mercoledì 30 settembre 2009

Garko fa fuori anche la Clerici

Gabriel Garko ha colpito ancora. Dopo aver umiliato porta a porta con Berlusconi che raccontava la consegna delle prime case ai terremotati, ha battuto anche Tutti pazzi per la tele, il programma in onda su Raiuno condotto dalla prosperosa conduttrice milanese Antonella Clerici.

La puntata di porta a porta incriminata aveva fatto un ascolto del 13,47%, quella della Clerici il 14,32. La Clerici è stata prontamente trombata, Vespa è ancora lì.

La sanatoria sulle badanti non è un flop (secondo Maroni)

Non ci è rimasto bene il ministro Maroni dopo aver appreso degli esiti della sanatoria per le badanti da lui fortemente voluta. Oggi, 30 settembre, scade infatti il termine per presentare le domande e i dati sono chiari: 270.000 circa, ossia la metà esatta di quanto preventivato. Secondo Maroni non si tratta di un flop, e la spiega così:

«Si sono fatte stime a casaccio, chi ha parlato di 500mila, 700mila, o un milione di domande, ma la norma è stata fatta per fare emergere il lavoro nero di colf e badanti e basarsi sulle stime fatte per dire che è stato un flop è sbagliato».

Beh, curioso che parli di stime a casaccio, visto che a farle è stato il Viminale, cioè il Ministero dell'Interno, quello a capo del quale c'è un certo Maroni.

Capitali criminali

Tra le considerazioni fatte ieri da Tremonti a sostegno del suo scudo fiscale, ce n'è una che lascia piuttosto perplessi.

"I capitali criminali non saranno rimpatriati"
[...]
"Non credo che la criminalità si servirà di questo strumento. I capitali criminali o sono in Italia perfettamente sbiancati o continueranno la loro attività all'estero".

Ora, un ministro dell'economia che fa una dichiarazione simile si presume che la faccia con cognizione di causa. Certo, c'è quel "non credo" che dà adito a qualche dubbio, però, insomma, se lui dice così, sarà così. Eppure no, non può essere così, e per un motivo molto semplice. Se si va a guardare tra le pieghe di questo benedetto scudo, si vede chiaramente che a chi riporta in Italia capitali illecitamente detenuti all'estero è garantito l'anonimato. Scrive il Sole24Ore in proposito:

Grazie, poi, a un emendamento approvato dal Senato, è stato precisato che le operazioni di regolarizzazione e di rimpatrio non comportano l'obbligo di segnalazione di operazioni sospette in materia di antiriciclaggio.

E ancora:

Da segnalare, ancora, come i dati e le notizie comunicati dal contribuente agli intermediari per l'operazione di rimpatrio o di regolarizzazione non possono costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in via autonoma o addizionale, in ogni sede amministrativa o giudiziaria.

Ovviamente gli "intermediari" copra citati sono le banche, i soggetti cioè materialmente deputati a ricevere questo denaro frutto di evasione fiscale. Allora, visto che il tutto si svolge in maniera perfettamente anonima e che le banche hanno in sostanza la facoltà piena di garantire questo anonimato, come fa Tremonti a dire che non saranno rimpatriati capitali di provenienza criminale? Ecco, forse, spiegato quel "non credo". A tal proposito vale la pena segnalare un articolo molto particolareggiato ed esplicativo, pubblicato stamattina su il Fatto da Roberto Scarpinato, pubblico ministero alla DIA di Palermo. Ne risporto qualche stralcio.

Per valutare le possibili ricadute della prossima approvazione del nuovo scudo fiscale, può essere utile ricordare alcuni degli effetti negativi conseguenti all’entrata in vigore del precedente scudo: quello introdotto dal decreto legge 350/2001. In quell’occasione fu regolarizzata una somma globale di circa 73 miliardi di euro. A fronte di tale enorme massa di capitale, furono effettuate meno di trecento segnalazioni di operazioni sospette in tutt’Italia, di cui nessuna che riguardava la Sicilia. Grazie alle garanzie di anonimato accordate da quella legge, non fu possibile selezionare e intercettare il denaro sporco frutto di gravi delitti, ben diversi da quelli di natura fiscale per i quali era stata accordata la non punibilità.
[...]
Per evitare che la legislazione antimafia diventi un’eterna tela di Penelope (...) sarebbe il caso che questa volta non si ripetessero gli errori del passato e, dunque, si dotasse la magistratura di strumenti idonei per intercettare quelli tra i capitali rientrati che non sono frutto di reati condonabili, ma di altre attività criminose.
[...]
Attualmente tale obbligo è previsto solo da una semplice circolare del 2007, che già in tanti si sono affrettati a ritenere non applicabile in quanto non espressamente richiamata dal decreto legge 78/2009 che prevede il nuovo scudo fiscale.
[...]
D’altra parte rendere immediatamente “visibili” alla magistratura i nominativi dei soggetti scudati, offrirebbe la possibilità di verificare - nei modi e con le garanzie previste per le indagini penali - se tra costoro si celino prestanome e riciclatori di indagati per reati di mafia ed altri gravi reati, e di sventare così il tentativo di approfittare indebitamente dell’opportunità offerta dalla nuova legge per “ripulire” sotto banco denaro sporco. Continuare invece a garantire l’anonimato ai soggetti scudati, affievolire per gli intermediari finanziari o addirittura eliminare l’obbligo di segnalare le operazioni sospette potrebbe essere frainteso come un pericoloso cedimento alla cultura dell’omertà, oltre che aprire di fatto un varco incontrollabile al riciclaggio di capitali illegali. (fonte)

A questo punto direi che solo il tempo dirà se ha ragione Tremonti o se, piuttosto, sono fondati i timori del magistrato di Palermo. Io una mezza idea ce l'ho.

Come volevasi dimostrare


(via Il Fatto)

Intanto nel Pd... si continua a litigare

Se i rapporti all'interno della maggioranza non sono certo idilliaci, per tutta una serie di motivi più o meno noti (la vicenda della rissa ai gazebo è solo la punta dell'iceberg), sulla sponda opposta le cose vanno, se è possibile, ancora peggio. Il Partito Democratico, la presunta alternativa, quello che in teoria dovrebbe prendere la guida del paese (no, non ridete) in caso si verifichi qualche "scossone" - parole di D'Alema di qualche tempo fa -, è infatti alle prese con una sorta di guerra intestina al cui confronto le beghe della maggioranza sono scaramucce di ragazzini. Berlusconi ha detto un paio di giorni fa: "staremo al governo per sempre", forse una delle poche cose giuste mai uscite dalla sua bocca. Ma cos'ha questo Pd che non va?

Come probabilmente sapete, nell'immediato futuro ci sono un paio di scadenze piuttosto importanti: un congresso l'11 ottobre e le primarie per la designazione del segretario nazionale - in corsa Bersani (al momento in vantaggio), Franceschini e Marino - il 25. Ecco, diciamo che il cammino verso queste due scadenze, in particolare la seconda, non si sta svolgendo certo sul velluto. Tra le beghe più grosse scoppiate recentemente, c'è ad esempio la questione Rutelli, il quale ha dichiarato appena ieri che starebbe seriamente valutando l'idea di abbandonare il partito in quanto in procinto di spostarsi troppo a sinistra. (?) Sì, avete capito bene. E d'altra parte è lui stesso a dichiararlo:

Se il Pd dovesse "andare a sinistra - ammonisce Rutelli - alla ricerca di porti magari più sicuri per qualcuno, tradirebbe le sue ragioni fondative", sarebbe destinato a vedere i propri consensi ridotti e non in grado di contendere alla destra il governo del Paese: in una parola significherebbe il fallimento dell'intero progetto Pd.

Ora, per carità, io non ho certo la competenza politica di Rutelli, ma a me pare che questa cosa sia un'emerita cretinata. Come fa Rutelli a pensare che una direzione troppo a sinistra, qualunque cosa voglia dire, danneggi il partito e vada addirittura contro il "progetto Pd"? E quale sarebbe poi questo progetto? Ci piacerebbe saperlo perché finora non si è visto granché. E poi, evidentemente, a Rutelli sfugge il fatto di non poco conto che se alle ultime europee il Pd è uscito con le ossa rotte, magari uno dei motivi principali è proprio questo: non essere né carne né pesce, e soprattutto non essere ancora riuscito - il Pd - a identificarsi come partito realmente a sinistra e in grado di fare opposizione nel vero senso della parola a questa specie di destra. Ecco, per Rutelli, che evidentemente all'epoca delle europee si trovava altrove e che attualmente pare stia flirtando con Casini, se qusta condizione si verificasse sarebbe un danno. A questo punto, converrete con me che l'unico danno reale che può subire il Pd è che Rutelli rimanga.

Ieri altra tegola, sempre per restare nel solco delle diatribe interne precongressuali che tanto bene stanno facendo al partito: Filippo Penati, coordinatore della mozione Bersani, il candidato segretario attualmente in testa nei sondaggi, ha messo in discussione senza mezzi termini la leadership di Franceschini, tutto ciò anche alla luce dei sondaggi precongressuali. Apriti cielo! Franceschini, in preda a un travaso di bile, ha risposto a stretto giro dicendo che il segretario è lui, poche storie. Poi la decisione di sconvocare la segreteria, che doveva riunirsi oggi assieme ai responsabili delle mozioni congressuali per discutere la linea politica del partito in vista delle prossima scadenze.

Insomma, nel Pd sono in guerra, e continuano pervicacemente a restare invischiati nelle loro beghe interne mentre fuori la maggioranza se ne va tranquillamente a militarizzare la Rai e a fare scudi fiscali alla faccia di chi ha sempre pagato tutte le tasse fino all'ultimo euro. Ecco, il Pd di fronte a tutto questo cerca di non disturbare, di fare piano, di non alzare troppo la voce, non si sa mai che qualcuno si accorga che esiste...

martedì 29 settembre 2009

Casa dolce casa





No, giusto per dissipare gli ultimi dubbi su chi sia il padrone di casa in Rai. :-)

Ancora su scudo fiscale e Rai

Quelli di Annozero devono averla fatta proprio grossa giovedì scorso. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che a quasi una settimana di distanza, in Rai, e anche fuori, ci si continui a scannare per cercare in tutti i modi di bloccare il programma. La cosa curiosa è che non si capisce bene cosa abbia fatto di male Annozero. Io ho visto gran parte della trasmissione e non mi sembra che ci siano stati insulti, attacchi premeditati o congiure di qualche tipo contro chichessia. Semplicemente sono andate in onda alcune cose che in Italia non sono mai state trasmesse riguardanti la vicenda Berlusconi-escort, vicenda di cui da mesi parlano tutti i giornali del mondo tranne quelli italiani.

Certo, si può discutere finché si vuole se sia il caso di insistere ancora su questa storia, se serva a qualcosa, se Santoro non la prenda a pretesto magari in maniera strumentale, ma questo, semmai, lo deciderà chi si trova davanti al video. E i risultati in termini di audience dimostrano che la vicenda, evidentemente, a qualcuno ancora interessa. E preoccupa non poco, se è vero che il governo, tramite il ministro Scajola, ha deciso di convocare i vertici della Rai per verificare se siano stati rispettati i termini del contratto di servizio. Una cosa che non ha precedenti nella storia televisivo/politica della nostra Repubblica, e che, cosa ancora più grave, è passata sostanzialmente inosservata.

La gravità dell'iniziativa sta nel fatto che il governo, per legge, non ha alcun potere sui vertici dell'azienda Rai, tantomeno quello di convocarli per verificare qualsiasi cosa. Questo potere, infatti, spetta in maniera esclusiva al Parlamento nella sua totalità, come espressione di rappresentanza di tutte le parti politiche e non solo di una.

A Scajola ha ribattuto Sergio Zavoli, presidente della Commissione di Vigilanza Rai. «L'iniziativa del ministro Scajola sorprende per la sua singolarità, non corrispondendo ad alcuna regola o prassi istituzionale, stabilendo inoltre un pericoloso precedente». Zavoli ricorda a Scajola che «organismi di controllo e di intervento su trasmissioni televisive del servizio pubblico sono la Commissione parlamentare di vigilanza e l'Agcom. Non si tratta di rivendicare competenze, bensì di evitare improprie invasioni di campo che avrebbero il risultato di inasprire ulteriormente polemiche già fin troppo inquinanti il clima politico italiano».

Bene, nell'indifferenza generale siamo arrivati a questo e nessuno, a parte qualche cane sciolto in rete o su qualche giornale di nicchia, dice niente.

Vi lascio qui sotto, riguardo a questo tema, l'intervento di ieri di Marco Travaglio, intervento in cui aggiunge anche alcune puntualizzazioni sullo scudo fiscale che sta per essere approvato dal governo e del quale ho già parlato in un precedente post.

Non so quanti siano in Italia - presumo comunque pochi - quelli che si rendono conto di come siamo messi.

lunedì 28 settembre 2009

La parola ai lettori (del Giornale)

Che i blog, i forum e le testate online in genere, specialmente quelle che danno la possibilità di inserire commenti da parte dei lettori, pullulino di "robaccia" (insulti al limite della diffamazione, turpiloquio, maleducazione, ecc...) è noto. A volte ciò che inseriscono i lettori, però, pur essendo formalmente "pulito", nasconde qualcosa di ben più grave nel messaggio.

La lettera che leggete qui sotto è stata inviata al Gionale di Feltri da un lettore, e mi pare che lasci pochi dubbi sul concetto di libertà di alcuni dei militanti del Pdl.

Non riesco a capacitarmi del fatto che si tolleri con tanta leggerezza il proliferare di giornali nuovi, vedi quello di Marco Travaglio, l’uomo più viscido della sinistra disfattista e sempre alla ricerca di nuovi modi per indebolire il premier, vista la continua ascesa dello stesso nel consenso degli italiani. Possibile che l’avvocato Ghedini non riesca a trovare un reato plausibile per la chiusura di queste «vipere» che strisciano con il continuo intento di mordere il premier e causarne la morte politica? Un giornale che palesemente offende e denigra il capo del governo va subito chiuso. Lasciamo poi le critiche a chi è nato per criticare tutti gli avversari politici. Una volta creato l’esempio gli altri giornali di sinistra si guarderanno dal continuare ad offendere il premier e la sua coalizione. Possibile che non si riesca a trovare una norma che preveda l’attentato morale al capo del governo? Io credo che l’unica soluzione a questo continuo stillicidio di calunnie sia quello di rispondere con i sistemi usati (che io non approvo) da Putin nei confronti della Georgia, e della Cina nei confronti dei monaci tibetani: «La forza». Dopo una serie di bastonate inflitte a Franceschini, D’Alema, Travaglio, Santoro e Maurizio Mannoni, si vedrebbero subito i risultati, si vedrebbe il ritorno del rispetto nei confronti di Berlusconi.

(via Gilioli)

Una nuova moralità



Si è concluso con un tripudio di folla, di dichiarazioni assurde e di slogan la festa nazionale del Pdl a Milano (quella dove ex-aennini ed ex-berluschini della prima ora sono venuti alle mani). Ho avuto modo di leggere sui giornali di oggi alcuni dei deliri temi toccati dal premier.

Quello che avete appena ascoltato qui sopra è uno dei più divertenti.

Le mine sono italiane?

Non ci sono conferme ufficiali o certezze, ma molti indizi lasciano pensare che l'ordigno che ha provocato la morte dei nostri parà nella recente tragedia di Kabul possa essere di fabbricazione italiana. Ora, intendiamoci, se anche la notizia fosse vera non è che cambierebbe granché, purtroppo, ma offrirebbe molti spunti per fare qualche riflessione.

Uno degli indizi che supporterebbero questa tesi, è questo articolo pubblicato alcuni giorni fa dal Corriere e passato sostanzialmente inosservato. Eccone alcuni stralci:

L' arma migliore dei talebani? Le mine anti tank italiane «Tc6». Le usano in serie di tre o due, a volte le «mescolano» con il fertilizzante per aumentarne gli effetti. Ordigni capaci di distruggere un blindato o di fare strage in una colonna di mezzi. Fonti statunitensi hanno confermato di recente, in modo informale, che la buona parte degli ordigni usati contro la coalizione sono proprio di origine italiana. Le «Tc6» erano state fornite dagli americani ai mujaheddin afghani all' epoca della resistenza contro l' Armata rossa.

Le mine chiamate Tc/6, menzionate dal Corriere, sono effettivamente di origine italiana, e sono state prodotte fino ad alcuni anni fa dalla Tecnovar Italiana SpA. Secondo la wikipedia inglese queste mine sono molto diffuse non solo in Afghanistan, ma anche in Ciad, Ecuador e Tagikistan. Scrive ancora il Corriere:

Le testimonianze dei soldati statunitensi impegnati nel settore di Khan Neshim - al confine con il Pakistan - o di quelli della brigata Striker a Kandahar valgono più di una scheda tecnica: «Le più terribili sono le mine italiane. Difficili da individuare e disinnescare. Il tradizionale metal detector non funziona in quanto non hanno componenti di metallo. E rimangono attive per anni».

Come è noto, l'industria bellica italiana è tra le più rinomate e floride del mondo, una delle poche che non conosce crisi (i dati dell'export riferiti al 2008 sono qui), e sono di conseguenza tantissimi i paesi del mondo dove si spara, si combatte e si uccide "italiano". Ecco, se per caso fosse confermata la notizia che pure la mina che ha ucciso i nostri parà è stata costruita in Italia, magari si potrebbe pensare in futuro - sperando ovviamente che cose del genere non si verifichino più - di lasciar stare l'ipocrisia dei funerali di stato, visto quanto esso stesso ci guadagna da questo turpe commercio.

domenica 27 settembre 2009

Se AN e Forza Italia la buttano in rissa

Ci sono matrimoni che funzionano e altri che non funzionano. Quello che si è celebrato tra Forza Italia e Allenza Nazionale, unione che ha dato vita al Popolo della libertà, non funziona. Certo, entrambi i coniugi cercano di nascondere il più possibile questa cosa, magari con dichiarazioni fintamente entusiaste che cercano di minimizzare le incomprensioni, ma, da che mondo è mondo, in ogni matrimonio le magagne si possono tenere nascoste fino a un certo punto.

La litigiosità e le incomprensioni tra i due principali responsabili di questo matrimonio, Berlusconi e Fini, non sono certo gossip, così come non è gossip la lettera aperta che una cinquantina di parlamentari ex-AN ha poco tempo fa inviato ai vertici del partito, in pratica una sorta di ultimatum: o si cambia indirizzo, oppure tanti saluti. Altro inciampo di non poco conto sono gli ormai noti punti di vista di Fini sulla linea politica generale del partito, su molti di questi, immigrazione su tutti, completamente divergenti per non dire antitetici rispetto alla linea Berlusconi-Lega. Finora, però, le incomprensioni si sono limitate a esternazioni verbali, dichiarazioni, magari una lettera, non si è ancora giunti alle mani. Alle mani? Beh, stando a quanto racconta il Corriere parrebbe proprio di sì.

Da giovedì scorso a domenica si è tenuto a Milano la festa del Pdl, una quattro giorni non stop di dibattiti, consuntivi, verifiche, con l'intento di vedere un po' come vanno le cose, una specie di manifestazione-bilancio insomma. E, se dopo l'incontro chiarificatore di qualche giorno fa tra i due sposi, le cose parevano (parevano) più o meno essere tornate a posto, alla base evidentemente qualcosa ancora non va, e può scapparci la rissa. Il motivo, futile, pare essere stato la presenza di alcuni banchetti di gadget e materiale politico alla suddetta manifestazione, alcuni gestiti da ex aennini e altri da ex di Forza Italia. Presenze evidentemente non gradite le une alle altre. Poi si sa come vanno queste cose, dalle frasi poco carine alle mani il passo è breve. Se poi interviene pure La Russa, il ministro della difesa che corre in difesa dei banchetti di AN scalciando quelli avversari, si capisce bene come questo matrimonio continui a essere tutt'altro che tranquillo.

Non c'entrano solo gli asciugamani

E' un bene che siano in circolazione giornalisti come Stella e Rizzo, quelli che a cadenza più o meno regolare denunciano dalle pagine del Corriere spese allegre e sprechi della mastodontica macchina politica italiana, perché se da un lato contribuiscono a rovinarci il fegato, dall'altro ci illuminano su certe cose che altrimenti ben difficilmente si riuscirebbe a venire a sapere. Per carità, non è detto che a tutti interessino, intendiamoci, però il discorso, gira e frulla, torna sempre lì: i soldi con cui lorsignori si sollazzano sono pubblici, cioè anche nostri.

L'ultima rivelazione, fresca fresca, del terribile duo, riguarda l'acquisto da parte di Palazzo Madama, luogo sede del Senato, di una partita di 50 asciugamani al costo di circa 88 euro l'uno, per una spesa complessiva di 4400 euro. Come si giustifica un costo di quel genere per un asciugamano? Beh, sempre secondo quanto scrivono Stella e Rizzo, detti asciugamani non sarebbero di spugna, come penso siano quelli che tutti più o meno abbiamo a casa nostra, ma di lino, e per giunta pure ricamati finemente. Ora, io non mi intendo di queste cose e quindi non sono in grado di giudicare se queste peculiarità di detti asciugamani bastino a giustificarne il prezzo, ma questo è.

Il realtà, però, non è sulla questione degli asciugamani che volevo soffermarmi, che in fondo non rappresenta altro che una delle tante voci di sprechi spesa della mastodontica macchina di cui parlavo prima, ma su quanto scrivono Stella e Rizzo nel prosieguo del loro articolo, dove, leggendo, ho imparato una cosa che non sapevo: Camera e Senato hanno un "tesoretto". Ma andiamo con ordine.

Dunque, se non ho capito male, Camera e Senato, per "mantenersi", ricevono annualmente dallo Stato (Ministero del Tesoro) una cifra pre-programmata la cui definizione si basa prendendo a riferimento la crescita economica prevista. Scrive il Corriere:

Fino a due o tre anni fa gli stanzia­menti degli organi costituzionali veni­vano adeguati con il giochetto del co­siddetto «pil nominale». Si prendeva cioè a riferimento la crescita economi­ca prevista, che di norma era più o me­no il doppio dell’inflazione, e ogni an­no la dotazione cresceva di quel tot. In seguito, sull’onda delle polemiche, le pretese si ridimensionarono al «sempli­ce » recupero dell’inflazione program­mata. Come è stato fatto l’ultima volta. Poi la crisi economica ha cominciato a mordere davvero, al punto che se si fos­se applicato stavolta il vecchio criterio del «pil nominale», gli stanziamenti sa­rebbero crollati del 5%. Una batosta in­sopportabile. Ma mentre Quirinale e Ca­mera decidevano di rinunciare per i prossimi tre anni al recupero dell’infla­zione programmata, dal Senato non è arrivato alcun segnale. Evidentemente palazzo Madama considera ancora vali­da la richiesta relativa al 2009, con un aumento della dotazione pari all’1,5% sia per il 2010 sia per i due anni succes­sivi.

In pratica, questo giochetto ha consentito al Senato di ottenere dal Tesoro un versamento che per il 2010 dovrebbe ammontare a qualcosa come 527 milioni di euro, che, se non cambierà il meccanismo, diventeranno 535 nel 2011 e 543 nel 2012 - ovviamente continuiamo a riferirci al solo Senato. Ed ecco la cosa che non sapevo, è cioè la questione del "tesoretto". Cerco di semplificare.

Dunque, lo Stato, attraverso il Tesoro, elargisce dei fondi programmati al Senato per poter funzionare, ma il Senato non spende tutto quello che gli viene elargito, qualcosa rimane. Ora, logica e buon senso vorrebbero che questi soldi fossero restituiti a chi glieli ha dati, lo Stato, che magari potrebbe utilizzarli per qualcosa di utile alla collettività - e Dio sa quanto ce ne sarebbe bisogno. E invece no, il Senato dirotta questa sorta di rimanenza su un bel conto corrente in una filiale della Bnl di Roma; conto sul quale attualmente pare ci siano 108 e rotti milioni di euro. Stessa cosa, manco a dirlo, la fa naturalmente la Camera dei Deputati, depositando pure lei le eccedenze ricevute dallo Stato in un conto corrente proprio sul quale, calcola sempre il Corriere, ci sono attualmente circa 380 milioni di euro. Ed ecco il famoso "tesoretto" del Parlamento, in pratica una sorta di "cresta" che viene fatta sulle elargizioni dello Stato. E che a lui, ovviamente, mai più torneranno. Alla faccia della guerra agli sprechi di Brunetta.

Il canone? Per chi voglio io

Il Giornale, principale house organ di famiglia, si è lanciato in una nuova e stupefacente campagna, con tanto di raccolta firme: l'abolizione del canone! Pensate, nel 2009 Il Giornale se ne esce con un'iniziativa rivoluzionaria e innovativa. Poco importa che l'abolizione del canone sia oggetto da anni di uno sterminato numero di campagne - su facebook è attivo un gruppo che conta attualmente quasi 230.000 simpatizzanti - il Giornale ci arriva oggi. Meglio tardi che mai.

"Tassa Santoro" la chiamano. E in effetti la decisione sarebbe maturata dopo la puntata di giovedì scorso di Annozero, che ha mandato su tutte le furie Berlusconi e soci tanto da indurre il governo a correre ai ripari.

A quelli del Giornale, però, probabilmente sfugge che tra i tanti che si battono per l'abolizione di questa odiosa tassa ci sono anche quelli che non vogliono più finanziare le trasmissioni-zerbino di Bruno Vespa, il tg1 di Minzolini, programmi come Voyager che continuano a menarla con la storia della fine del mondo nel 2012. E allora che si fa? Beh, per quel che mi riguarda condivido la provocazione di Gilioli: mettere sul bollettino di pagamento una serie di opzioni spuntabili con una x riferite alle principali trasmissioni, in modo che ognuno decida quali vuole finanziare coi suoi soldi.

Non sarebbero contenti tutti?

Anche i carri di Viareggio...

Beh, magari non si tratta di censura. Però...

Napoli e i napoletani



Non fraintendetemi, non è un post razzista questo, non vuole esserlo. Ma non c'è bisogno di documenti come questo per capire che il problema dell'immondizia a Napoli e dintorni, pur affondando le sue radici nella mala-amministrazione, nella corruzione, nella camorra, trova da sempre una buona sponda in una parte, immagino comunque minoritaria, del popolo campano.

E a far capire questo è proprio la gente. Quella che continua a buttare televisori in strada "tanto qualcuno passerà a raccoglierli", quella che si lamenta di essere stata abbandonata dallo stato mentre si mette lì, buona, ad aspettare. Aspettare senza muovere un dito questo benedetto stato a cui delegare tutto; uno stato-mamma che intervenga sempre e comunque alla bisogna. Quella gente come la signora che dice che Napoli è invivibile non per colpa di Napoli, ma dei napoletani, e lei ci si mette per prima. E va bene così: la disgrazia della mondezza come una cosa ineluttabile a cui non si può (o non si vuole) porre rimedio.

Difficile che in una situazione del genere ci sia un Berlusconi, un Prodi o chi volete voi che possa fare qualcosa...

La domenica delle salme

Non so cosa resterà fra 100 o 200 anni della cultura che la società ha prodotto nel periodo a cavallo del cambio di millennio. Se qualcosa resterà, saranno sicuramente le canzoni di De André.

Buona domenica.



LA DOMENICA DELLE SALME

Tentò la fuga in tram
verso le sei del mattino
dalla bottiglia di orzata
dove galleggia Milano
non fu difficile seguirlo

il poeta della Baggina
la sua anima accesa
mandava luce di lampadina
gli incendiarono il letto
sulla strada di Trento

riuscì a salvarsi dalla sua barba
un pettirosso da combattimento

I Polacchi non morirono subito
e inginocchiati agli ultimi semafori
rifacevano il trucco alle troie di regime
lanciate verso il mare

i trafficanti di saponette
mettevano pancia verso est
chi si convertiva nel novanta
ne era dispensato nel novantuno

la scimmia del quarto Reich
ballava la polka sopra il muro
e mentre si arrampicava
le abbiamo visto tutto il culo

la piramide di Cheope
volle essere ricostruita in quel giorno di festa
masso per masso
schiavo per schiavo
comunista per comunista

La domenica delle salme
non si udirono fucilate
il gas esilarante
presidiava le strade
la domenica delle salme
si portò via tutti i pensieri
e le regine del ''tua culpa''
affollarono i parrucchieri

Nell'assolata galera patria
il secondo secondino
disse a ''Baffi di Sego'' che era il primo
-- si può fare domani sul far del mattino –
e furono inviati messi
fanti cavalli cani ed un somaro
ad annunciare l'amputazione della gamba
di Renato Curcio
il carbonaro

il ministro dei temporali
in un tripudio di tromboni
auspicava democrazia
con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni
-- voglio vivere in una città
dove all'ora dell'aperitivo
non ci siano spargimenti di sangue
o di detersivo –
a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade
eravamo gli ultimi cittadini liberi
di questa famosa città civile
perché avevamo un cannone nel cortile

La domenica delle salme
nessuno si fece male
tutti a seguire il feretro
del defunto ideale
la domenica delle salme
si sentiva cantare
-quant'è bella giovinezza
non vogliamo più invecchiare –

Gli ultimi viandanti
si ritirarono nelle catacombe
accesero la televisione e ci guardarono cantare
per una mezz'oretta
poi ci mandarono a cagare
-- voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio
coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio
voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti
per l'Amazzonia e per la pecunia
nei palastilisti
e dai padri Maristi
voi avete voci potenti
lingue allenate a battere il tamburo
voi avevate voci potenti
adatte per il vaffanculo —

La domenica delle salme
gli addetti alla nostalgia
accompagnarono tra i flauti
il cadavere di Utopia
la domenica delle salme
fu una domenica come tante
il giorno dopo c'erano i segni
di una pace terrificante
mentre il cuore d'Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta

sabato 26 settembre 2009

Lo bacio o non lo bacio?

No, non lo bacio!


(telegraph.co.uk)

Notizie in pillole (29)

Brunetta e le norme "sparite". Piccolo giallo intorno ad alcune delle norme fortemente volute dal sanguigno Brunetta nella sua eterna lotta agli sprechi e ai fannulloni di stato. Repubblica scriveva ieri che "è stata silenziosamente abrogata con un decreto legge pubblicato l'1 luglio (poi diventato la legge n.102/2009) la normativa 'antifannulloni' varata l'anno scorso dal ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, che prevedeva disposizioni penalizzanti per gli impiegati pubblici, tra le quali indennità di malattia ridotta, e fascia di reperibilità per i dipendenti in malattia estesa praticamente a tutta la giornata (con un'unica 'ora d'aria' dalle 13 alle 14)." Il ministro non conferma - riconosce solo la modifica alle fasce di reperibilità - i sindacati sì (per ora). Vedremo gli sviluppi.

Non c'era un altro stalliere per Arcore? "Vittorio Mangano fu assunto nella tenuta di Arcore di Silvio Berlusconi per coltivare interessi diversi da quelli per i quali fu ufficialmente chiamato da Palermo fino in Brianza". E' piuttosto curioso che dopo più di 30 anni un procuratore si decida a dire al mondo, in una requisitoria pubblica, quello che è stato uno degli interrogativi che sotto sotto si sono posti tutti quelli che hanno seguito negli anni la vicenda dello stalliere di Arcore. Tutto questo nell'imminenza della sentenza d'appello del processo a Marcello Dell'Utri, attuale senatore del Pdl e tra i fondatori dell'allora Forza Italia. Marcello Dell'Utri, ricordo, esce da una condanna a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e fu quello che materialmente assunse Vittorio Mangano come stalliere nella tenuta brianzola di Berlusconi. Prosegue il procuratore nella sua requisitoria: "Ma davvero - si chiede il Pg - non fu possibile trovare in Brianza persone capaci di sovrintendere alla tenuta di Arcore? Davvero dall'estremo nord ci si dovette spostare a Palermo per trovare una persona che non conosceva la zona e le coltivazioni brianzole?" Bella domanda...

Ramadan e presunte balle della Santanchè. Ricordate l'aggressione denunciata dall'onorevole Santanchè qualche giorno fa? Beh, peacereporter.net ha messo online un video che racconta una storia un tantino diversa.



Se chi conta i disoccupati rimane... disoccupato. La cosa, se si esclude Santoro l'altra sera ad Annozero, è passata praticamente sotto silenzio: niente editoriali, niente prime pagine. Pure Repubblica si è limitato a infilare la notizia all'interno, tra le pagine dell'economia. Si tratta dell'Istat, il prestigioso istituto di rilevamento, che ha deciso dopo 7 anni di non rinnovare il contratto e lasciare quindi a casa 317 dipendenti co.co.co., guarda a caso specificamente addetti alle rilevazioni sul tasso di disoccupazione. Beh, apparentemente niente di strano, dirà qualcuno, il periodo è quello che è e quindi magari anche l'Istat ha deciso di riorganizzarsi un po'. Sì, apparentemente non c'è niente di strano. Reset-italia.net, però, fa notare una cosa piuttosto interessante: sia Tremonti che Scajola avevano già nel mirino l'Istat per i dati che diffondeva sulla disoccupazione. Ipotesi e giochetto di parole di Reset-italia.net: "esternalizzazione della rilevazione della disoccupazione sa tanto di ritorsione".

Facci su Feltri. Altra chicca andata in onda giovedì sera ad Annozero. Filippo Facci, firma di lunga data de Il Giornale, dice alcune cose di Vittorio Feltri, da poco insediatosi alla direzione dello stesso.

venerdì 25 settembre 2009

Velina sì, velina no



Come era prevedibile, anche in virtù del casino sorto in seguito ai goffi tentativi di mettere i bastoni tra le ruote alla trasmissione, ieri sera Annozero ha fatto il pieno di ascolti. Ne ho visto una parte, ma non fino alla fine - sono crollato prima - e devo dire che grosse cose non si sono viste: il solito parapiglia tra opposte fazioni, i soliti sterili battibecchi e niente più.

Diciamo che l'unico motivo, come avete appena visto qui sopra, per cui valeva la pena guardarlo è stato la trasmissione in maniera integrale - primo programma televisivo a farlo - della famosa domanda del giornalista spagnolo a Berlusconi alla conferenza stampa dopo l'incontro bilaterale Italia-Spagna. Per chi è frequentatore abituale della rete niente di nuovo, ma chi si nutre solo di tv non ha mai avuto modo di vedere domanda e relativa risposta per intero, solo le versioni "ottimizzate" e opportunamente edulcorate dei vari tiggì.

L'altro filmato ugualmente interessante è stata l'intervista di Corrado Formigli a Vittorio Feltri, neodirettore de Il Giornale, a proposito del caso Boffo. Avevo già scritto un lungo post in proposito nei giorni caldi della vicenda, mettendo in luce molte di quelle che secondo me erano incongruenze all'interno del caso; incongruenze notate anche da altri. Ecco, diciamo che Formigli ha avuto il merito di fare domande precise e dirette a questo proposito a Feltri e di mandarle in tv. E il fatto che Feltri tenda un po', a volte, ad agitarsi, forse dimostra che alcune di quelle incongruenze c'erano davvero.

Scudo fiscale, il gioco vale la candela?

E' infine passata anche alla Camera la nuova versione dello scudo fiscale, il contestato provvedimento inserito nel pacchetto anti-crisi che sta incendiando in questi giorni il dibattito politico. Ma perché questa norma suscita tanto clamore e la levata di scudi di tutta l'opposizione? (scusate, mi fa sempre un certo effetto chiamarla così). Breve spiegazione per chi - come lo scrivente - mastica poco di economia.

Lo scudo fiscale, detto in maniera molto semplice, è sostanzialmente una sorta di condono, un provvedimento che permette la regolarizzazione di una posizione mediante pagamento di una penale generalmente molto inferiore alla sanzione in cui si incorrerrebbe per il tipo di illecito commesso. Lo scudo fiscale, nel caso specifico, consente a chiunque abbia esportato capitali all'estero, al fine di evitare l'elevata tassazione italiana, di riportarli in Italia usufruendo di un'apposita finestra temporale, senza subire conseguenze di alcun tipo e pagando una penale del 5% sulle somme fatte rientrare. Il governo spera in questo modo di poter portare un po' di ossigeno alle esangui casse dello stato con i proventi derivanti da quel 5%.

Un obiettivo incerto, molto incerto, tanto che il timore di un flop di tutta l'operazione, come sta succedendo ad esempio con la sanatoria delle badanti, è dietro l'angolo. Cosa fare quindi per rendere lo scudo fiscale più appetibile e dagli esiti meno incerti? Si allargano le maglie della sanatoria, ovviamente, includendo tra gli illeciti fiscali che beneficeranno del colpo di spugna del governo anche il reato di falso in bilancio. Questo tipo di reato - diciamo pure ex-reato - è una vecchia conoscenza dei vari governi guidati dall'attuale premier, in quanto fu depenalizzato assieme a molti altri simili proprio dal governo Berlusconi III, nel 2002. Lui stesso, poi, guarda a caso, ne beneficiò, ma questi sono dettagli che non interessano più a nessuno, altrimenti non ci troveremmo dove ci troviamo.

Perché, quindi, l'approvazione, anche se ancora non definitiva, di questa norma ha sollevato e solleva tanta indignazione? Per un motivo molto semplice: chi si è comportato in maniera disonesta trasferendo in nero somme di denaro all'estero se la cava con l'impunità, la garanzia dell'anonimato e una sanzione ridicola; chi (a questo punto direi fesso) si è comportato onestamente, mantenendo i suoi capitali in patria e pagandoci sopra le imposte dovute, ci ha rimesso; e non di poco visto che la tassazione imposta dal regime fiscale italiano mi pare arrivi quasi al 50% - correggettemi se sbaglio. Il messaggio che veicola questo tipo di provvedimento è quindi fin troppo chiaro, e se non siamo di fronte a una vera e propria istigazione a delinquere, mi pare che poco ci manchi.

Ora, e torno al titolo del post, lo stato ha bisogno di soldi, non è una novità, ma la domanda sorge quasi spontanea: fino a che punto è giusto che un governo si spinga per racimolare questi soldi?

giovedì 24 settembre 2009

Infeltrimenti


Diciamo che le possibilità che io condivida qualcosa che scrive Vittorio Feltri sono minori di quelle di indovinare un 6 al Superenalotto. Quindi, quando ciò accade, mi sembra giusto segnalarlo.

Risvegli e incredulità



No, non è uno scherzo.

Riflessioni su come si fa certa tv

Come sapete - avevo già scritto qualcosa qui - quest'anno alcuni dei maggiori programmi di informazione delle reti Rai hanno avuto grossi problemi a partire con la normale programmazione invernale (i casi più eclatanti Annozero e Report). La querelle sul programma di Santoro, ad esempio, è già da un bel po' che si trascina e francamente comincia anche a stufare. Inizialmente si parlava di strani ritardi nella definizione dei contratti di collaborazione di molti addetti allo staff tecnico, e non solo, della trasmissione. Poi via via la cosa pare essersi ristretta al solo contratto di Travaglio, il quale contratto avrebbe dei problemi a causa delle sanzioni in cui potrebbe incorrere la Rai qualora si ravvisassero nelle "performance" del giornalista elementi in contrasto con la definizione di servizio pubblico, soprattutto per quanto riguarda la completezza e l’imparizialità dell’informazione.

Alla fine, comunque, stasera la trasmissione pare che si faccia, e con la partecipazione del giornalista, anche se probabilmente solo in qualità di ospite visto che alla definizione di questo bendetto contratto ancora non si è arrivati.

Quello che lascia un po' perplessi, alla fine, sono comunque le parole del direttore generale della Rai, Mauro Masi, dette in commissione vigilanza Rai sul caso Annozero. Vale la pena riportarle.

"...il servizio pubblico deve essere un servizio plurale, deve rispettare la pluralità dei cittadini. Nel corso della mia vita professionale, osservando la situazione sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna, non ho mai visto che reti del servizio pubblico facciano programmi contro. Le inchieste si devono fare trasparenti e secondo le regole. Non si fanno trasmissioni politiche contro. L'apriori va contro il servizio pubblico. Se c'è un'evasione del canone Rai al 30% vuol dire che, oltre alle cause tecniche, c'è una parte del Paese che non si riconosce nel prodotto Rai. E questo è un fatto".

Visto che queste parole le ha pronunciate a margine della discussione sul caso Annozero, è fuor di dubbio che abbia voluto riferirsi proprio a questa trasmissione. Due cose mi lasciano perplesso: la definizione di "programmi contro" (con evidente riferimento al governo) invece di programmi di informazione; l'evasione del canone valutata attorno al 30% anche a causa di "una parte del Paese che non si riconosce nel prodotto Rai". Anche qui il riferimento è evidentemente ad Annozero. Chissà se Masi ha mai preso in considerazione l'idea che in quel 30% ci sia magari qualcuno che non ne vuole sapere di pagare lo stipendio a Bruno Vespa...

mercoledì 23 settembre 2009

Dust storm in Australia


La tempesta di sabbia che sta investendo Sydney e l'Australia vista dal Boston Globe.

Chi ha voglia di provare isposure?


Ho scoperto, passando dal blog di Luca, che esiste un software chiamato isposure in grado non solo di rilevare la velocità della connessione internet - quello più o meno lo fanno già una miriade di programmi - ma di compararla con quelle degli altri Internet Service Provider.

Il programma, purtroppo, gira solo sotto Windows (Xp e Vista) e quindi dal mio pc Linux non lo posso testare - ho tentato con Wine ma senza successo. Potrei provare con l'altro pc, quello che usano Chiara e le mie figlie (lì c'è una partizione con Xp), ma in questo momento sono attaccate a YouTube a guardare il mondo di Patty e dubito che riuscirei a schiodarle da lì, almeno nel breve termine.

Se qualcuno con un pc su cui gira Windows ha voglia di testarlo e di scrivere due righe nei commenti, lo può scaricare da qui.

Sabbia a Sydney

E pensare che noi ci lamentiamo quando ne arriva un po' dal Sahara e si deposita sulle nostre macchine.

Gratuito il primo numero de Il Fatto in pdf

Beh, come primo giorno mi pare che non sia andata affatto male.

Cari amici, come molti di voi sanno, alle 8 di questa mattina Il Fatto Quotidiano era già esaurito in tutte le edicole. Nonostante la giusta delusione dei tanti che non hanno potuto comprare il giornale, si tratta di una buona notizia. Stiamo monitorando le centinaia di messaggi che stanno arrivando nel blog e stiamo prendendo i necessari provvedimenti per far fronte alle vostre richieste.

In via del tutto eccezionale, e solo per oggi, mettiamo online il giornale in versione pdf, in modo che tutti coloro che non l’hanno trovato in edicola possano scaricarlo.

Domani raddoppiamo la tiratura, e mandiamo in edicola 200mila copie. Insieme al secondo numero, troverete anche una tiratura limitata del giornale di oggi, ma solo in alcune edicole. Su prenotazione all’edicolante potrete prenotare il primo numero anche nei giorni successivi. Ci scusiamo con i nostri abbonati alla versione online per i disguidi dovuti all'afflusso contemporaneo di migliaia di utenti. Risponderemo a tutte le segnalazioni relative all'abbonamento postale.

Ultima notizia: è in corso in queste ore la distribuzione straordinaria nelle edicole di Milano città. Abbiamo provato a fare lo stesso a Roma, ma purtroppo non è stato possibile. Insomma, non vi lasciamo soli. Vi chiediamo solo di avere un po' di pazienza in queste ore frenetiche.

Grazie per la fiducia che continuate a rinnovarci.

La direzione.


Download qui.

Mi raccomando, fatemi le domande giuste

Nella personalissima visione delle dinamiche delle cose del mondo che ha il nostro presidente del Consiglio, le conferenze stampa dovrebbero essere solo su misura. Ah, qui non si discute, il presidente è stato perentorio:

Ai suoi ministri: "Ho chiesto di non rispondere più alle vostre domande di gossip". Ai giornalisti presenti alla conferenza stampa sulla Finanziaria: "Da qui in avanti potere fare solo queste domande: quanti appartamenti consegnerà il 29 di settembre a l'Aquila? Quante persone avete aiutato? Cose di politica vera, perchè noi facciamo la politica delle realizzazioni concrete, la politica delle chiacchiere la lasciamo agli altri».

Ora, sorvolando sulla questione se questo governo abbia fatto più fatti o chiacchiere, quando ho letto queste dichiarazioni mi è venuto in mente il periodo della scuola. Quando sapevo che dovevo essere interrogato mi preparavo sugli argomenti che presumevo l'insegnante mi avrebbe chiesto, ma ovviamente speravo sempre un po' anche nella buona sorte. Ecco, facendo un paragone, anche se un po' improbabile, con quanto ha detto Berlusconi oggi, è come se io avessi detto alla mia prof: guardi professoressa, sul tale argomento lei mi può chiedere solo questo, questo e questo.

Vabbè, è un paragone un po' azzardato, ma forse l'idea la rende bene. Ecco, secondo Berlusconi, quindi, il giornalista dovrebbe semplicemente smettere di fare il suo mestiere, che è appunto quello di fare domande non concordate come accade in tutti i paesi del mondo. La cosa è per certi versi comprensibile - Berlusconi vuole risparmiarsi figure barbine tipo questa - e, d'altra parte, anni di giornalismo-zerbino in stile porta a porta l'hanno evidentemente convinto che il vero giornalismo sia quello lì.

Lasciamogli credere che sia vero, e soprattutto lasciamogli credere di averci convinto.

martedì 22 settembre 2009

La fine del mondo nel 2012? No. Parola di Giacobbo

Ma come? Dopo averci rotto le scatole per mesi, facendo trasmissioni su trasmissioni (Voyager, in Rai, col nostro canone), stampando libri, allestendo una messinscena mediatica ed editoriale che ha contribuito non poco ad alimentare il già alto livello di "creduloneria" collettiva, all'improvviso se ne esce come se niente fosse con un bel "da noi non accadrà!"?



Paolo, nel suo blog, parla di una sorta di tassa sulla "coglionaggine". Diciamo che ci è pure andato leggero.

Domani "Il Fatto"


Diciamo che domattina un saltino in edicola io lo farei (sempre ammesso che la vostra sia compresa tra queste).

I dubbi amletici dei magistrati milanesi

Nuove e minacciose nubi si addensano in queste ore sul povero presidente del Consiglio. Uno dei tre processi in cui è imputato, quello per appropriazione indebita (i film secondo l'accusa comprati all'estero da mediatori e rivenduti a Fininvest a prezzi gonfiati), è giunta a conclusione, preludio alla richiesta di rinvio a giudizio. Come è noto, però, il premier ha il suo scudo spaziale (il mitico lodo Alfano) che lo ripara da queste rogne, lodo sulla cui legittimità costituzionale si esprimerà la Consulta il prossimo 6 ottobre.

Ecco quindi che i pm milanesi sono tormentati da un terribile dilemma: rinviarlo a giudizio prima o dopo quella data?

La chiusura dell'indagine, preludio della richiesta di rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi (un metro cubo di carte fascicolate con copertina azzurra), è già pronta nell'ufficio del pubblico ministero Fabio De Pasquale. Che, con procuratore e aggiunti, dovrà decidere ora se formalizzare il passo prima o dopo la sentenza della Consulta sulla legge Alfano che rende immune il capo del governo. I pubblici ministeri temono polemiche e clamori. Non sanno decidere quale delle due opzioni sia la più low profile. Consegnarla prima del giorno del giudizio della Corte può sembrare una sfida ai giudici costituzionali. Dopo la decisione della Consulta, quale che sia, una vendetta o un'aggressione al premier. (fonte)

Poveretti, non vorrei essere nei loro panni. Istintivamente mi verrebbe da suggerire loro di chiedere consiglio ai pm di qualche altro stato, vedere come si comportano all'estero in casi simili. Poi mi viene in mente che in tutti i paesi del mondo chi viene indagato si dimette all'istante, anzi agli indagati non viene neppure concesso di candidarsi a nessuna competizione elettorale, cosa che da noi invece rappresenta una corsia preferenziale. Quindi non è possibile fare nessun raffronto.

Poveri pm, non vorrei essere nei loro panni.

Centrali nucleari, partono i primi ricorsi alla Consulta

Probabilmente neppure Scajola, sotto sotto, pensava che il suo progetto andasse a buon fine senza grane, senza qualcuno o qualcosa che si mettesse di traverso. Diciamo che forse ci sperava. E invece i bastoni sono arrivati, e neppure piccoli, pare. E' infatti notizia di ieri che 5 regioni italiane: Calabria, Toscana, Liguria, Emilia Romagna e Piemonte, hanno deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale contro la legge 99/2009, recentemente approvata dal governo per disciplinare la reintroduzione del nucleare in Italia.

Della questione nucleare sì/nucleare no ho già parlato a profusione, in passato, in queste pagine, e quindi non ci sto a tornare sopra. Quello che mi interessa mettere in evidenza è il significato di questa giusta presa di posizione di alcune regioni nei confronti di quello che si può tranquillamente inquadrare come un atto di arroganza del governo - non parliamo proprio di sopruso, ma insomma... Qui, forse, occorre una brevissima spiegazione per inquadrare meglio il tutto.

Come sapete, a inizio luglio di quest'anno è diventato legge il cosiddetto "ddl sviluppo", il progetto di legge che tra le altre cose si occupa del rilancio del nucleare in Italia. Una legge che ha nell'art. 25 il suo nodo più controverso.

Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto delle norme in tema di valutazione di impatto ambientale e di pubblicità delle relative procedure, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo recanti la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e rifiuti radioattivi e per la definizione delle misure compensative da corrispondere e da realizzare in favore delle popolazioni interessate.

Ecco qua, secondo la legge è tutto di competenza del governo, compresi i luoghi in cui dovranno essere costruite queste centrali. Ora, a voi farebbe piacere che se ne costruisse una vicino a casa vostra senza che il vostro parere sia vincolante? Da qui i ricorsi alla Consulta da parte delle regioni sopra menzionate. Ricorsi che hanno appunto come cardine la presunta violazione degli articoli della nostra Costituzione (questi) che non contemplano le decisioni in materia di politica energetica come prerogativa esclusiva dello stato.

In attesa di vedere come andrà a finire questa storia, se magari altre regioni decideranno di aggregarsi a questa inizativa, occorre segnalare che a memoria (mia) è piuttosto difficile ricordare un governo che abbia dato tanto lavoro alla Consulta come questo. A parte questo ultimo episodio, infatti, vale la pena ricordare che la Corte Costituzionale si è già espressa in materia di scuola bocciando all'inizio di luglio i tagli della Gelmini alla scuola e l'accorpamento dei plessi scolastici nei comuni più piccoli - anche qui, guarda un po', la materia era di competenza regionale. Sempre la Consulta, poi, ormai la cosa è nota, è in procinto di esprimersi sulla legittimità o meno del famigerato lodo Alfano, la legge che salva dai processi le 4 più alte cariche dello stato nel corso del loro mandato. A questo si aggiunge la notizia di ieri che la Regione Emilia Romagna ha presentato ricorso per la questione delle ronde, mentre alcuni giorni fa è toccato al reato di clandestinità.

Ora, penso che sia inutile ricordarlo, ma la Corte Costituzionale è quel particolare organo dello stato che ha il compito specifico di vigilare affinché le leggi che vengono promulgate dai vari governi rispondano ai dettami della nostra Costituzione. E il fatto che ultimamente detto organo abbia così tanto lavoro, mi sembra che sia il compimento di quanto annunciato in sordina tempo fa da illustri esponenti di questa maggioranza.

lunedì 21 settembre 2009

Che succede a Roma?

Se lo chiede Piero Marrazzo, attuale presidente in quota Pd della regione Lazio, dopo l'assalto di questa mattina a una sede della Croce Rossa, atto che ha provocato l'immediata solidarietà di Alemanno.

Se anche un'istituzione come la Croce Rossa diventa oggetto di aggressioni e di intolleranza, mi chiedo davvero che cosa stia succedendo a questa citta' -conclude Marrazzo- Questo quotidiano bollettino di aggressioni non e' piu' accettabile: mi auguro che i diversi teppisti che umiliano la Capitale vengano presto fermati.

Ora, Marrazzo non lo dice esplicitamente, ma il riferimento è probabilmente all'ondata di violenza e aggressioni, spesso a sfondo razziale, che da mesi ormai vedono Roma e il suo hinterland come teatro. Quella stessa Roma così ipotizzata da Alemanno non appena insediato sindaco:

"La mia sarà una Roma più sicura, più partecipata, con più rispetto nei confronti dei cittadini e con dinamiche di sviluppo più profonde e nette".

I rimorsi di Bossi

Il senatùr è intervenuto ai funerali di stato dei nostri parà morti in Afghanistan. E' rimasto naturalmente turbato, e poi si è ricordato delle sue dichiarazioni, espresse a più riprese anche nei giorni scorsi, con le quali chiedeva a gran voce il rientro dei nostri soldati entro Natale - il famoso "tutti a casa" che qualche tempo fa fece storcere il naso a La Russa e a buona parte della compagine di governo. Poi, però, si è anche ricordato che la Lega ha firmato in favore della missione di "pace" in Afghanistan. Da qui la correzione:

«Ho votato anche io. Eravamo convinti che servisse non certo a farli morire».

Beh, grazie, mi stupirebbe il contrario. Ma la cosa suona comunque strana e - mi pare - un tantino ipocrita. Voglio dire, è chiaro che chi ha firmato in favore della missione lo ha fatto sperando che i nostri militari riportino a casa la pelle, ma l'Afghanistan è l'Afghanistan, mica una scampagnata in Val Brembana. Insomma, questa uscita di Bossi mi ha lasciato così, un po' perplesso. La stessa perplessità che sorge spontanea quando vedo lui e qualche ministro dei suoi che a Roma giurano sulla Costituzione e a casa strillano per la secessione.

Sovraffollamenti in Emilia Romagna

Era ferragosto. Sfidando il caldo opprimente, un centinaio tra senatori, deputati e consiglieri vari, aderendo a un'iniziativa lanciata dai radicali, passava in rassegna tutti gli istituti di pena italiani per verificarne le condizioni e per sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema, che ormai è qualcosa di più di un problema, del sovraffollamento.

Una situazione, quella italiana, la cui gravità è testimoniata dai continui richiami della UE e da una sentenza della corte di Strasburgo che ha fatto storia, quella che un paio di mesi fa ha condannato lo stato italiano a risarcire un carcerato per danni morali. La domanda sorge quindi spontanea: cosa sta facendo il governo? Per adesso niente, pare, ma per inquadrare meglio il tutto occorre andare un po' indietro nel tempo.

Sempre in periodo ferragostano, infatti, mentre quindi buona parte degli italiani se ne stava in panciolle sotto l'ombrellone e magari aveva altro a cui interessarsi, il prode ministro Alfano annunciava il suo grande piano carceri.

Il responsabile della Giustizia ha annunciato che il piano carceri arriverà in Consiglio dei ministri entro il 15 settembre. Poi ha precisato che a oggi ci sono presenze negli istituti di pena pari a 63.571 unità, di cui circa 20mila stranieri.
[...]
Intenzione del governo, ha sottolineato il Guardasigilli, non è quella di far ricorso a nuove amnistie o indulti, ma di costruire nuove carceri per le quali, però, servono fondi. Per 17mila nuovi posti occorrono 1,5 miliardi di euro: 200milioni sono stati già stanziati dal Cipe, ma - ha aggiunto il ministro - devono essere definite le altre fonti di finanziamento prima di portare il piano carceri in uno dei prossimi consigli dei ministri «entro il 15 settembre».

E' evidente che questi fondi non sono alla fine arrivati, visto che il 15 settembre è trascorso e del famoso consiglio dei ministri cui accennava Alfano non c'è stato traccia. A pensare male sembrerebbe quasi che il tutto si inquadri nel solco del modus operandi messo in campo da questo governo: chiacchiere a gogo e fatti così così. Ma perché ho tirato fuori ancora questa storia? Beh, perché anche se i ministri hanno l'abitudine di fare grandi proclami e poi chi s'è visto s'è visto, i problemi purtroppo rimangono. E qui in Emilia Romagna il problema del sovraffollamento è tra i più gravi a livello nazionale. Lo segnalava l'altro ieri Romagnaoggi.it.

Per la Uil l'Emilia-Romagna è la Regione che soffre del più alto indice di sovraffollamento . Con i 4630 detenuti presenti al 16 settembre contro una ricettività regolamentari di 2408 si afferma un indice medio di sovraffollamento del 92,28%. (fonte)

Ed ecco qui sotto la tabella con la situazione in Emilia Romagna:


Se notate, il carcere di Rimini rispetto a molti degli altri elencati non è quello messo peggio, ma ciò non ha evitato che anche qui, come in molti altri in Italia, questa estate i detenuti abbiano dato origine a forme di protesta, fortunatamente pacifiche. Visto che di questo non parla più nessuno, cosa che molti potrebbero erroneamente interpretare come un problema che è stato risolto, per tenere alta l'attenzione gli addetti alla polizia carceraria dell'Emilia Romagna andranno a Roma, domani, per manifestare davanti a Montecitorio.

Come è noto, in questo momento il governo ha ben altre gatte da pelare, principalmente riconducibili a faccende private del premier, e quindi non ci resta che aspettare la prossima protesta, alla quale seguirà il solito, inutile proclama del ministro.

domenica 20 settembre 2009

Travaglio sul suo contratto

Ricordate il mio post di lunedì scorso in cui raccontavo le difficoltà in cui si dibattevano alcune trasmissioni della Rai alla vigilia della ripresa della programmazione invernale della Rai?

Molti quotidani, per quanto riguarda Annozero, hanno fatto menzione a certe dichiarazioni dei vertici stessi della Rai in cui si faceva cenno a presunte difficoltà nel rinnovo del contratto di Marco Travaglio. Beh, Travaglio ha dato la sua versione della vicenda, che, com'era immaginabile, è un tantino diversa da quelle ufficiali.

Qualcosina su Brunetta

L'Espresso si è divertito a fare le pulci al castigamatti dei fannulloni nella pubblica amministrazione.



(grazie a Leonio per avermelo segnalato via Facebook)

Sapere o non sapere è quello che fa la differenza

Provate a chiedere a una persona qualsiasi, magari per strada o alla fermata del tram, cosa ne pensi dei progetti di legge nel cassetto del governo - cassetti che in autunno, salvo novità, verranno riaperti - ad esempio su separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, oppure sul ben noto ddl intercettazioni.

Nella migliore delle ipotesi il poveretto da voi interpellato vi guarderà come se avesse davanti un animale strano, o uno fuori di senno magari fuggito da qualche centro di salute mentale. Si tratta semplicemente del risultato di una disinformazione generalizzata e interessata di cui sono colpevolmente responsabili tv e giornali. Ecco perché un video come questo è perfettamente inutile che lo posti, così come sarebbe inutile postarlo in altri blog o in altri posti all'interno della rete.

L'unica collocazione in cui avrebbe una sua utilità sarebbe infatti in tv, magari in un porta a porta appositamente dedicato. Un programma in cui spiegare, magari con parole semplici e alla portata di tutti, cosa ci sta confezionando il governo. Così, giusto per seminare un po' di consapevolezza e di informazione, cosa che naturalmente non succederà mai.

Vabbè, per adesso accontentiamoci della rete.

Mica tutta la sinistra...


Non si capisce il motivo delle reazioni scomposte seguite alle parole di Brunetta di ieri. Mica si riferiva a tutta la sinistra; quella presa di mira, infatti, è solo la "sinistra per male", "elitaria e parassitaria", gli altri possono stare tranquilli.

Gli altri, naturalmente, sono gli zombi che alle politiche del 2008 hanno permesso, con la loro ignavia, a questa maggioranza di andare al governo, permettendo così a Brunetta di sfogarsi.

E adesso si lamentano pure?

Viva l'Italia

Francesco De Gregori, 1979. A stupire non è un giovanotto che in giacca e cravatta va a Discoring - ve lo immaginate oggi? - ma il fatto che 30 anni fa Francesco abbia concepito un testo che potrebbe essere stato scritto anche ieri. E questo la dice lunga su molte cose.

Buona domenica.

sabato 19 settembre 2009

Instabilità in Afghanistan

Interessante analisi, da aggiungere a tutte le altre, sui motivi per cui l'Afghanistan, storicamente, è sempre stata una delle regioni più instabili (e indomabili) del pianeta.

L’obiettivo dei talebani, che controllano il 70-80% della regione, è quello di mantenere il controllo dei proventi generati dall’oppio, da cui si ricava il 90% dell’eroina che attraverso l’Iran ed il Turkmenistan arriva in Europa e nel resto del mondo. Non c’è solo il petrolio tra i fattori strutturali di molte decisioni di politica estera. I talebani hanno bisogno dei ricavi illeciti dell’oppio (il 50% del PIL afghano, il 90% dell’export) per finanziare la loro influenza politica militare nell’Asia Centrale, i governi occidentali vogliono sradicare il business pur con le solite ambiguità tra scelte etiche e l’appropriazione dei proventi illegali da parte delle mafie globali.

(articolo integrale qui)

Notizie in pillole (28)

Arrestato l'uomo delle escort. No, non si tratta di un venditore di automobili - infatti non ho ancora capito bene perché tutti si ostinino a chiamarle così, che sembra quasi un titolo onorifico - ma di quel Giampaolo Tarantini che con le sue dichiarazioni ha provocato quella specie di terremoto in cui ci sono dentro un po' tutti: "papi", uomini di destra e di sinistra. Il procuratore di Bari ha detto di averlo dovuto arrestare perché c'era il pericolo concreto di fuga. Guarda a caso la Guardia di Finanza l'ha arrestato all'aereoporto.

Fazio e Consorte in tribunale. Antonio Fazio, ex governatore della Banca d'Italia, e Giovanni Consorte, ex presidente di Unipol, sono stati rinviati a giudizio, assieme a un'altra ventina di persone, per la vicenda delle scalate bancarie illecite che nel 2005 prese il nome di bancopoli; un'inchiesta - anzi più di una - particolarmente complessa che ha tra i suoi protagonisti un certo numero di persone e politici vicini al centrosinistra - ricordate il celeberrimo Facci sognare! Vai! pronunciato al telefono da D'Alema mentre parla con Latorre nel corso del tentativo di scalata della BNL da parte di Unipol? Non so se avete notato, ma la richiesta di rinvio a giudizio per Fazio e Consorte è arrivata dalla procura di Milano, quella che secondo qualcuno di nostra conoscenza pullula di pericolosi magistrati rossi che ce l'hanno con lui.

Il regalo di Natale dei terremotati in Abruzzo. Come forse ricorderete, nel decreto legge sul terremoto in Abruzzo dell'aprile scorso era compreso il congelamento fino a questo dicembre delle rate di eventuali mutui accesi dagli abruzzesi. Bene, è notizia di questi giorni che la Cassa di risparmio della Provincia dell’Aquila ha deciso di chiedere gli interessi sui mesi sospesi in quanto nel decreto legge del governo non è previsto il titolo gratuito. Il senatore Elio Lannutti ha deciso di presentare un'interpellanza in Parlamento per la sospensione degli interessi passivi.

“Sul terremoto le banche ci hanno guadagnato pignorando pure le macerie. Hanno fatto di tutto: aumentato le commissioni, revocato i fidi e qualcuno perfino le carte di credito”. Per non parlare delle competenze, un altro bell’affare per le banche: i conti di molti aquilani dopo il terremoto sono andati in rosso. E gli interessi sullo scoperto hanno gonfiato le tasche dei banchieri.

Suicidi collettivi in France Télécom, L'ultima è stata Stephanie, venerdì della scorsa settimana. No, non sto parlando di qualche suicidio di massa all'interno di qualche setta religiosa di svitati fanatici, ma dei dipendenti di France Télécom, l'equivalente francese della nostra Telecom. Sono esattamente 23 i dipendenti del gruppo che dall'inizio del piano di ristrutturazione dell'azienda, circa un anno e mezzo fa, hanno deciso di togliersi la vita.

Il Tar del Lazio sconfessa la legge sul testamento biologico. A nessuno, che sia cosciente o incosciente, possono essere imposte alimentazione e idratazione forzata e anche in caso di stato vegetativo un cittadino può esprimere ex post la propria volontà di interrompere terapie giudicate inutili, comprese proprio alimentazione e idratazione. Non potrebbe essere più chiara la sentenza del Tar del Lazio dell'altro ieri, pronunciata su ricorso presentato dal Movimento Difesa dei Cittadini, che di fatto sconfessa la porcata legge sul testamento biologico attuamente in discussione in Parlamento. Prosegue la sentenza:

il paziente "vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi". Il Tar, nella sentenza n. 8560/09, ha evidenziato che si tratta di questioni che coinvolgono il "diritto di rango costituzionale quale è quello della libertà personale che l'art. 13 (della Costituzione, ndr) qualifica come inviolabile".

Tra le reazioni, prevedibili, di quelli che vorrebbero decidere al nostro posto anche cosa fare della nostra carcassa, c'è quella di Gasparri:

"Su temi che riguardano la vita e la morte delle persone serve una norma di legge precisa e non la fantasia della giustizia amministrativa, che immaginiamo impegnata su temi più ordinari. Sarebbe ridicolo o forse agghiacciante se su un argomento così delicato la decisione definitiva fosse affidata al Tar".

Per quel che mi riguarda, trovo invece ridicolo e agghiacciante che su questi temi le decisioni siano affidate, come sta accadendo, a Gasparri e ai suoi colleghi.

Si può dire su internet che il pesce fa schifo? Come probabilmente vi sarete accorti, sta prendendo piede ultimamente la moda della querela per diffamazione via internet - l'ultimo caso in ordine di tempo è Wikimedia. Adesso tocca agli utenti che bazzicano nei forum. A Cervia, località a mezzora abbondante da casa mia, un ristoratore ha querelato una persona che su un forum pubblico, Baltazar.it, si era lamentato di ciò che ha mangiato con espressioni tipo «pesce di scarso valore..fritto con olio da motore...» e altre. Ora, sorvolando sul fatto se tali espressioni costituiscano diffamazione piuttosto che libera espressione del pensiero, al ristoratore non viene il dubbio di essersi un po' dato la zappa sui piedi visto che della vicenda ne hanno parlato i giornali?

venerdì 18 settembre 2009

In Italia no

La vicenda Berlusconi-D'Addario più o meno è nota, almeno a chi si informa tramite internet o i pochi giornali che ne parlano. Non penso quindi che valga la pena starci ancora su, ma approfondire qualche altro aspetto forse sì. La RSI, la principale tv Svizzera, ha mandato in onda un reportage su tutta la vicenda basandosi sulla testimonianza della stessa D'Addario.

Il famoso reportage è andato in onda tranquillamente all'interno di un programma della stessa televisione svizzera, "Falò", come da noi andrebbe in onda un normale servizio all'interno di Quark, tanto per fare un esempio. Quello che fa pensare, e che rende bene l'idea dell'immagine che abbiamo all'estero, infatti, sono le parole pronunciate dal presentatore all'inizio del servizio: "un servizio che sulle tv italiane certo non potrete vedere".

Due notizie sulle ronde

Vi ricordate, penso, che con questo governo sono state legittimate per legge le ronde, vero? Bene, la stampa ci delizia con due notizie in proposito che fanno riferimento a fatti accaduti in due distinte zone d'Italia: Roma e Treviso.

A Roma sta succedendo un certo casino perché pare che siano da oggi su strada le ronde nere, gruppetti di ispirazione di estrema destra con tanto di divisa attinente. Scrive Repubblica:

I primi volontari della Guardia Nazionale, meglio noti come 'Ronde nere' sono scesi in strada nella capitale questo pomeriggio. Tra loro ci sono la presidente dell'Msi (Movimento Destra Nazionale) Maria Antonietta Cannizzaro e uno dei promotori delle ronde, il presidente del Partito Nazionalista Italiano Gaetano Saya. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ha richiesto l’intervento del questore e del prefetto “per evitare che la nostra città venga segnata dalle vergognosa pagliacciata delle ronde nere".

Alemanno, come è noto, non ha mai visto di buon occhio fin dall'inizio l'istituzione di queste benedette ronde, e adesso che a Roma sono su strada un pochino si incavola. Anche perché la legge prevede che questi signori che se ne vanno a zonzo per la nostra sicurezza devono obbligatoriamente appartenere a organizzazioni apolitiche e apartitiche. E infatti...

Altro versante: Treviso, una delle roccaforti della Lega. Un paese nel quale come minimo ci si aspetterebbe un boom di iscrizioni nel registro prefettizio appositamente istituito. E invece:

Ronde, tanto rumore per nulla. O, per usare le parole del procuratore Antonio Fojadelli, «è un problema più discusso che reale». Già, perchè dalla data della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto Maroni che le regolamenta, nessuna associazione a Treviso s’è ancora fatta avanti. Lo confer­ma il prefetto Vittorio Capocelli: «Nessuna richiesta pervenuta». Il decreto sicurezza prevede l’istituzione di un albo delle asso­ciazioni di «osservatori volontari, cittadini che potranno presta­re attività di volontariato, gratuita e senza fini di lucro, con fina­lità di solidarietà sociale nell'ambito della sicurezza urbana».

Ma come? a Treviso delle ronde non frega niente a nessuno? Beh, se non sono notizie queste...

Kabul, siamo là per la democrazia (ufficialmente)

Le stragi dei nostri soldati all'estero hanno, solitamente, oltre al naturale dolore e dispiacere per l'accaduto, l'effetto deleterio di provocare il solito sbrodolamento nauseabondo di dichiarazioni di solidarietà, contrizione, partecipazione, che nessuno sa dire di preciso quanto sia veramente sentito e quanto di circostanza.

Per il resto non so cosa si possa dire. I nostri soldati sono là, come in molte altre parti del mondo, ufficialmente in missione di pace, una definizione che ormai, da tempo, cercano accuratamente di evitare pure i ministri. Parlare di missione di pace in un paese come l'Afghanistan, infatti, lo capiscono anche loro che è una balla. Lì si è in guerra, punto e basta. E per cosa? Bella questa domanda. Qualcuno di voi per caso ha una risposta? (e non tiratemi fuori le solite menate su petrolio, gas e compagnia bella, che qui non c'entrano niente). E allora? Per cosa? Beh, ma è scontato: per difendere la pace, la libertà e la democrazia in Afghanistan, che cavolo di domanda è questa? Poi, ovviamente, nessuno fa caso alla contraddizione insita nel cercare di portare la libertà in un paese con la sua occupazione, ma questi sono dettagli.

Insomma, girando qua e là alla ricerca di risposte, mi pare, a naso, che quella più plausibile sia quella di peacereporter.net:

Non per la pace, perché i nostri soldati in Afghanistan stanno facendo la guerra.
Non per la libertà, perché i nostri soldati stanno occupando quel paese.
Non per la democrazia, perché i nostri soldati proteggono un governo-fantoccio che non ha nulla di democratico.
Non per la sicurezza internazionale, perché i nostri soldati stanno combattendo contro gli afgani, non contro il terrorismo islamico internazionale: a questo, semmai, stanno fornendo un pretesto per odiare e attaccare l'Occidente e anche il nostro paese.
E allora per cosa sono morti?
La risposta l'ha data il generale Fabio Mini, ex comandante del contingente Nato in Kosovo, intervenendo la scorsa settimana a un dibattito sull'Afghanistan tenutosi a Firenze e organizzato da Peacereporter:
"Ufficialmente lo scopo fondamentale, il center of gravity, della missione non è la ricostruzione, o la pacificazione né la democrazia: è la salvaguardia della coesione della Nato in un momento di crisi della stessa. Questo è lo scopo dichiarato, scritto nei documenti ufficiali della missione Isaf. La Nato è in Afghanistan esclusivamente per dimostrare che è coesa: lo scopo è essere insieme. Ecco perché gli Stati Uniti chiedono soldati in più: ma pensate davvero che manchino loro le forze per far da soli? Credete davvero che i nostri soldati o i lituani siano importanti? No! L'importante è che nessuno si sottragga a un impegno Nato. Ecco perché vengono chiesti continuamente uomini agli alleati".

Ecco, siamo in guerra in un paese che ci odia per aiutarlo a odiarci ancora di più. Ma là c'è un regime terribile, che soffoca ogni libertà, quello dei talebani, e noi dobbiamo aiutare gli afghani a liberarsene, è la frase che più spesso si sente dire per giustificare la nostra presenza. Ma chi l'ha detto? Ma dove sta scritto? Ma chi siamo noi per andare a impicciarci degli affari degli altri paesi? Ogni nazione non ha diritto di filarsi da sé la propria storia? A qualcuno risulta per caso che l'Afghanistan abbia chiesto aiuto a qualche nazione?

Anche in Iraq dovevamo fare la stessa cosa: liberarlo dalla dittatura di Saddam. Provate a guardare i sondaggi tra il popolo iraqeno per vedere se era meglio Saddam o l'occupazione americana per esportare la democrazia. Cosa vi fa pensare che anche in Afghanistan non sia la stessa cosa? Su, non raccontiamoci fesserie.

giovedì 17 settembre 2009

Gloria e fama (da blogger)

Provate voi gestire un blog per renderlo uno spazio seguito! Se non fosse stato per le collaborazioni extra blog personale, dubito che avrei tenuto 2 anni e mezzo di attività giornalistica multimediale, meglio qualificabile come “passività“. Per questo temo che l’informazione libera e gratuita abbia i giorni contati. Soprattutto per i giornalisti blogger come il sottoscritto, i primi che scompariranno quasi del tutto senza bisogno di leggi bavaglio.

Rimarremo (o forse rimarrete) in pochi perché senza sponsor, senza soldi e un esercito di lettori a cottimo non si va da nessuna parte. Mantenere un umile blog come questo costa qualche centinaio di euro al mese, oltre che in apparecchiature e grattacapi. Che vanno dalle querele (ne ho un paio) ai computer che devono essere sostituiti. Uno dei miei si è guastato. Dovrò mettere mano al portafogli se vorrò continuare la libera professione di giornalista blogger. Appunto, se vorrò.

Piccola e amara testimonianza di Daniele, per il quale quella di blogger è una professione. Anche se ancora non sa per quanto.