, che ha permesso a chi ha evaso il fisco e le tasse nascondendo capitali all'estero di farli rientrare, sotto anonimato e con garanzia di impunità, pagando un pizzo allo stato una tassa del 5%. Insomma, si conferma un vecchio e consolidato trend: chi si è comportato onestamente se lo prende in quel posto, chi ha fatto il furbo viene premiato. Niente di nuovo.

lunedì 24 maggio 2010

Non si può proprio criticare

Due episodi di questi giorni; apparentemente slegati, ma legati invece da un filo comune facilissimo da trovare. Il primo ha avuto per ambientazione l'Emilia Romagna. Molto brevemente, il direttore ministeriale dell'Emilia Romagna, Marcello Limina, ha inviato una lettera all'indirizzo dei dirigenti degli Uffici scolastici provinciali (gli ex provveditori) dell'Emilia Romagna: vietato criticare l'operato del governo in materia di istruzione. Gli insegnanti stiano buoni, si limitino a fare il loro lavoro e zitti. C'è qualche problema a scuola? Manca la carta igienica? La carta per le fotocopiatrici? Magari le aule sono fatiscenti? Zitti e mosca.

Il secondo episodio ha a che fare col mitico tg1 di Minzolini. Per un "errore tecnico", infatti (ce l'hanno venduta così), sono spariti gli 8 secondi finali del discorso di Elio Germano alla cerimonia di premiazione del festival di Cannes. Ora, prendiamo per buono che si sia trattato di un errore tecnico del momento. Ma, se così fosse, come ha fatto il conduttore in un lasso di tempo così breve ad avere già in mano il foglietto con le parole di Germano? E' stato un lampo! Vabbè, si tratta comunque di illazioni. Non ci sono effettivamente prove che la parte finale sia stata volutamente censurata e "addomesticata". Vi lascio qui di seguito il filmato, preso dal Fatto Quotidiano, con le due situazioni. Giudicate un po' voi.

Silenzio, si ruba

Chi è già un lettore di vecchia data di questo blog, saprà probabilmente ormai già tutto circa quello che ci stanno apparecchiando in Parlamento in questo periodo. Un riassunto generale dell'ottimo Travaglio, per tutti gli altri, mi sembra che sia l'ideale.

"Mi auguro che la Consulta bocci il ddl intercettazioni"

Sapete qual è il bello, uno dei pochi, della porcata che stanno facendo in parlamento? E' che si crea una dicotomia netta non solo tra maggioranza e opposizione, riguardo al provvedimento, ma anche tra parti interne alla stessa maggioranza, dove per maggioranza in questo caso intendo anche la sua propaggine informativa.

Se uno non lo sapesse prima, sarebbe portato a pensare che una dichiarazione come quella che leggete nel titolo, ad esempio, possa averla fatta un Di Pietro, forse un Bersani, sicuramente un Travaglio. E invece l'ha fatta poco fa Vittorio Feltri, direttore del Giornale. In realtà, per chi segue un po' quello che succede nel mondo dell'informazione, questa dichiarazione non rappresenta una novità. E' già da un po', infatti, che Feltri non nasconde il suo disappunto sul ddl intercettazioni, specie nella parte che mette il bavaglio alla stampa.

Il caso del Giornale non è l'unico. Anche il Resto del Carlino, ad esempio, quotidano (notoriamente molto filo-berlusconiano) abbastanza diffuso in Emilia Romagna e in molte zone del nord, da tempo pubblica annunci del cdr in cui si prende posizione contro il provvedimento - sul sito è online addirittura una petizione. A parte questi casi, è noto che le perplessità sono parecchie anche all'interno della stessa maggioranza che si appresta a varare la legge, e questo è testimoniato anche dai continui rimaneggiamenti a cui è sottoposto il testo. Insomma, una porcata di questo genere è effettivamente un banco di prova attraverso cui si capisce chi veramente è disposto a seguire il cavaliere in questa sua follia e chi ha ancora un po' di pudore residuo, capisce il livello della porcata e si ferma.

Da notare che Feltri spera nella Consulta; ciò significa che secondo lui il parlamento lo approverà e Napolitano lo firmerà. A mio modesto e insignificante parere, invece, se non interverranno modifiche incisive e sostanziali ho qualche dubbio che passerà il vaglio del Quirinale. Staremo a vedere.

L'appello di Milena Gabanelli



A questo punto mi pare manchi solo la presa di posizione del Vaticano e poi ci siamo tutti...

Ma chi è il ministro dell'Istruzione?


Pensavo che il tutto fosse una boutade, e si chiudesse subito lì. Mi sbagliavo. Su questa cosa stanno discutendo, e la Gelmini si è detta oggi favorevole a riaprire tutte le scuole il 30 settembre per incentivare l'industria del turismo.

Ecco, se un ministro dell'istruzione si preoccupa non della scuola, ma del turismo, per par condicio mi aspetto che la Brambilla cominci a mettere mano ai programmi scolastici. Anzi, già che ci siamo, perché nel prossimo rimpasto di governo non si scambiano direttamente i ruoli?

"Un esempio molto coerente di legislazione"

Luca Telese. Condivido parola per parola.

Il permesso di soggiorno a punti

Ho una proposta: sdoganare il termine "vaffanculo"! Per la verità lo ha già fatto Beppe Grillo ai tempi del Vaffaday, ma si tratta di un termine ancora considerato scurrile, un po' da maleducati. Ecco, io propongo di fare una sorta di "depenalizzazione" (d'altra parte se l'hanno fatto per il falso in bilancio...), in modo che si possa usare correntemente senza essere tacciati di maleducazione.

Perché questo preambolo? Leggo sul Giornale dell'introduzione di una genialata chiamata permesso di soggiorno a punti. In pratica, per ottenere tale documento sono richiesti alcuni adempimenti che nel loro insieme formano un punteggio (un po' come la patente, per intenderci). In base all'entità di questo punteggio si ha il diritto di ottenere il famoso documento oppure no. L'idea è di Maroni (e questo in parte spiega tutto). E' però interessante notare alcune cose circa i requisiti necessari per l'agognato documento.

"Conoscere la lingua italiana e la Costituzione". Conoscere la lingua italiana e la Costituzione? Scusate, mi permetto sommessamente di far notare che, fino a prova contraria, il permesso di soggiorno è un documento amministrativo a tempo, che ha una durata predefinita. Non stiamo parlando di una richiesta di cittadinanza italiana, sulla quale si può essere anche d'accordo sulla conoscenza di base dell'italiano e di un po' di educazione civica; che senso ha (a parte quello di matrice leghista) pretendere che chi starà qui un po' di mesi parli perfettamente l'italiano e conosca la nostra Costituzione? E poi, scusate di nuovo, ma questo presuppone che gli italiani che sono tali siano già in possesso dei medesimi requisiti. E voi siete convinti che tutti gli italiani "naturali" conoscano bene la lingua italiana e la Costituzione?

Ma andiamo avanti, perché il bello deve ancora venire. "...rispettare, aderire e promuovere i valori di libertà, uguaglianza e democrazia". Sì, avete letto bene: il governo che sta sistematicamente violando tutti e tre questi princìpi, impone la loro osservazione agli stranieri. Ecco perché vorrei depenalizzare la parola vaffanculo.

domenica 23 maggio 2010

Ci vogliono a tutti più ignoranti?

Un paio di mesi fa il Pdl aveva proposto di convertire l'ultimo anno del percorso scolastico obbligatorio con l'apprendistato. In pratica, un anno in meno di scuola e un anno prima al lavoro. Oggi un'altra mente brillante del Pdl ha proposto di posticipare l'inizio di ogni ordine scolastico al 30 settembre.

Le motivazioni sono di ordine economico: la gente sta di più in vacanza (vacanza?), spende di più e l'economia ne beneficia. Ora, aggiungete tutto questo al fatto che la riforma Gelmini ha previsto, a partire dal prossimo anno scolastico, una generale riduzione del monte ore in tutti gli istituti superiori. E' un'impressione mia o ci vogliono a tutti più ignoranti? Sarà mica perché un popolo senza cultura si controlla meglio? Mah...

18 anni fa


18 anni fa, nella strage di Capaci, veniva assassinato il giudice antimafia Giovanni Falcone, assieme alla moglie e alla scorta (da lì a un mesetto toccherà anche a Paolo Borsellino). Passa il tempo e cambiano le modalità di esecuzione dei magistrati scomodi. Una volta si usava il tritolo, adesso si usa la delegittimazione mediatica ("matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana", oppure "per fare quel mestiere devi avere delle turbe psichiche", solo per citare quelle che mi ricordo dette da uno di nostra conoscenza).

Alla fine, comunque, si ottiene lo stesso risultato.

A proposito, chissà cosa direbbero Falcone e Borsellino, oggi, se fossero ancora vivi, circa quello che sta partorendo in questi giorni il governo? Forse è meglio che non ci siano più; se non altro evitano di vedere lo sconcio a cui stiamo assistendo noi, assieme alla paziente e certosina opera di distruzione di quella giustizia per cui loro hanno dato la vita.

Il quartier generale racconta/26


Libero, oggi, rifacendosi alla polemica tra Bersani e la Gelmini, elenca tutti gli appartenenti al partito dei rompicoglioni. Come si legge nel sottolineato, "Napolitano firma controvoglia il decreto incentivi". Ecco, da oggi si potrà dare del rompicoglioni al capo dello stato con l'approvazione del quotidiano di Belpietro.

"Sono felice di essere libero di non rispettare la legge"

Questo articolo di Bruno Tinti mi ha fatto venire i brividi. Ne ripubblico un estratto.

Sono felice di essere libero di non rispettare la legge, di poter dire al giudice che mi processerà per aver raccontato ai cittadini i delitti commessi da quelli stessi che vogliono impedirmi di raccontarli, che sì, è vero, ho violato la legge di B, di Alfano, di Ghedini, dei tanti volenterosi protettori di capi e sottocapi colti con le mani nel sacco; ma che questa legge è ingiusta.

Sono felice di poter chiedere al mio giudice di non condannarmi, perché la legge-bavaglio è contraria ai principi della Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Sono felice di potergli chiedere il rinvio della legge alla Corte costituzionale perché, ancora una volta, sia evidente il disprezzo di B&C per i principi fondamentali del nostro ordinamento.

Sono felice di poter chiedere alla Corte europea dei diritti dell’uomo, se mai sarà necessario (prima dovrei essere condannato), di dichiarare che questa legge è contraria alla Carta dei Diritti.

E, alla fine, sarò felice anche se fossi condannato; perché con me saranno condannati centinaia di giornalisti, di direttori, di editori.

E sarà questa la prova più evidente di quella verità ostinatamente negata da B&C anche dopo la pubblicazione (la pubblicazione, vedete?) delle intercettazioni di Trani, quando B. spiegava che a lui (a lui) non piaceva Annozero e che quindi nessuno (nessuno) avrebbe più dovuto vedere questa trasmissione: è una dittatura quella in cui Antigone deve ancora scegliere tra leggi dello Stato e leggi a queste superiori.

Forse da qui inizierà il cambiamento.


(articolo integrale qui)

La Gelmini rompe i "coglioni"?

Non so se avete seguito, ieri, la polemica, ingigantita a dovere dai tiggì serali, sulle parole dette da Bersani, all'assemblea del Pd, alla Gelmini. Si parlava di professori, scuola, ecc., e a un certo punto il segretario, durante il suo discorso, ha detto: "Io sono per fare uscire da questa Assemblea una figura eroica: quella degli insegnanti che sono a inseguire i disagi sociali mentre la Gelmini gli rompe i coglioni". Apriti cielo! Dovevate sentire Emilio Fede ieri sera (lo so, qualcuno dirà: guardi Emilio Fede? Beh, se la Binetti usa il cilicio io non posso guardare il tg4?).

Il prode conduttore del tiggì berlusconiano per eccellenza, infatti, ricorda bene la polemica che sorse allorquando Berlusconi, mi pare in una puntata di Porta a Porta, disse telefonicamente alla Bindi "Lei è più bella che intelligente". Ecco, Fede si è scandalizzato perché di fianco a Bersani c'era appunto anche la Bindi, che non avrebbe detto niente riguardo alla battutaccia di Bersani.

Ora, non è che io voglia prendere le difese del segretario del Pd, intendiamoci, ma mi pare che le due situazioni non siano da mettere sullo stesso piano. Nella prima, infatti, Berlusconi si rivolge direttamente alla Bindi dicendole, seppur con un giro di parole, che è brutta e poco intelligente; nella seconda, Bersani non si rivolge direttamente alla Gelmini con epiteti di questo tipo, ma si limita a tirarla in ballo come colei che mette i bastoni tra le ruote ai professori. Che la frase sia poco elegante è fuor di discussione, ma sinceramente l'offesa personale io non ce la vedo - laddove, invece, nei confronti della Bindi mi pare fosse piuttosto evidente.

Vabbé, se si attaccano anche a questo, comunque, è uno dei tanti segnali che sono ormai alla frutta.

Carry you home

Chi l'ha detto che pezzi memorabili sono stati scritti solo dai Beatles?

Buona domenica.

sabato 22 maggio 2010

Per chi li subisce, i reati sono tutti gravi

Dopo i magistrati, gli editori, i giornalisti, gli americani, la società civile, l'ala finiana del Pdl, è arrivata anche la Polizia. "Rimane inaccettabile che il Parlamento, pur nella sua sovranita', riduca a 75 giorni l'ascolto di utenze quando si indaga per reati che per la collettivita' non sono da meno rispetto ai delitti di mafia", ha dichiarato l'Associazione nazionale funzionari di polizia. Il cui segretario, poi, aggiunge: "Per le vittime i reati sono tutti gravi e non esistono delitti ordinari. Basti vedere con quali pene sono punibili i reati considerati ordinari nel ddl intercettazioni".

Perché anche la Polizia esprime i suoi timori? Perché i 75 giorni menzionati dal funzionario corrispondono, secondo la nuova legge, al tempo massimo concesso per poter intercettare. Capite da voi che una norma del genere è fuori da qualsiasi logica. In pratica lo stato si dà un tempo: se si scopre qualcosa bene, altrimenti tanti saluti, si stacca tutto e chi s'è visto s'è visto. Il problema è che i delinquenti non si danno un tempo. E se, mettiamo, il settantacinquesimo giorno uno degli intercettati dice che domani andrà ad uccidere Tizio? Niente da fare, la legge è inflessibile, si chiude tutto e sono cavoli suoi.

Ecco, questa cosa la sta mettendo in campo il governo del fare, della sicurezza dei cittadini prima di tutto, e tante belle chiacchiere. Con questi presupposti, tra l'altro, il prode Alfano ha cercato oggi di rassicurare l'amministrazione USA che, come ricorderete, aveva espresso qualche preoccupazione sull'imminente porcata. E lo ha fatto con una dichiarazione tipo: "Nessun limite per mafia e terrorismo". Allora, se l'italiano non m'inganna - eventualmente correggetemi - questa frase significa che per i reati al di fuori di queste due categorie qualche problema c'è. Giusto? E sono tutti quei reati, come ricordava il funzionario di Polizia qui sopra, che per chi li subisce sono gravi esattamente come se si trattasse di mafia e terrorismo. Se, per fare un esempio, mi uccidono un parente e non ho la più pallida idea di chi sia stato (si indaga contro ignoti, non si può intercettare), non mi frega assolutamente niente del fatto che i reati di mafia o terrorismo siano classificati più gravi. Per me la gravità di ciò che mi è capitato non ha eguali.

Scriveva l'altro ieri Bruno Tinti sul suo blog:

Il divieto di intercettare il telefono della persona offesa in caso di reato commesso da ignoti; a meno che sia la stessa persona offesa a richiederlo. Così tutte le vittime di estorsioni, che abitualmente hanno paura di far intervenire la Giustizia e preferiscono pagare, continueranno a pagare in silenzio. L’ipocrisia di binari preferenziali per i delitti di mafia e terrorismo, per i quali si può intercettare senza limiti di tempo e, in caso di reato commesso da ignoti, senza consenso della persona offesa: vera e propria mistificazione per far credere ai cittadini che, nei casi di maggiore gravità, la “sicurezza” prevarrà sulla “privacy”. Ipocrisia vergognosa, perché nessun delitto ha un’etichetta che dica “mafia”. Un omicidio, un incendio, possono avere mille moventi; solo con le intercettazioni si scoprirà se, a monte, vi era la mafia oppure passione, interesse. Così, per l’incendio del negozio, della macchina, della casa ci sarà sempre bisogno della richiesta della parte offesa per intercettare. E questa sarà sempre meno probabile quanto più gli autori dell’incendio siano mafiosi.

Insomma, alla fine un lato positivo di tutta la questione c'è. Sarà in circolazione un mascalzone in più che la farà franca; però vuoi mettere la tutela della privacy?

Condoni? Oggi non ci sono più le condizioni... (sì, come no?)

"Oggi non ci sono più le condizioni per farli, non li ho certo fatti volentieri, ma perché costretto dalla dura necessità. I condoni sono una cosa del passato" (Giulio Tremonti, 13/03/2008).


Ah, dimenticavo: nel frattempo c'è stato pure lo scudo fiscale.

(via tgcom)

Checking in on Saturn


"L’uomo che ha inventato il telescopio ha scoperto di più del paradiso di quanto gli occhi chiusi in preghiera abbiano mai scoperto". (R. G. Ingersoll).

(Galleria completa qui).

venerdì 21 maggio 2010

Un po' alla volta arrivano tutti

Raffaele Lombardo, pezzo grosso del Pdl e governatore della regione Sicilia:

Alla vigilia della commemorazione dei giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e degli agenti della scorta, mi permetto di rivolgere un appello, da presidente della Regione siciliana, al governo nazionale, ai parlamentari siciliani e meridionali, a tutto il Parlamento e a tutte le forze politiche, a cominciare dal Movimento per l’autonomia che ho contribuito a fondare, affinché non si pongano limitazioni alle intercettazioni telefoniche.

Giornalisti Mediaset (sì, avete letto bene):

I Cdr di Tg5, News Mediaset, Sport Mediaset, Studio Aperto, Videonews in una nota aderiscono alla proposta indicata dalla Fnsi di organizzare una mobilitazione permanente e diffusa nel territorio che dovrà sfociare in uno sciopero nazionale dell'intera categoria qualora non vengano apportate significative e positive modifiche ai testi in discussione in parlamento sulle intercettazioni. A tutti va riconosciuto il diritto innegabile alla privacy, ma i provvedimenti all'esame del Parlamento - sottolineano i Cdr delle testate Mediaset - pongono ostacoli alla libertà di stampa e pertanto la nostra iniziativa è a tutela di tutti i cittadini. Un'iniziativa doverosa oggi, quella della Fnsi e dei giornalisti italiani, come del resto analogamente venne fatto quando provvedimenti simili furono proposti da una diversa maggioranza politica e da un diverso ministro.

Ci vuole un po' di pazienza, ma arrivano tutti.

Maria Luisa Busi e Vittorio Feltri, pezzi di un puzzle che si sta rompendo

Le vicende sono distinte, ma sintomatiche di una incrinatura che piano piano si sta trasformando in rottura. Cominciamo con la prima. Maria Luisa Busi (foto) è uno dei volti di punta del tg1, il tiggì più seguito della tv di stato italiana. Ha mandato oggi una lettera a Minzolini, direttore del suddetto tg. Ecco una parte del testo:

"Caro direttore ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori".

La Busi non è nuova a forme di dissenso verso la linea editoriale impressa da Minzolini al tg1 (quello della prescrizione=assoluzione, per intenderci), e la scelta di attuare questa rottura mi pare abbia ben pochi precedenti nella storia del tg1. La linea editoriale impressa da Minzolini al tg1, poi, è stranota. D'altra parte lì ce l'ha messo Berlusconi, non è che si possa pretendere chissaché. Ma anche per la Busi, evidentemente, il limite è stato superato.

Passiamo a Feltri. Questa mattina ci ha stupito con un editoriale che, per la verità, inizia con un sacco di scempiaggini sul tema delle intercettazioni, ma che poi affronta quello che è uno dei nodi veri di tutta la questione: e cioè che a trarre vantaggio da questa "riforma" saranno tutti tranne che la democrazia. Scrive infatti nel suo editoriale, intitolato "Cani da guardia e non barboncini":

Sono invece consapevole che la parte della legge riguardante la divulgazione delle intercettazioni telefoniche, eseguite su ordine delle procure, è un attentato alla libertà di stampa e non potrà passare al vaglio della Corte Costituzionale, mi auguro. Perché di fatto vieta di occuparsi a qualsiasi titolo di vicende giudiziarie in corso, oltre a impedire la pubblicazione delle intercettazioni, financo quelle decisive per le inchieste.
[...]
Ma gli effetti della disciplina saranno devastanti per la democrazia. L'opinione pubblica infatti sarà privata di ogni notizia giudiziaria e, di conseguenza, sarà lasciata senza mezzi per misurare il polso del paese. In pratica, la legge [...] creerà uno stato poliziesco peggiore di quello che si vuole abbattere.

Perbacco, Feltri dice, mi pare per la prima volta, quello che qualsiasi persona che non ha ancora mandato il cervello all'ammasso dice da quando due anni fa è stato partorito questo aberrante progetto - e che regolarmente è stata tacciata di essere un comunista sovversivo. Prendiamo atto. I risvegli, anche se tardivi e probabilmente ormai inutili (ma non è detto), fanno sempre piacere.

Adesso aspettiamo Emilio Fede.

Se anche gli americani ridono di noi


Dopo i magistrati, i giornalisti, gli editori e la società civile tutta, sono arrivati pure gli americani. L'America è uno dei paesi in cui la legislazione che combatte i reati societari e finanziari è più dura. Quattro anni fa i manager del crac Enron, uno dei più grossi scandali finanziari americani, sono stati condannati a 24 anni di carcere.

Bernard Madoff, il "re" di Wall Street, è stato recentemente condannato a 150 anni di galera per truffa (noi abbiamo Tanzi che è a spasso). Noi, il paese dove la corruzione e il malaffare si portano via 50 miliardi di euro all'anno, abbiamo depenalizzato il falso in bilancio e ridotto i tempi di prescrizione per i reati di corruzione. Adesso, dopo che avranno tolto ai magistrati pure la possibilità di intercettare e ai giornalisti di raccontare le malefatte, il nostro paese sarà totalmente in balìa dei ladroni di ogni risma, che potranno finire così di spolparlo in santa pace, tanto nessuno potrà più mettergli i bastoni tra le ruote - però la nostra privacy sarà salva: sai l'affare...

Ecco, davanti a questo scenario pure gli americani si sono mossi per dirci che stiamo facendo una immane stronzata. Servirà a qualcosa?

500.000 euro sono pochi per un diritto negato


Abruzzo, 4 anni fa. Una donna chiede con insistenza ai medici dell'Asl di Teramo la pillola del giorno dopo. I medici sono obiettori e si rifiutano di prescrivergliela. Oggi la donna chiede 500.000 euro di risarcimento citando in giudizio l'Asl.

E' presto dire adesso come andrà a finire questa storia. Cercherò nei limiti del possibile di seguirla. Spero che la donna vinca la causa e che le vengano riconosciuti tutti i soldi che ha chiesto. E spero che l'eventuale sentenza serva da lezione a tutti quelli che pensano che le personali convinzioni religiose ed etiche vengono prima dei diritti di tutti.

giovedì 20 maggio 2010

Intercettazioni, Sky ricorrerà alla Corte europea dei diritti dell'uomo



Sono già molti i giornalisti che hanno dichiarato che qualora passasse questa porcata faranno disobbedienza civile. In pratica riporteranno le notizie come hanno sempre fatto e, in caso di sanzioni o di arresto, si appelleranno in tribunale alla Corte Costituzionale o, come ha dichiarato Sky, alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Il web sta mettendo in campo una mobilitazione con ben pochi precedenti (qui l'elenco), mentre nei prossimi giorni sono previsti sit-in e manifestazioni davanti al Parlamento. Nel frattempo arriva la notizia di una piccola marcia indietro.

Questa porcata passerà, ma gliela faremo sudare.

Trovato!


(via civati)

Tutto fa brodo


Intendiamoci, nessuno si fa grosse illusioni. Ma la posta in gioco è troppo grande per non provarle tutte.

"Gògol" (perché stupirsi?)



Non si capisce il motivo per cui moltissimi siti e blog stiano rilanciando il "Gògol" (con l'accento sulla prima "o") di Berlusconi alla conferenza stampa internazionale di ieri col presidente egiziano. Scusate, è stato proprio lui a dire che di internet non capisce un tubo... E d'altra parte stiamo parlando di un arzillo 74enne, totalmente a digiuno di nuove tecnologie, che invece di starsene a casa e portare a spasso i nipotini "governa" un paese che nel campo dell'Information Technology è dietro pure al Montenegro.

Dico, c'è da stupirsi se non sa neppure come si pronunci Google?

Condannati dalla giustizia, assolti dal governo

Sono passati quasi 9 anni dal G8 di Genova. Un summit che qui da noi non verrà ricordato tanto per le decisioni prese dai capi di stato, ma per le violenze (da una parte e dall'altra) e gli abusi che hanno fatto da cornice all'intero vertice. In particolare per quanto avvenuto all'interno della caserma Bolzaneto e della scuola Diaz, dove le forze dell'ordine si sono lasciate andare ad attività che ben poco avevano a che fare col mantenimento della sicurezza e l'ordine pubblico.

Per i fatti di Bolzaneto la sentenza d'appello è già arrivata agli inizi di marzo: 44 condanne e 10 milioni di euro che lo stato dovrà pagare alle vittime dei soprusi, delle violenze gratuite e delle torture. Ieri l'altro è arrivata la sentenza di secondo grado anche per i fatti della scuola Diaz, quella che fu definita "macelleria messicana" da un alto funzionario della polizia di Roma (non da un no-global). Una sentenza che ribalta quasi completamente quella di primo grado: "Tutti i vertici della polizia che erano stati assolti hanno subito condanne comprese tra 3 anni e 8 mesi e 4 anni unitamente all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Nel complesso le pene superano gli 85 anni. In totale sono stati condannati 25 imputati sui 27".

In attesa che la Cassazione metta una parola definitiva a questa vicenda, c'è da segnalare che quasi tutti i condannati hanno fatto una brillante carriera nella Polizia e godono tuttora dell'incondizionata stima del governo.

mercoledì 19 maggio 2010

Intercettazioni, hanno una fretta maledetta

Pensate, hanno lavorato tutta la notte! Una maratona che, all'occorrenza, si ripeterà a partire da questa sera. Un osservatore esterno potrebbe pensare: cavolo, visto com'è messa l'Italia col debito pubblico, con la crisi, con la disoccupazione, con l'emergenza carceri, è bello che i parlamentari impegnino anche le ore notturne per cercare di fare qualcosa.

Peccato che le maratone notturne le facciano per tutti altri motivi. Nel caso specifico le ore piccole sono servite per approvare alcune delle norme contenute nel ddl intercettazioni: per la precisione è passata la famosa "norma d'Addario". In più, notizia giusto di poco fa, è passato anche il pugno di ferro verso la stampa. Gli editori e i giornalisti "cattivi" - che nella visione del governo sono quelli che si occupano di cronaca giudiziaria - si vedranno comminare galera e multe stratosferiche se non righeranno dritto (dettagli qui).

La cosa che più dispiace di tutta questa faccenda, non riguarda tanto i passettini che giorno dopo giorno ci conducono verso un regime dittatoriale, quanto la sostanziale indifferenza dei media. A parte i soliti "sovversivi", infatti, non ne parla quasi nessuno. Nel nostro paese il governo sta praticamente togliendo il diritto di cronaca, che è anche diritto dei cittadini ad essere informati, e va bene così. Stiamo diventanto come l'Argentina il Cile ai tempi di Pinochet e nessuno batte ciglio.

È altrettanto vergognoso, e incomprensibile, che non ci sia una mobilitazione generale di tutto il mondo dell'informazione, dalla stampa alla radio-televisione a Internet. Qui non è una questione di destra o sinistra, ma un problema di diritti fondamentali, del loro esercizio, del dovere di informare e del diritto di conoscere e sapere. È un tema di libertà, nel quale si mette in gioco quel soggetto fondamentale delle democrazie occidentali che è la pubblica opinione: ciò che distingue un regime da un sistema aperto, con un libero mercato del consenso basato sulla trasparenza e sull'accesso alla conoscenza e all'informazione.
(Ezio Mauro - repubblica.it)