lunedì 30 novembre 2009

"All in all it's just another brick in the wall"

Per molti è stata la più grande opera rock del secolo scorso, per altri il peggior disco dei Pink Floyd. Comunque sia, 30 anni fa come oggi usciva The Wall.

Natale romagnolo

Non so se c'entri qualcosa con la questione svizzera, comunque anche qua in Romagna ci stiamo attrezzando per il Natale...


(via metilparaben)

Brunetta e i farabutti

Renato Brunetta non ha bisogno di presentazioni, lo conoscono tutti. E soprattutto tutti conoscono le sue campagne e provvedimenti contro i fannulloni nella pubblica amministrazione. Ma forse sono ancora di più quelli che lo conoscono per il suo linguaggio schietto e diretto, privo di fronzoli e giri inutili di parole - ricordate, recentemente, i registi parassiti e "l'Italia molto 'placida' e leggermente schifosa"? Poi si scoprì ad esempio che il flop colossale dell'epic movie Barbarossa, fortemente voluto da Bossi, fu finanziato anche con soldi pubblici, ma pazienza.

Ieri il loquace ministro è tornato alla carica, prendendosela questa volta con gli imprenditori che assumono immigrati in nero. Gli imprenditori che prendono gli immigrati in nero «sono farabutti», ha tuonato dai microfoni di Radio Rtl. Vero, verissimo. Vorrei però far sommessamente notare al battagliero ministro che dello scandalo dei politici che pagavano i portaborse in nero se ne parlava ancora appena qualche mese fa.

Tra Berlusconi e Andreotti

Per adesso l'ha solo annunciata, poi si vedrà. Certo che è curioso: Libero annuncia in pompa magna che Berlusconi è indagato per mafia e lui dice che querelerà Repubblica. Mah, valli a capire questi oligarchi... Comunque sia, Berlusconi non ha mandato giù le voci che già da giorni circolano sui media in merito a un suo presunto coinvolgimento nelle questioni mafiose dei primi anni '90. E dice:

"dalla lettura dei quotidiani dei giorni precedenti ed anche di oggi appaia evidente ad ogni persona onesta e di buon senso che ci troviamo di fronte all'attacco più incredibile ed ignobile che mi sia stato rivolto nel corso di questi ultimi anni, da quando ho deciso di dedicarmi con tutte le mie forze al bene del mio Paese".

Ora, potremmo ricordare al cavaliere che tra i "quotidiani dei giorni precedenti" che hanno scritto di questa cosa ci sono anche quelli amici: Libero (come abbiamo visto) e Il Giornale, ma in fondo è meglio non cercare il pelo nell'uovo. A chi servirebbe? Ieri, poi, sempre il cavaliere si è reso partecipe di un siparietto piuttosto interessante con Michele Placido. Berlusconi ha detto infatti: «Strozzerei chi fa libri e film come "La Piovra"», al che il noto attore gli ha ricordato che Mediaset ha prodotto forse la più importante tra queste fiction, e che la prima emittente a metterla in onda è stata canale 5. Quindi - dice sempre Placido - Berlusconi dovrebbe strozzarsi da sé. Ma anche qui non stiamo troppo a sottilizzare.

Ieri, domenica, Repubblica ha messo online un pregevole editoriale di Eugenio Scalfari che analizza vari aspetti delle vicende che in questo "fin du règne" berlusconiano - parole sue - tengono banco. La prima riguarda la questione del "conflitto" tra Quirinale ed esecutivo, conflitto che si è acuito in maniera importante da quando Berlusconi è al governo - e i motivi sono facilmente intuibili -. Scalfari dice una cosa ovvia ma che a molti, me compreso, è probabilmente sfuggita: in caso si verifichi una sorta di duello all'ultimo sangue, gli italiani starebbero comunque dalla parte del Quirinale. Scrive Scalfari:

Dobbiamo all'estrema prudenza di Giorgio Napolitano se queste tensioni si sono parzialmente attenuate, ma lo dobbiamo anche al vasto capitale di credibilità e di fiducia che il Quirinale raccoglie nella pubblica opinione, scoraggiando chiunque volesse impegnare un duello all'ultimo sangue con la nostra massima autorità di garanzia. Sarebbe un duello dall'esito assai prevedibile: gli italiani infatti hanno sempre avuto bisogno di esser rassicurati sulla propria qualità di "brava gente".

Questo riconoscimento sta loro a cuore più di qualunque altro; sta a cuore agli adulti come ai giovani, alle donne come agli uomini, agli abitanti delle province settentrionali e a quelli del Mezzogiorno. Si possono avere opinioni diverse su questa particolare fragilità dell'anima italiana, ma non sul fatto che esista. Con la conseguenza che, in un ipotetico duello tra il Quirinale e l'inquilino di Palazzo Chigi, la palma della vittoria andrebbe al primo e non al secondo.

Riguardo alla questione mafia, poi, il fondatore di Repubblica traccia un interessante parallelo con Andreotti. Ora, alcune condizioni sono ovviamente diverse (Andreotti è stato processato e Berlusconi, per ora, non è neppure indagato), ma il paragone è comunque utile per capire alcune differenze tra i due. Quella principale è che Andreotti non ha fiatato per tutta la durata del suo lunghissimo processo, mentre Berlusconi starnazza energicamente da tempo pur non essendo ancora neppure indagato.

Giulio Andreotti ebbe alcuni contatti con le strutture criminali di allora. Li ebbe da politico che doveva fronteggiare una situazione di estrema gravità. Parlarono alcuni pentiti. La magistratura inquirente trovò riscontri. Si aprirono i processi. Nel frattempo il quadro era cambiato e gli interlocutori anche. Molti protagonisti caddero sul campo in quella guerra, alcuni pagando col sangue il loro coraggio, altri pagando col sangue la loro doppiezza.

Andreotti seguì tutte le udienze dei processi. Aveva un libretto sul quale scriveva i suoi appunti man mano che il dibattimento si svolgeva. Arrivava in aula per primo e usciva per ultimo dopo aver salutato il presidente e il pubblico ministero. Fu condannato con gravissime motivazioni. Poi, nei successivi gradi di giurisdizione, le sentenze furono riviste e ritoccate. Infine nell'ultimo passaggio fu assolto, in parte con formula piena e in parte con formula dubitativa. Il vero problema di Andreotti era di natura politica, non giudiziaria. Il giudizio politico restò diviso e tale resterà anche per gli storici che verranno. Quello giudiziario fa ormai parte delle materie giudicate. Ma resta che quell'uomo non fuggì dai processi e questo è un riconoscimento positivo che si è guadagnato.

Personalmente non nutro alcuna stima nei confronti di Andreotti, per tutta una serie di motivi che non sto qui a spiegare, ma è indubbio che la differenza tra lui e Berlusconi è lampante. Così come è lampante la diversità di approccio verso i rispettivi procedimenti giudiziari. Andreotti, tra le tante accuse con cui è stato portato in tribunale (mafia, omicidio Pecorelli, rapporti col banchiere Sindona, ecc...), è stato anche processato per l'accusa più infamante che si possa rivolgere a un politico: concorso esterno in associazione mafiosa, la stessa per cui è attualmente sotto processo Dell'Utri a Palermo e che si ventila possa arrivare al cavaliere. Eppure non risulta che si sia mai adoperato in qualche modo per scansare le sue grane; non risulta che abbia mai dato mandato a qualche ministro ad personam di trovare cavilli di ogni genere; non risulta aver mai accampato il legittimo impedimento; e non risulta neppure che abbia mai apostrofato "certa magistratura" come comunista. E sì che volendo sarebbe stato tranquillamente nella posizione di farlo, visto che è stato 7 volte presidente del Consiglio. E invece no. Addirittura, racconta sempre Scalfari, "arrivava in aula per primo e usciva per ultimo dopo aver salutato Presidente e Pubblico Ministero".

La differenza tra un uomo di stato che rispetta le istituzioni e uno che le deride e delegittima sta anche qui. Lo so, si dirà che Berlusconi ha ragione a comportarsi così perché è un perseguitato, visto che i giudici cattivi ce l'hanno con lui da quando è sceso in campo per sovvertire il verdetto popolare (ormai lo si sente talmente tanto spesso che finirò per crederci anch'io). A questa balla non crede ovviamente più nessuno (anche perché è appunto una balla), probabilmente neppure Alfano, che l'ha ripetuto ancora martedì scorso a Ballarò. Eppure lui continua a ripeterlo, pure davanti all'evidenza dei fatti.

E dovremo prepararci a sentirlo ogni giorno, perché la settimana in cui siamo appena entrati prevede domani la pronuncia del tribunale sul ricorso Mediaset contro la sentenza che la obbliga a risarcire i famosi 750 milioni alla Cir di De benedetti; giovedì sera Santoro manderà in onda una puntata tosta di Annozero (si parlerà guarda caso di mafia); venerdì il superpentito Gaspare Spatuzza, quello che sta sollevando tutto il vespaio, deporrà a Torino al processo Dell'Utri e sabato ci sarà il No-B-Day.

Insomma, una settimanina tosta per il cavaliere. Prepariamoci.

domenica 29 novembre 2009

Rubbia sul nucleare

"Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c'è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano".

Uno dice: cavolo, da una parte abbiamo un premio Nobel per la fisica che dice, anzi ribadisce realisticamente ciò che tutti quelli privi di prosciutto davanti agli occhi già dicono da tempo. Dall'altra abbiamo Scajola e Berlusconi, due politici, che vedono un futuro fatto di nuove centrali nucleari, di ponti sugli stretti, di opere faraoniche sostanzialmente inutili.

E che non si rendono conto, se mai queste cose si faranno, che sarà troppo tardi per tornare indietro.

L'esosità di Cicchitto

Bersani un po' lo capisco, poveretto. Deve cercare di tenere unito il più possibile il Pd e non è impresa facile (i suoi predecessori lo sanno molto bene). E quindi per riuscire nell'impresa, perché di impresa si tratta, deve dare il classico colpo al cerchio e alla botte. Certo, la strategia del cerchiobottismo è sempre rischiosa, non si sa bene a cosa può portare, ma d'altra parte questo è.

In ossequio a questa filosofia va l'intervista pubblicata oggi da Repubblica. In sostanza Bersani dice: se vogliamo parlare di riforme, bene, ma via la porcata del processo breve morto. Ecco qua: un colpo al cerchio (sì alle riforme) per accontentare l'anima del Pd più inciuciona propensa al dialogo, e un colpo alla botte (via la porcata) per gli antiberlusconiani duri e puri del partito. Beh, la politica in fondo è anche questo: saper mediare bene.

Ovviamente il Pdl non l'ha presa bene. Sì, in teoria questi qua si sciacquano la bocca tutti i giorni con la storiella delle riforme condivise, col fatto che la sinistra è la benvenuta se vuole discutere, se vuole dialogare, ma alla prova dei fatti non è e non è mai stato così. Perché la condizione necessaria, la più importante è che le riforme salvino Berlusconi. Se la sinistra accetta di sedersi a un tavolo per discutere di come poter fare ciò insieme, bene, altrimenti ciccia. Ovviamente Bersani, sul quale si può dire di tutto tranne che sia scemo, sa perfettamente che la cosa non è possibile e quindi si becca gli strali dei sodali del premier.

Comincia Gasparri: "E' un diktat", "Bersani abbassi le ali". Gli fa eco Bocchino: "Bersani chiude al dialogo. La sinistra non è in grado di affrontare alcun cambiamento nel Paese per mancanza di linea. Ha scelto come unico argomento politico l'odio verso gli avversari". Ultimo, ma non perché la sua stupidaggine sia più piccola, arriva il grande Cicchitto, che giudica le condizioni imposte da Pier Luigi Bersani "esose ed unilaterali".

Ecco, diciamo che sentire pronunciare l'aggettivo esoso da parte di uno che sostiene un progetto di legge che butterà nel cesso qualche decina di migliaia di processi per scamparne uno fa un certo effetto. Se poi prendiamo unilaterali e facciamo lo stesso abbinamento, la cretinata che ha detto Cicchitto è ancora più palese. Una cosa sola mi consola: quando Berlusconi se ne andrà a casa tutta questa gente sparirà con lui.

National Geographic's International Photography Contest 2009


Per quelli che pensano che a volte le immagini valgono più delle parole.

(via Boston Globe)

Libera Nos Domine

Francesco pubblica l'album Amerigo nel 1978; io avevo 8 anni. I casi sono due: o Guccini è un veggente oppure dal '78 in qua, e probabilmente anche prima, non è cambiato niente.

Vabbè, buona domenica.


Da morte nera e secca, da morte innaturale, da morte prematura, da morte industriale, per mano poliziotta, di pazzo generale, diossina o colorante, da incidente stradale, dalle palle vaganti d' ogni tipo e ideale, da tutti questi insieme e da ogni altro male, libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da tutti gli imbecilli d'ogni razza e colore, dai sacri sanfedisti e da quel loro odore, dai pazzi giacobini e dal loro bruciore, da visionari e martiri dell'odio e del terrore, da chi ti paradisa dicendo "è per amore", dai manichei che ti urlano "o con noi o traditore!", libera, libera, libera, libera nos Domine!

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti, da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti, da eroi, navigatori, profeti, vati, santi, dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti, dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti, dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti, libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da Te, dalle tue immagini e dalla tua paura, dai preti d'ogni credo, da ogni loro impostura, da inferni e paradisi, da una vita futura, da utopie per lenire questa morte sicura, da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura, da fedeli invasati d' ogni tipo e natura, libera, libera, libera, libera nos Domine, libera, libera, libera, libera nos Domine...

sabato 28 novembre 2009

Nell'attesa





Nell'attesa che si mettano d'accordo, Repubblica continua la sua inchiesta a firma Attilio Bolzoni e Giuseppe D'Avanzo.

E comunque quel che deve intimorire e intimorisce oggi il premier non è la personale credibilità presso le cancellerie dell'Occidente, ma fin dove si può spingere e si spingerà l'aggressione della famiglia mafiosa di Brancaccio, determinata a regolare i conti con l'uomo - l'imprenditore, il politico - da cui si è sentita "venduta" e tradita, dopo "le trattative" del 1993 (nascita di Forza Italia), gli impegni del 1994 (primo governo Berlusconi), le attese del 2001 (il Cavaliere torna a Palazzo Chigi dopo la sconfitta del '96), le più recenti parole del premier: "Voglio passare alla storia come il presidente del consiglio che ha distrutto la mafia" (agosto 2009).

Cassa integrazione? Dipende dalla razza

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Uno dei motivi per cui non si vede l'ora che questa marmaglia tolga il disturbo, è che almeno non saremo costretti a riportare ogni idiozia con la quale un giorno sì e l'altro pure ci deliziano il palato. Il fervore e la continuità con i quali quelli della Lega proseguono in questa direzione è ammirevole. Commovente quasi. L'ultima trovata è arrivata giusto ieri sera.

Dunque, se non ho capito male, la genialata del deputato leghista Maurizio Fugatti è la seguente: siccome c'è la crisi, la cassa integrazione sia garantita in misura maggiore prima agli italiani, poi agli altri. Ecco le parole esatte:

"Le risorse sono quelle che sono e prima di tutto dobbiamo guardare ai cittadini italiani. Quindi diamo la cassa integrazione anche ai cittadini extracomunitari ma solo per sei mesi. Se non c'è lavoro per gli italiani, non c'è per nessuno. Prima dobbiamo pensare agli italiani".

Vediamo di capire con un esempio. Mettiamo che in un'aziende in crisi ci siano 20 operai: 15 italiani e 5 stranieri. Se non ho capito male la proposta dell'arguto legislatore di Bussolengo, i 15 italiani avrebbero la copertura della cassa integrazione per tutto il tempo previsto dalle direttive legislative vigenti, gli altri 5 operai 6 mesi e poi stop. Ora, se restiamo sul piano del puro ragionamento, la prima obiezione, la più sensata e naturale, è che un lavoratore in regola paga i contributi allo stato in cui lavora indipendentemente dalla sua provenienza, e quindi non si capisce perché per lui la cassa integrazione debba essere più corta.

Ma qui siamo in presenza della lega, e quindi i ragionamenti sensati li possiamo lasciare tranquillamente da parte, perché tanto è inutile. A corredo quindi della proposta leghista, io aggiungerei che in caso poi la suddetta azienda esca dalla crisi, i 5 stranieri paghino l'irpef per soli 6 mesi dopodiché tutto in busta. Mi sembra ragionevole, no?


Aggiornamento 18,30.

La lega ha ritirato la proposta. Commentare mi pare superfluo.

venerdì 27 novembre 2009

Aiuti sovrannaturali


Il senatore dell'Udc, Totò Cuffaro, è stato rinviato a giudizio dalla procura di Palermo per concorso in associazione mafiosa. ”Troverò la forza, grazie alla Madonna, di affrontare anche questo processo e andare avanti”, ha dichiarato l'ex governatore della regione Sicilia.

Naturalmente nessuno mette in dubbio che un tale tipo di aiuto possa essere determinante. Ma a volte anche un bravo avvocato può fare miracoli.

Il moccolo leghista


Non preoccupatevi, tutto fila e tutto ha una sua logica (leghista).

Travalicamenti

Nell'interesse della nazione, ha detto stamattina Napolitano, occorre uno stop, occorre fermarsi. E ha auspicato che "le toghe non travalichino" e detto che "niente può far cadere un governo se ha la fiducia del Parlamento". La saggezza della terza età è senz'altro un valore da preservare, è qualcosa di prezioso. Ma io penso che Napolitano, in buona fede, ovviamente, non abbia capito che non è adesso il tempo di fermarsi né di abbassare i toni.

Cos'è di preciso che le toghe non dovrebbero travalicare? Se il cane viene addestrato fin da piccolo ad abbaiare ai ladri, è ovvio che alla loro vista faccia casino. E ai magistrati è stato insegnato a rincorrere e a perseguire l'illegalità, ovunque essa si annidi, sia in mezzo alla strada che dentro ai sacri palazzi. Il resto sono chiacchiere. Così come sono chiacchiere il fatto che la legittimazione popolare forte di un governo sia un lasciapassare, un salvacondotto che consenta agli esponenti di quest'ultimo di essere al di sopra della legge.

Non raccontiamoci balle, su. Il problema non sono le tensioni, né tantomeno i magistrati che fanno il loro dovere pur tra le mille difficoltà e i bastoni tra le ruote che quotidianamente vengono a loro messi davanti. Il problema viene prima, molto prima. E Napolitano non può non saperlo.

Lo dimostrerà in tribunale


Dunque, la volta scorsa c'era il vertice della FAO, e quindi ha dovuto declinare la convocazione del tribunale. Stavolta, guarda caso proprio il 4 dicembre, che tra l'altro è pure un venerdì, c'è un importantissimo consiglio dei ministri al quale non può ovviamente rinunciare. Ora, i maligni potrebbero pensare male, visto che nei primi 20 mesi di governo il premier non si è praticamente mai visto alla Camera (98,5% di assenze), ma questa volta no. Cascasse il mondo questa volta il cdm non si può fare senza lui.

La dimostrazione è rinviata alla prossima udienza (forse).

Il digitale terrestre? Il miglior favore che si potesse fare alla tecnologia satellitare

Come forse molti di voi sanno, qualcuno può darsi che l'abbia già pure sperimentato, il Lazio è dal 16 novembre passato al digitale terrestre. C'è stato anche lì quello che in gergo viene chiamato lo "switch off". E, come è già successo per le regioni dove il passaggio c'è già stato, e come succederà in quelle dove ci sarà, l'operazione non è stata esente da problemi. Nell'immediato sono quelli soliti: utenti incavolati perché non si vede più una mazza, nonnetti intraprendenti alle prese con la sintonizzazione del nuovo gingillo (il decoder) nella speranza di poter riavere al più presto Emilio Fede, proteste per malfunzionamenti da una parte, Rai che dice che va tutto bene dall'altra. Solito copione.

Ma a parte le grane dell'immediato, c'è anche un effetto secondario di cui si parla meno, molto meno. Il calo del bacino di utenza dei telespettatori e la conseguente impennata degli abbonamenti alla tv satellitare - Sky e affini, per intederci -. "L'avvento del digitale terrestre ha rimarcato la crisi: i più abbienti hanno sostituito i vecchi televisori con quelli a decoder integrato (una battaglia commerciale all'ultimo acquirente tra grandi catene di distribuzione che avrà ulteriori picchi con i regali di Natale), i più poveri concentrato l'acquisto su un decoder, con aiutino statale, per tutta la casa e senza ricorrere all'aiuto dell'antennista. Senza contare che chi ha potuto permetterselo ha optato direttamente per gli abbonamenti in offerta di Sky", scriveva l'Ansa qualche giorno fa.

Stesso identico scenario che si è verificato in Sardegna a ottobre dell'anno scorso, quando tutta l'isola, prima in Italia, passò forzosamente dall'analogico al digitale. E stesso scenario che si è verificato in Piemonte. Chi ci ha guadagnato finora? Un paio di dati relativi al Lazio li ha pubblicati ieri inviatospeciale.it.

Lo spegnimento della ‘vecchia’ televisione per migrare verso una tecnologia costosa e non innovativa (satellite ed internet sono il futuro reale) è stato devastante. La visione della tv è scesa del 9 per cento nel Lazio, mentre è cresciuto l’ascolto del satellite, salito del 56 per cento.

Insomma, avanti di questo passo - da dicembre toccherà alla Campania - e chi ci guadagnerà sarà soprattutto il satellite, come profetizzò con lungimiranza a suo tempo Aldo Grasso.

giovedì 26 novembre 2009

Prima di aprire bocca



Che Sergio Marchionne, attuale amministratore delegato del gruppo Fiat e di Crysler, dica a Scajola, un politico, di studiare i dati prima di aprire bocca ci sta tutta.

Quello che a me un po' fa paura è che Scajola è uno di quelli che più spinge per il nucleare in Italia.

Scusate se ci siamo anche noi

Fa piacere constatare che un sottosegretario, tale Stefano Saglia (Scajola non c'è, è in missione all'estero), abbia trovato un po' di tempo al ministero da dedicare ai 3000 operai della Alcoa che stanno per rimanere per strada e protestano in questo momento a Roma sotto il palazzo del governo.

Altrimenti uno potrebbe pensare che nei sacri palazzi ci si occupi solo dei cori razzisti contro Balotelli o del cane di Bondi che può salire sul Frecciarossa mentre quello dei comuni mortali no.

Bloccata la Ru486

Al di là delle singole e legittime posizioni di ogni persona in merito a una materia per certi versi molto delicata, io penso che la decisione del governo di stoppare la commercializzazione della pillola abortiva per un'ulteriore indagine conoscitiva, e in particolare per verificare se sia compatibile con quanto dispone la 194, sia un'emerita stupidata.

A rafforzare questa mia convinzione, tra le altre cose, il fatto che questa decisione è il frutto delle pressioni di Lega e Pdl. Se a questo si aggiunge la soddisfazione di Buttiglione e Gasparri, non serve aggiungere altro.

Se la legge ad personam è preventiva


Fino ad ora siamo stati abituati a vedere sfornate leggi e leggine per presunti reati già commessi. La legge sul processo breve morto, ad esempio, la cui elaborazione sta mettendo a dura prova le menti più raffinate dell'entourage governativo, oltre a essere "utile a tutti i cittadini", come sappiamo bene, sarà soprattutto utile al premier nei processi Mills e Mediaset.

Come vedete dalla prima pagina del Giornale di ieri mattina, però, le illazioni che già da giorni si rincorrono nelle redazioni dei giornali e tra i più stretti collaboratori del premier, cominciano a essere prese sul serio. Il timore insomma che Berlusconi, magari già all'indomani dell'interrogatorio del pentito Spatuzza il 4 dicembre prossimo, sia indagato per mafia non è certezza ma poco ci manca. E allora bisogna correre ai ripari. Subito. E il processo breve in questo caso non può essere d'aiuto. Ma la soluzione c'è per tutto, e per la prima volta si pensa a una legge non per neutralizzare presunti reati già commessi, ma futuri. Insomma, quello che appena due giorni fa Ferrara paventava sul Foglio, e che molti - me compreso - avevano additato come una balzana ipotesi, non è lontano da essere trasformato in realtà.

Per correttezza va segnalato che sempre il Giornale, ieri, ha seccamente smentito che si stia lavorando in questo senso, ma Repubblica, sempre ieri, ha pubblicato un articolo in proposito che sembra tutto tranne che campato per aria. Ve ne riporto alcuni stralci.

Per questo si concentrano su altro, su quella che definiscono "una strategia complessiva" per salvare Berlusconi non solo dai processi di oggi, ma anche da quelli di domani".

È l'inizio di una battaglia lunga. Che parte con l'immunità parlamentare, che passa attraverso una legge interpretativa per fissare in modo certo le date di un reato e quindi della prescrizione, e finisce con una sortita che per la prima volta, nella sequenza delle 19 leggi ad personam per Berlusconi, previene un'incriminazione e un processo, quello (futuribile) per mafia.

Vogliono mettere mano al reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Quello per cui è sotto processo a Palermo Marcello Dell'Utri. Quello che all'inizio fu contestato a Giulio Andreotti. Quello che colpì (ma finì in un'assoluzione) il famoso giudice "ammazza sentenze" Corrado Carnevale. Quello che ha portato alla sbarra tanti politici nelle zone di mafia, camorra, 'ndrangheta. Un reato che in realtà non esiste, perché nel codice penale non c'è, ma che "vive" per le pronunce convergenti della Cassazione. Quindi un delitto assodato, consolidato, fermo nella storia del diritto.

Ma quel crimine adesso si avvia ad avere una macchia. Potrebbe essere utilizzato dalla procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze per indagare il presidente del Consiglio. E questo è davvero troppo. Quindi i consiglieri giuridici del premier si stanno muovendo in anticipo per terremotarlo. Ragionano tra di loro, giusto in queste ore, su dove sia meglio aggredirlo, se incidere sui termini della prescrizione, oppure se "normare" ex novo il delitto, ma con paletti tali da renderne l'applicazione difficilissima.
È l'operazione più a rischio che abbiano mai tentato. Ma è quella che "davvero serve al presidente", come vanno dicendo tra loro. Che scatenerà un nuovo e duro conflitto con i magistrati. Ma con una possibile imputazione per mafia è una battaglia che vale la pena giocare.

Sì, vale la pena giocare anche questa, tanto ormai cosa cambia? Non c'è più limite allo sbando, all'indecenza, a niente. Non c'è più stato e non c'è più parlamento, ridotto a mero ritrovo di legislatori ad personam che si fanno in quattro per salvare il culo a gente che non ha più niente da dare e da dire.

Cosa deve succedere ancora perché se ne vadano?

mercoledì 25 novembre 2009

La nuova strategia del terrore al Giornale

Oggi, sul sito de Il Giornale, c'è questo articolo (almeno finché non lo toglieranno).



Si tratta - si legge nell'articolo - di un pericoloso messaggio intimidatorio nei confronti di un giornalista, tale Francesco Guzzardi della redazione genovese del Giornale, reo di condurre - pare - alcune inchieste scomode. La digos raccoglie la denuncia e avvia le indagini. Scrive lo stesso giornalista: «Io ho sempre scritto quello che ho visto e sentito, senza aggiungere o stravolgere nulla e soprattutto senza pregiudizi - sottolinea -. Se chi ha scritto questo messaggio intendeva intimorirmi o addirittura costringermi a tacere sui fatti che avvengono da tempo nel Municipio Val Bisagno, è bene che se lo tolga subito dalla testa. È vero - aggiunge Guzzardi - che il clima è pessimo in zona, ma non mi sarei aspettato mai reazioni di questo tipo. In ogni caso - conclude il giornalista - continuerò a esercitare il diritto-dovere di cronaca, come sempre, per contribuire a migliorare, nel mio piccolo, la società».

Beh, pare che una perizia calligrafica abbia già trovato il colpevole.

Google deve essere condannata

Non è un auspicio, intendiamoci, anzi, come ho già scritto più volte in passato, a mio avviso l'ultimo che dovrebbe andarci di mezzo è proprio Google. Per il semplice motivo che, al di là del fatto specifico, non può essere ritenuto responsabile un fornitore di servizi di quello che combinano gli utenti. Il ogni caso si tratta di opinione mia. Tutto questo solo per segnalare che il processo in corso contro Google ha visto oggi il pubblico ministero chiedere la condanna di 4 alti dirigenti del motore di ricerca in seguito alla vicenda, accaduta nel 2006 in un liceo torinese, del disabile vessato da alcuni idioti che avevano poi caricato il video della bravata su GoogleVideo - ne parlai all'epoca in questo mio vecchio post -.

Le richieste di condanna vanno da un minimo di 6 mesi a un anno per concorso in diffamazione e violazione della privacy. Questa, naturalmente, è solo la richiesta. La sentenza è prevista per gennaio. I pm titolari dell'inchiesta hanno argomentato sostenendo che "La tutela dei diritti fondamentali non può essere calpestata sulla base soltanto del diritto d'impresa" e che Google avrebbe dovuto "lanciare un sevizio responsabile, che non può calpestare i diritti fondamentali". La difesa, invece, si muove sostanzialmente sostenendo (a mio avviso giustamente) che "il comportamento di Google è pienamente legittimo secondo il diritto italiano. Le contestazioni a Google sono del tutto infondate e si arriva a una richiesta di condanna basata di fatto su una responsabilità oggettiva di Google che nulla ha a che vedere coi fatti contestati".

C'è casta e casta


Alla faccia dei vari tromboni, sia di destra che di sinistra, che continuano a parlare di casta dei magistrati.

(fonte)

Da dove cominciare


E dire che qualcuno, ancora, continua a blaterare di risolvere la lungaggini della giustizia col processo breve morto.

(fonte)

Abbassiamo i toni? No

Il primo a chiederlo è stato Schifani, poi sono arrivati Nicola Mancino e quindi Bersani: bisogna abbassare i toni. Bersani si è pure detto disposto a discutere di giustizia purché si getti nel cestino tutto il progetto processo breve morto. Illuso! Cosa crede, che se ci fosse veramente la volontà da parte del governo di fare questo passo saremmo a questo punto? Ma dove vive Bersani? Questi qui non molleranno mai, piuttosto vanno a casa, è una questione di vita o di morte.

Cosa crede, che si fermino all'improvviso e dicano: scusate, ci siamo sbagliati? Capisco che Bersani deve fare - o tentare di fare - il suo mestiere, quello di leader dell'opposizione, ma anche all'ingenuità c'è un limite. Così come c'è un limite a quello che vuole darci da intendere. Se poi si pensa che l'attuale progetto non è altro che la brutta copia di quanto presentato 3 anni fa dal centrosinistra... E poi la questione dei toni. Cosa significano i reiterati e patetici appelli ad abbassare 'sti toni? I toni non vanno abbassati, vanno semmai alzati, bisogna urlare, farsi sentire. Qui non si sta discutendo della bontà o meno di una legge, ma di una porcata messa in campo da un gruppo di tirapiedi in difesa del signorotto, una legge vergognosa che mina alle basi uno dei pilastri su cui si fonda il nostro paese, o su cui dovrebbe fondarsi: la legge uguale per tutti.

Abbassare i toni? Lo diceva già Napolitano prima del vertice del g8 a L'Aquila: abbassare i toni tra politica e stampa perché non sta bene far vedere al mondo come siamo messi. Peccato che il mondo sapesse già da tempo come eravamo messi. E lo sa tuttora. Napolitano è quello che ha firmato il lodo Alfano poi bocciato dalla Consulta. Secondo voi Pertini l'avrebbe fatto passare? Non è adesso il momento di prendersela comoda, di guardare alla forma. Non è il momento di tergiversare, di cercare di limitare i danni, di evitare lo scontro tra poteri dello stato. Come si fa ad abbassare i toni mentre ci prendono per il culo? "Sottrarro' qualche ora alla cura della cosa pubblica per andare la' e sbugiardarli tutti", aveva detto. Sì, come no? Nell'attesa, intanto, noi abbassiamo i toni.

martedì 24 novembre 2009

Qualcosa da difendere

Mi sono imbattuto per caso, su Facebook, in questo video. E mi sono venuti i brividi.

La guerra di Alfano

In realtà si tratta non della guerra di Alfano, ma della guerra di cifre tra Alfano e l'ANM riguardo al numero di processi penali che vedranno la tomba in caso passi la porcata del processo breve morto - pensate di cosa si discute nel parlamento italiano -. Il primo a "sparare" è stato il ministro ad personam, il quale ha dichiarato appena qualche giorno fa che ne risentiranno solo l'1%, non rendendosi conto che un'affermazione simile equivale ad ammettere che il restante 99 non ha problemi; perché tutta questa fretta quindi? Ma, come abbiamo avuto modo di constatare più volte, la logica e le dichiarazioni non sempre vanno di pari passo nell'entourage governativo.

Il secondo colpo l'ha sparato ieri l'ANM, spiattellando alcune cifre per ora provvisorie che vedono, a seconda dei distretti presi in considerazione, percentuali di processi interessati che oscillerebbero tra il 20 e il 50%. Oggi il prode Alfano ribatte, invitando l'ANM a non giocare coi numeri. Chi ha ragione? Non si sa. Stasera, probabilmente, l'ANM sarà in grado di dare cifre molto più precise.

La cosa più curiosa è l'invito di Alfano ai magistrati a non giocare coi numeri. Lo stesso Alfano che quantificava il numero degli italiani intercettati in 3 milioni (sono poche decine di migliaia) e che affermava che le intercettazioni si mangiano un terzo delle spese della giustizia (nel 2007 erano 224 milioni di euro su 7 miliardi). Ecco, uno così dice all'ANM di non giocare coi numeri.

Idea: e se abolissimo direttamente il reato?

Le difficoltà della vita non sono solo intoppi, non sono solo delle fastidiose grane, ma rappresentano anche uno straordinario stimolo. Davanti alle difficoltà l'uomo si ingegna, pensa, elabora, studia un modo per superarle al meglio. Anche il governo si comporta così di fronte alle difficoltà: studia, elabora, pensa, si ingegna, non dorme addirittura la notte per risolvere i problemi. Nostri? No del premier - sapete bene che, poveretto, in questo periodo ne ha tanti -.

E infatti tutto il can can parlamentare che si è scatenato da quando è stato abolito il lodo Alfano, con l'Italia ostaggio di questa situazione, è dovuto a tutto ciò: riuscire ad ogni costo a salvare Berlusconi dai suoi guai. E allora si studia un modo, peraltro ancora tutto da definire, che consenta di raggiungere lo scopo. Una cosa difficile, che deve passare il vaglio del Quirinale, della Consulta, del buon senso, e nello stesso tempo deve riuscire a non fare incazzare troppo l'opinione pubblica, o almeno quella parte di essa che segue un po' queste vicende (che se fossimo di più sarebbe anche più facile).

Come ho scritto qui ieri, i pensieri che più preoccupano il premier in questi giorni sono i possibili risvolti di quanto sta saltando fuori dalla riapertura delle indagini sulla presunta trattativa stato-mafia seguita al periodo stragista dei primi anni '90. I pensieri, naturalmente, non sono solo del presidente del Consiglio, ma anche degli house organ di casa. Ieri, ad esempio, Il Giornale preparava i lettori alla possibile nuova bomba, oggi invece tocca a Giuliano Ferrara, il quale, in previsione di un ipotetico coinvolgimento del premier - l'ipotesi potrebbe essere un'accusa per concorso esterno in associazione mafiosa - ha auspicato ieri sul Foglio l'abolizione del reato stesso.

Il noto giornalista, infatti, dice chiaramente, su quali basi non si sa, che il pentito non è attendibile, e che il tipo di reato del quale verrebbe eventualmente accusato Berlusconi, che è lo stesso per il quale Dell'Utri si è già beccato 9 anni in primo grado, non sarebbe nient'altro che "un cocktail micidiale di codicilli penali in grado di uccidere chiunque". E quindi, prosegue Ferrara, "quando si convinceranno, Berlusconi e Dell'utri, che una campagna di idee, di cultura, di iniziativa politica e legislativa sul 'concorso esterno', una campagna da portare in Europa e nel mondo perché si sappia di che reati si discute nella situazione penale italiana, perché si conosca questa arma sicaria nelle mani di chiunque per accusare chiunque, è urgente, liberale, necessaria non solo a loro ma ai diritti civili degli italiani?".

Naturalmente, come ci hanno da tempo abituati, si tirano in ballo gli interessi e i diritti degli italiani. E' successo per le intercettazioni (la scusa è che le vogliono limitare per difendere la nostra privacy), sta succedendo adesso col processo breve, cioè il processo morto: utile a tutti gli italiani. Come no? Forse, se proprio si vuole venire incontro agli interessi degli italiani, sarebbe il caso di battersi, anche in Europa, visto che l'ha auspicato pure Ferrara, per fare sì che chi governa un paese lo faccia veramente nell'interesse dei governati. Questa sarebbe una campagna da fare urgente, liberale e soprattutto necessaria. Prima o poi ci arriveremo.

lunedì 23 novembre 2009

Tappi


Secondo voi il titolo dell'editoriale di Ricolfi, stamattina, su La Stampa, aveva un doppio senso? :-)

Google Chrome OS, tutto qui?

Il primo avviso ufficiale, quelli di Google Italia l'avevano dato ai primi di luglio sul blog ufficiale. Già da lì, la prima impressione era che ci si sarebbe trovati di fronte a qualcosa di rivoluzionario. Adesso è arrivata la presentazione ufficiale - il lancio avverrà verso la fine del prossimo anno - e l'impressione, almeno stando a quello che si legge in giro, è che il tutto stia facendo molto più rumore di quello che meriti.

Si tratta sostanzialmente di un sistema Linux cammuffato (è basato su Debian), e in pratica non è altro che una sorta di estensione del già conosciuto browser di Google: Chrome. Tutto infatti avviene lì dentro e tutti gli applicativi risiedono in rete. In pratica, niente connessione, niente sistema operativo e niente dati. Come scrive Mantellini oggi su Punto Informatico, si tratta di vedere se tutto ciò va inteso come una grande delusione o una straordinaria anticipazione. In ogni caso, almeno per adesso, Windows e concorrenza varia possono dormire sonni tranquilli.

Vi lascio alcuni link per approfondire: Punto Informatico, Paolo Attivissimo, video presentazione su Google Chrome Channel.

18 in 15 anni


Queste sono le prime 3. L'elenco completo lo trovate qui. Per quelli che ancora credono che sta lavorando per noi.

Chi sta facendo perdere il sonno a Berlusconi

Forse sbagliano quelli che pensano che le preoccupazioni più grosse del presidente del Consiglio siano i processi Mills e diritti Mediaset. Certo, nell'immediato si tratta di rogne che non sono di poco conto, e d'altra parte è innegabile che la bagarre che regna nella compagine di governo in questo ultimo periodo è in gran parte dovuta al tentativo di far passare in un modo o nell'altro la legge per salvarlo da queste due prossime scadenze; ma sotto sotto quello che preoccupa veramente il cavaliere è quanto sta emergendo senza far troppo rumore dagli sviluppi del processo Dell'Utri.

I giornali sembrano piuttosto restii a dare importanza a queste vicende. Sì, spulciando un po' si trovano articoli in merito - sabato ne hanno ad esempio parlato Repubblica, Stampa, Corriere e Unità -, ma solo dopo aver scansato i vari Brenda, Meredith, influenza, ecc... Eppure non si tratta di vicende di poco conto. Un articolo profetico in questo senso l'ha pubblicato La Stampa a metà del mese; un pezzo dal titolo molto chiaro: Il processo Dell'Utri è l'incubo di Berlusconi. Vi si legge tra le altre cose:

Negli ultimi giorni Berlusconi parla poco, anzi niente, in pubblico, ma nelle conversazioni private è sempre un fiume in piena. E ieri a uno dei suoi interlocutori ha segnalato gli articoli dell’Unità dedicati a un pentito di mafia Gaspare Spatuzza, che accusa Dell’Utri e chiama in causa il premier come nuovi referenti politici di Cosa Nostra nel ‘93 al termine della sanguinosa campagna stragista a Roma, Firenze e Milano. Il timore del Cavaliere è che da Palermo gli arrivi un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa.

E' ovviamente ancora un'ipotesi, intendiamoci, ma gli sviluppi non sono certo tranquillizzanti (per il cavaliere). Voi sapete che è in corso a Palermo il processo d'appello a Marcello Dell'Utri, attualmente senatore nelle file del Pdl e con già sul groppone una condanna in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Il sonno, Berlusconi, ha probabilmente cominciato a perderlo seriamente da venerdì scorso, con il deposito agli atti del processo delle dichiarazioni rese nell'estate scorsa ai magistrati di Firenze dall'ultimo grande pentito di mafia Gaspare Spatuzza. Dichiarazioni che, pur essendo al vaglio degli inquirenti, per la loro gravità farebbero perdere il sonno a chiunque. Per non sbagliare ne riporto qualcuna presa da questo articolo del Corriere di sabato scorso:

«Ritengo di poter escludere categorica­mente — spiega l’ex uomo d’onore —, conoscendoli as­sai bene, che i Graviano si sia­no mossi nei confronti di Ber­lusconi e Dell’Utri attraverso altre persone. Non prendo in considerazione la possibilità che Graviano abbia stretto un patto politico con costoro senza averne personalmente parlato». Che avevano chiuso l’accor­do, ha raccontato Spatuzza, glielo spiegò lo stesso Giusep­pe Graviano, facendogli i no­mi dell’attuale capo del gover­no e del suo principale colla­boratore in Sicilia. Ma quan­do un pm gli chiede se Gravia­no potesse essere arrivato a quei due «attraverso un’altra persona, senza conoscere lo­ro », Spatuzza reagisce deciso: «No, no! Non esiste! Non trat­tano con le mezze carte. Han­no avuto sempre nella vita i contatti diretti».

Insomma, secondo il pentito, che il 4 dicembre prossimo sarà nuovamente ascoltato a Torino (per motivi di sicurezza), i referenti della nuova trattativa tra stato e mafia sarebbero proprio loro due. Scriveva La Stampa sabato:

Nelle carte, l'ex reggente del mandamento di Brancaccio fa continui riferimenti ai propri referenti, i capicosca Filippo e Giuseppe Graviano, come fonti delle proprie informazioni su quella che, senza mezzi termini, definisce una trattativa con Silvio Berlusconi e Dell'Utri, per avere una sorta di copertura politica sulle stragi ancora da compiere: dopo gli obiettivi già attaccati si doveva colpire ancora, dare quello che il boss definisce «il colpo di grazia»: il devastante attentato all'Olimpico di Roma, contro i carabinieri. Racconta a verbale Spatuzza: «Gli infedeli erano Berlusconi e Dell'Utri... Prima gli hanno fatto fare le stragi e poi si sono accreditati come coloro che avevano la possibilità di farli smettere...».

Nel frattempo gli house organ di casa hanno fiutato il "pericolo", e già ieri il buon Sallusti sul Giornale pubblicava un bell'articolone dal titolo emblematico: Il prossimo "scoop"? Il premier mafioso. Ovviamente nessuno ha mai scritto da nessuna parte che il premier sia un mafioso, ma occorre preparare il terreno e soprattutto avvisare gli attenti lettori del Giornale del nuovo colpo (lo chiamano "scoop") che potrebbe arrivare dai pericolosi magistrati comunisti di Firenze e Palermo.

Comunque sia, la sentenza d'appello del processo Dell'Utri si avvicina, e tutto questo materiale, che la Stampa indica come "voci che agitano la politica romana", è adesso agli atti del processo Dell'Utri. Le successive mosse dei pm che indagano su questa storia dipenderanno quindi dall'esito del nuovo interrogatorio del pentito il 4 dicembre. Fino ad allora, sarà il caso che qualcuno, nei palazzi romani, prenda qualche camomilla la sera.

domenica 22 novembre 2009

Chi controlla il vicino

Certo che quello della sicurezza per questi qua è proprio un pallino. Le ronde, come sapete, sono state un flop colossale. Uno pensa: l'avranno capita. E invece no, sennò che gusto c'è? E quindi al posto delle ronde, adesso, in Lombardia, ci saranno i vicini di casa. Sì, avete capito bene. Ecco qui sotto il logo dell'iniziativa.



Si tratta di un progetto di controllo del vicinato. Lo so, è dura da spiegare. Faccio prima a copiaincollare quanto scrive Repubblica.

Prevede che i sindaci affidino direttamente ai cittadini, ma più ancora alle associazioni di categoria e agli amministratori di condominio, il compito di fare da sentinella nei quartieri delle città. Annotare targhe di macchine sospette, affacciarsi se un cane abbaia o se nei pressi dell’appartamento del vicino si aggira qualche faccia poco rassicurante, o denunciare la presenza di un clandestino nel vicinato.

La questione della "faccia poco rassicurante" merita poi di essere approfondita, se non altro per stabilire quali siano i criteri per capire quando lo è e quando no. Per dire, anche Giovanni Brusca e Antonio Ingroia se li metti vicini in qualcosa si assomigliano, solo che uno è un killer mafioso e l'altro uno dei magistrati attualmente più impegnati sul fronte della lotta alla mafia. E quindi?

Vabbè, ne riparleremo tra qualche mese, quando si tireranno i bilanci dell'ennesima pagliacciata. Nel frattempo, mi raccomando, si continui ad avere paura.

Due tessere flop

Alla lunga serie di flop che questo governo è riuscito a mettere insieme dopo appena un anno e mezzo di legislatura - sanatoria badanti e ronde solo per citarne un paio -, vanno aggiunti due buchi nell'acqua di cui abbiamo notizia in questi giorni. Il primo è la cosiddetta "tessera del tifoso", fortemente voluta da Maroni per garantire, diceva lui, più sicurezza all'interno degli stadi. Si trattava in pratica di una sorta di carta di credito ricaricabile che avrebbe dovuto essere rilasciata su richiesta dopo i controlli da parte della questura sul richiedente. Siccome davanti alle lobby del calcio, in Italia, non c'è ministro che tenga, dopo le pressioni della lega calcio e dei tifosi italiani tutti, scesi in piazza per il nobile scopo, ecco che Maroni ha fatto retromarcia. Se ne riparlerà, forse, il prossimo anno.

Il secondo buco nell'acqua riguarda invece un'altra carta di credito ricaricabile: la mitica social card! Ad un anno esatto dalla introduzione di quella che da molti era stata definita all'epoca come "elemosina di stato" (40 € ricaricati mensilmente), arrivano i dati di utilizzo. 450.000 beneficiari attuali su una previsione da parte del ministero di circa 1.300.000 "bisognosi". Chissà, forse se per ottenerla si fossero poste condizioni meno assurde e le pratiche per l'attivazione fossero state meno farraginose (scusate, ma accreditare direttamente i 40 euro sulla pensione non era più semplice?), gli esiti dell'operazione potevano essere diversi. Ma si sa, questo è il governo del fare.

Inneres Auge

Buona domenica.

sabato 21 novembre 2009

Il polso della situazione

Gianfranco Fini, oggi, in una scuola elementare di Roma frequentata da bimbi immigrati, ha detto senza mezzi termini che Quelli che usano "qualche parola di troppo" nei confronti degli immigrati, sono degli "stronzi". Calderoli, che evidentemente si è sentito chiamato in causa, ha prontamente replicato: "Fini ha perfettamente ragione a dire che è stronzo chi dice che lo straniero è diverso. Ma è altrettanto stronzo chi illude gli immigrati".

Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, un altro pezzo da novanta della maggioranza, ha, sempre oggi, avuto parole dure nei confronti dell'ala finiana della maggioranza, rea, a suo dire, di essere troppo accondiscendente nei confronti della magistratura. Magistratura nel mirino del ministro Alfano, che ha detto sempre oggi che la riforma della giustizia non se la farà certo dettare da quest'ultima.

Nel frattempo Berlusconi è volato in Arabia Saudita a raccontare balle al ministro delle finanze saudita Ibrahim al-Assaf. Un pistolotto per magnificare la lunga serie di miracoli fatti dal governo italiano (Abruzzo, mondezza a Napoli, ottima immagine dell'Italia all'estero, il miracolo Alitalia, ecc...). Tra una balla e l'altra ha pure trovato il tempo di raccontare un paio di chicche stratosferiche che se le raccontasse qua da noi si metterebbero a ridere anche i suoi - giusto là in Arabia ci possono credere.

Ve le riporto pari pari come le ho trovate perché sono spettacolari. La prima è questa:

«Prima del mio avvento in politica gli elettori votavano senza conoscere il programma, gli alleati e il nome del premier. Noi abbiamo fatto l’opposto, abbiamo portato una nuova moralità in politica che è non solo non rubare, ci mancherebbe altro, ma mantenere le promesse fatte agli elettori» (fonte)

La seconda è questa:

Poi Berlusconi ribadisce il suo ottimismo sulla situazione economica, sulla crisi che "è ormai alle spalle", e torna a prendersela con i giornali: "Non guardate a quello che dicono. La realtà italiana a volte è addirittura opposta. Siamo in una situazione abbastanza tranquilla e ne verremo fuori e meglio degli altri Paesi perché noi siamo un popolo di risparmiatori". (fonte)

Ovviamente ha chiuso dicendo che il governo è solido è arriverà tranquillamente in fondo alla legislatura. Infatti le premesse ci sono tutte.

"Sono stronzi..."


Quando vuole, il presidente della Camera sa essere terribilmente chiaro...

Renato Farina, sondaggi, blogger e contorno di balle

Farina sarebbe Renato Farina (foto), un paffuto signore che se non fosse stato radiato dall'albo dei giornalisti nel 2007 a quest'ora scriverebbe su qualche quotidiano. Per la verità su qualche quotidiano scrive - attualmente sul Giornale di Feltri -, ma in qualità di "opinionista", ci dice Wikipedia. Ieri mattina il prestigioso quotidiano, principale house organ del Pdl, ci ha deliziato, tra i tanti, con un pregevole articolo a firma appunto Renato Farina. Un articolo che sotto certi aspetti la dice lunga su parecchie cose (il link all'articolo lo metto alla fine).

Cominciamo dal titolo: Sondaggi choc: su internet l’assassino diventa un eroe. Mamma mia, cosa avrà mai spinto il buon Farina a titolare un articolo in questo modo? Comincio a leggere.

"Plauso unanime per la decisione brasiliana di restituirci Cesare Battisti per gli ergastoli che si è meritati da assassino. Parlamento in piedi plaudente (tranne i radicali). Commenti radiotelevisivi coerenti con la soddisfazione generale. Editoriali idem. Popolo e casta uniti nella lotta. Finalmente un momento di unità che non è un inciucio eccetera".

Ok, adesso è tutto più chiaro; Farina si felicita, assieme all'Italia tutta, della notizia che i giudici brasiliani hanno concesso l'estradizione del brigatista pluriomicida Battisti. A parte il fatto che non so fino a che punto questa soddisfazione sia giustificata, visto che l'ultima parola spetta al presidente Lula che al momento non sembra affatto essere sulla stessa stessa lunghezza d'onda dei giudici brasiliani, il nocciolo del Farina-pensiero arriva comunque subito dopo.

"Poi a pagina 45 del Corriere della Sera appaiono i risultati del sondaggio web di corriere.it. Domanda: «Primo sì del Brasile all'estradizione in Italia di Cesare Battisti. Siete d'accordo?» Risposta: No il 91,3 per cento. Rileggo, forse c'è uno sbaglio. No, tutto giusto".

Tutto giusto. Farina è sicuro. Siccome però a me questa cosa puzza, decido di dare un'occhiata alla versione online del Corriere per verificare. Ed ecco cosa trovo:


Eccolo qua. Cosa leggete voi? Se l'approssimarsi dei 40 anni non mi gioca un brutto scherzo, io leggo (link qui) che il 92,1% degli interpellati (al momento in cui scrivo) è contento che il Brasile abbia concesso l'estradizione. A voi non sembra? Allora i casi sono due: (a) Farina ha preso involontariamente un grosso granchio; (b) ha ribaltato volutamente, per fini strumentali, l'esito del sondaggio pensando che tanto nessuno sarebbe andato a controllare. Siccome io non sono malizioso, non propendo per la seconda ipotesi e mi limito a pensare che il giornalista l'opinionista abbia preso una sonora cantonata.

Il problema, però, è che su questa sonora cantonata ci ha imbastito tutto il suo articolo, a cominciare dal titolo. E quindi, andando avanti, troviamo chicche come questa:

No, tutto giusto. Corriere.it ci dice dunque che - sia pure senza annettere ai risultati valore scientifico eccetera eccetera - i lettori considerano Battisti un eroe perseguitato. Come si è arrivati a questo esito? È stato un colpo di mano di hacker filo terroristi? Oppure l'esito di un passaparola tra reduci della lotta armata?

Farina può evitare di spremersi ulteriormente le meningi, evidentemente già oberate di troppo lavoro. Non si tratta né di un colpo di mano di hacker (che semmai sarebbe cracker, ma non sottilizziamo), né di fantomatici passaparola tra reduci della lotta armata. Semplicemente bastava leggere. In fondo non si chiede molto. Ce la può fare anche Farina. Ma andiamo avanti perché il bello deve ancora arrivare.

Controllo altri sondaggi. Sono tutti girati a sinistra, estrema sinistra, sinistra piuttosto propensa al linciaggio del nemico fascista o berlusconiano e persino dalemiano.

Eccolo lì il punto dove voleva arrivare. In pratica ci vuole dire il Farina che tutta internet è pronta al linciaggio quando è ora di dare addosso a Berlusconi, mentre invece Battisti è considerato un martire. E per dimostrare questo controlla altri sondaggi, dice lui. Beh, ho controllato anch'io e non ho trovato nessun sondaggio, tantomeno "girati a sinistra, estrema sinistra, sinistra piuttosto propensa al linciaggio". A parte quello di Corriere.it, infatti, l'unica cosa che ho trovato è questo articolo del sito O Globo, dove si dice - pensate un po' - che l'83% dei brasiliani è favorevole all'estradizione. Ci si potrebbe a questo punto fermare qui. E invece andiamo ancora un po' avanti, perché ormai il Farina è lanciato e chi lo ferma più?

Resta la questione. Chi sono, quanta e quale parte dell'Italia esprimono coloro che si alimentano di informazioni al computer, e poi si esercitano su corriere, la stampa, repubblica tutti con il .it?

La domanda non è da poco, specialmente se si considera che di sondaggi sulla vicenda di Battisti non ne ho trovati su nessuno dei siti menzionati da Farina. E quindi potrei ribaltare la sua domanda così: quanta e quale parte dell'Italia esprimono coloro che si alimentano di informazioni comprando Il Giornale?

Poi, proseguendo, il prode opinionista si lancia in una lunga e profonda disquisizione sulla questione del crocefisso (che vi risparmio), introduzione necessaria prima di arrivare al vero nocciolo della questione: i blogger.

Diciamo che in Italia c'è una sopravvalutazione della forza e della rappresentatività come campione del famoso popolo dei blog. Sanno usare benissimo il mouse, i motori di ricerca, ma molto meno il cervello e il buon senso.

Eh già, noi poveri blogger, un po' sfigati, che passiamo le nostre giornate in rete per poter attingere a quel poco di informazione libera che ancora è rimasta. Noi poveri tapini, che avremo magari poco cervello e poco buon senso e nonostante questo siamo in grado di leggere e capire le percentuali di un sondaggio online, cosa che evidentemente a molti opinionisti pieni di cervello e buon senso a volte non riesce. Ma attenzione, perché adesso arrivano gli inviti e i consigli di Farina. Tenetevi forte.

Un invito allora. Anzi due. Primo. Quelli che non sono di sinistra comincino a organizzarsi per non lasciare gli spazi cibernetici aperti come una prateria a questi barbari che votano pro Battisti libero.

Come abbiamo visto, "questi barbari che votano pro Battisti libero" esistono solo nella testa di Farina, visto che la stragrande maggioranza si è espressa a favore dell'estradizione in Italia dove lo aspetta l'ergastolo. Ah, e poi, volendo, si può far presente all'opinionista che "quelli che non sono di sinistra" ci hanno già provato a organizzarsi e a prendersi qualche spazio cibernetico, e i risultati sono questi. Non è meglio lasciar perdere?

I ragazzini (anche quelli coi capelli bianchi) passano un sacco di tempo a girovagare tra notizie e opinioni sul web, sarà il caso di non lasciarli lì in preda a questi predatori.

Eh, certo, molto meglio andare in edicola a comprare Il Giornale. Chiudo con la perla finale.

Non si sopravvaluti internet come luogo in cui si addensa l'infallibile consenso o dissenso del popolo. Guai a generalizzare, ma le avanguardie sono tagliatori di teste e di gole. Peccato che i quotidiani e i partiti di sinistra, e qualche volta anche la sponda finiana del centro destra, credano più a questi maniaci della forca e dell'ingiuria che ai voti e al sentimento delle brave persone che non si divertono però a schiacciare i bottoni. Internet è una buona cosa, certo, lo dice anche il Papa, ma oggi è invaso dall'orda barbarica della peggior sinistra. Saperlo giova.

Internet non è una buona cosa perché lo dice il Papa - se fosse quello il motivo saremmo a posto - ma perché con pochi clic del mouse si riesce a sbugiardare la montagna di balle che quotidianamente la stragrande maggioranza dei giornali (Giornale compreso) ci rovescia addosso. Farina non ci crederà, ma anche questo giova.

(p.s: ah, dimenticavo, il capolavoro è qui)

venerdì 20 novembre 2009

Henry mani di velluto



Beh, forse velluto è esagerato, visto che ha controllato la palla due volte con la mano prima di infilarla in rete. Mettiamola così: se ipoteticamente, come è già successo nel 2006, dovessimo disputare la finale dei prossimi mondiali con la Francia, in caso qualcuno dei nostri segnasse nello stesso modo i nostri cugini non potrebbero lamentarsi. :-)

Da Emanuela Orlandi a Simonetta Cesaroni, storie che ritornano

E così il caso di Emanuela Orlandi è tornato a occupare un posto di rilievo nelle cronache nere nostrane. Non è che fino adesso ci sia granché di nuovo, intendiamoci, almeno ufficialmente. Sono gli stessi investigatori che ci vanno molto cauti, ammettendo però che le probabilità di essere ormai arrivati all'identificazione di colui che per ultimo parlò con la ragazza sono piuttosto buone. Come però scriveva il Corriere appena stamattina, la vicenda Orlandi non si esaurisce col rapimento della ragazza; anzi, questo è solo il primo anello (o l'ultimo) di una catena che passa attraverso la figura del cardinale Marcinkus, lo IOR, la banda della magliana, la vicenda del Banco Ambrosiano, il banchiere Calvi. Tutti elementi e situazioni che, scrive sempre il Corriere, a vario titolo si possono ricondurre al rapimento della ragazza avvenuto 26 anni fa.

Nel frattempo, appena pochi giorni fa, un altro caso è tornato a fare capolino sulle prime pagine, quello di Simonetta Cesaroni, la ragazza romana uccisa nel 1990 nell'ormai famoso stabile di via Poma. A distanza di quasi vent'anni dal quel delitto, le ultime indagini tecniche hanno dato esiti che avvalorerebbero la tesi che vedrebbe responsabile l'ex fidanzato dell'epoca. Insomma, due casi di cronaca nera vecchi di una ventina d'anni si riaprono. Gli appassionati del genere avranno nel prossimo futuro di che appassionarsi. Una cosa riguardo alla vicenda Orlandi non sapevo: "Renatino", cioè Enrico De Pedis, uno dei boss della banda della magliana, l'hanno sepolto nella cripta della basilica di Sant'Apollinare a Roma, nelle vicinze della quale c'era la scuola di musica che frequentava la ragazza sequestrata.

Dan Brown non avrebbe saputo fare di meglio.

La proprietà intellettuale secondo Confalonieri

A questo punto l'impressione è che non ci si trovi di fronte a una guerra Mediaset contro Sky, ma semmai Mediaset contro il resto del mondo. Dove per "resto del mondo" si potrebbe ad esempio intendere internet e collegate varie (YouTube, Google, solo per citare due esempi a caso).

Ieri, infatti, commentando il nuovo rapporto del Censis su informazione, internet e media, Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, ha lanciato l'ultimatum al governo (tra l'altro siamo nel periodo giusto per gli ultimatum): o si fa qualcosa contro i cattivoni del web che usufruiscono a sbafo dei contenuti oppure è la rovina. Ecco le parole come le riporta Repubblica:

"internet si avvale di una parola magica che è free. Se i vari Youtube o Google non riconoscono il valore delle proprietà intellettuali, non si può investire. Noi investiamo la metà di quello che ricaviamo in prodotti e contenuti. Se altri approfittano di questi contenuti che vengono mandati in rete da privati, soprattutto giovani, non ci sarà futuro per chi di fa questo mestiere".

Chissà se Confalonieri è al corrente che il termine free in inglese ha la duplice valenza di gratuito e libero. Comunque, il pensiero di Confalonieri dimostra come chi ha ormai una certa età, e una certa mentalità, ha ben poche speranze ormai di riuscire a entrare un po' nei meccanismi che muovono il mondo di internet.

Secondo Confalonieri, infatti, tutto deve essere monetizzato, deve avere una contropartita in soldi. Senza un ritorno sicuro e garantito non si può investire in contenuti. L'esatto contrario di quello che è la filosofia della condivisione libera in rete. Mediaset, forse qualcuno di voi ricorderà, ha citato Google l'anno scorso per 500 milioni di € per i presunti danni causati dagli utenti cattivi che mettono su YouTube abusivamente spezzoni di trasmissioni Mediaset. L'azienda del biscione ha calcolato che le tre reti televisive del gruppo hanno perduto ben 315.672 giornate di visione da parte dei telespettatori. Come è arrivata a questo calcolo, ovviamente non è dato saperlo. Ci fidiamo.

Ora, intendiamoci, nessuno mette in dubbio che caricare e condividere contenuti protetti da copyright sia un'azione illegale, ma il punto è un altro. Confalonieri, assieme a tutti i matusa come lui, è rimasto ancorato a un concetto di distribuzione e fruizione di contenuti che è da tempo sulla strada del tramonto. E gli esempi non mancano. Guardate cosa accade con la musica. I Marillon, ad esempio (a proposito di matusa), hanno messo l'anno scorso il loro ultimo album liberamente in circolazione nei circuiti p2p. Al primo ascolto dei brani così scaricati, una finestra popup invitava i fan a fornire l'indirizzo e-mail tramite cui ricevere proposte di acquisto di biglietti per i concerti e gadget vari.

I Radiohead, già un paio di anni fa (due anni nel campo dell'IT sono l'equivalente di un'era geologica), hanno messo online sul loro sito l'album In Rainbow, liberamente scaricabile, il prezzo lo facevano gli utenti (era possibile scaricarlo anche gratis). E i risultati sono qui. E Confalonieri è ancora qua che piange perché il ragazzino prende uno spezzone di Striscia e lo mette su YouTube?

giovedì 19 novembre 2009

Abitudini

ROMA - "Ci sarebbero i suicidi anche se i detenuti fossero in hotel a cinque stelle". Lo ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa in merito alle notizie dei recenti suicidi in carcere. Intervistato a 'SkyTg24', La Russa contesta "l'equazione tra condizione di vita non buone e suicidi". "Non e' che se gli mettiamo il frigobar, otto ore di aria e la musica soffusa non ci sara' neanche un suicidio...", ha concluso. (RCD) (fonte)

Si dice che ogni popolo ha i governanti che si merita. Prima o poi ci abitueremo anche a questi.

Sky Tg24 è comunista?

4 anni e 1/2 per lo zainetto

La notizia non è interessante solo perché documenta l'ennesimo caso di mala-giustizia, ma per un parallelo abbastanza particolare. Molto brevemente, un signore di Bari, arrestato nell'estate del 2008 qui a Rimini per furto e rinchiuso nel carcere del capoluogo pugliese, si è ucciso nonostante il provvedimento di scarcerazione fosse giunto già 24 ore prima senza che nessuno glielo notificasse.

Scrive il Corriere che il signore in questione si era beccato una condanna a 4 anni e mezzo per il furto di uno zainetto, con l'aggravante della recidiva. 4 anni e mezzo è la stessa condanna che ha avuto Mills in appello per aver, secondo la procura di Milano, ricevuto i 600.000 $ per testimoniare il falso e assicurare l'impunità a Berlusconi.

Mediaset contro la chiavetta Sky

Ricordate la chiavetta Sky? quella che una volta infilata nell'apposito decoder HD consentirà (salvo sorprese) di vedere pure i canali in chiaro del digitale terrestre? La guerra da tempo in corso tra la società di Murdoch e quella di Berlusconi si è arricchita di un nuovo capitolo. Mediaset ha infatti presentato ricorso all'antitrust contro la "maledetta" chiavetta di Sky.

Tra le giustificazioni all'iniziativa si legge:

«la normale risposta a un'iniziativa anti-concorrenziale». A sintetizzare così la posizione dell'azienda è stato il vicepresidente, Pier Silvio Berlusconi, a Montecarlo per lanciare i nuovi pacchetti di cinema e l'offerta di film on demand di Premium. «Riteniamo l'esposto all'Antitrust giusto, addirittura doveroso - ha spiegato Pier Silvio Berlusconi - per tutelare gli interessi di Mediaset, ma anche dei consumatori finali, visto che con la chiavetta Sky offrirà solo un'offerta parziale del digitale terrestre».

Mediaset prosegue:

«La digital key - ha aggiunto il consigliere di amministrazione Mediaset Gina Nieri - è un'ulteriore verticalizzazione della loro piattaforma: è il tentativo di mantenere nel mondo satellitare con lo stesso telecomando anche coloro che vogliono vedere il digitale terrestre. Dunque non è un elemento di libertà, ma di mantenimento dei clienti dentro la propria piattaforma, per di più senza permettere loro di avere l'interattività nè l'offerta a pagamento del digitale terrestre».

L'attenzione e la preoccupazione da parte di Mediaset verso la libertà dei clienti è ammirevole, commovente quasi. Sarebbe stato bello che tale preoccupazione ci fosse stata quando Mediaset ha obbligato gli utenti della sua pay-per-view ad acquistare pacchetti aggiuntivi per poter continuare a vedere le singole partite.

Pay per view letteralmente significa “pagare per vedere”: questo era l’intento iniziale della carta prepagata Mediaset Premium e una delle ragioni del suo successo. Nessun abbonamento, nessuna rateizzazione, ma una carta da ricaricare periodicamente presso i negozi specializzati o le ricevitorie del lotto o anche tramite call center per poter di, volta in volta, pagare per fruire dell’evento televisivo desiderato. Così chi si serviva di Mediaset Premium solo sporadicamente, non era costretto a pagare una rata mensile per un servizio che di fatto restava inutilizzato, ma vedeva scalare il credito alla sua scheda prepagata solo all’atto dell’acquisto della trasmissione scelta.
Ora le cose sono cambiate: la tesserina prepagata, innanzitutto, ha mantenuto la caratteristica di essere a tempo (scade dopo un periodo prefissato) ma negli anni ha visto impennarsi i suoi costi. Oggi si acquista a un prezzo iniziale di 39 euro grazie ai quali si fruisce di un mese di visione di tutto il mondo Mediaset Premium. “Solo un assaggio” come ci dicono dall’ufficio stampa di Mediaset. Allo scadere del trentesimo giorno, infatti, l’incanto scompare. La novità è che non basta più ricaricarla per poter acquistare una partita di calcio specifica, ad esempio, al prezzo di 8 euro o il film tanto atteso a 6 euro. È necessario acquistare un Pass Gallery dalla durata variabile: senza la sottoscrizione di questa speciale offerta, la prepagata è inutilizzabile.
Solo per fare un esempio: per poter vedere un match di calcio, è necessario caricare sulla prepagata un Pass Gallery della durata di 4 mesi (l’unico in commercio in questo momento a 49 euro, mentre i Pass della durata di 3 o 6 mesi sono stati ritirati); a cui poi va aggiunto il costo della partita (8 euro, per l’appunto).
[...]
Facendo un po’ di conti, salta subito all’occhio che il sistema pay per view si è trasformato e di certo non in favore del cliente che non segue tutto il campionato.
Non per nulla Mediaset Premium incoraggia l’acquisto della Easy Pay, la formula abbonamento annuale vera e propria, pubblicizzata a prezzi vantaggiosi e, a ben guardare, più convenienti rispetto alla prepagata. Se il prezzo di partenza della carta è lo stesso, 39 euro, fino al 31 agosto si poteva acquistare il pacchetto completo, Gallery più Calcio, con una quota bimestrale di 38 euro (da settembre si è tornati a 48 euro al mese).
Sia che si acquisti una formula prepagata, sia che ci si affidi alla Easy Pay, gli utenti denunciano su blog, forum e via mail, la scomparsa della formula pay per view che dava la possibilità di utilizzare la scheda ricaricandola come si fa con i telefoni, scegliendo il momento migliore per comprare la visione di un film o di una partita, esattamente come si fa quando si decide di godere di una prima visione al cinema o allo stadio, senza l’obbligo di sottoscrivere un abbonamento.
Ma, si sa, tutte le cose belle finiscono. Specie quando non c’è concorrenza. (fonte)

La soddisfazione degli utenti di Mediaset Premium, all'epoca, è stata talmente tanta che ha riempito blog e forum in tutta internet. Alcune manifestazioni di gioia le trovate qui, per tutte le altre potete spulciare un po' Google.

Manca solo la ruota su cui uscirà il numero...





(fonti: Libero, Messaggero)